Cosa è realmente accaduto nei Balcani

LUNEDI' 13 MARZO 2006

Cosa è realmente accaduto in Yugoslavia

 

Il seguente è tratto da:

http://www.uruknet.info/?p=m21436&l=i&size=1&hd=0

Articolo di MICHEL COLLON

11 marzo 2006

1 La guerra iniziò nel 1991 con la secessione di Slovenia e Croazia?

NO.

Nel 1079, il BND (servizio segreto tedesco) mandò una squadra di agenti a Zagabria.

Missione: sostenere Franjo Tudjman, un razzista che promuoveva attivamente l'odio etnico e faceva tutto quanto poteva per disgregare la Jugoslavia.

La Germania sostenne e finanziò questo Le Pen croato e gli inviò armi prima della guerra.

A che fine?

Berlino non ha mai accettato l'esistenza dello stato jugoslavo unificato che aveva coraggiosamente resistito all'aggressione tedesca nelle due guerre mondiali.

Frantumando ancora una volta la Jugoslavia in mini-stati facilmente controllabili, la Germania cercava di controllare il Balcani.

Una zona economica della quale si poteva appropriare per rimuovere l'autorità locale, per esportarvi prodotti tedeschi e per dominarla come mercato.

Ed una via strategica verso il petrolio ed il gas naturale del Medio Oriente e del Caucaso.

Nel 1992, il ministro degli interni bavarese dichiarò: "Helmut Kohl è riuscito dove non poterono né l'imperatore Guglielmo né Hitler".

2 La Germania provocò deliberatamente la guerra?

SI.

All'inizio del summit di Maastricht nel 1991, il cancelliere tedesco Kohl fu solo nel volere frantumare la Jugoslavia e riconoscere precipitosamente la 'indipendenza' di Slovenia e Croazia, senza tener conto del diritto internazionale e della costituzione jugoslava.

Ma l'ascesa del potere tedesco avrebbe imposto questa follia a tutti i loro partner.

Parigi e Londra si allinearono completamente.

Secondo il The Observer, "il primo ministro Major  pagò un caro prezzo per avere sostenuto le politiche tedesche verso la Jugoslavia che, secondo tutti gli osservatori, affrettarono la guerra".

Infatti, tutti gli esperti avevano avvertito che tale 'riconoscimento' avrebbe provocato la guerra civile. Perché?

1. Quasi tutte le repubbliche jugoslave erano un amalgama di diverse nazionalità. Separare i territori era tanto assurdo quanto dividere Parigi o Londra in distretti municipali etnicamente puri.

2. Favorendo il neofascista Tudjman ed il nazionalista musulmano Izetbegovic (che in gioventù aveva collaborato con Hitler), era certo che si sarebbe provocato il panico tra le importanti minoranze serbe che da secoli vivevano in Croazia ed in Bosnia. Ogni famiglia serba aveva perduto almeno un membro nell'orribile genocidio commesso dai fascisti croati e dai musulmani, agenti della Germania nazista nel 1941-45. Solamente la Jugoslavia di Tito era stata capace di determinare la pace, l'uguaglianza e la coesistenza. Ma Berlino, e poi Washington, volevano spaccare una volta per tutti questo paese che vedevano come essere 'troppo a sinistra'.

3 Durante questa guerra gli USA rimasero 'passivi e disinteressati'?

NO.

Lord Owen, inviato speciale dell'Unione Europea in Bosnia, e più tardi un osservatore ben piazzato, scrisse nelle sue memorie: "Rispetto grandemente gli Stati Uniti. Ma in anni recenti (92-95) la diplomazia di questa nazione è stata colpevole di avere prolungato inutilmente la guerra in Bosnia".

Quale era il loro scopo?

Mentre i tedeschi erano occupati a prendere il controllo della Slovenia, della Croazia ed infine la Bosnia, Washington fece pressione su Izetbegovic, il leader nazionalista musulmano di Sarajevo: "Non firmare nessun accordo di pace proposto dagli europei. Vinceremo la guerra per te sul terreno".

Quindi Washington prolungò per due anni le orribili sofferenze inflitte su tutto il popolo della Bosnia.

Con quali mezzi?

1. Mettendo da parte tutti i vantaggi che Berlino aveva guadagnato in questa regione strategica dei Balcani.

2. Dividendo ed indebolendo l'Unione Europea.

3. Installando la NATO come poliziotto continentale europeo.

4. Limitando tutti gli accessi russi al mar Mediterraneo.

5. Imponendo la sua leadership militare e politica su tutte le altre guerre che venivano preparate.

Perché la guerra contro la Jugoslavia era alla stesso tempo una guerra non dichiarata contro l'Europa.

Dopo la caduta del muro di Berlino, le strategie USA erano manovrate in direzione dell'arresto, a tutti i costi, dell'emergere di una superpotenza europea. Così venne fatto tutto per indebolire militarmente e politicamente l'Europa.

4 La Banca Mondiale e l'FMI collaborarono a distruggere questo paese?

SI.

Nel dicembre 1989, l'FMI imposero sulla Jugoslavia condizioni draconiane che costrinsero il primo ministro liberale Markovic a supplicare aiuti da George Bush Sr.

Questo 'aiuto' puntava a destabilizzare e mandare in rovina tutte le grandi imprese statali.

La Banca Mondiale smantellò il sistema bancario, licenziò 525.000 lavoratori in un anno, quindi ordinò l'immediata eliminazione di due posti di lavoro su tre.

La qualità della vita cadde drammaticamente.

Queste politiche e la crescente incidenza delle interruzioni sul lavoro per solidarietà con i lavoratori rimossi in tutte le repubbliche accrebbe le contraddizioni tra i leader delle varie repubbliche alle quali Belgrado non poteva più fornire finanziamenti.

