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Gli attacchi aerei in Siria e la spinta alla guerra dell'imperialismo americano

10 aprile2017

 

In seguito all'attacco missilistico alla Siria della settimana scorsa, la logica implacabile dell'escalation militare sta guidando le decisioni a Washington. L'establishment politico ed i media USA richiedono che l'azione venga seguita da una "strategia completa" per rovesciare il presidente siriano Bashar al-Assad ed intensificare il confronto con la Russia.

L'ambasciatore del'amministrazione Trump alle Nazioni Unite, Nikki Haley, domenica ha dichiarato che "il cambio di regime [in Siria] è qualcosa che pensiamo avverrà". Per quanto riguarda Russia ed Iran, ha affermato, "Li stiamo invitando. Ma non penso che a questo punto nulla sia fuori dal tavolo... Continuerete a vedere agire gli Stati Uniti come hanno bisogno di agire".

Domenica il senatore repubblicano Lindsey Graham ha domandato lo schieramento di cinque-seimila" truppe USA in Siria e sanzioni economiche contro la Russia. Assad, ha affermato, sta compiendo un "serio errore perché se si è un avversario degli Stati Uniti e non ci si preoccupa di ciò che potrebbe fare Trump ogni dato giorno, allora si è pazzi".

Il coro di richieste di azione contro il governo russo è provenuto da entrambe democratici e repubblicani. "Sono complici", ha affermato il senatore repubblicano Marco Rubio. “Vladimir Putin è un criminale di guerra che assiste un altro criminale di guerra". Il suo collega democratico Ben Cardin, ha dichiarato che il Consiglio di Sicurezza dell'ONU dovrebbe istituire un tribunale per incriminare entrambe Assad ed il presidente russo Vladimir Putin per crimini di guerra.

Una simile retorica è il linguaggio della guerra. La denuncia di uno oppure di un altro leader straniero come criminale di guerra è il preludio standard per azioni militari.

Gli Stati Uniti non sono soli nelle loro incendiarie provocazioni. In Europa tutte le potenze imperialiste si sono allineate a sostenere gli attacchi USA. Domenica il segretario alla difesa britannico Michael Fallon ha scritto che la Russia è "responsabile per procura per ogni civile morto la settimana scorsa"pretese che naturalmente non sono state fatte in relazione al massacro USA il mese scorso a Mosul.

Il segretario di stato Rex Tillerson sta partecipando ad una riunione dei ministri degli esteri del G7 che inizia oggi in Italia, nel quale gli USA ed i loro alleati europei stanno discutendo un ultimatum che Mosca rimuova tutte le sue truppe dalla Siria e cessi il sostegno al governo Assad. Tillerson ripeterà questa richiesta in un incontro faccia a faccia con il ministro degli esteri russo a Mosca, secondo quanto riferito accompagnato da accuse che la Russia è complice in "crimini di guerra".

In uno dei pochi commenti che puntano alle conseguenze di queste posizioni, domenica il professor Colin Kahl dell'università di Georgetown  ha scritto sul Washington Post che se gli USA percorrono la strada dell'escalation,di richieste di cambio di regime e di no-fly zones, "le prospettive di un confronto militare con Mosca sono reali". Tuttavia è precisamente questa la strada che sta prendendo l'amministrazione Trump, appoggiata dall'intero establishment politico e dalle potenze imperialiste d'Europa.

Come risponderanno gli USA ed i loro alleati se la Russia respinge un ultimatum di fare marcia indietro in Siria? In mezzo all'isteria che afferra la classe dominante ed i media americani, nessuno si chiede quante centinaia di milioni di persone saranno uccise in una guerra con la Russia o se ci sarà ancora un mondo abitabile in seguito ad una conflagrazione nucleare.

Mentre sta avendo luogo tutto questo, gli USA intensificano le loro minacce di guerra in Asia. Durante il fine settimana l'amministrazione Trump ha spiegato delle navi da guerra verso la penisola coreana, tra rapporti dei media che la Casa Bianca sta considerando attacchi di "decapitazione" ed altre azioni militari contro il governo nordcoreanoche potrebbe avvenire già in questa settimana.

Il livello di sconsideratezza della politica estera imperialista ha una base oggettiva. Vi sono due fattori interrelati che la guidano.

In primo luogo, settori dominanti delle forze armateche ora stanno in gran parte dettando la politica dell'amministrazione Trumpsono ad ogni costo determinati a capovolgere la ritirata nel 2013 dell'amministrazione Obama dalla guerra in Siria, quando è stato raggiunto un accordo con la Russia per soprintendere alla distruzione delle armi chimiche della Siria. Vedono questo come critico per mantenere il dominio degli USA non soltanto in Medio Oriente ed Europa Orientale, ma a livello globale.

Scrivendo domenica sul New York Times, il senatore repubblicano Tom Cotton ha affermato che gli attacchi alla Siria "sono andati lontano nel ristabilire nel mondo la nostra credibilità fortemente danneggiata". Cotton ha proclamato: "In una notte, il presidente Trump ha rovesciato il tavolo. Ha dimostrato al mondo che quando gli Stati Uniti danno un pubblico ammonimento sostengono le loro parole con l'azione... Con la nostra credibilità ristabilita, gli Stati Uniti possono tornare all'offensiva per il mondo".

