|
Molti americani, se non la maggioranza, sono desiderosi di
credere che quello che non va a Detroit ed in altre città
travagliate sia colpa degli abitanti. "I neri irresponsabili,
dissoluti, inclini alla corruzione, con le loro patologie da ghetto,
sono il problema". Ma, la vera fonte dell'instabilità urbana può
trovarsi a
Manhattan inferiore e nella City di Londra.
Chi ha affondato Detroit – il “Sindaco
Hip Hop” o Wall Street?
del redattore
capo di BAR Glen Ford
Kwame Kilpatrick, l'ex "Sindaco Hip Hop"
di Detroit, la scorsa settimana è emerso da dietro le sbarre,
giusto abbastanza a lungo per essere reimpresso nella mente del
pubblico come personificazione corpulenta, 6'4" personificazione di
tutto ciò che non va con l'America "urbana"
– cioè nera. Il giudice
lo ha condannato a
28 anni su due dozzine di capi d'accusa di
organizzazione di attività illegali, estorsione, corruzione e frode
che possono essere costati alla città qualche decina di milioni di
dollari durante i suoi otto anni in carica. Tuttavia, la mega-truffa
della sua carriera, i $1,4 miliardi di contratti su derivati che
potrebbero costare a Detroit due volte così tanto nel corso dei
prossimi due decenni e che rappresentano un quinto del totale delle
obbligazioni della città verso i creditori, non compaiono da nessuna
parte nell'atto d'accusa o nella sentenza.
Nel mondo contorto del capitalismo dominato dalla finanza,
ultimo stadio, l'ultra-complessa mostruosità di
interest rates swap più
prestiti del 2005 che
Kilpatrick ha fissato con le banche di
Wall
Street era perfettamente legale
–
come lo è il complicato piano di derivati che il Responsabile
dell'Emergenza Finanziaria
Kevyn Orr progetta di
presentare al tribunale fallimentare a nome dei contrari
residenti di Detroit la settimana prossima
– una formula
per far ingoiare alle banche tutti i beni di Detroit.
Il maggiore crimine di
Kilpatrick contro il popolo di Detroit è
stato commesso
in combutta con
– o, piuttosto,
sotto la direzione dettagliata e mirabile di
–
Wall Street e, perciò, non è stato
giudicato essere un crimine, per niente. Ma la risultante insolvenza
di una grande città richiede un cattivo nero – un testimonial
ricercato, se volete. Kilpatrick si adatta alla locandina, lo
stereotipo fattosi da se di venalità politica dei neri, creato alla
perfezione per il consumo dell'essere supremo bianco.
Nel giorno della sua sentenza, il
New
York Times ha pubblicato un articolo che
offuscava abilmente altri crimini minori per i quali
Kilpatrick è stato condannato, con il
fiscalmente fatale contratto su derivati, per i quali
lui ed i suoi co-cospiratori di Wall Street restano legalmente
innocenti. Il Times potrebbe anche aver pubblicato un riff
con il vecchio titolo Dixie: "Capro nero corre impazzito: Grande
città distrutta dal governo dei negri". La storia da l'impressione
che
Kilpatrick stesse affrontando
coraggiosamente una situazione difficile per i suoi peccati sugli
interest rate swap in "uno scandalo di
corruzione così vasto che i pubblici ministeri hanno affermato che
ha contribuito ad accelerare la marcia di Detroit verso la
bancarotta". Niente potrebbe essere
più lontano dalla verità. L'ex sindaco non farà un giorno per
il suo imbroglio con strumenti finanziari (per i quali è stato
festeggiato a
Wall Street e gli è stata data una
ricompensa). Otto anni più tardi, il patto su derivati di
Kilpatrick con i diavoli di
Wall Street è stato messo in lista per
mutare nel contratto su derivati
di
Kevyn Orr e pagamento alle stesse parti
– lasciando candidata una banca straniera
al possesso di ogni cosa di valore nella città.
