New Internationalist

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Come Washington ha contribuito a promuovere la rivolta islamista in Mali

Dicembre 2012

 

Mentre inizia l'operazione militare guidata dai francesi, Jeremy Keenan ci rivela come USA ed Algeria sponsorizzano il terrore nel Sahara.

Il 12 ottobre 2012, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha votato all'unanimità a favore di una bozza di risoluzione francese che chiede al governo del Mali di stendere i piani per una missione militare per ristabilire il controllo sulla parte settentrionale del Mali, una zona del Sahara più grande della Francia. Conosciuto come Azawad dal locale popolo Tuareg, il Mali settentrionale si trova sotto il controllo di estremisti islamisti in seguito a una ribellione tuareg all'inizio dell'anno. Da diversi mesi, i media internazionali si riferiscono al Mali settentrionale come all''Afghanistan dell'Africa', con invocazioni all'intervento militare internazionale che diventano inesorabili.

Mentre i media hanno fornito un'abbondante cronaca descrittiva del corso degli eventi e delle atrocità commesse nell'Azawad dallo scoppio in gennaio di quella che apparentemente era soltanto un'altra ribellione dei tuareg, non sono state affrontate alcune questioni alquanto fondamentali. A nessun giornalista è stato chiesto, o almeno ha risposto soddisfacentemente, come questa ultima ribellione dei Tuareg è stata dirottata, quasi appena cominciata, da alcune centinaia di estremisti islamisti.

In breve, i media mondiali non sono riusciti a spiegare la situazione nell'Azawad. Questo perché la vera storia di cosa succede lì confina con l'incredibile, portandoci in profondità negli oscuri canali dell'intelligence occidentale e del suo collegamento con il servizio segreto dell'Algeria.

L'attuale incubo dell'Azawad viene generalmente spiegato come il risultato non intenzionale del rovesciamento di Muammar Gheddafi in Libia. Ciò è vero fino al grado in cui la sua caduta ha precipitato il ritorno nel Sahel (Niger and Mali) di migliaia di migliaia di arrabbiati, disillusi e ben armati combattenti tuareg che erano andati a cercare le loro fortune metaforiche servendo il regime Gheddafi. Ma questa è stata semplicemente l'ultima goccia in un decennio di crescenti sfruttamento, repressione e marginalizzazione che hanno puntellato un ciclo in corso di protesta, agitazione e ribellione dei tuareg. A questo riguardo, la Libia è stata il catalizzatore per la rivolta dell'Azawad, non la sua causa basilare. Piuttosto, la catastrofe che si svolge ora in Mali è il risultato inevitabile del modo nel quale la guerra globale al terrorismo è stata inserita dagli USA nel Sahara-Sahel, insieme a agenti dell'intelligence algerina, dal 2002.

Perché Algeria e USA avevano bisogno del terrorismo

Quando Abdelaziz Bouteflika prese il controllo come presidente dell'Algeria nel 1999, il paese era minacciato da due grandi problemi. Uno era la sua posizione nel mondo. Il ruolo dell'esercito e del DRS (il servizio di intelligence algerino) nella 'Guerra Sporca' aveva reso l'Algeria uno stato paria. L'altro era che l'esercito, l'istituzione centrale dello stato, come risultato delle sanzioni internazionali e degli embarghi alle armi mancava di moderno armamento high-tech.

La soluzione a entrambe questi problemi era posta a Washington. Durante l'era Clinton, le relazioni tra gli USA e l'Algeria erano cadute a un livello particolarmente basso. Tuttavia, con una vittoria repubblicana alle elezioni del novembre 2000, il presidente algerino Bouteflika, un abile ex ministro degli esteri, rese noti velocemente i propri sentimenti verso la nuova amministrazione USA e nel luglio 2001 fu invitato a un vertice a Washington con il presidente Bush. Bush ascoltò in modo comprensivo il racconto di Bouteflika su come il suo paese si era occupato della lotta contro i terroristi e alla sua richiesta per equipaggiamento militare specifico che avrebbe permesso al suo paese di mantenere pace, sicurezza e stabilità in Algeria.

