World Socialist Web Site

 

 

Cosa c'è dietro il bellicismo dei media tedeschi?

12 marzo 2014

 

Raramente prima i media tedeschi sono stati tanto portati in linea. Due settimane dopo che il presidente ucraino Viktor Yanukovych è stato cacciato via dalla carica da bande armate di fascisti, i presentatori televisivi ed i giornali sono praticamente unanimi nel sostenere la linea polemica adottata da Berlino e Washington verso la Russia.

Difficilmente può ascoltarsi qualche voce critica. Al contrario, i giornali cercano di superarsi l'un l'altro nel fomentare il conflitto e richiedere che il governo prenda una posizione più dura contro il presidente russo Vladimir Putin. Il Süddeutsche Zeitung chiede "minacce e punizioni" invece di "colloqui" mentre il Frankfurter Allgemeine si rivolge al "mondo libero" per schierare i "mezzi di deterrenza".

I media si servono di distorsioni e bugie che sono reminiscenti delle tecniche di propaganda di Goebbels.

Minimizzano o nascondono il ruolo dei militanti fascisti durante il putsch a Kiev,  come pure la presenza di tre ministri fascisti nel nuovo governo sostenuto dall'Unione Europea. I tre sono membri di Svoboda, che ha stretti legami al Partito Nazional Democratico (NPD) di estrema destra in Germania, a Jobbik in Ungheria, al Fronte Nazionale francese e ad altri partiti neofascisti in Europa.

Non più tardi di dicembre 2012, il Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione che descrive Svoboda come "razzista, antisemita e xenofobo" e si è appellato "ai partiti pro-democrazia nella Verkhovna Rada [parlamento ucraino]" che non "si associno con, appoggino o formino coalizioni con questo partito". Quindici mesi più tardi, i capi ed i ministri di Svoboda sono dei visitatori regolari negli uffici del governo europeo e vengono celebrati come combattenti della libertà democratici.

Sopra tutto, i media sopprimono lo sfondo storico delle azioni intraprese dal governo tedesco in Ucraina. Il paese è stato occupato due volte dalle truppe tedesche nella prima e nella seconda guerra mondiale. E' stato teatro di crimini indescrivibili. I paralleli tra passato e presente sono evidenti.

L'11 agosto 1914, soltanto alcuni giorni dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, in un decreto all'ambasciatore tedesco a Vienna, il cancelliere tedesco Theobald von Bethmann-Hollweg scrisse che "provocare un'insurrezione in Ucraina"cioè, scatenare una rivolta con lo scopo di portare al potere un governo filotedescoera un importante disegno bellico ed una "arma contro la Russia".

Lo storico Fritz Fischer, nel suo libro Le mire della Germania nella prima guerra mondiale, l'opera classica sull'argomento, scrive che "Così alla leadership del Reich tedesco non è venuta in mente l'idea di creare uno stato ucraino indipendente agli inizi del 1918 a Brest-Litovsk, ma già nella seconda settimana di guerra dichiarò che la separazione dell'Ucraina dalla Russia era lo scopo della politica tedesca ufficiale e da preservare come uno scopo di lungo termine nel caso di una pace imposta".

Dopo che nel marzo 1918 il Reich tedesco aveva costretto il giovane governo sovietico ad abbandonare le sue pretese sull'Ucraina, nel Trattato di Brest-Litovsk, si mise all'opera con risolutezza. Dopo avere lasciato invocare "aiuto" alla impotente Rada ucraina, la Germania occupò l'Ucraina, installò un governo pseudo-democratico dipendente da Berlino ed iniziò con determinazione ad organizzare l'agricoltura, le miniere di ferro e di carbone, le ferrovie e le banche nell'interesse dell'economia tedesca.

Quando emersero delle differenze nella Rada, l'esercito tedesco organizzò un colpo di stato ed installò sbrigativamente l'ex ufficiale delle guardie zariste e proprietario terriero Pavlo Skoropadski come "helman" dell'Ucraina. Soltanto con la sconfitta del fronte occidentale e la rivoluzione di novembre in Germania questo incubo conobbe fine.

La politica nazista di conquista nella seconda guerra mondiale si adattò con continuità alle mire belliche tedesche nella prima guerra mondiale. Ancora una volta, l'Ucraina, ora parte dell'Unione Sovietica, servì da area di messa in scena contro la zona centrale della Russia. Ancora una volta, la Germania cercò di portare la vasta superficie di terreno coltivato e di risorse naturali dell'Ucraina al servizio della sua economia di guerra. Ancora una volta, contò sul sostegno di collaboratori locali.