Per tirarsi fuori da questo caos, i leader dovettero ricorrere a tattiche separatiste ed investirono grandemente negli odi nazionalistici. Questa guerra è stata accesa dall'estero. Così come tante altre.

La guerra contro la Jugoslavia è stata una guerra di globalizzazione.

Tutte le grandi potenze occidentali cercavano di liquidare il sistema economico jugoslavo che reputavano troppo di sinistra: con un forte settore pubblico, importanti diritti sociali, resistenza alle multinazionali...

La vera ragione di queste diverse guerre contro la Jugoslavia può essere letta in questo rimprovero (questa minaccia?) del Washington Post: "Milosevic è stato incapace di afferrare il messaggio politico della caduta del muro di Berlino. Gli altri politici comunisti hanno accettato il modello occidentale, ma Milosevic si è voltato dall'altra parte". (4 agosto 1996).

5 I media hanno dato una falsa immagine dei 'nostri amici' Tudjman & Izetbegovic?

I leader ipernazionalisti croato e musulmano furono presentati come le vittime innocenti, grandi democratici antirazzisti.

Ma tanto il loro passato quanto il loro presente avrebbe dovuto allarmarci: Quando prese il potere, Franjo Tudjman dichiarò: "Sono felice che mia moglie non sia ebrea o serba".

Egli rinominò in fretta le strade che avevano portato i nomi di partigiani antifascisti, ripristinò la valuta e la bandiera del vecchio regime genocida fascista e cambiò la costituzione per far fuggire i serbi.

Durante la sua campagna elettorale del 1990, Izetbegovic ripubblicò la sua 'Dichiarazione islamica': "Non vi possono essere né pace né coesistenza tra la religione islamica e quelle istituzioni sociali e politiche che sono non islamiche".

Egli istituì un regime corrotto e dominato dalla mafia fondato principalmente sul remunerativo mercato nero e sul dirottamento dei fondi degli aiuti internazionali.

Chiese assistenza, con la benedizione di Washington, a mercenari islamici, più considerevolmente di al Qaeda.

Una volta iniziata la guerra, furono commessi gravi crimini da tutte e tre le parti, ma, nascondendo queste storie, la situazione venne fatta divenire incomprensibile.

6 I media hanno nascosto la storia e la geografia fondamentali della Bosnia?

SI.

Ci è stato fatto credere che i serbi erano gli aggressori, che avevano invaso la Bosnia dal di fuori dei suoi confini.

In realtà, da lungo tempo in Bosnia vivevano tre gruppi nazionali: i musulmani (43%), i serbi (31%), i croati (17%). E non si dovrebbe dimenticare che il 7% degli 'jugoslavi' erano nati da matrimoni misti o preferivano evitare ristrette identità nazionali.

Dividere la Bosnia secondo le nazionalità, come fece la UE, era assurdo e pericoloso. Perché queste diverse popolazioni erano completamente mescolate: i musulmani vivevano principalmente nelle città mentre i serbi ed i croati formavano le classi agricole ed erano dispersi attraverso le sub-regioni.

La Bosnia non poteva essere spartita senza guerra civile.

Infatti. i serbi di Bosnia non combattevano per invadere i territori di 'altri', ma per salvare le loro terre e costituire corridoi di comunicazione tra di loro.

Era una situazione assurda e cruenta, con tutte le devastazioni di una guerra civile, ma questa guerra civile è stata provocata dalle grandi potenze.

7 La supposizione dei "serbi aggressori, croati e musulmani vittime" era corretta?

NO.

Al comando delle forze ONU in Bosnia dal luglio 1993 al gennaio 1994, il generale belga Briquemont era ben collocato per dichiarare: "La disinformazione è totale (...) La televisione ha bisogno di un capro espiatorio. Per il momento, vi è una completa unanimità nel condannare i serbi  che non facilità in alcun modo la ricerca di una soluzione. Non penso si possa considerare il problema della ex jugoslavia e della Bosnia-Herzegovina soltanto dal lato antiserbo. E' molto più complicato di questo. Un giorno, nel mezzo della guerra croato-musulmana, demmo alcune informazioni sui massacri commessi dall'esercito croato. Un giornalista americano mi disse: 'Se mi date questo tipo di informazioni il pubblico americano non capirà niente'".

Non è questione di negare i crimini commessi dalle forze serbe.

L'ideologia che si trova negli scritti del leader serbo-bosniaco Karadzic è di estrema destra.

Ma, in realtà, dopo lo smembramento della Jugoslavia, da tutte le parti, certe forze criminali e politiche hanno utilizzato i metodi della guerra per impadronirsi di territori e ricchezze.

Tutte le tre parti, croati, musulmani e serbi, le milizie hanno commesso gravi crimini. A danno di tutto il popolo.

Così, nell'agosto del 1994, il leader nazionalista musulmano di Sarajevo, Izetbegovic, ha attaccato la regione musulmana di Bihac, controllata da Fikret Abdic, che aveva preso le distanze da Izetbegovic e voleva vivere in armonia con i suoi vicini serbi e croati.

In questa offensiva
Izetbegovic è stato assistito da sei generali USA.

Restare muti sui crimini dei 'nostri amici' ma demonizzare chiunque ci resista è la classica propaganda di guerra.

Numerose menzogne dei media sono state totalmente fabbricate da una ditta di pubbliche relazioni USA, la Ruder Finn.

Colleghi della celebra Hill & Knowlton, che aveva creato la menzogna dei media sugli incubatori kuwaitiani rubati dagli iracheni.

8 I serbi avviarono un programma di pulizia etnica?

NO.

