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In seguito all'attacco missilistico alla Siria della settimana
scorsa, la logica implacabile dell'escalation militare sta guidando le decisioni a
Washington.
L'establishment politico ed i media USA richiedono che l'azione venga
seguita da una "strategia completa" per rovesciare il presidente siriano
Bashar al-Assad ed intensificare il confronto con la Russia.
L'ambasciatore del'amministrazione Trump alle Nazioni Unite, Nikki Haley,
domenica ha dichiarato che "il cambio di regime [in Siria] è
qualcosa che pensiamo avverrà". Per quanto riguarda Russia ed Iran, ha
affermato, "Li stiamo invitando. Ma non penso che a questo punto nulla
sia fuori dal tavolo... Continuerete a vedere agire gli Stati Uniti come
hanno bisogno di agire".
Domenica il senatore repubblicano
Lindsey Graham ha domandato lo schieramento di cinque-seimila" truppe USA in Siria e
sanzioni economiche contro la Russia. Assad, ha affermato, sta compiendo
un "serio errore perché se si è un avversario degli Stati Uniti e non ci
si preoccupa di ciò che potrebbe fare Trump ogni dato
giorno, allora si è pazzi".
Il coro di richieste di azione contro il governo russo è provenuto
da entrambe democratici e repubblicani. "Sono complici", ha affermato il
senatore repubblicano
Marco Rubio.
“Vladimir Putin è un criminale di guerra che assiste un altro criminale di guerra". Il
suo collega democratico
Ben Cardin,
ha dichiarato che il Consiglio di Sicurezza dell'ONU dovrebbe
istituire un tribunale per incriminare entrambe
Assad
ed il presidente russo Vladimir Putin per crimini di guerra.
Una simile retorica è il linguaggio della guerra. La denuncia di
uno oppure di un altro leader straniero come criminale di guerra è il
preludio standard per azioni militari.
Gli Stati Uniti non sono soli nelle loro incendiarie provocazioni. In
Europa tutte le potenze imperialiste si sono allineate a sostenere gli
attacchi USA. Domenica il segretario alla difesa britannico
Michael Fallon ha scritto che la Russia è "responsabile per procura per ogni civile
morto la settimana scorsa"—pretese che naturalmente non sono state fatte in relazione al massacro
USA il mese scorso a Mosul.
Il segretario di stato
Rex Tillerson sta partecipando ad una riunione dei ministri degli esteri del G7 che
inizia oggi in Italia, nel quale gli USA ed i loro alleati europei
stanno
discutendo un ultimatum che Mosca rimuova tutte le sue truppe dalla
Siria e cessi il sostegno al governo Assad. Tillerson ripeterà questa
richiesta in un incontro faccia a faccia con il ministro degli esteri
russo a Mosca, secondo quanto riferito accompagnato da accuse che la
Russia è complice in "crimini di guerra".
In uno dei pochi commenti che puntano alle conseguenze di queste
posizioni, domenica il professor
Colin Kahl
dell'università di
Georgetown
ha scritto sul
Washington Post
che se gli USA percorrono la strada dell'escalation,di richieste di cambio di regime e di
no-fly zones,
"le prospettive di un confronto militare con Mosca sono reali". Tuttavia
è precisamente questa la strada che sta prendendo l'amministrazione
Trump, appoggiata dall'intero
establishment politico e dalle potenze imperialiste d'Europa.
Come risponderanno gli USA ed i loro alleati se la Russia respinge
un ultimatum di fare marcia indietro in Siria? In mezzo all'isteria che
afferra la classe dominante ed i media americani, nessuno si chiede
quante centinaia di milioni di persone saranno uccise in una guerra con
la Russia o se ci sarà ancora un mondo abitabile in seguito ad una
conflagrazione nucleare.
Mentre sta avendo luogo tutto questo, gli USA intensificano le loro
minacce di guerra in Asia. Durante il fine settimana l'amministrazione
Trump ha spiegato delle navi da guerra verso la penisola coreana, tra
rapporti dei media che la Casa Bianca sta considerando attacchi di
"decapitazione" ed altre azioni militari contro il governo nordcoreano—che potrebbe avvenire
già in questa settimana.
Il livello di sconsideratezza della politica estera imperialista ha
una base oggettiva. Vi sono due fattori interrelati che la guidano.
In primo luogo, settori dominanti delle forze armate—che ora stanno in gran parte dettando la politica dell'amministrazione
Trump—sono ad ogni costo determinati a capovolgere la ritirata nel 2013
dell'amministrazione Obama dalla guerra in Siria, quando è stato
raggiunto un accordo con la Russia per soprintendere alla distruzione
delle armi chimiche della Siria. Vedono questo come critico per
mantenere il dominio degli USA non soltanto in Medio Oriente ed
Europa Orientale, ma a livello globale.
Scrivendo domenica sul
New York Times,
il senatore repubblicano
Tom Cotton
ha
affermato che gli attacchi alla Siria "sono andati lontano nel
ristabilire nel mondo la nostra credibilità fortemente danneggiata".
Cotton ha proclamato: "In una notte, il presidente Trump ha rovesciato
il tavolo. Ha dimostrato al mondo che quando gli Stati Uniti danno un
pubblico ammonimento sostengono le loro parole con l'azione... Con la
nostra credibilità ristabilita, gli Stati Uniti possono tornare
all'offensiva per il mondo".
