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Raramente prima i media tedeschi sono stati tanto portati in linea.
Due settimane dopo che il presidente ucraino
Viktor Yanukovych
è stato cacciato via dalla carica da bande armate di fascisti, i
presentatori televisivi ed i giornali sono praticamente unanimi nel
sostenere la linea polemica adottata da
Berlino
e
Washington
verso la
Russia.
Difficilmente può ascoltarsi qualche voce critica. Al contrario, i
giornali cercano di superarsi l'un l'altro nel fomentare il conflitto e
richiedere che il governo prenda una posizione più dura contro il
presidente russo
Vladimir Putin.
Il
Süddeutsche Zeitung
chiede "minacce e punizioni" invece di "colloqui" mentre il
Frankfurter Allgemeine
si rivolge al "mondo libero" per schierare i "mezzi di deterrenza".
I media si servono di distorsioni e bugie che sono reminiscenti
delle tecniche di propaganda di
Goebbels.
Minimizzano o nascondono il ruolo dei militanti fascisti durante il
putsch
a
Kiev,
come pure la presenza di tre ministri fascisti nel nuovo
governo sostenuto dall'Unione Europea. I tre sono membri di Svoboda, che
ha stretti legami al Partito Nazional Democratico (NPD) di estrema destra
in Germania, a Jobbik in Ungheria, al Fronte Nazionale francese e ad
altri partiti neofascisti in Europa.
Non più tardi di dicembre 2012, il Parlamento Europeo ha adottato
una risoluzione che descrive Svoboda come "razzista, antisemita e
xenofobo" e si è appellato "ai partiti pro-democrazia nella
Verkhovna Rada [parlamento
ucraino]"
che non "si associno con, appoggino o formino coalizioni con questo
partito". Quindici mesi più tardi, i capi ed i ministri di Svoboda sono
dei visitatori regolari negli uffici del governo europeo e vengono
celebrati come combattenti della libertà democratici.
Sopra tutto, i media sopprimono lo sfondo storico delle azioni
intraprese dal governo tedesco in Ucraina. Il paese è stato occupato due
volte dalle truppe tedesche nella prima e nella seconda guerra mondiale.
E' stato teatro di crimini indescrivibili. I paralleli tra passato e
presente sono evidenti.
L'11 agosto 1914, soltanto alcuni giorni dopo lo scoppio della
prima guerra mondiale, in un decreto all'ambasciatore tedesco a Vienna,
il cancelliere tedesco
Theobald von Bethmann-Hollweg
scrisse che "provocare un'insurrezione in Ucraina"—cioè,
scatenare una rivolta con lo scopo di portare al potere un governo
filotedesco—era
un importante disegno bellico ed una "arma contro la Russia".
Lo storico
Fritz Fischer,
nel suo libro Le mire della Germania nella prima guerra mondiale,
l'opera classica
sull'argomento, scrive che "Così alla leadership del Reich tedesco
non è venuta in mente l'idea di creare uno stato ucraino indipendente
agli inizi del 1918 a
Brest-Litovsk,
ma già nella seconda settimana di guerra dichiarò che la separazione
dell'Ucraina dalla Russia era
lo scopo della politica tedesca ufficiale e da preservare come uno
scopo di lungo termine nel caso di una pace imposta".
Dopo che nel marzo 1918 il Reich tedesco aveva costretto il giovane
governo sovietico ad abbandonare le sue pretese sull'Ucraina, nel
Trattato di
Brest-Litovsk,
si mise all'opera con risolutezza. Dopo
avere lasciato invocare "aiuto" alla impotente Rada ucraina, la
Germania occupò l'Ucraina, installò un governo pseudo-democratico
dipendente da Berlino ed iniziò con determinazione ad organizzare
l'agricoltura, le miniere di ferro e di carbone, le ferrovie e le banche
nell'interesse dell'economia tedesca.
Quando emersero delle differenze nella Rada, l'esercito tedesco
organizzò un colpo di stato ed installò sbrigativamente l'ex ufficiale
delle guardie zariste e proprietario terriero
Pavlo Skoropadski
come
"helman" dell'Ucraina. Soltanto con la sconfitta del fronte
occidentale e la rivoluzione di novembre in Germania questo incubo
conobbe fine.
La politica nazista di conquista nella seconda guerra mondiale si
adattò con continuità alle mire belliche tedesche nella prima guerra
mondiale. Ancora una volta, l'Ucraina, ora parte dell'Unione Sovietica,
servì da area di messa in scena contro la zona centrale della Russia.
Ancora una volta, la Germania cercò di portare la vasta superficie di
terreno coltivato e di risorse naturali dell'Ucraina al servizio della
sua economia di guerra. Ancora una volta, contò sul sostegno di
collaboratori locali.