Se si ritiene che la pulizia etnica fosse veramente il programma del 'dittatore Milosevic', si deve ammettere che questo programma fosse deplorevolmente inefficace. Perché, per tutti gli anni della guerra ed ancora oggi, un abitante su cinque della Serbia è non serbo.

A Belgrado vivono e sono sempre vissute molte minoranze senza nessuna difficoltà: musulmani, zingari, albanesi, macedoni, turchi, ungheresi, gorani . . .

In realtà, contrariamente all'immagine data dalla stampa, la Serbia è oggi l'unico stato della ex Jugoslavia, assieme alla Macedonia, che rimane 'multinazionale'.

D'altra parte, tutti i protettorati NATO, Croazia, Bosnia e Kosovo, praticano una quasi totale purificazione etnica.

Milosevic si oppose agli eccessi commessi dalle milizie serbe in Bosnia. Sua moglie fece diverse dichiarazioni contro di loro.

Fu persino applicato un embargo contro
Karadzic da parte della Serbia.

Certamente, parte dell'opinione pubblica serba venne influenzata dal nazionalismo razzista. Ma questo fu dovuto precisamente alla Germania ed alle grandi potenze che avevano gettato il paese nella guerra civile e di conseguenza nell'odio.

9 I media riferirono correttamente su Srebrenica?

NO.

Primo elemento.

Persino quando è una questione di condannare crimini abominevoli, la verità storica, necessaria per la riconciliazione, non viene favorita dai processi propagandistici che senza riflettere utilizzano il termine 'genocidio', offuscando il fatto che alcune delle vittime morirono in combattimento o attraverso l'esagerazione sistematica dei numeri.

Delle inchieste hanno stabilito che molte delle 'vittime' furono trovate alcuni mesi più tardi a votare in successive elezioni o persino a partecipare ad altre battaglie nell'esercito di Izetbegovic.

Queste informazioni erano e restano oscurate.

Qui non entreremo nella discussione sui numeri che solamente degli storici seri saranno in grado di risolvere definitivamente.

Secondo elemento.

Perché i media hanno nascosto i fatti essenziali per la comprensione di questo dramma?

All'inizio, questa regione era abitata da musulmani E serbi.

Gli ultimi vennero mandati via nel 1993 dalla pulizia etnica commessa dalle truppe nazionaliste musulmane di Izetbegovic.

Il generale francese Morillon, che lì comandava la forza dell'ONU, accusa: "Nella notte del Natale ortodosso, la santa notte del gennaio 1993, Nasser Oric guidò degli assalti a villaggi serbi. . . . Vi furono teste tagliate, massacri abominevoli commessi dalle forze di Nasser Oric in tutti i villaggi limitrofi".

(Documenti informativi dell'Assemblea Nazionale Francese, Srebrenica, t 2, pp. 140-154)

Il desiderio di vendetta non giustifica i crimini più tardi commessi.

Ma perché nascondere sistematicamente i crimini commessi dai 'nostri amici'?

Terzo elemento.

Come altri cosiddetti 'rifugi sicuri' demilitarizzati, Srebrenica in realtà era un'area utilizzata dalle forze di Izetbegovic per riorganizzarsi, dove l'ONU le proteggeva dalla sconfitta totale.

Sorprendentemente, le truppe di Oric si ritirarono da Srebrenica proprio una settimana prima del massacro.

Il generale francese Germanos: "Oric aveva dichiarato ampiamente che avrebbero abbandonato Srebrenica perché loro volevano che Srebrenica cadesse. Il 'loro' era Izetbegovic".

E perché?

E' interessante ritornare ad un curioso rapporto dell'ONU, scritto un anno e mezzo prima da Kofi Annan: "Izetbegovic aveva appreso che l'intervento della NATO in Bosnia era possibile. Ma sarebbe avvenuto soltanto se i serbi si fossero fatti strada verso Srebrenica ed avessero massacrato almeno 5.000 persone [sic]".

Un massacro preannunciato un anno e mezzo prima che accadesse! (Rapporto ONU del 28-29 novembre)

Anche il generale Morillon ci ha informato che "E' la gente di Izetbegovic che si è opposta all'evacuazione di tutti quelli che avevano chiesto di essere tirati fuori, e ve ne erano molti".

La sua conclusione: "Mladic a Srebrenica è caduto in una trappola".

10 Le prime vittime della guerra furono uccise dai serbi?

NO.

28 giugno 1991, la polizia slovena giustiziò (almeno) due soldati disarmati dell'armata nazionale jugoslava che si erano arresi a Holmec, una postazione al confine austriaco.

Questo è stato riconosciuto dal quotidiano Slovenske Novice.

E' stato anche 'stabilito proprio dall'inizio' che tre soldati di questa stessa armata jugoslava furono giustiziati ad una postazione al confine italiano dopo essersi arresi.

(Fatti e testimonianza riferiti all'ICY all'Aia, cfr Forgotten Crimes, Igor Mekina, AIM Ljubljana, 11/02/99).

11 La famosa immagine del 'campo di concentramento' era falsa?

SI.

Fabbricata da Bernard Kouchner e Médecins du Monde, questa immagine mostrava alcuni 'prigionieri' tenuti, apparentemente, dietro il filo spinato.

Uno di loro aveva le costole sporgenti terribilmente.

Kouchner aveva aggiunto a lato nella foto una torre di guardia di Auschwitz e l'accusa 'sterminio di massa'. Per martellare la gente con il messaggio "serbi = nazisti".

Così egli favoreggiò una campagna di demonizzazione lanciata dalla ditta USA di pubbliche relazioni Ruder Finn.

Ma l'intera faccenda era falsa e presa da una cronaca del canale TV britannico ITN.

L'inganno diveniva ovvio quando si guardava il filmato preso nello stesso momento dalla squadra di una TV locale.

