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Da quando il tentativo di colpo di stato nell'aprile 2002
appoggiato dagli USA contro il presidente
Hugo Chavez in Venezuela è fallito,
Washington
sta
perseguendo una molteplicità di strategie per rimuovere dal
potere
l'enormemente popolare
capo di stato sudamericano. Nel corso dei dieci anni trascorsi
il finanziamento multimilionario ai gruppi anti-Chavez in Venezuela
attraverso agenzie governative USA, come il
National Endowment for Democracy (NED)
e la
US Agency for International Development (USAID), è
aumentato in modo esponenziale, come è stato per l'appoggio politico
diretto attraverso consiglieri, strateghi e consulenti - il tutto
mirante ad aiutare a salire al potere un'opposizione impopolare e
antiquata.
Negli ultimi anni, le agenzie governative USA, compreso il
Dipartimento di Stato, la
Central Intelligence Agency,
il
National Directorate of Intelligence ed il Pentagono,
hanno alzato esageratamente il loro linguaggio ostile verso il
governo venezuelano. Il grande paese produttore di petrolio è stato
posto nelle innumerevoli ed infondate "liste" prodotte annualmente
da
Washington,
incluse "mancanza di cooperare con gli sforzi antinarcotici",
"fallimento nell'aiutare la guerra al terrore",
"traffico di persone" ed altre, che sono basate su decisioni
politiche invece che su prove concrete e solide per sostenere le loro
accuse.
Queste classificazioni hanno permesso a
Washington
di giustificare non soltanto i milioni di dollari dei contribuenti
USA incanalati
ai gruppi
anti-Chavez
con la facciata di ONG, ma anche di incrementare la presenza
militare nella regione e di convincere l'opinione pubblica che
Hugo Chavez
è un nemico. Nonostante "promesse" di
relazioni rispettose e di non intervento, il linguaggio ostile
e le azioni del governo Obama verso il Venezuela hanno portato ad un
congelamento delle relazioni diplomatiche tra i due paesi associati
a progetti di espansione dentro
Washington
per includere il paese sudamericano nell'"asse del male terrorista".
Lo sviluppo contro il Venezuela che è cominciato durante
l'amministrazione
George W. Bush
è stato rapidamente accelerato da Obama.
Con la Commissione Relazioni Estere della Camera nelle mani dei
repubblicani della Florida
Ileana Ros-Lehtinen
e
Connie Mack –
entrambe dei fanatici che odiano Chavez
–
il Congresso spinge accanitamente per azioni dirette contro il
Venezuela per provocare la rimozione di Chavez e mettere al potere
un governo "amichevole verso gli USA".
Non soltanto il
Venezuela
possiede le maggiori riserve petrolifere sul pianeta, forse con più
di 500 miliardi di barili, circa 300 attestabili, ma la
posizione geopolitica del paese come il porto del Sud America, che
confina con i Caraibi, le Ande e l'Amazzonia, lo rende uno dei paesi
geostrategicamente più importanti al mondo. Oltre al petrolio, il
Venezuela possiede vaste riserve di minerali, metalli pesanti,
uranio ed acqua.
La crescente
leadership
ed influenza del presidente Chavez nella regione irrita
da qualche tempo
Washington.
Dei tentativi di demonizzare, ridicolizzare e persino ignorare il
capo di stato venezuelano sono stati impiegati dal governo e
dai mass media USA nel corso dei diversi anni passati,
creando una percezione distorta della realtà del Venezuela
tra l'opinione pubblica. Nonostante numerose elezioni, tutte
sorvegliate da osservatori internazionali e nelle quali Chavez ha
ottenuto attorno al 60% dei voti, i media internazionali ritraggono
il presidente venezuelano come un "dittatore" ed il paese come uno
"stato fallito".
Ma la crescente, vibrante democrazia del Venezuela, nella quale
una maggioranza in precedenza esclusa e messa a tacere dai
precedenti governi sostenuti dagli USA oggi partecipa liberamente ed
ampiamente, ha realizzato dei cambiamenti straordinari nel paese,
compresi la riduzione della povertà del 50%, la garanzia di
assistenza sanitaria ed istruzione gratuite ed universali, un tasso
di disoccupazione del 6% (giù dal 15%) e grande sviluppo delle
infrastrutture.
