MARTEDì 18 MAGGIO  2010

Perché il neoliberismo persiste

postato da lenin

 

Ovviamente i commentatori hanno ragione. I tagli alla spesa trasferiscono i costi della bancarotta economica dagli agenti principalmente responsabili della stessa alla maggioranza che non ha fatto nulla per provocarla, mentre minacciano anche una depressione 'ad onda recessiva di tipo W'. Distruggere mezzo milione di posti di lavoro del settore pubblico è un modo eccellente per aspirare la domanda dall'economia e garantire che gli investimenti si fermino ancora.

L'ovvia assurdità è una ragione per la quale i partiti sono andati a queste elezioni rifiutandosi di essere sinceri con gli elettori proprio su cosa comportassero esattamente i tagli. La coalizione Lib-Con che è emersa ha successivamente tentato di delimitare i suoi annunci sui tagli con piccoli attraenti gesti di solidarietà, come ridurre lo stipendio dei ministri del 5%. (Sentono la nostra sofferenza). Adesso, mentre i tagli vengono annunciati, vi è la tendenza ad incorniciare l'argomento come una questione di buona amministrazione e di integrità fiduciaria - una struttura assistita in non modesta misura da pseudo sondaggi che pongono alla gente domande su quale partito o leader sarebbe più efficace nel 'tagliare il deficit'. Inoltre, il governo parla con arroganza sulle finanze pubbliche, tentando di insinuare - finora senza il minimo fondamento - che l'ultimo governo si è abbandonato a dissoluti impegni di spesa ed ha occultato il terribile stato delle finanze pubbliche. Questo sembra un tentativo per creare panico nei mercati e così aggiungere urgenza all'asserita necessità di tagli alla spesa. Non sarebbe la prima volta.

Vi è una domanda logica che qui si presenta: in che modo questi tagli sono positivi per il capitalismo? Dopo tutto, ciò che qui viene proposto è che dal settore pubblico nei prossimi quattro o cinque anni dovrebbero essere presi approssimativamente £150bn e ridistribuiti al settore finanziario. Questo potrebbe essere considerato come un esempio di ciò che David Harvey ha chiamato "accumulazione per mezzo della spoliazione", dal momento che la premessa del governo è che i ridotti investimenti del settore pubblico saranno eguagliati da aumentati investimenti del settore privato. In un panorama economico sempre più segnato dalla scarsità di opportunità di investimenti redditizi, la privatizzazione delle ricchezze e delle industrie pubbliche hanno facilitato la crescita di taluni pochi. Ma questo particolare atto di redistribuzione è differente nel senso non produce da se stesso le opportunità d'investimento che, diciamo, ha prodotto la privatizzazione dei servizi e dei trasporti pubblici. Ed è altamente improbabile che stimolerà realmente qualsiasi nuovo investimento produttivo; piuttosto, è probabile che sia reinvestito in debiti, speculazione edilizia e commercio di valuta. In realtà l'effetto netto sarebbe di privare il capitale di una parte consistente del suo esercito di consumatori, togliendo quindi la sua capacità di realizzare il valore di surplus prodotto dai suoi investimenti e dissuadere così ulteriori investimenti. E' comunque una regola cardinale del neoliberismo che protegge a tutti i costi il sistema finanziario - quelli che hanno scambiato le nazionalizzazioni ed i salvataggi delle banche per una rottura con il neoliberismo hanno tralasciato il punto fondamentale.

Così, perché, data una crisi più grave di quelle che il capitalismo incontra da decenni, minacciando di superare la Grande Depressione, il neoliberismo persiste? Alcuni teoreti postulano una teoria della "struttura sociale dell'accumulazione" (SSA) per spiegare periodi che si alternano di crescita e stagnazione nelle economie capitaliste. Secondo questo punto di vista, le elite politiche ed economiche escogitano una serie di istituzioni favorevoli per l'accumulazione del capitale, dando l'avvio ad un periodo di crescita sostenuta fino a quando si esauriscono ed in un cambiamento radicale della sottostante teoria portano ad una crisi incurabile. Viene affermato questo per rendere conto dei lunghi cicli dell'accumulazione del capitale e per mezzo di mutamenti di posizione tra paradigmi "liberisti" e "regolatori". Quindi, il neoliberismo sarebbe proprio un simile SSA, una struttura istituzionale coerente che facilita la rapida accumulazione del capitale. Comunque, il neoliberismo è stato molto scadente nel facilitare l'accumulazione del capitale, con una scarsa crescita mondiale secondo standard storici. La sua durevolezza getta dubbi su questo concetto dei lunghi cicli di accumulazione del capitale consentiti dalle SSA.