In realtà, la telecamera britannica era stata piazzata deliberatamente dietro i due filamenti solitari di filo spinato che formavano un recinto che circondava un vecchio recinto per l'attrezzatura agricola.

I 'prigionieri' erano 'fuori' del filo spinato. Liberi poiché erano profughi in questo campo per sottrarsi alla guerra ed alle milizie che li avrebbero costretti a combattere.

Nel film completo, l'unico prigioniero che parla inglese dichiara tre volte al giornalista della ITN che sono trattati bene ed al sicuro.

L'uomo con le costole sporgenti (gravemente malato) venne chiamato per un primo piano quando tutti i suoi compagni parevano essere in un troppo buono stato.

Il montaggio di Kouchner era una grossolana falsità. (Cfr Liars' Poker, p. 34)

In Bosnia vi erano certamente dei campi. Non per lo sterminio, ma piuttosto per la preparazione di scambi di prigionieri.

Qui furono commesse violazioni dei diritti umani.

Ma perché i rapporti dell'ONU su questo argomento ci furono nascosti?

Essi stimavano sei campi croati, due campi serbi ed un campo musulmano.

12 Ci sono state fornite le vere storie sui tre grandi massacri di Sarajevo?

NO.

Tre volte l'opinione pubblica occidentale è stata scioccata da queste terribili immagini: dozzine di vittime fatte a pezzi davanti ad un panificio o al mercato di Sarajevo.

I serbi vennero immediatamente accusati di avere ucciso dei civili bombardando la città. Questo nonostante numerose contraddizioni nelle comunicazioni ufficiali.

Ma il pubblico non è mai stato informato dei risultati delle inchieste fatte al di fuori dell'ONU.

Nemmeno dei rapporti che accusavano le forze del presidente Izetbegovic.

Inoltre, gli alti funzionari occidentali sapevano di questi ma li tennero cautamente nascosti.

Fu solamente molto più tardi che il redattore capo del Nouvel Observateur, Jean Daniel, ammise: "Oggi devo dirlo. Ho ascoltato, in successione, Edouard Balladur (all'epoca primo ministro francese), François Léotard (ministro della difesa), Alain Juppé (ministro degli esteri) e due generali 'di grado elevato', la cui fiducia non tradirò facendone il nome, raccontarmi (. . .) che anche il proiettile sparato sul mercato proveniva dai musulmani! Avrebbero fatto una carneficina tra il loro popolo! Fui spaventato da questa affermazione? Si, il primo ministro mi rispose senza esitare..."

(Nouvel Observateur, 21 agosto 1995)

Perché queste manipolazioni?

Come per caso, ogni massacro ebbe luogo appena prima di una riunione importante per giustificare qualche misura occidentale: un embargo contro i serbi (92), un bombardamento della NATO (94), un'offensiva finale (95).

La NATO ed Izetbegovic applicarono un principio essenziale della propaganda bellica: giustificare l'offensiva con una menzogna dei media, un 'massacro' per scioccare l'opinione pubblica.

La versione ufficiale dell'assedi di Sarajevo nasconde diversi punti:

1. Le forze serbe commisero certamente gravi crimini. Ma i civili che volevano fuggire attraverso un tunnel che permetteva loro di lasciare la città venivano fermati dal regime di
Izetbegovic. Egli voleva massimizzare la clientela del suo mercato nero, dirottando il denaro degli aiuti internazionali.

2. Era importante specialmente presentare un'immagine in bianco e nero di un popolo vittima e dei suoi aggressori. In realtà, persino a Sarajevo, i cecchini di
Izetbegovic uccidevano regolarmente gli abitanti di sezioni serbe della città senza che nessuno nemmeno ne parlasse.

3. Sono accadute atrocità ugualmente gravi, per esempio, a Mostar. Ma qui erano dovute al combattimento tra le forze musulmane e croate che molto tempo prima avevano fatto fuggire tutti i serbi.

13 La maggiore pulizia etnica della guerra è stata commessa dall'esercito croato?

SI.

Il 4 agosto 1995, un centinaio di migliaia di soldati croati, circa centocinquanta carri armati, duecento trasporti truppe, più di trecento pezzi di artiglieria e quaranta lanciamissili attaccarono la popolazione serba della Krajina.

Più di 150.000 serbi furono costretti a lasciare questa regione che abitavano da secoli.

Furono commesse le peggiori atrocità della guerra: le forze croate uccisero gli anziani che non potevano fuggire e bruciarono l'85% delle case abbandonate.

Clinton chiamò l'offensiva 'profiqua'.

Il suo segretario di stato disse: "La riconquista della Krajina potrebbe portare ad una nuova situazione strategica che ci potrebbe essere favorevole".

Ancora peggio: gli Stati Uniti hanno consigliato la Croazia nell'esecuzione della sua offensiva, secondo ammissione del ministro degli esteri croato.

Inoltre, è stata Washington a farsi carico dell'addestramento 'democratico' del suo esercito. (Liars' Poker, pp. 193-194)

14 In Bosnia gli USA hanno anche usato armi all'uranio impoverito?

SI.

Ad una conferenza internazionale, "Uranio, parlano le vittime", organizzata a Bruxelles nel marzo 2001, un medico bosniaco ha presentato una guardia forestale serbo-bosniaca, una vittima come molte altre di tumori atipici multipli ed in rapida crescita, dopo essere stato esposto all'uranio impoverito in aree sottoposte a bombardamento USA.

Un funzionario della sanità bosniaco ha presentato alcune statistiche: la popolazione di un quartiere serbo di Sarajevo bombardato dagli aeroplani USA nel 1995, (una popolazione più tardi espulsa da quella città), mostrava un incremento di cinque volte in vari tipi di tumore.

