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Due anni e mezzo dopo il crollo finanziario del settembre 2008
e due anni dopo la fine ufficiale della recessione USA, è chiaro che
non è stato risolto nessuno dei problemi basilari che hanno gettato
l'economia mondiale nella crisi più grave dagli anni '30. Al
contrario, l'anemica ripresa economica vacilla, i tassi di crescita
rallentano nella maggior parte del mondo ed il sistema finanziario
barcolla ancora una volta sull'orlo dell'abisso.
La rinnovata ascesa della disoccupazione negli USA,
accompagnata dall'ulteriore declino dei prezzi delle abitazioni e
delle vendite e da una riduzione nella produzione, è l'espressione
più nitida di una tendenza globale. L'ultimo rapporto
Prospettive Economiche Globali della Banca Mondiale, pubblicato
il 7 giugno, prevede una crescita economica più lenta per tutte le
regioni del mondo eccetto l'Africa sub-sahariana per quest'anno e il
prossimo. La banca stima che l'economia mondiale si espanderà di un
semplice 3,2% quest'anno, drammaticamente inferiore del modesto
tasso del 3,8% per il 2010.
Si prevede che l'economia USA cresca di un misero 2,6%
quest'anno e che rimanga al di sotto del 3% almeno per tutto
il 2013. Ci vuole un tasso di crescita sostenuta di almeno il 3% per
intaccare il tasso di disoccupazione ufficiale USA a quasi due
cifre.
Ancora più minaccioso, la banca ritiene che il tasso di
crescita dei paesi in via di sviluppo—Cina, India, Brasile ecc.—calerà al 6,3% per tutto il 2013, un punto percentuale pieno sotto il tasso
per il 2010. Questi sono i paesi che in larga misura hanno contato
per la crescita globale dal crollo finanziario nei paesi avanzati.
Queste sinistre proiezioni non tengono conto dei dati di maggio
che mostrano una marcata decelerazione della crescita in USA,
Europa, Giappone, Cina e India.
Gli ultimi giorni hanno visto una proliferazione di
avvertimenti dagli economisti borghesi sul pericolo di un ritorno
alla crescita negativa—una cosiddetta "recessione a doppia discesa".
Lawrence Summers, fino alla fine del 2010 il direttore del Consiglio Economico Nazionale di
Obama, il 13 giugno ha pubblicato una colonna sia nel
Washington Post
che nel Financial Times
nella quale ha avvertito che gli Stati Uniti "sono ora a metà strada di un
decennio economico perduto". Ha osservato che tra il 2006 ed il
2011, la crescita economica USA è stata in media meno dell'1% annuo,
simile a quella del Giappone "nel periodo del suo scoppio della
bolla".
Il professor
Nouriel Roubini
dell'università di New York questa settimana ha preannunciato una "tempesta
perfetta" di deficit fiscali negli USA, un rallentamento in Cina,
dei default del debito europei e la stagnazione in Giappone. Dopo il
2013 la Cina potrebbe
essere di fronte ad un "atterraggio duro", ha affermato, come
risultato di sovraccapacità negli investimenti fissi e di fallimenti
bancari.
La crisi economica mondiale è stata precipitata da un'orgia di
speculazione, nella quale il confine tra le operazioni finanziarie e
l'autentica criminalità era in gran parte cancellato. Tuttavia il
centro irremovibile della politica statale è stato dall'inizio di
proteggere la ricchezza dell'aristocrazia finanziaria. A questo
fine, il tesoro degli stati è stato saccheggiato per coprire i
debiti speculativi dei banchieri.
I salvataggi bancari multi-triliardari hanno inaugurato il
maggiore trasferimento di ricchezza dal fondo verso il vertice nella
storia umana. Ciò ha acuito immensamente le tensioni sociali ed
introdotto un nuovo periodo di sollevamenti rivoluzionari.
Le agitazioni iniziali si sono già viste quest'anno nelle
rivolte rivoluzionarie in Tunisia ed Egitto, nell'intensificazione
della resistenza della classe lavoratrice in Grecia ed in altri
paesi europei e nelle proteste di massa dei lavoratori
in Wisconsin.
La borghesia è stata in grado di saccheggiare il tesoro pubblico soltanto
a causa del ruolo infido dei sindacati e dei loro alleati nella
"sinistra" pseudo-socialista nell'indebolire e soffocare
l'opposizione della classe lavoratrice.
L'acuto incremento nell'indebitamento statale risultante dai
salvataggi ha soltanto indebolito ulteriormente la solvibilità a
lungo termine delle banche, dal momento che sono state lasciate a
detenere decine di miliardi di dollari di titoli governativi il cui
valore è precipitato.
La risposta universale della borghesia e dei suoi governi di
tutte le specie—sia conservatori che liberali o "socialisti"—è di imporre il costo pieno della crisi sulla classe lavoratrice. Lo scopo
non è niente di meno che una controrivoluzione sociale—l'eliminazione di tutte le conquiste sociali ottenute nel corso del secolo
scorso e la riduzione della classe lavoratrice in uno
stato di povertà e di disperazione.
Ma, lungi dal risolvere la crisi finanziaria, tutti i loro
tentativi l'hanno soltanto aggravata. Un anno dopo avere ricevuto un
prestito di €110 miliardi collegato a feroci misure di austerità, la
Grecia è stata immersa in una profonda recessione, che ha minato le
entrate statali ed intensificato la crisi del debito. Ora, in cambio
di un nuovo prestito, il governo socialdemocratico sta imponendo
tagli ancora più gravi come pure la svendita dei beni statali.
