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Guerra al Venezuela: le accuse false di Washington

contro il governo Chavez

di Eva Gollinger - Correo del Orinoco International, 27 dicembre 2011

 

Da quando il tentativo di colpo di stato nell'aprile 2002 appoggiato dagli USA contro il presidente Hugo Chavez in Venezuela è fallito, Washington sta perseguendo una molteplicità di strategie per rimuovere dal potere l'enormemente popolare capo di stato sudamericano. Nel corso dei dieci anni trascorsi il finanziamento multimilionario ai gruppi anti-Chavez in Venezuela attraverso agenzie governative USA, come il National Endowment for Democracy (NED) e la US Agency for International Development (USAID), è aumentato in modo esponenziale, come è stato per l'appoggio politico diretto attraverso consiglieri, strateghi e consulenti - il tutto mirante ad aiutare a salire al potere un'opposizione impopolare e antiquata.

Negli ultimi anni, le agenzie governative USA, compreso il Dipartimento di Stato, la Central Intelligence Agency, il National Directorate of Intelligence ed il Pentagono, hanno alzato esageratamente il loro linguaggio ostile verso il governo venezuelano. Il grande paese produttore di petrolio è stato posto nelle innumerevoli ed infondate "liste" prodotte annualmente da Washington, incluse "mancanza di cooperare con gli sforzi antinarcotici", "fallimento nell'aiutare la guerra al terrore", "traffico di persone" ed altre, che sono basate su decisioni politiche invece che su prove concrete e solide per sostenere le loro accuse.

Queste classificazioni hanno permesso a Washington di giustificare non soltanto i milioni di dollari dei contribuenti USA incanalati ai gruppi anti-Chavez con la facciata di ONG, ma anche di incrementare la presenza militare nella regione e di convincere l'opinione pubblica che Hugo Chavez è un nemico. Nonostante "promesse" di relazioni rispettose e di non intervento, il linguaggio ostile e le azioni del governo Obama verso il Venezuela hanno portato ad un congelamento delle relazioni diplomatiche tra i due paesi associati a progetti di espansione dentro Washington per includere il paese sudamericano nell'"asse del male terrorista". Lo sviluppo contro il Venezuela che è cominciato durante l'amministrazione George W. Bush è stato rapidamente accelerato da Obama.

Con la Commissione Relazioni Estere della Camera nelle mani dei repubblicani della Florida Ileana Ros-Lehtinen e Connie Mack – entrambe dei fanatici che odiano Chavez il Congresso spinge accanitamente per azioni dirette contro il Venezuela per provocare la rimozione di Chavez e mettere al potere un governo "amichevole verso gli USA".

Non soltanto il Venezuela possiede le maggiori riserve petrolifere sul pianeta, forse con più di 500 miliardi di barili, circa 300 attestabili, ma la posizione geopolitica del paese come il porto del Sud America, che confina con i Caraibi, le Ande e l'Amazzonia, lo rende uno dei paesi geostrategicamente più importanti al mondo. Oltre al petrolio, il Venezuela possiede vaste riserve di minerali, metalli pesanti, uranio ed acqua.

La crescente leadership ed influenza del presidente Chavez nella regione irrita da qualche tempo Washington. Dei tentativi di demonizzare, ridicolizzare e persino ignorare il capo di stato venezuelano sono stati  impiegati dal governo e dai mass media USA nel corso dei diversi anni passati, creando una percezione distorta della realtà del Venezuela tra l'opinione pubblica. Nonostante numerose elezioni, tutte sorvegliate da osservatori internazionali e nelle quali Chavez ha ottenuto attorno al 60% dei voti, i media internazionali ritraggono il presidente venezuelano come un "dittatore" ed il paese come uno "stato fallito".

Ma la crescente, vibrante democrazia del Venezuela, nella quale una maggioranza in precedenza esclusa e messa a tacere dai precedenti governi sostenuti dagli USA oggi partecipa liberamente ed ampiamente, ha realizzato dei cambiamenti straordinari nel paese, compresi la riduzione della povertà del 50%, la garanzia di assistenza sanitaria ed istruzione gratuite ed universali, un tasso di disoccupazione del 6% (giù dal 15%) e grande sviluppo delle infrastrutture.