Un altro approccio considera il neoliberismo come la dottrina egemonica di una parte del capitale: di conseguenza, il neoliberismo è stato definito come "l'espressione ideologica della riasserzione del potere della finanza". (Duménil & Lévy) Ciò potrebbe sembrare ridurre il neoliberismo ad uno dei suoi aspetti, ma punta allo specifico carattere di classe del progetto. Dopo tutto, il periodo neoliberista non ha fatto nulla per ripristinare la solidità delle società non finanziarie. Ha prodotto l'equilibrio della bilancia commerciale in quegli stati-nazione dove la finanza è dominante, mentre gli investimenti restano stagnanti e la produzione è entrata in un precipitoso declino. Ha lasciato gli stati nazionali seriamente indebitati ed aumentato il ricorso al prestito del settore privato a proporzioni di crisi perpetua. La crescita è stata scarsa e l'instabilità la regola, mentre la domanda è sistematicamente indebolita e gli investimenti pubblici anticiclici abbandonati. In molti modi, il neoliberismo sembrerebbe essere disfunzionale per tutti eccetto un limitato settore del capitale. Questo solleva la questione sul perché non vi sia mai stata una seria resistenza alla finanziarizzazione da parte degli altri settori del capitale e non vi sia mai stata un partito dell'industria a contrastare il partito della finanza - in altre parole, perché il neoliberismo è una dottrina egemonica.

La finanza in passato ha goduto dell'egemonia parzialmente a causa del suo ruolo nell'impero britannico. Le società commerciali d'oltremare britanniche, come la East India Company o la Hudson Bay Company, avevano sede nella City di Londra e sono state le attività della City che hanno finanziato i proprietari di piantagioni ed i commerciali. Il centro finanziario del capitale era il nesso tra i produttori interni e le colonie. Indubbiamente, la finanza ha un ruolo simile nell'imperialismo di oggi, il meccanismo per mezzo del quale il surplus estratto nella 'periferia' viene trasferito alle classi dominanti nella 'metropoli'. Infatti, uno dei motivi per i quali il governo britannico ha iniziato a prendere un acuto interesse nel consolidare il ruolo globale della City alla fine degli anni '60 era dovuto alla perdita delle colonie ed alla necessità di affrontare competitori finanziari in ascesa, non ultimo Wall Street. Ma - allora come ora - un fattore più incalzante nell'egemonia della finanza è la crescente integrazione tra la finanza e l'industria. Di sicuro la City di Londra era una volta un bastione di opposizione a sostegno, in termini polanyani, del 'liberismo di mercato' rispetto al 'liberismo incluso' ed alla sua rivendicazione di dominio. La finanziarizzazione non ha significato soltanto che una frazione del capitale è dominante: ha significato che tutti gli altri settori del capitale si rivolgono sempre più a strumenti finanziari per sostenere i loro profitti. Scrive David Harvey:

"Più o meno dal 1980 per le grandi società non è insolito riportare perdite nella produzione compensate da guadagni dalle operazioni finanziarie (ogni cosa dalle operazioni creditizie ed assicurative alla speculazione nelle valute volatili ed ai mercati dei futures). Le fusioni attraverso settori hanno congiunto produzione, vendite, proprietà immobiliare ed interessi finanziari in modi nuovi per produrre delle conglomerate diversificate. Quando la US Steel cambiò nome in USX (acquistando forti quote nelle assicurazioni) il presidente del consiglio di amministrazione, James Roderick, rispose alla domanda 'Cosa è X' con la semplice risposta 'X sta per denaro'". (A Brief History of Neoliberalism, OUP, 2005, p. 32)

Così continua oggi. Guardate i giganti della produzione Ford e GM, che hanno fatto una gran quantità dei loro profitti da attività di rendita, non ultime le loro divisioni credito che hanno offerto prestiti a concessionari ed acquirenti. La GM ha perduto la sua divisione credito nella recente crisi finanziaria, ma il 40% del recente profitto trimestrale è venuto dal credito. Il punto è che spesso non vi sono stati sufficienti profitti da ottenersi negli investimenti produttivi, mentre la speculazione ad alto rischio ha trasmesso costantemente, e continuerà a farlo finché il pubblico salva i banchieri al momento della crisi. Proprio quanto il neoliberismo ha dato viene suggerito dal fatto che per il 2006, due quinti di tutti i profitti delle società negli USA erano accumulati nel settore finanziario - più del doppio della proporzione all'apice della 'Reagonomics' due decenni prima.

Se il governo salda i mercanti di titoli e consolida il potere della finanza, rinforzerà pure quei settori del capitale con vasti investimenti nelle istituzioni finanziari - e, potrei aggiungere, quegli enti statali che si sono rivolti alla finanziarizzazione per tirar su denaro per l'erogazione di servizi. Sosterrà i redditi di uno strato significativo della classe media che ricava qualcosa del proprio reddito dagli investimenti e dall'attività di rendita - sia che possieda proprietà o abbia pensioni private. Ovviamente, questo pagamento non può essere realizzato espropriando proprio il settore finanziario che è inteso ad avvantaggiare, cioè per mezzo di una manna di tasse sulla speculazione. Proprio allo stesso modo, imposte più elevate sui profitti societari sarebbero opposti con ogni mezzo - l'idea è davvero di attenuare ulteriormente la pressione verso il basso sui profitti tagliando le imposte delle società, proprio come il nuovo governo è impegnato a fare. Non importa quanta miseria questo produca, quante patologie sociali provochino simili politiche e quanta reale stagnazione economica ne risulti. Finché il modello di accumulazione neoliberista non viene minacciato da una ribellione di classe o venga consumato in una guerra di tale magnitudo da distruggere gran parte del capitale esistente e riaprire le opportunità d'investimento attualmente chiuse, la classe dominante non se ne disferà.