In quel momento, l'Algeria aveva un bisogno maggiore dell'appoggio USA che viceversa. Ma questo doveva presto cambiare. Gli attacchi terroristici dell'11/9 precipitarono in una completa nuova era le relazioni USA-algerine. Nel corso dei quattro anni successivi, Bush e Bouteflika si incontrarono altre sei volte per sviluppare un'alleanza in gran parte clandestina e altamente duplice.

Il mio primo libro sulla guerra globale al terrorismo nel Sahara, The Dark Sahara (Pluto 2009), descriveva e spiegava lo sviluppo di questa relazione straordinaria. Rivelava perché l'amministrazione Bush e il regime di Algeri avevano entrambe bisogno di 'un poco più di terrorismo' nella regione. Gli algerini volevano più terrorismo per legittimare il loro bisogno di altro armamento high-tech e moderno. Nel frattempo, l'amministrazione Bush vide lo sviluppo di tale terrorismo come procurante la giustificazione per lanciare un nuovo fronte sahariano nella guerra globale al terrorismo. Tale 'secondo fronte' avrebbe legittimato l'accresciuta militarizzazione dell'Africa da parte dell'America in modo da mettere meglio al sicuro le risorse naturali del continente, specialmente il petrolio. Questo, a sua volta, doveva presto portare alla creazione nel 2008 di un nuovo comando di combattimento per l'Africa – AFRICOM.

La prima operazione 'false flag' USA-algerina nel Sahara-Sahel venne intrapresa nel 2003, quando un gruppo guidato da un agente 'infiltrato' del DRS, Amari Saifi (anche noto come Abderrazak Lamari e ‘El Para’), prese in ostaggio 32 turisti europei nel Sahara algerino. L'amministrazione Bush bollò immediatamente El Para come 'l'uomo di Osama bin Laden nel Sahara'.

Il piano cubano di Rumsfeld

Il governo USA ha una lunga storia di utilizzare incidenti false flag per giustificare l'intervento militare. La dottrina dietro l'operazione El Para del 2003 può in realtà essere trovata direttamente in un piano similare concepito dal Capo degli Stati Maggiori Riuniti USA 40 anni prima.

Come conseguenza del disastro della Baia dei Porci del 1961 quando una forza di esuli cubani addestrata dalla CIA, appoggiata dalle forze armate USA, tentò senza successo di invadere Cuba e di rovesciare il governo di Fidel Castro – il Dipartimento della Difesa e il Capo degli Stati Maggiori Riuniti USA stesero dei piani, dal nome in codice Operazione Northwoods, per giustificare l'invasione militare USA di Cuba. Il piano fu presentato a Robert McNamara, segretario alla difesa del  presidente John F Kennedy, il 13 marzo 1962. Intitolato ' Giustificazione per l'intervento militare USA a Cuba  (Top Secret),’1 l'Operazione Northwoods suggeriva di lanciare una guerra di terrorismo segreta e sanguinosa contro il proprio paese allo scopo di ingannare il pubblico americano perché sostenesse una mal concepita guerra che gli Stati Maggiori Riuniti intendevano lanciare contro Cuba. Si rivolgeva alla CIA e ad altre agenzie per intraprendere una gamma di atrocità. Come lo ha descritto il giornalista investigativo USA James Bamford: 'Dei civili innocenti dovevano essere colpiti nelle strade americane; delle barche che portavano profughi che fuggivano da Cuba dovevano essere affondate in alto mare; un'ondata di violento terrorismo doveva essere lanciata a Washington DC, Miami e altrove. Delle persone sarebbero state incastrate per degli attentati che non avevano commesso; degli aeroplani sarebbero stati dirottati. Utilizzando prove false, di tutto ciò sarebbe stato incolpato Castro, dando così a Lemnitzer [Capo degli Stati Maggiori Riuniti USA] e alla sua cricca la scusa, come pure l'appoggio del pubblico e internazionale di cui avevano bisogno per lanciare la loro guerra contro la Cuba di Fidel Castro.’2