Le armi che utilizzano uranio impoverito hanno permesso agli USA, ma anche alla Francia ed alla Gran Bretagna, di sbarazzarsi di scorie delle loro centrali nucleari.

Questi sottoprodotti inquinano seriamente la terra ed anche le falde acquifere sotterranee, provocando il cancro, la leucemia e difetti mostruosi alla nascita (compresi i bambini nati ai soldati USA contaminati).

In breve, l'utilizzo di queste armi all'uranio impoverito ha trasformato diversi paesi in discariche di scorie nucleari per l'eternità. (video and brochure "Uranio, parlano le vittime").

15 La guerra contro la Jugoslavia è stata l'unica buona guerra degli USA?


NO.

Gli Stati Uniti hanno tentato di far credere di avere combattuto una guerra umanitaria. E presentare se stessi, per una volta, come difensori dei musulmani. Ma in realtà Washington e Berlino provocarono questa guerra. Deliberatamente. Nell'interesse egoistico di conquistare certi obiettivi strategici: la colonizzazione economica dei Balcani, ottenere il controllo delle rotte per trasportare il petrolio e combattere per il dominio mondiale. Gli USA non hanno mai combattuto una guerra umanitaria. E non sono stati i pompieri in questa guerra contro la Jugoslavia, sono stati il piromane. Sono stati i più colpevoli nell'infliggere sofferenze su tutti i popoli. Gli USA non possono essere, da una parte, gli amici dei musulmani nei Balcani e, dall'altra, il loro peggiore nemico in Palestina ed in Iraq. Gli USA sono nemici dei musulmani ovunque. Ed il più pericoloso nemico di tutti i popoli del mondo. Minacciano Siria, Iran, Corea del Nord, Cuba ed alcune volte persino la Cina. Perché la loro strategia bellica non ha altro obiettivo che mantenere un ordine economico ingiusto, dominare e sfruttare tutti i paesi sulla terra al fine di arricchire ulteriormente una piccola manciata di supermiliardari. E' per questo che è così importante smascherare tutte le menzogne dei media e far conoscere la verità sulla guerra contro la Jugoslavia. E' stata una guerra di aggressione.

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In conclusione. Un appello.

Non vi daremo un 'punteggio' per valutare il grado al quale avete sofferto per le manipolazioni dei media. Questo sarebbe indecente. Durante questo decennio, troppi innocenti hanno sofferto e soffrono ancora a causa della disinformazione orchestrata dalle grandi potenze per portare avanti il loro dominio imperialista.

Ed altre persone, più vicine a voi, o forse voi stessi, avete subito un'altra ingiuria: sapere cosa vi traumatizzava dietro queste menzogne organizzate, ma non essere in grado di farvi qualcosa al riguardo.

Tale era il potente indottrinamento della coscienza del pubblico. Le risposte che qui esponiamo sono i risultati di una lunga attività di ricerca, che ha preso molto tempo ed ha richiesto dettagliate indagini per far venire fuori la verità.

Ci piacerebbe solamente mostrarvi che è possibile per ciascuno di voi sottrarsi all'incantesimo ipnotico dei media preparato per farci accettare l'inaccettabile. Che fare? Non è abbastanza dire, dopo le menzogne di ogni conflitto,: "Mai più!"

Dobbiamo investigare senza sosta per capire ciò che è veramente in gioco economicamente e strategicamente in ogni guerra. Per strappare la tenda sui burattinai che tirano i fili da dietro le quinte. Per organizzarsi collettivamente, per indagare più rapidamente.


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posted by aangirfan

 

VENERDI' 24 MARZO 2006

Cosa è realmente accaduto in Kosovo

 

La "crociata morale per salvare il Kosovo" della NATO nel 1999 è un modello per un'invasione.

Il seguente estratto è di John Pilger ed è preso da:

http://www.lewrockwell.com/pilger/pilger38.html

Nell'attacco alla Serbia, il 2% dei missili della NATO colpirono obiettivi militari; il resto colpì ospedali, scuole, fabbriche, chiese  e stazioni radiotelevisive.

Echeggiando Blair ed un gruppo di funzionari di Clinton, un coro di media ammassati dichiarava che in Kosovo "noi" dovevamo fermare "qualcosa che si avvicinava al genocidio", come scrisse Timothy Garton Ash sul Guardian nel 2002. "Echi dell'Olocausto", dicevano le prime pagine del Daily Mirror e del Sun. The Observer  avvertiva di una "soluzione finale dei Balcani".

La recente scomparsa di Slobodan Milosevic ha portato gli amanti ed i venditori della guerra giù della strada dei ricordi.

Curiosamente, "genocidio" ed "Olocausto" e "arrivo di Hitler" ora mancavano, per la molto buona ragione che, come i tamburi di guerra che hanno portato all'invasione dell'Iraq ed ora ad un attacco all'Iran, erano tutte stupidaggini. Nessuna interpretazione errata. Nessun errore. Nessuna cantonata. Stupidaggini. 

Le "fosse comuni" in Kosovo avrebbero giustificato tutto, dicevano loro.

Quando cessarono i bombardamenti, squadre legali internazionali  iniziarono a sottoporre il Kosovo ad un esame minuzioso. L'FBI arrivò per investigare quello che veniva chiamata "la più grande scena del crimine nella storia giudiziaria dell'FBI".

Diverse settimane più tardi, non avendo trovato una singola fossa comune, l'FBI e le altre squadre legali tornarono a casa.

Nel 2000, il Tribunale Internazionale per i Crimini di guerra annunciò che il conto finale dei corpi ritrovati nelle "fosse comuni" in Kosovo era 2.788. Questo includeva serbi, rom e quelli uccisi dai "nostri" alleati, il Fronte di Liberazione del Kosovo.

