Giovedì 15 luglio 2010

Quello che Hugo Chavez potrebbe insegnare a Obama

Diversamente dal nostro presidente, i leader di sinistra latinoamericani hanno mantenuto le promesse.

di Mark Weisbrot

The Philadelphia Inquirer

 

Immaginate se Barack Obama, subito dopo essere entrato in carica nel gennaio 2009, avesse deciso di mantenere la sua promessa della campagna elettorale di "porre fine alla normale attività a Washington di modo che possiamo determinare un vero cambiamento".

Immaginate se avesse rifiutato gli architetti delle politiche in favore di Wall Street che hanno portato al crollo economico - come Larry Summers, Tim Geithner e la scuderia degli ex dipendenti di Goldman Sachs che dirigono il Dipartimento del Tesoro - e invece avesse nominato gli economisti vincitori del Premio Nobel Paul Krugman e Joseph Stiglitz a posizioni chiave, compresa la presidenza della Federal Reserve.

Invece che Hillary Clinton, che ha perduto le primarie presidenziali democratiche a causa del suo accanito sostegno alla guerra in Iraq, immaginate se avesse scelto il Sen. Russ Feingold (D., Wis.) come segretario di stato, o qualcun altro interessato a soddisfare il desiderio popolare di lasciare l'Afghanistan.

Immaginate una vera legge di riforma dell'assistenza sanitaria invece della riforma sanitaria che abbiamo avuto - una che non avesse dato il potere di veto alle potenti lobby farmaceutica ed assicurativa.

E' chiaro che Obama sarebbe calunniato dalle grandi imprese dei mass media. L'arrabbiata ostilità di Glenn Beck e Rush Limbaugh sarebbe eguagliata da altre organizzazioni di notizie mainstream, che accuserebbero il presidente di polarizzare il paese e di impegnarsi in pericolosa demagogia.

Con la maggior parte dei media e delle istituzioni dell'establishment contro di lui, Obama affronterebbe una continua battaglia per la sopravvivenza politica - sebbene potrebbe ben trionfare attraverso appelli diretti, populisti alla maggioranza degli elettori. Questo è quello che molti leader latinoamericani di sinistra-centro hanno fatto:

In Ecuador, il presidente Rafael Correa nel 2009 è stato rieletto con un grande margine, nonostante la forte opposizione dei media del paese.

In Bolivia, Evo Morales ha portato stabilità e crescita record in un paese con una tradizione di governi che non duravano più di un anno. E lo ha fatto nonostante i media più ostili nell'emisfero, come anche l'implacabile, talvolta violenta opposizione dell'elite tradizionale della Bolivia.

Ed il presidente venezuelano Hugo Chavez è sopravvissuto ad un tentativo di colpo di stato militare e ad altri sforzi per rovesciare il suo governo, vincendo tre elezioni presidenziali, ciascuna con un grande margine.

Tutti questi presidenti hanno affrontato delle oligarchie consolidate e lottato duramente per mantenere le loro promesse.

Morales, il primo presidente indigeno in un paese con una maggioranza indigena, ha rinazionalizzato le industrie dei carburanti fossili, ha creato posti di lavoro attraverso gli investimenti pubblici e ha ottenuto l'approvazione di una costituzione più democratica. Correa ha raddoppiato la spesa per la sanità e ha cancellato $3,2 di debito estero che ha dichiarato illegittimo. Sotto Chavez, che ha preso il controllo dell'industria petrolifera del suo paese, la povertà è stata ridotta della metà e l'estrema povertà è calata di oltre il 70%.

Questi hanno affrontato un altro ostacolo per mantenere le loro promesse che Obama non dovrebbe: l'opposizione del paese più potente del mondo. E' stato vero lo stesso per l'ex presidente argentino Nestor Kirchner, che ha dovuto lottare contro il Fondo Monetario Internazionale dominato da Washington per attuare le sue politiche economiche, che hanno reso l'Argentina l'economia a più veloce crescita nell'emisfero per sei anni.

Chavez, naturalmente, è stato il più demonizzato sui media degli USA. Questo non per quello che abbia detto o fatto, ma perché siede su 100 milioni di barili di petrolio. Washington ha un problema specifico con gli stati produttori di petrolio che non seguono gli ordini - siano delle dittature (Iraq), delle teocrazie (Iran) oppure delle democrazie (Venezuela).

Tutti questi leader avevano sperato che Obama avrebbe perseguito una politica latinoamericana diversa, più illuminata, ma questo non è accaduto. Sembra che Washington, che si sentiva a proprio agio con i dittatori e gli oligarchi che per decenni hanno diretto lo spettacolo nella regione, abbia ancora dei problemi con la democrazia nel suo ex "cortile".


Mark Weisbrot è coautore del nuovo documentario di Oliver Stone sull'ascesa di leader di sinistra in America Latina "South of the Border" ed è condirettore con Dean Baker del Center for Economic and Policy Research. Può contattarsi a weisbrot@cepr.net.