Gli argomenti di Cotton chiariscono che l'attacco con le armi
chimiche è ancora un altro pretesto fabbricato per l'intervento. Più
volte le accuse degli imperialisti che erano stati commessi dei crimini
di guerra sono state più tardi provate interamente fabbricate per
giustificare un'agenda neocoloniale e predatoria.
Il governo della Siria di Assad, le cui forze sono all'offensiva,
non aveva niente da guadagnare dall'ordinare un attacco chimico ai suoi
nemici in ritirata. Gli Stati Uniti avevano ovvi motivi politici. La CIA
ed i militari stavano cercando una ragione per lanciare attacchi aerei
sul governo siriano basati su considerazioni geostrategiche.
Ora che lo hanno fatto, Cotton si è vantato: "Agli amici ed
ugualmente ai nemici è stato ricordato che gli Stati Uniti non soltanto
possiedono una potenza senza pari, ma anche che ancora una volta
impiegheremo la nostra potenza per proteggere i nostri interessi,
aspirazioni ed alleati".
Il secondo motivo per l'escalation delle operazioni militari si collega alle preoccupazioni sulla crisi in
aggravamento
ed all'instabilità per tutta Europa ed all'interno degli Stati
Uniti. L'Unione Europea e la NATO si stanno fratturando in mezzo al
sorgere di movimenti nazionalisti sulla scia della Brexit.
La lotta contro la Russia deve essere un tema "unificante".
Chris Coons,
il senatore democratico del
Delaware, lo ha detto esplicitamente la settimana scorsa in delle osservazioni
alla
Brookings Institution. Sotto il titolo "Siamo in guerra con la Russia?", Coons ha
dichiarato che "l'ordine internazionale a guida americana" è sotto
minaccia a causa delle azioni della Russia, che "beneficia direttamente
dell'elezione di leader europei che sostengono un gretto nazionalismo e
che condividono la sua opposizione ad una Unione Europea coesiva e ad
una NATO forte".
Secondo Coons, "oggi il regime di
Vladimir Putin
sta realizzando ciò che l?unione Sovietica stabilì di fare nel
1959... Sta distruggendo l'unità dell'occidente, isolando gli Stati
Uniti ed alienando il pubblico occidentale dai nostri governi". Ha
indebolito la fiducia degli americani nelle nostre istituzioni, i
ciascun altro e proprio la credibilità della nostra democrazia".
Il tentativo di Coons di attribuire il fallimento della UE ed il
malcontento sociale all'interno dell'Europa e degli Stati Uniti alle
azioni del governo Putin in Russia è palesemente assurdo. Decine di
milioni di lavoratori che soffrono di livelli di vita declinanti non
hanno bisogno di Putin per sapere che il sistema politico ed economico
li ha trascurati.
All'interno degli Stati Uniti, il Partito Democratico—alleato con i militari e le agenzie di intelligence—sta giocando il ruolo principale
nel fomentare l'isteria anti-Russia per cercare di tenere in linea
l'Europa e dirigere le tensioni sociali interne entro gli Stati Uniti
verso l'esterno verso un conflitto militare. I democratici hanno
accantonato le loro critiche occasionali alle politiche interne
dell'amministrazione Trump. In seguito agli attacchi aerei in Siria
della scorsa settimana si sono precipitati a lodare la Casa Bianca e
stanno richiedendo soltanto una politica più coerente contro Assad e la
Russia.
Coons si è preoccupato in modo minaccio del fatto che, secondo
recenti sondaggi, "soltanto metà di tutti gli americani crede che la
Russia abbia realmente interferito nelle nostre elezioni presidenziali",
persino dopo che "l'intera comunità dell'intelligence USA avesse
chiarito che la Russia è intervenuta nel nostro processo elettorale". Il
Congresso deve "comprendere la natura del nostro conflitto con la Russia
ed assicurarsi che il popolo americano condivida questa comprensione".
E se il popolo non "condivide e comprende"? Allora questo è
chiaramente il risultato della "propaganda del nemico" ed illegittimo.
La classe dominante americana ha ragione ad essere preoccupata
della consapevolezza di massa. Le stesse contraddizioni del capitalismo
mondiale che producono la guerra imperialista producono anche le basi
oggettive per la rivoluzione socialista, nella forma della crescita
della lotta di classe in tutto il mondo. Negli Stati Uniti, le
conseguenze della spinta alla guerra contro la Russia produrranno
impressione ed oltraggio. Vi è un profondo e costante scetticismo ed
odio per l'establishment
politico ed i media tra ampi settori di lavoratori e di giovani.
Tuttavia, il pericolo maggiore è che l'opposizione non sia
politicamente organizzata. Le decisioni vengono prese dietro le scene,
con la popolazione in gran parte ignara delle disastrose conseguenze.
Nei media vi è l'assenza completa di ogni esame critico delle pretese
della propaganda del governo. L'intero spettro della politica ufficiale
sostiene la catastrofica politica di guerra dell'imperialismo americano.
Qualunque sia il risultato immediato degli attacchi aerei USA alla
Siria, gli eventi si muovono inesorabilmente nella direzione di una
guerra mondiale. Questa realtà deve animare la lotta a livello
internazionale per l'intervento politicamente consapevole della classe
lavoratrice per porre fine all'imperialismo ed alle divisioni dello
stato nazione e per riorganizzare la società su fondamenta socialiste.
Joseph Kishore
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