Mentre il presidente Obama si è in gran parte astenuto dal
commentare personalmente sul Venezuela, come ha fatto il suo
predecessore Bush, una recente intervista fornita ad un quotidiano
nazionale anti-Chavez,
El Universal,
evidenzia una svolta nella politica. L'intervista,
data subito dopo un'allarmante trasmissione su un "rapporto"
non comprovato che tenta di collegare il Venezuela, Cuba e l'Iran ad
un complotto terroristico contro gli USA, che è stato diffuso sulla
maggiore stazione in lingua spagnola negli Stati Uniti,
Univision, si interpreta come una pagina del grosso
libro di false accuse prodotte contro il Venezuela da quando Chavez
giunse al potere nel 1999.
In risposte scritte al giornale venezuelano, Obama (o la sua
squadra di consiglieri) hanno insinuato che il Venezuela era una
dittatura ed ha espresso la sua "preoccupazione sulle azioni del
governo, che hanno limitato i diritti universali del popolo
venezuelano, minacciato i fondamentali valori democratici e
trascurato di contribuire alla sicurezza nella regione".
Naturalmente Obama tralascia di citare qualsiasi esempio reale
per comprovare le sue "preoccupazioni". Queste sono semplicemente il
tipo di dichiarazioni che sono state rigurgitate dai portavoce di
Washington
nel corso del decennio passato, mai con
un brandello di prove pratiche a sostenere le loro incriminanti
pretese. In Venezuela non è stato limitato dal governo
nessun diritto. Infatti, i diritti sono stati accresciuti in base
alla nuova costituzione che è stata scritta e ratificata dal popolo
del Venezuela in un referendum nazionale nel 1999. I venezuelani
hanno i diritti fondamentali all'assistenza sanitaria,
all'istruzione, al cibo, all'alloggio, ad un salario minimo, alla
partecipazione, all'espressione, alla ricreazione ed alla cultura
che i 300 milioni di cittadini degli Stati Uniti non hanno. Ed è
cinico sostenere che il Venezuela, un paese con una minima potenza
militare che non ha mai attaccato nessun altro paese, minacciato o
invaso un vicino, sia una "minaccia alla sicurezza nazionale".
La storia di 200 anni di invasioni, massacri, colpi di stato,
interventi ed altre aggressioni contro quasi tutti i paesi latino
americani e dei Caraibi del governo USA non può essere lasciata "nel
passato" come preferirebbe Obama. Obama non ha mancato di menzionare
la sua "preoccupazione" sul rapporto del Venezuela con l'Iran,
riguardo al quale ha dichiarato: "Prendiamo le attività iraniane,
incluse quelle in Venezuela, molto seriamente e continueremo a
monitorarle con grande attenzione".
Non è una coincidenza che queste dichiarazioni seguono la
diffusione del documentario hollywoodiano di
Univision
"La minaccia iraniana", che compone pericolose pretese diffamatorie
contro l'amministrazione Chavez nel tentativo di includere il
Venezuela in un
fasullo complotto terroristico.
Nonostante la ridicolaggine delle pretese di
Univision,
i membri del Congresso stanno beffando Obama a prendere
un'azione preventiva sia contro l'Iran che il Venezuela. Altri
"commentatori" ed "analisti" sono indaffarati a scrivere blog e
colonne che avvertono della crescente minaccia terroristica a sud
della frontiera USA. Queste accuse pericolose ed infondate
potrebbero facilmente essere utilizzate per giustificare un attacco
contro il Venezuela, come "armi di distruzione di massa" è stato
utilizzata contro l'Iraq e "proteggere la popolazione" è stata
utilizzata contro la Libia.
L'avventata strategia di saltare sul carro del vincitore di
Obama dell'aggressione al
Venezuela potrebbe portare ad un'inutile atrocità. Come
ha dichiarato il presidente Chavez, sarebbe meglio che Obama si
concentrasse sulle difficoltà interne, piuttosto che cercare di
crearne di nuove all'estero.
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