Mentre il presidente Obama si è in gran parte astenuto dal commentare personalmente sul Venezuela, come ha fatto il suo predecessore Bush, una recente intervista fornita ad un quotidiano nazionale anti-Chavez, El Universal, evidenzia una svolta nella politica. L'intervista, data subito dopo un'allarmante trasmissione su un "rapporto" non comprovato che tenta di collegare il Venezuela, Cuba e l'Iran ad un complotto terroristico contro gli USA, che è stato diffuso sulla maggiore stazione in lingua spagnola negli Stati Uniti, Univision, si interpreta come una pagina del grosso libro di false accuse prodotte contro il Venezuela da quando Chavez giunse al potere nel 1999.

In risposte scritte al giornale venezuelano, Obama (o la sua squadra di consiglieri) hanno insinuato che il Venezuela era una dittatura ed ha espresso la sua "preoccupazione sulle azioni del governo, che hanno limitato i diritti universali del popolo venezuelano, minacciato i fondamentali valori democratici e trascurato di contribuire alla sicurezza nella regione".

Naturalmente Obama tralascia di citare qualsiasi esempio reale per comprovare le sue "preoccupazioni". Queste sono semplicemente il tipo di dichiarazioni che sono state rigurgitate dai portavoce di Washington nel corso del decennio passato, mai con un brandello di prove pratiche a sostenere le loro incriminanti pretese. In Venezuela non è stato limitato dal governo nessun diritto. Infatti, i diritti sono stati accresciuti in base alla nuova costituzione che è stata scritta e ratificata dal popolo del Venezuela in un referendum nazionale nel 1999. I venezuelani hanno i diritti fondamentali all'assistenza sanitaria, all'istruzione, al cibo, all'alloggio, ad un salario minimo, alla partecipazione, all'espressione, alla ricreazione ed alla cultura che i 300 milioni di cittadini degli Stati Uniti non hanno. Ed è cinico sostenere che il Venezuela, un paese con una minima potenza militare che non ha mai attaccato nessun altro paese, minacciato o invaso un vicino, sia una "minaccia alla sicurezza nazionale".

La storia di 200 anni di invasioni, massacri, colpi di stato, interventi ed altre aggressioni contro quasi tutti i paesi latino americani e dei Caraibi del governo USA non può essere lasciata "nel passato" come preferirebbe Obama. Obama non ha mancato di menzionare la sua "preoccupazione" sul rapporto del Venezuela con l'Iran, riguardo al quale ha dichiarato: "Prendiamo le attività iraniane, incluse quelle in Venezuela, molto seriamente e continueremo a monitorarle con grande attenzione".

Non è una coincidenza che queste dichiarazioni seguono la diffusione del documentario hollywoodiano di Univision "La minaccia iraniana", che compone pericolose pretese diffamatorie contro l'amministrazione Chavez nel tentativo di includere il Venezuela in un fasullo complotto terroristico.

Nonostante la ridicolaggine delle pretese di Univision, i membri del Congresso stanno beffando Obama a prendere un'azione preventiva sia contro l'Iran che il Venezuela. Altri "commentatori" ed "analisti" sono indaffarati a scrivere blog e colonne che avvertono della crescente minaccia terroristica a sud della frontiera USA. Queste accuse pericolose ed infondate potrebbero facilmente essere utilizzate per giustificare un attacco contro il Venezuela, come "armi di distruzione di massa" è stato utilizzata contro l'Iraq e "proteggere la popolazione" è stata utilizzata contro la Libia.

L'avventata strategia di saltare sul carro del vincitore di Obama dell'aggressione al Venezuela potrebbe portare ad un'inutile atrocità. Come ha dichiarato il presidente Chavez, sarebbe meglio che Obama si concentrasse sulle difficoltà interne, piuttosto che cercare di crearne di nuove all'estero.