Negli Stati Uniti, il razzismo è sempre stato il migliore amico
dei banchieri. La fede di massa nella supremazia dei bianchi è
quello che ha imposto agli euro-americani di "migrare" da abitazioni
assolutamente buone in posti come Detroit, due generazioni fa,
creando vaste possibilità di "sviluppo economico" nei terreni
coltivati che circondano il centro urbano. L'avvento della periferia
bianca ha cambiato la relazione delle abitazioni con l'economia
complessiva degli Stati Uniti, con le banche come beneficiari
principali.
Il razzismo bianco ha inoltre permesso a
Wall Street di imporre il regime dei
mutui subprime praticamente su ogni quartiere di neri negli Stati
Uniti, attraverso l'intero spettro dei salariati
afroamericani. Anni prima che alla fine scoppiasse la bolla
immobiliare, Detroit, di gran lunga la più grande città nera del
paese, era stata irreversibilmente spogliata della sua base fiscale.
Il capro nero non correva impazzito
– lo facevano uomini bianchi a Manhattan
inferiore e nella City di Londra.
Tuttavia, quelli della cattiva classe dirigente nera sono
foglie perfette per i Signori del Capitale. Profondamente nella
schiavitù del potere e del denaro, diventano ubriachi indifesi alla
presenza dei bankster. Contea di
Jefferson, Alabama, il presidente della commissione
Larry Langford, l'ex sindaco di
Birmingham, ha affondato la contea in un pozzo nero di contrati
su derivati, risultanti alla fine nel fallimento nel 2011.
Langford è stato condannato a 15 anni di prigione, non per
questo intrigo con i simili di
JP Morgan, ma per altre truffe che
coinvolgono criminali soltanto di media ricchezza.
Langford
e Kilpatrick
non erano più in grado di modellare le bombe ad orologeria fiscali
che hanno fatto saltare le loro giurisdizioni più di quanto i
Liberty City
Seven di Miami lo
fossero di abbattere la
Sears Tower.
I derivati sono creature di
Wall Street,
progettati da banchieri che li immettono sul mercato per la vendita
ad altri banchieri oppure a qualsiasi sciocco non del settore
bancario che possa essere adescato nelle spire mortali degli
strumenti, dove le vittime marinano. I Signori del Capitale si
preparano ad una festa, come il paese non ne ha mai viste. Ma la
frenesia alimentare non può cominciare sul serio fino a che la
narrativa politica di rinforzo non sia a posto fermamente. Essendo
questa l'America, la giustificazione è preconfezionata:
I neri irresponsabili, dissoluti, inclini alla corruzione, con le
loro patologie da ghetto, sono il problema. L'austerità è la
risposta
– specialmente in
quelle località dove gli afroamericani sono concentrati troppo
fermamente
– sotto la salda
gestione fiscale di
Wall Street.
Un avvocato delle corporation nero appositamente scelto,
Kevyn Orr –
che brama la bella vita tanto quanto
Kwame
Kilpatrick e vive in un attico da $5.100 al mese; un dono, sostiene,
di un ricco ammiratore
– mercoledì prossimo presenterà al
giudice fallimentare una proposta per ristrutturare il debito di
Detroit. Il piano da $350 milioni, finanziato dalla gigantesca banca Barclays
della Gran Bretagna, salderebbe le banche di Wall Street che hanno
intrappolato (un molto disposto) Kilpatrick e gli altri capi di
Detroit in una ragnatela di derivati e prestiti. Con gli originali
cospiratori delle corporation ora integrati, i britannici quindi "si
sposterebbero a primi della fila", come spiega l'avvocato
Tom Stephens, come creditori con super-priorità di Detroit – vale a
dire che Barclays viene pagata prima quando i beni della città
vengono liquidati o altrimenti distribuiti.
E' questo il vero crimine contro il popolo e soltanto il popolo può
impedirlo.
Il redattore capo di BAR Glen Ford può contattarsi a
Glen.Ford@BlackAgendaReport.com
|