Il piano venne alla fine respinto dal presidente Kennedy. L'Operazione Northwoods rimase 'classificata' e sconosciuta al pubblico americano finché declassificata dal National Security Archive e rivelata da Bamford nell'aprile 2001. Nel 2002, fu presentato un piano non dissimile al segretario alla difesa USA Donald Rumsfeld dal suo Defense Science Board. Degli estratti dal suo 'Studio estivo sulle operazioni speciali e le forze congiunte a sostegno dell'antiterrorismo' sono stati rivelati il 16 agosto 2002,3 con Pamela Hess,4 William Arkin5 e David Isenberg,6 tra gli altri, pubblicando ulteriori dettagli e analisi del piano. Il piano raccomandava la creazione di un 'Gruppo operazioni proattive e preventive' (P20G come divenne noto), un'organizzazione clandestina che avrebbe eseguito missioni segrete per 'stimolare reazioni' tra i gruppi terroristi provocandoli a intraprendere atti violenti che li avrebbero esposti al 'contrattacco' delle forze USA.7

Al Qaeda nel Maghreb Islamico

Il mio nuovo libro sulla guerra globale al terrorismo nel Sahara (The Dying Sahara, Pluto 2013) presenterà solide prove che l'operazione El Para è stata il primo 'giro di prova' della decisione di Rumsfeld, concepita nel 2oo2, per rendere operativo il piano P2oG. Nella sua recente indagine sulle operazioni false flag, Nafeez Ahmed afferma che al giornalista investigativo USA Seymour Hersh8 è stato raccontato da un consigliere del Pentagono che l'operazione algerina [El Para] era un programma pilota per il nuovo programma clandestino del Pentagono P2oG.9

Il fronte del Sahara-Sahel non è l'unico caso di simili incidenti fabbricati nella guerra globale al terrorismo. Nel maggio del 2008, il presidente George W Bush chiese all'incirca $400 milioni di finanziamenti segreti per gruppi terroristi attraverso gran parte della regione Medio Oriente-Afghanistan per una offensiva clandestina diretta in definitiva contro il regime iraniano. Venne approvata dal Congresso una spesa iniziale di $300 milioni.

Dall'operazione El Para, il DRS dell'Algeria, con la complicità degli USA e la conoscenza di altre agenzie di intelligence occidentali, ha utilizzato Al Qaeda nel Maghreb Islamico, attraverso la quasi completa infiltrazione della sua leadership, per creare uno scenario terroristico. Gran parte del paesaggio terrorista che l'Algeria ed i suoi alleati occidentali hanno dipinto nella regione del Sahara-Sahel è completamente falso.

The Dying Sahara analizza ogni presunto evento di 'terrorismo' nella regione nel corso di questo ultimo, terribile decennio. Dimostra che alcuni sono genuini, ma che la grande maggioranza sono stati fabbricati o orchestrati dal DRS. Alcuni casi, come l'ampiamente riportato attacco di Al Qaeda nel Maghreb Islamico del 2007 all'aeroporto Djanet in Algeria, semplicemente non sono accaduti. Quello che realmente è traspirato è stato che una dimostrazione sulla disoccupazione contro l'amministrazione algerina da parte dei giovani tuareg locali è terminata con i giovani che hanno sparato dei colpi sull'aeroporto. Non aveva niente a che fare con Al Qaeda nel Maghreb Islamico.

Allo scopo di giustificare o di incrementare ciò che ho chiamato le loro 'rendite di terrorismo' da Washington, i governi di Mali, Niger e Algeria in almeno cinque occasioni dal 2004 sono stati responsabili di avere provocato i Tuareg per far prendere loro le armi, come nel 2004 (Niger), 2005 (Tamanrasset, Algeria), 2006 (Mali), 2007-09 (Niger e Mali). Per esempio, nel luglio 2005, i giovani tuareg sono insorti nella città dell'Algeria meridionale Tamanrasset, dando fuoco a circa 40 edifici governativi e commerciali. Alla fine è stato provato in tribunale che le sommosse e gli attacchi incendiari erano stati guidati come agenti provocatori da poliziotti algerini. La faccenda fu messa a tacere e all'incirca 80 giovani liberati e risarciti. Ma l'obiettivo dell'esercitazione era stato raggiunto: gli alleati del DRS a Washington furono in grado di parlare di 'presunto terrorismo' tra i tuareg di Tamanrasset,  prestando così altra giustificazione all'Iniziativa Antiterrorismo Trans-Sahariana di George Bush e alla quasi concomitante esercitazione militare 'Operazione Flintlock' del Pentagono attraverso il Sahara.

