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Immaginate se
Barack Obama,
subito dopo essere entrato in carica nel gennaio 2009, avesse deciso
di mantenere la sua promessa della campagna elettorale di "porre
fine
alla normale attività a
Washington
di modo che possiamo determinare un vero cambiamento".
Immaginate se avesse rifiutato gli architetti delle politiche
in favore di
Wall Street
che hanno portato al crollo economico
-
come
Larry Summers, Tim Geithner
e la scuderia degli ex dipendenti di
Goldman Sachs
che dirigono il Dipartimento del Tesoro
-
e invece avesse nominato gli economisti vincitori del Premio Nobel
Paul Krugman
e
Joseph Stiglitz a posizioni chiave, compresa la
presidenza della
Federal Reserve.
Invece che
Hillary Clinton,
che ha perduto le primarie presidenziali democratiche a causa del
suo accanito sostegno alla guerra in Iraq, immaginate se avesse
scelto il
Sen. Russ Feingold (D., Wis.)
come segretario di stato, o qualcun altro interessato a soddisfare
il desiderio popolare di lasciare l'Afghanistan.
Immaginate una vera legge di riforma dell'assistenza sanitaria
invece della riforma sanitaria che abbiamo avuto
-
una che non avesse dato il potere di veto alle potenti lobby
farmaceutica ed assicurativa.
E' chiaro che Obama sarebbe calunniato dalle grandi imprese dei
mass media. L'arrabbiata ostilità di
Glenn Beck
e
Rush Limbaugh
sarebbe eguagliata da altre organizzazioni di notizie
mainstream, che accuserebbero il presidente di polarizzare il paese
e di impegnarsi in pericolosa demagogia.
Con la maggior parte dei media e delle istituzioni dell'establishment
contro di lui, Obama affronterebbe una continua battaglia
per la sopravvivenza politica
-
sebbene potrebbe ben trionfare attraverso appelli diretti, populisti
alla maggioranza degli elettori. Questo è quello che molti leader
latinoamericani di sinistra-centro hanno fatto:
In Ecuador,
il presidente
Rafael Correa
nel 2009 è stato rieletto con un grande margine, nonostante la forte
opposizione dei media del paese.
In Bolivia, Evo Morales
ha portato stabilità e crescita record in un paese con una
tradizione di governi che non duravano più di un anno. E lo ha fatto
nonostante i media più ostili nell'emisfero, come anche
l'implacabile, talvolta violenta opposizione dell'elite tradizionale
della Bolivia.
Ed il presidente venezuelano
Hugo Chavez
è sopravvissuto ad un tentativo di colpo di stato militare e ad
altri sforzi per rovesciare il suo governo, vincendo tre elezioni
presidenziali, ciascuna con un grande margine.
Tutti questi presidenti hanno affrontato delle oligarchie
consolidate e lottato duramente per mantenere le loro promesse.
Morales, il primo presidente indigeno in un paese con una
maggioranza indigena, ha rinazionalizzato le industrie dei
carburanti fossili, ha creato posti di lavoro attraverso gli
investimenti pubblici e ha ottenuto l'approvazione di una
costituzione più democratica. Correa ha raddoppiato la spesa per la
sanità e ha cancellato $3,2 di debito estero che ha dichiarato
illegittimo. Sotto Chavez, che ha preso il controllo dell'industria
petrolifera del suo paese, la povertà è stata ridotta della metà e
l'estrema povertà è calata di oltre il 70%.
Questi hanno affrontato un altro ostacolo per mantenere le loro
promesse che Obama non dovrebbe: l'opposizione del paese più potente
del mondo. E' stato vero lo stesso per l'ex presidente argentino
Nestor Kirchner,
che ha dovuto
lottare contro il Fondo Monetario Internazionale dominato da
Washington
per attuare le sue politiche economiche, che hanno reso l'Argentina
l'economia a più veloce crescita nell'emisfero per sei anni.
Chavez,
naturalmente, è stato il più demonizzato sui media degli USA.
Questo non per quello che abbia detto o fatto, ma perché siede
su 100 milioni di barili di petrolio.
Washington
ha un problema specifico con gli stati produttori di petrolio
che non seguono gli ordini
-
siano delle dittature (Iraq), delle teocrazie (Iran) oppure delle
democrazie
(Venezuela).
Tutti questi leader avevano sperato che Obama avrebbe
perseguito una politica latinoamericana diversa, più illuminata, ma
questo non è accaduto. Sembra che
Washington,
che si sentiva a proprio agio con i dittatori e gli oligarchi che
per decenni hanno diretto lo spettacolo nella regione,
abbia ancora dei problemi con la democrazia nel suo ex "cortile".
Mark Weisbrot
è coautore del nuovo documentario di
Oliver Stone
sull'ascesa di leader di sinistra in America Latina
"South of the Border"
ed è condirettore con
Dean Baker
del
Center for Economic and Policy Research.
Può contattarsi
a
weisbrot@cepr.net.
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