Il ruolo centrale fu giocato dall'Organizzazione dei Nazionalisti
Ucraini
(OUN)
di Stepan Bandera,
che ora viene riverito da Svoboda come modello ed eroe. La cooperazione
tra Bandera ed i nazisti non fu soltanto di natura tattica, ma si estese
anche all'Olocausto. Per esempio, il 30 giugno 1941, prima
dell'invasione delle truppe regolari tedesche, l'ala dell'OUN guidata da
Bandera attuò un massacro nella città di Lvov nel quale furono uccisi
circa 7.000 comunisti ed ebrei.
Il fatto che il governo tedesco stia collaborando con coloro che
adorano un simile collaborazionista dei nazisti prima avrebbe dato
l'allarme ad ogni giornalista critico. Oggi, viene dato per scontato,
accettato, banalizzato e giustificato. E tutto nell'interesse di una
politica che non sta soltanto destabilizzando l'intera regione, ma che
aumenta pure il pericolo di un conflitto armato internazionale e di
fatale guerra nucleare.
Come può spiegarsi questo cambiamento?
In primo luogo, è stato preparato nel corso di un lungo periodo di
tempo. Dalla riunificazione della Germania nel 1991, Berlino ha esteso
sistematicamente verso est la propria influenza politica ed economica. I
paesi dell'ex blocco orientale oggi sono quasi tutti membri della UE e
della NATO. Servono l'industria tedesca come banco da lavoro allungato,
con salari che sono in parte inferiori che in Cina.
Gli appetiti dell'imperialismo tedesco non si fermano alle
frontiere dell'ex Unione Sovietica. Per tanto tempo—e non senza successo—la Germania ha cercato di
perseguire i propri interessi d'affari lì in
consultazione con il regime di Putin, che rappresenta gli interessi
degli oligarchi russi. Ciò alla fine è fallito a causa
dell'atteggiamento degli Stati Uniti, che vogliono ridurre il peso
internazionale della Russia per ragioni geostrategiche—specialmente dopo
che Putin ha interferito in Siria ed Iran e concesso asilo al delatore
Edward Snowden.
Ora la politica estera tedesca sta roteando indietro verso una
rotta di collisione con la Russia e si sta ricollegando alle sue
tradizioni storiche.
In secondo luogo, la politica estera aggressiva è strettamente collegata
con l'intensificazione degli attacchi alla classe lavoratrice in
Germania e per tutta Europa. Dalla crisi finanziaria del 2008, Berlino
ha dettato le misure di austerità e le politiche del mercato del lavoro
per la UE, costringendo gran parte della popolazione a lavorare sempre
più duramente per salari che diminuiscono. Ha stabilito un esempio in
Grecia, dove il livello di vita della vasta maggioranza della
popolazione è stato ridotto del 40% in alcuni anni. Anche l'accordo
associativo della UE con l'Ucraina è legato a massicci tagli sociali e
ad un triplice incremento del prezzo del gas.
Allo stesso tempo, un piccolo strato superiore ha acquisito
ricchezze favolose, domina i partiti politici ed i media ed impiega
sempre più apertamente metodi dittatoriali per difendere il proprio
dominio. Ora esibisce la stessa spietatezza nella sua politica estera.
La guerra di classe all'interno e la guerra all'estero sono
inseparabilmente collegate.
In terzo luogo, la svolta a destra in politica estera è stata
preparata ideologicamente. Lo storico
Ernst Nolte,
che nel 1986 iniziò la
cosiddetta
historikerstreit
("disputa storica")
con la minimizzazione del nazismo, è stato sistematicamente riabilitato
in seguito alla riunificazione tedesca. Nel 2000, gli è stato assegnato
il Premio
Konrad Adenauer
della
Deutschland Stiftung
(Fondazione Germania), che
prima di lui era stato dato a
Helmut Kohl
e Wolfgang Schäuble.
In febbraio di quest'anno,
Der
Spiegel
ha pubblicato un lungo articolo
che riabilitava
Nolte. Jörg
Baberowski,
docente di storia est europea
all'Università
Humboldt, viene citato mentre dichiara:
"A Nolte è stata fatta un'ingiustizia. Storicamente parlando, aveva
ragione". Nello stesso articolo,
Herfried Münkler, collega di
Baberowski, descrive le ricerche di
Fritz Fischer sulle mire belliche tedesche
come "in linea di principio offensive".
A parte il
World
Socialist Web Site, nessuno ha condannato queste
rivoltanti dichiarazioni. Sono state accettate senza commenti—almeno nel mondo accademico e
sui media. La strada per la collaborazione con le tendenze fasciste ed
il sostegno per una politica estera militare aggressiva sono state
preparate sistematicamente.
E' arrivata l'ora di opporsi a questi sviluppi, che minacciano la
generazione giovane odierna di disastri simili a quelli che i loro nonni
hanno sperimentato tra il 1914 ed il 1945. Questo richiede una
prospettiva politica che si concentri sulla lotta per l'uguaglianza
sociale, l'unità internazionale della classe lavoratrice e l'abolizione
del sistema capitalista, che non ha nulla da offrire all'umanità eccetto
che guerra e controrivoluzione sociale.
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