Black Agenda Report

The journal of African American political thought and action

 

 

Chi ha affondato Detroit – il “Sindaco Hip Hop” o Wall Street?

Mercoledì, 16/10/2013 - 14:20 — Glen Ford

del redattore capo di BAR Glen Ford

 

 

Molti americani, se non la maggioranza, sono desiderosi di credere che quello che non va a Detroit ed in altre città travagliate sia colpa degli abitanti. "I neri irresponsabili, dissoluti, inclini alla corruzione, con le loro patologie da ghetto, sono il problema". Ma, la vera fonte dell'instabilità urbana può trovarsi a Manhattan inferiore e nella City di Londra.

 

Chi ha affondato Detroit – il “Sindaco Hip Hop” o Wall Street?

del redattore capo di BAR Glen Ford

Kwame Kilpatrick, l'ex "Sindaco Hip Hop" di Detroit, la scorsa settimana è emerso da dietro le sbarre, giusto abbastanza a lungo per essere reimpresso nella mente del pubblico come personificazione corpulenta, 6'4" personificazione di tutto ciò che non va con l'America "urbana" – cioè nera. Il giudice lo ha condannato a 28 anni su due dozzine di capi d'accusa di organizzazione di attività illegali, estorsione, corruzione e frode che possono essere costati alla città qualche decina di milioni di dollari durante i suoi otto anni in carica. Tuttavia, la mega-truffa della sua carriera, i $1,4 miliardi di contratti su derivati che potrebbero costare a Detroit due volte così tanto nel corso dei prossimi due decenni e che rappresentano un quinto del totale delle obbligazioni della città verso i creditori, non compaiono da nessuna parte nell'atto d'accusa o nella sentenza.

Nel mondo contorto del capitalismo dominato dalla finanza, ultimo stadio, l'ultra-complessa mostruosità di interest rates swap più prestiti del 2005 che Kilpatrick ha fissato con le banche di Wall Street era perfettamente legale come lo è il complicato piano di derivati che il Responsabile dell'Emergenza Finanziaria Kevyn Orr progetta di presentare al tribunale fallimentare a nome dei contrari residenti di Detroit la settimana prossima – una formula per far ingoiare  alle banche tutti i beni di Detroit.

Il maggiore crimine di Kilpatrick contro il popolo di Detroit è stato commesso in combutta con – o, piuttosto, sotto la direzione dettagliata e mirabile di Wall Street e, perciò, non è stato giudicato essere un crimine, per niente. Ma la risultante insolvenza di una grande città richiede un cattivo nero – un testimonial ricercato, se volete. Kilpatrick si adatta alla locandina, lo stereotipo fattosi da se di venalità politica dei neri, creato alla perfezione per il consumo dell'essere supremo bianco.

Nel giorno della sua sentenza, il New York Times ha pubblicato un articolo che offuscava abilmente altri crimini minori per i quali Kilpatrick è stato condannato, con il fiscalmente fatale contratto su derivati, per i quali lui ed i suoi co-cospiratori di Wall Street restano legalmente innocenti. Il Times potrebbe anche aver pubblicato un riff con il vecchio titolo Dixie: "Capro nero corre impazzito: Grande città distrutta dal governo dei negri". La storia da l'impressione che Kilpatrick stesse affrontando coraggiosamente una situazione difficile per i suoi peccati sugli interest rate swap in "uno scandalo di corruzione così vasto che i pubblici ministeri hanno affermato che ha contribuito ad accelerare la marcia di Detroit verso la bancarotta". Niente potrebbe essere più lontano dalla verità. L'ex sindaco non farà un giorno per il suo imbroglio con strumenti finanziari (per i quali è stato festeggiato a Wall Street e gli è stata data una ricompensa). Otto anni più tardi, il patto su derivati di Kilpatrick con i diavoli di Wall Street è stato messo in lista per mutare nel contratto su derivati di Kevyn Orr e pagamento alle stesse parti – lasciando candidata una banca straniera al possesso di ogni cosa di valore nella città.

