
Mercenari e Resistenza
Noi sapevamo per cosa stavamo combattendo
6 dicembre 2004
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Da LEFT FACE: Sindacati di soldati e movimenti di resistenza nelle forze armate moderne, di DAVID CORTRIGHT E MAX WATTS: Contributi agli studi militari, numero 107, GREENWOOD PRESS, New York Westport, Connecticut London Gli autori una volta chiesero ad un capitano di fanteria nordvietnamita come potesse la sua unità effettuare attacchi concentrati in presenza di devastanti bombardamenti dei B-52. (Le bombe dei B-52 erano guidate da sensori sismici che potevano individuare le vibrazioni provocate da qualsiasi grande gruppo di esseri viventi in movimento). Il capitano Ho Nam lo descrisse in questo modo: L’intera compagnia, ogni soldato, studiava per giorni un modello del nostro obiettivo. Quindi ci disperdevamo e ci dividevamo anche fino a 50 o 60 gruppi di tre membri ciascuno. In seguito, all’ora programmata, vicini al bersaglio, ci ricongiungevamo, attaccavamo ed immediatamente ci disperdevamo nuovamente. I B-52 colpivano forse uno o due di questi gruppi da tre uomini. Al capitano Ho venne rammentato che a quel tempo nell’esercito U.S.A. la maggior parte dei gruppi di questo tipo, necessariamente senza la guida di un ufficiale, si sarebbero persi per strada ed avrebbero evitato il combattimento. Il capitano rispose: Ma noi sapevamo per cosa stavamo combattendo. ______________________________________________________________ For fair use only |