Workers Action

revolutionary socialist organization

 

 

PERCHE' OBAMA TEME LA DEMOCRAZIA IN EGITTO

SHAMUS COOKE

30 GENNAIO 2011

 

Sarebbe più facile alzare Lazzaro dai morti che rinvenire il presidente egiziano. Così Obama passa al piano B. E, come risulta, il piano B somiglia molto allo status quo, meno un cambiamento di volto. Il volto nuovo è un uomo scelto attentamente dagli USA, Mohamed ElBaradei, un burocrate dell'ONU che da decenni non vive in Egitto ed è praticamente sconosciuto al popolo egiziano. Mettere al potere ElBaradei richiederà manovre politiche dietro le scene combinate con la repressione militare, un piano che si scontrerà con le richieste rivoluzionarie del popolo.

Per il loro piano gli USA sono già riusciti ad ottenere l'appoggio della Fratellanza Musulmana, il più forte gruppo d'opposizione in Egitto, che ha perduto gran parte del rispetto della propria base per avere collaborato troppo strettamente con Mubarak. Recentemente, la Fratellanza ha tentato di trattenere, senza nessun risultato, la rivoluzione. Ora, ha promesso appoggio a ElBaradei, che inizierà a negoziare qualche genere di transizione con Mubarak. Riporta il New York Times:

"La rivolta egiziana, che è emersa come un disparato e spontaneo movimento popolare, ha iniziato a saldarsi domenica, poiché il maggiore gruppo di opposizione, la Fratellanza Musulmana, ha rivolto il proprio sostegno all'eminente personaggio dell'opposizione secolare Mohamed ElBaradei, per negoziare per conto delle forze che perseguono la caduta del presidente Hosni Mubarak...Sebbene manchi di ampio sostegno personale, Mohammed ElBaradei, un premio Nobel, potrebbe servire da figura del consenso per il movimento che ha lottato per articolare il programma per una potenziale transizione"(30 gennaio 2011).

I media USA hanno vergognosamente cercato di promuovere ElBaradei come un personaggio popolare, tentando di assegnargli credibilità mostrando un film senza interruzioni di lui che parla attraverso un megafono a una protesta, anche se ammettono che manca di "ampio sostegno personale". Pochi in Egitto sanno chi sia.

Tuttavia, la Reuters ha riportato che Elbaradei "... aveva il mandato [da chi non lo dice] di parlare all'esercito e di organizzare il trasferimento di autorità ad una coalizione di unità nazionale". Dobbiamo ritenere che il "mandato" sia dagli USA, che continuano a manovrare dietro le scene. In maniera interessante, lo stesso articolo afferma che ElBaradei

"... ha invitato il presidente degli USA Barack Obama a "tagliare il macchinario medico vitale al dittatore". Ma lui [Obama] è rimasto prudente sull'abbandonare un alleato chiave in Medio Oriente. Obama ha soltanto sollecitato un mutamento di direzione dell'amministrazione dell'Egitto per tenere di più conto dell'opinione popolare". (30 gennaio 2011).

Gli egiziani vogliono che il regime del loro dittatore finisca, ma Obama vuole soltanto un "mutamento di direzione dell'amministrazione dell'Egitto". Queste sono richieste che sono in disaccordo. Effettivamente, da quando sono iniziati gli eventi in Egitto, Obama parla attivamente attraverso entrambe le parti della bocca.

La sua amministrazione ha continuato a dare sostegno al dittatore mentre in strada i dimostranti venivano colpiti dagli spari. Obama domandava la calma "da entrambe le parti", dando uguale credibilità alla sanguinaria dittatura e alle masse popolari che pretendevano che se ne andasse. Dovrebbe essere ovvio che, se i dimostranti "dimostrassero limitazione" come vuole Obama, la dittatura resterebbe al suo posto.

Un editoriale di Al-Jazeera ha messo in evidenza questo approccio ipocrita, intitolato "Presidente Obama, usa la Parola-D [democrazia]":

"... il presidente Obama si è rifiutato di mantenere una posizione decisa in appoggio del germogliante movimento per la democrazia ...Mubarak [il dittatore] ha continuato tutto ieri ad essere lodato come un partner decisivo per gli USA. Più importante, non vi è stata assolutamente nessun appello per una vera democrazia... al governo egiziano è stata suggerita soltanto una "riforma" affinché, nelle parole di Obama, "il popolo abbia i meccanismi per esprimere legittime rimostranze".  (30 gennaio 2011).

Ciò implica che la definizione di "riforma" di Obama sia un semplice cambiamento del volto del regime.

Mentre scrivo, la Reuters ha riportato che Mubarak si trovava in colloqui con gruppi dell'opposizione, forse Elbaradei. Se gli USA riescono ad installare come presidente Elbaradei, con un elemento di appoggio popolare tramite la Fratellanza Musulmana, l'esercito resterà un elemento cruciale nella politica egiziana, il cui strato più alto mantiene stretti legami -- politicamente e finanziariamente -- al governo USA. Ma neanche l'esercito egiziano è affidabile.

Lo stesso articolo della Reuters spiega:

"Le proteste hanno interessato città da una parte all'altra dell'Egitto. A Suez, sul canale, un alto ufficiale dell'esercito locale, il brigadiere Atef Said ha affermato che le sue truppe avrebbero dato libera voce ai dimostranti: "Permetteremo le proteste dei prossimi giorni", ha dichiarato alla Reuters. "Tutti hanno il diritto di esprimere le loro opinioni".

e:

"In delle scene surreali al Cairo, i soldati stavano ritti presso i carri armati coperti di graffiti anti-Mubarak: "Abbasso Mubarak. Abbasso il despota. Abbasso il traditore. Fuori il faraone dall'Egitto". ...Richiesti di come potevano lasciare scarabocchiare alla gente degli slogan anti-Mubarak sui loro veicoli fabbricati prevalentemente in America, un soldato ha dichiarato: "Questi sono scritti dal popolo. Sono le idee del popolo".

Questo esercito troverà difficile reprimere le inevitabili proteste se Elbaradei viene installato come fantoccio degli USA, dal momento che seguirà il sentiero steso da Mubarak: sostegno della presenza militare USA nella regione; sostegno della politica israeliana contro i palestinesi; sostegno della politica di libero mercato degli USA e sostegno di ulteriore aggressione USA contro paesi vicini come l'Iran.

In breve, qualsiasi regime che continui ad appoggiare le politiche USA sarà una dittatura, qualcosa che chiaramente il popolo egiziano non vuole. Se la Fratellanza Musulmana sostiene un simile governo, sarà completamente smascherata e screditata dai propri membri e sarà lasciato aperto un vuoto enorme, da riempirsi con l'auto-organizzazione del popolo egiziano.

Gli egiziani pretenderanno che gli USA cessino di intromettersi nei loro affari interni sostenendo politicamente dei governi impopolari, per esempio fornendo $2 miliardi di aiuti prevalentemente militari. Coloro che negli USA sostengono la democrazia devono pretendere la stessa cosa.

Fonti citate in questo articolo:

http://www.nytimes.com/2011/01/31/world/middleeast/31-egypt.html?hp

http://english.aljazeera.net/indepth/opinion/2011/01/201112811331582261.html

http://news.yahoo.com/s/nm/20110130/wl_nm/us_egypt

Sull'autore

 Shamus Cooke è un operatore dei servizi sociali, sindacalista e giornalista per Workers Action. Può contattarsi a portland@workerscompass.org