Guerra: è lontana solamente un pretesto (lezioni dalla Jugoslavia)
di
Mickey Z.
13 febbraio 2007
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Chiunque osservi gli avvenimenti internazionali anche con un filo di obiettività sa che il governo degli USA è lontano solamente un pretesto dal bombardare l'Iran*. Dopo tutto, la storia americana pullula di comode provocazioni che hanno creato un varco per l'intervento militare. Ecco un esempio istruttivo: "Dovremmo ricordare ciò che accadde nel villaggio di Racak lo scorso gennaio", disse alla stampa il 19 marzo 1999 il Presidente Bill Clinton. "Uomini, donne e bambini innocenti portati dalle loro case ad un canale, costretti ad inginocchiarsi nel fango, spruzzati di pallottole -- non perché avessero fatto qualcosa, ma a causa di chi erano". Il diplomatico USA William Walker contribuì durante la sua missione per verificare i crimini di guerra serbi (jugoslavi). "Da quello che ho visto", disse Walker, "non esito a descrivere il crimine come un massacro, un crimine contro l'umanità. Non esito nemmeno ad accusare di responsabilità le forze di sicurezza governative". Clinton e Walker parlavano di un presunto massacro di 45 albanesi del Kosovo il 15 gennaio 1999. Come ha spiegato il Washington Post: "Racak ha trasformato la politica occidentale sui Balcani come raramente lo fanno dei singoli eventi". Con racconti di pulizia etnica che turbinavano per i balcani da quasi un decennio, la regione era matura per lo sfruttamento USA. Ai "ragazzi cattivi" fu data una opportunità di evitare l'attacco: l'Accordo di Rambouillet, che appariva essere nulla più che una provocazione. "Il documento stabiliva che le truppe della NATO avrebbero avuto libero accesso in tutta la Jugoslavia, non solamente in Kosovo", dice il giornalista Seth Ackerman. “La NATO avrebbe amministrato il nuovo sistema politico del Kosovo, preso il controllo di tutti i mezzi di trasmissione locali e dopo tre anni preparato un referendum per l'indipendenza del Kosovo. Questa misura contraddiceva l'iniziale promessa dei negoziatori USA che il Kosovo sarebbe rimasto parte della Jugoslavia". "Abbiamo posto deliberatamente l'ostacolo più in alto di quanto i serbi potessero accettare", spiegò il Segretario di Stato USA Madeleine Albright. Greg Elich è l'autore di Strange Liberators: Militarism, Mayhem, and the Pursuit of Profit. “E' interessante", dice, "l'accordo specificava anche che 'l'economia del Kosovo funzionerà in accordo con i principi del libero mercato', una misura che accennava ai motivi reali per l'intervento occidentale. I diplomatici USA introdussero queste severe proposte il giorno finale delle trattative a Rambouillet, mirando a capovolgere il corso degli avvenimenti. Fino ad allora, per più di due settimane di trattative, la delegazione Jugoslava aveva accettato l'intero pacchetto di pace, suggerendo che le truppe dell'ONU piuttosto che quelle della NATO avrebbero fatto rispettare l'accordo. Era la guerra che gli USA volevano, non la pace". Prevedibilmente (e comprensibilmente) il Presidente jugoslavo Slobodan Milosevic rifiutò e fu intrapreso in nome dell'umanitarismo un assalto aereo della NATO a guida USA di 78 giorni. ""Le giustificazioni umanitarie sono ridicole", dice Robert Hayden, direttore del Centro Studi sulla Russia e l'Europa orientale all'Università di Pittsburgh. “Nelle prime tre settimane di questa guerra le vittime tra i civili serbi furono più alte di tutte le vittime da entrambe le parti in Kosovo nei tre mesi che precedettero questa guerra e nondimeno si presume che quei tre mesi siano stati una catastrofe umanitaria". "Fino a che non iniziò il bombardamento NATO nel marzo del 1999, il conflitto in Kosovo aveva preso complessivamente 2.000 vite da entrambe le parti, secondo fonti albanesi del Kosovo", riferisce lo scrittore Michael Parenti. “Fonti Jugoslave fissano la cifra a 800. Tali vittime rivelano una guerra civile, non un genocidio". Nel mezzo dell'illegale bombardamento, i leader americani non mancarono mai un'occasione per rivoltare la verità. "Abbiamo gravemente paralizzato le forze militari (jugoslave) in Kosovo distruggendo più del 50% dell'artiglieria ed un terzo dei veicoli blindati", dichiarò il Segretario della (sic) Difesa William Cohen. Un anno più tardi, un rapporto dell'U.S.A.F. rivelava una storia differente:
Il rapporto scoprì pure che le forze armate jugoslave ingannarono la tecnologia USA con tattiche semplici come la costruzione di falsi pezzi di artiglieria da pezzi di legno neri e vecchie ruote di camion. Un ponte vitale evitò la distruzione dall'alto quando, 300 yarde a monte, fu eretto un ponte fasullo da un telo di politilene. I piloti della NATO bombardarono il ponte fasullo diverse volte. Di fronte a queste prove, il portavoce del Pentagono Kenneth Bacon si immerse di più nella propaganda: "Ovviamente abbiamo colpito carri armati ed altri bersagli a sufficienza per vincere". Poscritto: Un anno dopo la campagna di bombardamento che il New York Times proclamò "una vittoria per i principi della democrazia e dei diritti umani", una squadra di patologi finlandesi venne mandato in Kosovo per investigare sul massacro di Racak. Come scrive Stephen Gowans, i patologi scoprirono che "nessuno dei corpi era mutilato, non vi era nessuna prova di tortura e solamente ad uno era stato sparato a distanza ravvicinata. Trentasette dei cadaveri avevano sulle mani residui di polvere da sparo, il che suggerisce che avevano usato armi da fuoco e solamente uno dei cadaveri era una donna e solamente uno era sotto i 15 anni".
Mickey Z. può essere trovato sul
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*Si ritiene che fintanto che gli ayatollah saranno al potere l'Iran non sarà mai attaccato. In realtà USA ed Iran giocano nella stessa squadra e fanno cagnara soltanto per nascondere la pluridecennale collaborazione - Freebooter |
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