Significava che la giustificazione per l'attacco alla Serbia ("225.000 uomini tra 14 e 59 anni di etnia albanese sono mancanti, presunti morti", aveva proclamato l'ambasciatore USA David Scheffer) era una invenzione.

A quanto ne so, lo ha ammesso solamente il Wall Street Journal.

Un ex importante pianificatore della NATO, Michael McGwire, ha scritto che "descrivere il bombardamento come 'intervento umanitario' è veramente grottesco".

Infatti, la "crociata" della NATO era l'atto finale, calcolato di una lunga guerra di attrito mirata a spazzare via proprio l'idea di Jugoslavia.

Per me, una delle caratteristiche più odiose di Blair, e di Bush, e di Clinton e della loro zelante o sciocca corte giornalistica è l'entusiasmo di uomini (e donne) sedentari e logori per il massacro che non vedono mai, pezzi di corpi sui quali non devono mai avere conati di vomito, obitori di cadaveri accatastati che non dovranno mai visitare in cerca di un loro caro.

Their role is to enforce parallel worlds of unspoken truth and public lies. That Milosevic was a minnow compared with industrial-scale killers such as Bush and Blair belongs to the former.

Il loro ruolo è imporre mondi paralleli di verità non espresse e pubbliche menzogne. Che Milosevic fosse un pesciolino paragonato ad assassini su scala industriale come Bush e Blair appartiene al passato

23 marzo 2006



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posted by aangirfan

 

 

La vigilia della guerra

Come gli Usa hanno operato, attraverso la Cia,

per trascinare l'Italia nell'aggressione contro la Jugoslavia

 

di Domenico Gallo

 

La sera del 24 marzo 1999, quando si sono levati in volo i bombardieri della Nato e sono partiti i primi missili Cruise dalle navi militari americane schierate nell’Adriatico, si è consumato un evento che ha segnato una drammatica rottura dell’ordine internazionale, come delineato dalla Carta delle Nazioni Unite.

Un gruppo di potenze, unite sotto la "leadership" degli Stati Uniti, attraverso una avventura bellica, ha aperto una nuova avventura nelle relazioni internazionali, rivendicando, manu militari, il "diritto" della cosiddetta ingerenza umanitaria. In realtà il diritto di regolare unilateralmente le situazioni di crisi internazionale attraverso la coercizione fondata sulla geometrica potenza delle armi occidentali.

Quando il pomeriggio del 24 marzo il Parlamento italiano è stato informato dal Governo che l’azione della Nato era iniziata, i bombardieri erano già in volo, la macchina da guerra si era messa in moto secondo un progetto predisposto e reso operativo da tempo, e la politica non avrebbe potuto fare niente per arrestarla: ormai si era consumato un evento (anche politicamente) irreversibile. In quel frangente, nessuna forza di maggioranza o di opposizione contraria alla guerra, nessun sindacato, nessuna mobilitazione popolare, nessuno sciopero generale (che non c’è stato), avrebbe potuto fermare i bombardieri in volo ed impedire che oltrepassassero quella soglia, destinata a produrre quegli eventi disastrosi per il Kosovo e la Serbia che si sono sviluppati come vicende ineluttabili.

Se il 24 marzo la macchina bellica della Nato non poteva più essere arrestata dalla politica, allora v’è da chiedersi quando è maturata questa irreparabilità, quando e da chi sono stati fatti i passi, sono state compiute le scelte politiche che hanno reso, prima, il ricorso alla guerra possibile e, poi, ineluttabile?

Sebbene, a quella data, ormai irreversibile, l’evento della guerra è stato frutto di un processo politico il cui esito, per niente scontato, è stato costruito tenacemente, dai soggetti interessati, giorno per giorno, manovrando diversi tasselli sullo scacchiere internazionale, compreso quello della crisi di governo in Italia e del rimpasto del governo in Germania con l’allontanamento di La Fontaine. Se tutti noi conosciamo la data di inizio della guerra e possiamo collocarla in uno spazio temporale e in una dimensione politica, altrettanto non può dirsi per la vigilia della guerra.

La vigilia della guerra: il punto di svolta

Crista Wolf in Cassandra ricostruisce il passaggio della società di Troia da uno stato di pace ad uno stato di guerra ed il conseguente degrado delle istituzioni, della politica, del linguaggio di fronte all’avanzata dell’immagine del nemico e si pone appassionatamente questa domanda: quando è iniziata la vigilia della guerra?

Parafrasando Crista Wolf vogliamo chiederci anche noi: quando è iniziata la vigilia della guerra del Kosovo? Dove, e quando, e da chi, sono state fatte le scelte politiche che hanno spianato la strada alle armi e che hanno fatto fallire ogni tentativo di soluzione politica del conflitto, a cui tanto la Jugoslavia, quanto la leadership albanese non UCK, erano seriamente interessate?

Orbene, per quanto si tratti di un processo politico, nel quale gli avvenimenti sono concatenati fra di loro, un punto di svolta c’è ed è possibile risalire ad esso.

È la decisione assunta dal Consiglio dei Ministri del Governo Prodi, dopo la sfiducia, (votata dalla Camera il 9 ottobre), qualche ora prima di fare le valigie e di sloggiare da Palazzo Chigi, relativa adesione dell’Italia all’activation order.

Un comunicato di Palazzo Chigi del 12 ottobre 1998 informa che il Consiglio dei Ministri ha deciso di autorizzare il rappresentante permanente dell’Italia presso il Consiglio Atlantico ad aderire al c.d. Activation order. "Di conseguenza – recita il comunicato – l’Italia metterà a disposizione le proprie basi qualora risulterà necessario l’intervento militare da parte dell’Alleanza atlantica per fronteggiare la crisi del Kosovo… Nell’attuale situazione costituzionale – conclude il comunicato - il contributo delle forze armate italiane sarà limitato alle attività di difesa integrata del territorio nazionale. Ogni eventuale ulteriore impiego delle Forze armate italiane dovrà essere autorizzato dal Parlamento."