Intorno all'epoca dell'operazione El Para, il Pentagono produsse una serie di mappe dell'Africa, che presentavano la maggior parte della regione del Sahara-Sahel come una 'Zona del terrore' o 'Corridoio del terrore'. Quella ora è diventata una profezia autorealizzatasi. In aggiunta, la regione è anche diventata una delle principali condutture mondiali della droga. Negli ultimi anni, il traffico di cocaina dal Sud America attraverso l'Azawad, sotto la protezione delle elite politiche e militari della regione, particolarmente dell'ex presidente e delle forze di sicurezza del Mali e del DRS dell'Algeria, è germogliato. L'Ufficio per il Controllo della Droga dell'ONU di recente ha stimato che il 60% della cocaina dell'Europa ha attraversato la regione. Ha posto il suo valore, a prezzi di strada di Parigi, all'incirca a $11 miliardi, con $2 miliardi stimati che restano nella regione.

L'impatto delle macchinazioni di Washington sui popoli del Sahara-Sahel è stato devastante, non meno per l'economia regionale. Più di 60 rapimenti di occidentali hanno portato al crollo dell'industria del turismo attraverso la quale precedentemente le comunità tuareg in Mali, Niger e Algeria acquisivano gran parte delle loro entrate di contante. Per esempio, l'uccisione di quattro turisti francesi in Mauritania, in aggiunta a successivi rapimenti, è risultata in soltanto 173 turisti che nel 2011 hanno visitato la Mauritania, paragonati con 72.500 nel 2007.10 La perdita di turismo ha privato la regione di decine di milioni di dollari e costretto sempre più tuareg (ed altri), specialmente uomini giovani, alla 'criminalità' di banditismo e traffico di droga.

L'attuale caos in Mali

Mentre da tutto ciò sarà chiaro che l'ultima rivolta tuareg del Mali ha avuto uno sfondo complesso, la ribellione che è iniziata nel gennaio del 2012 era diversa da tutte le precedenti ribellioni tuareg, poiché vi era una probabilità molto reale che avrebbe avuto successo, almeno nel prendere il controllo dell'intero Mali settentrionale. La creazione del MNLA ribelle nell'ottobre 2011 è stata perciò non soltanto una seria minaccia potenziale all'Algeria, ma una che pare abbia preso di sorpresa il regime algerino. L'Algeria è sempre stata un poco spaventata dai tuareg, sia all'interno che nei paesi del Sahel confinanti. La distinta possibilità di un movimento nazionalista tuareg militarmente di successo nel Mali settentrionale, che l'Algeria ha sempre considerato come proprio cortile di casa, non poteva essere permessa.

La strategia dell'agenzia di intelligence algerina per rimuovere questa minaccia è stata di utilizzare Al Qaeda nel Maghreb Islamico per indebolire e quindi distruggere la credibilità e l'efficacia politica del MNLA. Questo è precisamente quello che abbiamo visto accadere nel Mali settentrionale nel corso degli ultimi nove mesi.

Sebbene il governo algerino abbia negato di averlo fatto, il 20 dicembre2011 ha inviato all'incirca 200 uomini delle forze speciali nell'Azawad. Il loro scopo pare essere stato di:

  • proteggere Al Qaeda nel Maghreb Islamico, che si era trasferita dalle sue basi di addestramento nell'Algeria meridionale al Mali settentrionale attorno al 2008
  • valutare le forze e le intenzioni del MNLA, e
  • contribuire a costituire nella regione due 'nuovi' gruppi terroristi salafiti-jihadisti – Ansar al-Din and MUJAO.