Questo ciclo vizioso, che viene replicato in Irlanda,
Portogallo, Spagna ed in altri paesi pesantemente indebitati, porta
inevitabilmente ai default statali e ad una nuova crisi finanziaria.
Non un singolo banchiere di primo piano è stato perseguito in
connessione al massiccio schema Ponzi che era stato costruito sulla
base dei mutui sub-prime tossici e di altre attività incerte. Le
banche gigantesche non soltanto non sono state smembrate o
nazionalizzate, ma è stato loro permesso di aumentare il loro potere
monopolistico. Non è stata introdotta nessuna seria riforma,
consentendo alle banche di riprendere la loro avventata speculazione
e di incassare profitti record, mentre hanno concesso premi più alti
che mai ai loro alti dirigenti.
Il non regolato mercato dei derivati, che ha giocato un ruolo
centrale nel crollo finanziario, continua implacabile. Vengono fatti
incalcolabili milioni in profitti da un fiorente mercato dei
credit default swap scommettendo sulla probabilità di default dei debiti sovrani.
Obiettando contro qualsiasi ristrutturazione del debito greco,
Mario Draghi, ex governatore della Banca d'Italia, che è probabile diventi il prossimo
presidente della Banca Centrale Europea, ha dichiarato questa
settimana al Parlamento Europeo: "Chi sono i possessori dei
credit default swap? Chi ha assicurato altri contro un default del paese? Potremmo avere una
catena di contagio".
Il declino nei livelli di vita della classe lavoratrice e
l'ulteriore concentrazione della ricchezza al vertice sono riassunti
in uno sconcertante grafico pubblicato dal Dipartimento del Lavoro
USA che mostra che la quota di reddito nazionale USA che va ai
lavoratori è calato ad un minimo record.

Fonte: US Department of Labor: Bureau of Labor Statistics
Questo grafico mostra che il declino—una tendenza generale che inizia negli anni '80—accelera drammaticamente nel 2000. Ciò che è più significativo è il fatto
che la quota di reddito nazionale dei lavoratori è calata ancora più
rapidamente durante la presunta "ripresa" che è cominciata nel
giugno del 2009 che durante la recessione ufficiale.
Cosa rivela questo? Dimostra che la crisi viene
sistematicamente e deliberatamente sfruttata dalla borghesia
americana e dall'amministrazione Obama per attuare un capovolgimento
storico e permanente nelle condizioni di vita della classe
lavoratrice.
Gli eventi dei 33 mesi passati hanno confutato tutte le pretese
di governi, politici, esperti dei media, funzionari sindacali ed
accademici che sia possibile una soluzione fattibile alla crisi
all'interno della struttura del capitalismo. Come hanno spiegato
dall'inizio il
Socialist Equality Party
ed il
World Socialist Web Site, l'attuale crisi non è semplicemente una depressione economica
congiunturale, ma piuttosto una crisi sistemica del sistema
capitalista mondiale. Al centro della crisi vi è il profondo e
protratto declino nella posizione globale del capitalismo americano.
Nel gennaio 2009 il SEP ha scritto che "Un 'ribilanciamento'
dell'economia mondiale—vale a dire l'istituzione di un nuovo equilibrio economico
mondiale su base capitalista—si può realizzare soltanto attraverso la distruzione massiccia delle forze
produttive esistenti, un abbassamento catastrofico dei livelli di
vita della classe lavoratrice internazionale e, perché ciò sia
attuato,
l'annientamento di un settore sostanziale della popolazione
mondiale. Quindi, la vera alternativa alla disintegrazione
capitalista è la riorganizzazione razionale dell'economia globale su
una base socialista".
Questa prospettiva—e l'avvertimento—sono stati provati dagli eventi. Così, inoltre, lo è nello stesso documento
il passaggio che parla dei connessi processi di crisi capitalista e lo
sviluppo della militanza sociale e politica della classe lavoratrice
e di nuove forme di consapevolezza rivoluzionaria. "La questione
decisiva è quale di questi processi avrà la meglio", afferma il
documento.
Le espressioni iniziali del nuovo stadio della lotta di classe
in Nord Africa ed in Medio Oriente, in Europa ed in America hanno
sottolineato il ruolo reazionario dei sindacati, dei partiti della
"sinistra" ufficiale e delle varie organizzazioni della classe media
che lavorano per mantenere la classe lavoratrice a queste forze
controrivoluzionarie.
Hanno evidenziato i complessi problemi politici che stanno di
fronte alla classe lavoratrice mentre entra in un nuovo periodo di
lotta rivoluzionaria e hanno reso chiaramente evidente la questione
centrale della crisi di leadership e della prospettiva della
classe lavoratrice. Il deterioramento dell'economia mondiale
alimenterà inevitabilmente nuove e più ampie lotte sociali, fornendo
ampie opportunità per il movimento rivoluzionario di combattere per
la leadership di queste lotte ed armarle di una prospettiva
socialista ed internazionalista.
Il
Socialist Equality Party
ed il Comitato Internazionale della Quarta Internazionale soli sono capaci e
determinati a fornire questa leadership. Tutti coloro che
comprendono il bisogno di un'alternativa socialista alla povertà,
alla dittatura ed alla guerra devono prendere la decisione di unirsi
e di costruire il nostro movimento in ogni paese.
Barry Grey
L'autore raccomanda inoltre:
Perspectives and Tasks of the Socialist Equality Party in 2009
[13
gennaio 2009]
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