Il giorno successivo, il 13 ottobre, il Segretario Generale della Nato, Solana, emana l’activation order e conferisce al Comandante militare (SACEUR), generale Clark, il potere di ordinare attacchi armati contro la Repubblica federale Jugoslava. È il 13 ottobre del 1998 che la macchina da guerra della Nato accende (non solo in senso simbolico) i suoi motori. Non li spegnerà più, malgrado l’accordo fra Milosevic ed Hoolbroke del 14 ottobre, ed il conseguente dispiegamento dell’OSCE nel Kosovo e malgrado i negoziati intavolati a Rambouillet. Inizia così la vigilia della guerra.

Come e attraverso quali percorsi politici si è arrivati a questa svolta?

Il nuovo ruolo strategico della NATO

Il retroterra è costituito dal conflitto nato dalla dissoluzione della ex Jugoslavia, ed in particolare dalla guerra nella Bosnia e dal nuovo ruolo strategico militare che gli Stati Uniti hanno concepito per la Nato dopo la fine della guerra fredda e che è stato ufficialmente proclamato a Washington il 24 aprile, proprio mentre veniva sperimentato in vivo.

Pochi ricordano che nell’estate del 1993, durante una delle fasi più oscure del conflitto in Bosnia, si verificò un durissimo braccio di ferro fra la Nato (che minacciava di intervenire in Bosnia con bombardamenti contro le forze serbo-bosniache) e l’Unprofor (i caschi blu dell’Onu) che si opponeva con tutte le sue forze. Il braccio di ferro si concluse con la stipula di un memorandum d’intesa, siglato nell’agosto dall’ammiraglio americano Jeremy Borda (Comandante delle operazioni Nato) e dal generale francese Jean Cot (Comandante delle forze Unprofor) con quale fu stabilito il principio che la Nato non poteva bombardare senza il consenso della missione dell’Onu, sebbene astrattamente autorizzata all’intervento dalle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza che avevano stabilito alcune misure interdittive della guerra e coercitive per i belligeranti. E quando la Nato finalmente intervenne nella fase finale della guerra in Bosnia, nella notte fra il 29 ed il 30 agosto del 1995, ciò accadde soltanto per effetto di una legittima (ma inopportuna) richiesta di intervento dell’Onu, che faceva seguito allo sconcerto ed all’indignazione provocata dalla strage del mercato di Sarajevo occorsa il giorno precedente (28 agosto).

Furono proprio le vicende della guerra di Bosnia e la possibilità – e per un limitato verso anche l’esigenza – che la Nato giocasse un ruolo nel contesto delle garanzie della sicurezza internazionale a far si che venisse messa a punto nell’ambito della Nato una strategia operativa di intervento per la gestione delle crisi, includendovi dentro tanto le tradizionali (per l’Onu) missioni di peacekeeping (mantenimento della pace), quanto le missioni di peacebuilding (ricostruzione della pace), di cui la missione militare dispiegata in Bosnia, a seguito degli accordi di Dayton costituisce un esempio classico, che le missioni di peaceenforcing (per esempio, sorveglianza degli embarghi delle armi) e le missioni di peacemaking (costruire la pace attraverso un vero e proprio intervento bellico).

La posizione dell'Italia

In questo contesto, per la decisa posizione assunta dall’Italia, durante il Governo Dini, fu stabilito che la Nato non aveva legittimità a ricorrere a misure comportanti l’uso della forza senza la preventiva autorizzazione del Consiglio di Sicurezza, come del resto prevede la Carta delle Nazioni Unite. Addirittura in questo periodo il ministro degli esteri del Governo Dini, Susanna Agnelli, diede platealmente uno schiaffo agli Stati Uniti, vietando – per qualche tempo – che fossero dislocati ad Aviano i cacciabombardieri invisibili Stealth, (che saranno i principali protagonisti della guerra del 99), fino a quando l’Italia non fu inclusa nel Gruppo di contatto, da cui l’amministrazione americana voleva tenerla fuori.

Questa posizione assunta dal Governo Dini fu ereditata dal Governo Prodi e lo stesso Dini, come ministro degli esteri la mantenne in piedi, come posizione ufficiale della Farnesina, in dichiarazioni pubbliche e comunicati stampa, fino al settembre del 1998.

Nel frattempo la crisi della convivenza interetnica fra serbi ed albanesi nel Kosovo si aggravò in quanto qualcuno decise di soffiare sul fuoco del conflitto armato, appoggiando una banda armata (l’Uck) che aveva avuto oscure origini e che fino a quel momento non aveva giocato un ruolo effettivo.

È il 1° marzo 1998 la data che segnò l’inizio della guerriglia dell’Uck, con l’uccisione di due poliziotti serbi a Drenica, a cui fece seguito una reazione inconsulta che provocò la morte di venti albanesi. Nella primavera del 1998 si accesero i fuochi di sporadiche azioni di guerriglia a cui fecero seguito drastiche azioni di repressione.

A questo punto la Nato, sotto la spinta dell’amministrazione americana, decise di intervenire "politicamente" nel conflitto lanciando, con un comunicato del Consiglio atlantico del 28 maggio, un duro monito a Belgrado, in cui lasciava intravedere la possibilità di un intervento militare. Questa posizione, in realtà, più che favorire un self restraint da parte dell’apparato militare jugoslavo, non poteva che incoraggiare l’Uck sulla strada della guerriglia che, seppure perdente sul terreno, in prospettiva diventava vincente, potendo giocare un ruolo di detonatore per l’intervento militare occidentale.