I capi di questi nuovi gruppi Iyad ag Ghaly dell'Ansar al-Din e Sultan Ould Badi del MUJAO – sono entrambe strettamente associati con i servizi segreti algerini, il DRS. Sebbene entrambe l'Ansar al-Din e il MUJAO abbiano cominciato in pochi di numero, sono immediatamente stati appoggiati da gente di potere nella forma di assassini esperti e bene addestrati delle brigate di Al Qaeda nel Maghreb Islamico del DRS. Questo spiega perché gli islamisti sono stati in grado di espandersi così velocemente e di dominare l'MNLA sia politicamente che militarmente.

Sebbene la strategia dell'Algeria sia stata efficace, almeno finora, nel realizzare l'obiettivo di indebolire e screditare l'MNLA, ha già trasformato la regione in una catastrofe umanitaria. Ora l'intervento militare straniero sembra sempre più probabile. Questo è qualcosa cui l'Algeria è sempre stata fortemente opposta perché considera se stessa, non la Francia, come potenza egemonica nel Sahel. La Risoluzione del 12 ottobre del Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha dato efficacemente all'Algeria l'ultima finestra di opportunità per 'trattenere con le briglie i suoi cani' e ideare una soluzione politica pacifica. Ma, mentre monta la rabbia contro gli islamisti e cresce il desiderio di rivincita della società civile del Mali, una soluzione pacifica sembra sempre più improbabile.

Nel decennio scorso in numerose occasioni ho avvertito che il modo nel quale il terrorismo veniva fabbricato e orchestrato dal DRS algerino nel Sahara-Sahel, con la conoscenza degli USA e delle altre potenze occidentali, sarebbe risultato inevitabilmente in un risultato catastrofico, possibilmente proprio nella forma di conflagrazione di ampiezza regionale. A meno che possa essere realizzato qualcosa abbastanza miracoloso intorno alla svolta dell'anno, pare che il Mali settentrionale stia diventando il posto per l'avvio proprio di una simile conflagrazione.

Avendo detto questo, vi è la prospettiva di uno scenario terrificante che viene sollevato da alcuni dei comandanti delle milizie locali, principalmente tuareg. Stanno postulando se il DRS algerino e i suoi alleati occidentali stanno usando la situazione nell'Azawad per incoraggiare la concentrazione di 'salafiti-jihadisti' nella regione nella forma dell''emirato sahariano' del quale si è a lungo parlato prima di 'sradicarli'. In questo caso, il DRS dell'Algeria tirerebbe fuori i suoi 'agenti' e lascerebbe i fanti i fanatici islamisti ad affrontare il bombardamento.

Ma, qualunque terribile scenario si sviluppi nel Mali, quando ascoltate i notiziari collegatevi a esso, con ogni mezzo non pensate 'oh, soltanto un'altra guerra in Africa'. Ricordate questo oscuro, sordido sfondo e come la guerra globale al terrorismo di Washington non possa sfuggire alle sue conseguenze per i popoli del Sahara.

1.       Capi di Stato maggiore Riuniti USA, ‘Justification for US Military Intervention in Cuba (Top Secret)’, US Department of Defense, 13 marzo 1962. E' stato pubblicato online in forma più completa dal National Security Archive il 30 aprile 2001.

2.      James Bamford, Body of Secrets, Doubleday 2001.

3.      Defense Science Board, ‘DSB Summer Study on Special Operations and Joint Forces in Support of Countering Terrorism’. Disponibile a fas.org/irp/agency/dod/dsbbrief.ppt

4.     Pamela Hess, ‘Panel wants $7bn élite counter-terror unit.’ United Press International, 26 settembre 2002.

5.      William M Arkin, ‘The Secret War,’ Los Angeles Times, 27 ottobre 2002.

6.     David Isenberg, ‘“P2OG” allows Pentagon to fight dirty’, Asia Times Online, 5 novembre 2002.

7.      Chris Floyd, ‘Into the Dark: The Pentagon Plan to promote terrorist attacks,’ Counterpunch, 1 novembre 2002; Nafeez Mosaddeq Ahmed, ‘Our Terrorists’, New Internationalist, ottobre 2009.

8.     Seymour Hersh, ‘The Coming Wars: What the Pentagon can now do in Secret.’ The New Yorker, 24 gennaio 2005.

9.     Nafeez Mosaddeq Ahmed, op cit.

10.  eTN Global Travel Industry News, 19 novembre 2008, eturbonews.com