Il ruolo centrale fu giocato dall'Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN) di Stepan Bandera, che ora viene riverito da Svoboda come modello ed eroe. La cooperazione tra Bandera ed i nazisti non fu soltanto di natura tattica, ma si estese anche all'Olocausto. Per esempio, il 30 giugno 1941, prima dell'invasione delle truppe regolari tedesche, l'ala dell'OUN guidata da Bandera attuò un massacro nella città di Lvov nel quale furono uccisi circa 7.000 comunisti ed ebrei.

Il fatto che il governo tedesco stia collaborando con coloro che adorano un simile collaborazionista dei nazisti prima avrebbe dato l'allarme ad ogni giornalista critico. Oggi, viene dato per scontato, accettato, banalizzato e giustificato. E tutto nell'interesse di una politica che non sta soltanto destabilizzando l'intera regione, ma che aumenta pure il pericolo di un conflitto armato internazionale e di fatale guerra nucleare.

Come può spiegarsi questo cambiamento?

In primo luogo, è stato preparato nel corso di un lungo periodo di tempo. Dalla riunificazione della Germania nel 1991, Berlino ha esteso sistematicamente verso est la propria influenza politica ed economica. I paesi dell'ex blocco orientale oggi sono quasi tutti membri della UE e della NATO. Servono l'industria tedesca come banco da lavoro allungato, con salari che sono in parte inferiori che in Cina.

Gli appetiti dell'imperialismo tedesco non si fermano alle frontiere dell'ex Unione Sovietica. Per tanto tempoe non senza successola Germania ha cercato di perseguire i propri interessi d'affari lì in consultazione con il regime di Putin, che rappresenta gli interessi degli oligarchi russi. Ciò alla fine è fallito a causa dell'atteggiamento degli Stati Uniti, che vogliono ridurre il peso internazionale della Russia per ragioni geostrategichespecialmente dopo che Putin ha interferito in Siria ed Iran e concesso asilo al delatore Edward Snowden.

Ora la politica estera tedesca sta roteando indietro verso una rotta di collisione con la Russia e si sta ricollegando alle sue tradizioni storiche.

In secondo luogo, la politica estera aggressiva è strettamente collegata con l'intensificazione degli attacchi alla classe lavoratrice in Germania e per tutta Europa. Dalla crisi finanziaria del 2008, Berlino ha dettato le misure di austerità e le politiche del mercato del lavoro per la UE, costringendo gran parte della popolazione a lavorare sempre più duramente per salari che diminuiscono. Ha stabilito un esempio in Grecia, dove il livello di vita della vasta maggioranza della popolazione è stato ridotto del 40% in alcuni anni. Anche l'accordo associativo della UE con l'Ucraina è legato a massicci tagli sociali e ad un triplice incremento del prezzo del gas.

Allo stesso tempo, un piccolo strato superiore ha acquisito ricchezze favolose, domina i partiti politici ed i media ed impiega sempre più apertamente metodi dittatoriali per difendere il proprio dominio. Ora esibisce la stessa spietatezza nella sua politica estera. La guerra di classe all'interno e la guerra all'estero sono inseparabilmente collegate.

In terzo luogo, la svolta a destra in politica estera è stata preparata ideologicamente. Lo storico Ernst Nolte, che nel 1986 iniziò la cosiddetta historikerstreit ("disputa storica") con la minimizzazione del nazismo, è stato sistematicamente riabilitato in seguito alla riunificazione tedesca. Nel 2000, gli è stato assegnato il Premio Konrad Adenauer della Deutschland Stiftung (Fondazione Germania), che prima di lui era stato dato a Helmut Kohl e Wolfgang Schäuble.

In febbraio di quest'anno, Der Spiegel ha pubblicato un lungo articolo che riabilitava Nolte. Jörg Baberowski, docente di storia est europea all'Università Humboldt, viene citato mentre dichiara: "A Nolte è stata fatta un'ingiustizia. Storicamente parlando, aveva ragione". Nello stesso articolo, Herfried Münkler, collega di Baberowski, descrive le ricerche di Fritz Fischer sulle mire belliche tedesche come "in linea di principio offensive".

A parte il World Socialist Web Site, nessuno ha condannato queste rivoltanti dichiarazioni. Sono state accettate senza commentialmeno nel mondo accademico e sui media. La strada per la collaborazione con le tendenze fasciste ed il sostegno per una politica estera militare aggressiva sono state preparate sistematicamente.

E' arrivata l'ora di opporsi a questi sviluppi, che minacciano la generazione giovane odierna di disastri simili a quelli che i loro nonni hanno sperimentato tra il 1914 ed il 1945. Questo richiede una prospettiva politica che si concentri sulla lotta per l'uguaglianza sociale, l'unità internazionale della classe lavoratrice e l'abolizione del sistema capitalista, che non ha nulla da offrire all'umanità eccetto che guerra e controrivoluzione sociale.