I furiosi combattimenti che ne sono seguiti durante l’estate del 98 e la durissima repressione scatenata dalle forze di sicurezza serbe (peraltro ingigantita dalla stampa internazionale con la fabbricazione di notizie false) hanno sollecitato lo sdegno dell’opinione pubblica internazionale, creando l’humus politico favorevole per l’intervento della Nato.

Un problema da risolvere

C’era, però, un problema da risolvere.

La carta delle Nazioni Unite non consente che gruppi di Stati possano ricorrere all’uso della forza per regolare le crisi internazionali e, conseguentemente, la Nato non aveva alcuna legittimità per effettuare un intervento militare per regolare la crisi del Kosovo, aggredendo una delle parti in conflitto ed alleandosi con l’altra.

Nel corso della primavera, dell’estate e del mese di settembre del 1998 si sviluppò un dibattito sulla possibilità che la Nato intervenisse militarmente nel Kosovo, anche in assenza di una formale autorizzazione da parte del Consiglio di Sicurezza. Tale dibattito nascondeva un conflitto politico durissimo fra Stati Uniti e Gran Bretagna (che sostenevano la tesi della legittimità del ricorso alla forza) e l’Italia che continuava ad opporsi.

Tale posizione, peraltro, non era affatto scontata all’interno del Governo italiano, in quanto il Ministro della difesa Beniamino Andreatta, propugnava l’allineamento totale dell’Italia alle esigenze degli Stati Uniti, secondo la tradizionale politica di "fedeltà atlantica"; tuttavia gli equilibri politici di maggioranza escludevano che il Governo Prodi potesse assumere una posizione differente senza rischiare una crisi.

È sorta a questo punto per l’Alleato americano l’esigenza di provocare un mutamento di Governo in Italia per ottenere una maggioranza più omogenea alle esigenze belliche della Nato. Poiché non si poteva correre il rischio di nuove elezioni, il cui esito non sarebbe stato prevedibile, è sorta l’esigenza di trovare una maggioranza di ricambio che potesse fare accrescere il tasso di "fedeltà atlantica" dell’Italia, sostituendo Rifondazione comunista con forze più omogenee alla Nato.

Il ruolo di Cossiga

A questo punto è stato attivato il più autorevole dei terminali della Cia nel sistema politico italiano, l’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, l’uomo di Gladio.

Cossiga, fino all’inizio del 1998, aveva svolto un ruolo di tutore del centro destra e sembrava che volesse contendere a Berlusconi la leadership della destra.

Nella primavera del 1998 Cossiga ha fatto un revirement e, utilizzando la sua influenza politica occulta ma reale sul sistema politico italiano, è riuscito a staccare una frazione di deputati e senatori dal centro destra, fondando l’Udeur, con il dichiarato scopo di far nascere una nuova maggioranza politica che sostituisse quella basata sull’alleanza dell’Ulivo più Rifondazione e guidata da Prodi.

Quasi tutti hanno commentato l’operazione Udeur guidata da Cossiga come una manifestazione del peggiore costume trasformistico italiano. Ed invece tale operazione, che si avvaleva si della tendenza al trasformismo esistente nel sistema politico italiano, aveva uno specifico significato ed un preciso obiettivo di natura internazionale: quello di provocare un mutamento della posizione internazionale dell’Italia e di ottenere la legittimazione della Nato al ricorso alla guerra, come strumento della politica di potenza americana. Operazione perfettamente riuscita.

Perso il condizionamento di Rifondazione comunista, indeboliti i Verdi, indebolita la posizione autonomistica di Dini, il 12 ottobre 1998 il Governo Prodi, sebbene sfiduciato, ha compiuto l’atto politicamente più rilevante dalla sua nascita, e più gravido di conseguenze per il futuro, accettando l’adesione dell’Italia all’activation order.

La svolta

In sede politica la svolta dell’Italia sulla liceità del ricorso all’uso della forza da parte della Nato era stata propugnata dall’allora segretario del partito dei DS - l’on. D’Alema - e dal sottosegretario alla Difesa, Brutti, i quali si erano affrettati a dichiarare che la concessione dell’uso delle basi italiane (nella imminente guerra contro la Jugoslavia) costituiva un "atto dovuto" ed un effetto "automatico" della partecipazione italiana alla Nato.

Era ormai alle porte un Governo D’Alema, con la benedizione di Cossiga e con l’uomo giusto, Carlo Scognamillo, al posto giusto, il Ministero della Difesa.

Sul Foglio del 4 ottobre 2000 proprio Carlo Scognamiglio, polemizzando con James Rubin, l’ex portavoce di Madeleine Albright, si lascia sfuggire:

A Rubin sfugge che in Italia avevamo dovuto cambiare governo proprio per fronteggiare gli impegni politici-militari che si delineavano in Kosovo… Prodi ad ottobre aveva espresso una disponibilità di massima all’uso delle basi italiane, ma per la presenza di Rifondazione nella sua maggioranza non avrebbe mai potuto impegnarsi in azioni militari. Per questo il senatore Cossiga ed io ritenemmo che occorreva un accordo chiaro con l’on. D’Alema.

In che cosa consisteva questo accordo? Due parti. La prima era il rispetto dell’impegno per l’euro... la seconda era il vincolo di lealtà alla Nato: l’Italia avrebbe dovuto fare esattamente ciò che la Nato avrebbe deciso di fare. Questo è esattamente ciò che l’Italia ha fatto. Adesso che la missione è compiuta Cossiga può rientrare nel centro destra. D’Alema è già tornato a casa.

(Tratto da: L'ERNESTO, ottobre 2000)

 

promemoria: d'alema va alla guerra

DOSSIER a cura di Gruppo Zastava Trieste antimperialismo - internazionalismo - solidarietà

marzo 2002