Negli Stati Uniti, il razzismo è sempre stato il migliore amico dei banchieri. La fede di massa nella supremazia dei bianchi è quello che ha imposto agli euro-americani di "migrare" da abitazioni assolutamente buone in posti come Detroit, due generazioni fa, creando vaste possibilità di "sviluppo economico" nei terreni coltivati che circondano il centro urbano. L'avvento della periferia bianca ha cambiato la relazione delle abitazioni con l'economia complessiva degli Stati Uniti, con le banche come beneficiari principali.

Il razzismo bianco ha inoltre permesso a Wall Street di imporre il regime dei mutui subprime praticamente su ogni quartiere di neri negli Stati Uniti, attraverso l'intero spettro dei salariati afroamericani. Anni prima che alla fine scoppiasse la bolla immobiliare, Detroit, di gran lunga la più grande città nera del paese, era stata irreversibilmente spogliata della sua base fiscale. Il capro nero non correva impazzito – lo facevano uomini bianchi a Manhattan inferiore e nella City di Londra.

Tuttavia, quelli della cattiva classe dirigente nera sono foglie perfette per i Signori del Capitale. Profondamente nella schiavitù del potere e del denaro, diventano ubriachi indifesi alla presenza dei bankster. Contea di Jefferson, Alabama, il presidente della commissione Larry Langford, l'ex sindaco di Birmingham, ha affondato la contea in un pozzo nero di contrati su derivati, risultanti alla fine nel fallimento nel 2011. Langford è stato condannato a 15 anni di prigione, non per questo intrigo con i simili di JP Morgan, ma per altre truffe che coinvolgono criminali soltanto di media ricchezza.

Langford e Kilpatrick non erano più in grado di modellare le bombe ad orologeria fiscali che hanno fatto saltare le loro giurisdizioni più di quanto i Liberty City Seven di Miami lo fossero di abbattere la Sears Tower. I derivati sono creature di Wall Street, progettati da banchieri che li immettono sul mercato per la vendita ad altri banchieri oppure a qualsiasi sciocco non del settore bancario che possa essere adescato nelle spire mortali degli strumenti, dove le vittime marinano. I Signori del Capitale si preparano ad una festa, come il paese non ne ha mai viste. Ma la frenesia alimentare non può cominciare sul serio fino a che la narrativa politica di rinforzo non sia a posto fermamente. Essendo questa l'America, la giustificazione è preconfezionata: I neri irresponsabili, dissoluti, inclini alla corruzione, con le loro patologie da ghetto, sono il problema. L'austerità è la risposta specialmente in quelle località dove gli afroamericani sono concentrati troppo fermamente sotto la salda gestione fiscale di Wall Street.

Un avvocato delle corporation nero appositamente scelto, Kevyn Orr – che brama la bella vita tanto quanto Kwame Kilpatrick e vive in un attico da $5.100 al mese; un dono, sostiene, di un ricco ammiratore – mercoledì prossimo presenterà al giudice fallimentare una proposta per ristrutturare il debito di Detroit. Il piano da $350 milioni, finanziato dalla gigantesca banca Barclays della Gran Bretagna, salderebbe le banche di Wall Street che hanno intrappolato (un molto disposto) Kilpatrick e gli altri capi di Detroit in una ragnatela di derivati e prestiti. Con gli originali cospiratori delle corporation ora integrati, i britannici quindi "si sposterebbero a primi della fila", come spiega l'avvocato Tom Stephens, come creditori con super-priorità di Detroit – vale a dire che Barclays viene pagata prima quando i beni della città vengono liquidati o altrimenti distribuiti.

E' questo il vero crimine contro il popolo e soltanto il popolo può impedirlo.

Il redattore capo di BAR Glen Ford può contattarsi a Glen.Ford@BlackAgendaReport.com