Gli argomenti di Cotton chiariscono che l'attacco con le armi chimiche è ancora un altro pretesto fabbricato per l'intervento. Più volte le accuse degli imperialisti che erano stati commessi dei crimini di guerra sono state più tardi provate interamente fabbricate per giustificare un'agenda neocoloniale e predatoria.

Il governo della Siria di Assad, le cui forze sono all'offensiva, non aveva niente da guadagnare dall'ordinare un attacco chimico ai suoi nemici in ritirata. Gli Stati Uniti avevano ovvi motivi politici. La CIA ed i militari stavano cercando una ragione per lanciare attacchi aerei sul governo siriano basati su considerazioni geostrategiche.

Ora che lo hanno fatto, Cotton si è vantato: "Agli amici ed ugualmente ai nemici è stato ricordato che gli Stati Uniti non soltanto possiedono una potenza senza pari, ma anche che ancora una volta impiegheremo la nostra potenza per proteggere i nostri interessi, aspirazioni ed alleati".

Il secondo motivo per l'escalation delle operazioni militari si collega alle preoccupazioni sulla crisi in aggravamento ed all'instabilità per tutta Europa ed all'interno degli Stati Uniti. L'Unione Europea e la NATO si stanno fratturando in mezzo al sorgere di movimenti nazionalisti sulla scia della Brexit.

La lotta contro la Russia deve essere un tema "unificante". Chris Coons, il senatore democratico del Delaware, lo ha detto esplicitamente la settimana scorsa in delle osservazioni alla Brookings Institution. Sotto il titolo "Siamo in guerra con la Russia?", Coons ha dichiarato che "l'ordine internazionale a guida americana" è sotto minaccia a causa delle azioni della Russia, che "beneficia direttamente dell'elezione di leader europei che sostengono un gretto nazionalismo e che condividono la sua opposizione ad una Unione Europea coesiva e ad una NATO forte".

Secondo Coons, "oggi il regime di Vladimir Putin sta realizzando ciò che l?unione Sovietica stabilì di fare nel 1959... Sta distruggendo l'unità dell'occidente, isolando gli Stati Uniti ed alienando il pubblico occidentale dai nostri governi". Ha indebolito la fiducia degli americani nelle nostre istituzioni, i ciascun altro e proprio la credibilità della nostra democrazia".

Il tentativo di Coons di attribuire il fallimento della UE ed il malcontento sociale all'interno dell'Europa e degli Stati Uniti alle azioni del governo Putin in Russia è palesemente assurdo. Decine di milioni di lavoratori che soffrono di livelli di vita declinanti non hanno bisogno di Putin per sapere che il sistema politico ed economico li ha trascurati.

All'interno degli Stati Uniti, il Partito Democraticoalleato con i militari e le agenzie di intelligencesta giocando il ruolo principale nel fomentare l'isteria anti-Russia per cercare di tenere in linea l'Europa e dirigere le tensioni sociali interne entro gli Stati Uniti verso l'esterno verso un conflitto militare. I democratici hanno accantonato le loro critiche occasionali alle politiche interne dell'amministrazione Trump. In seguito agli attacchi aerei in Siria della scorsa settimana si sono precipitati a lodare la Casa Bianca e stanno richiedendo soltanto una politica più coerente contro Assad e la Russia.

Coons si è preoccupato in modo minaccio del fatto che, secondo recenti sondaggi, "soltanto metà di tutti gli americani crede che la Russia abbia realmente interferito nelle nostre elezioni presidenziali", persino dopo che "l'intera comunità dell'intelligence USA avesse chiarito che la Russia è intervenuta nel nostro processo elettorale". Il Congresso deve "comprendere la natura del nostro conflitto con la Russia ed assicurarsi che il popolo americano condivida questa comprensione".

E se il popolo non "condivide e comprende"? Allora questo è chiaramente il risultato della "propaganda del nemico" ed illegittimo.

La classe dominante americana ha ragione ad essere preoccupata della consapevolezza di massa. Le stesse contraddizioni del capitalismo mondiale che producono la guerra imperialista producono anche le basi oggettive per la rivoluzione socialista, nella forma della crescita della lotta di classe in tutto il mondo. Negli Stati Uniti, le conseguenze della spinta alla guerra contro la Russia produrranno impressione ed oltraggio. Vi è un profondo e costante scetticismo ed odio per l'establishment politico ed i media tra ampi settori di lavoratori e di giovani.

Tuttavia, il pericolo maggiore è che l'opposizione non sia politicamente organizzata. Le decisioni vengono prese dietro le scene, con la popolazione in gran parte ignara delle disastrose conseguenze. Nei media vi è l'assenza completa di ogni esame critico delle pretese della propaganda del governo. L'intero spettro della politica ufficiale sostiene la catastrofica politica di guerra dell'imperialismo americano.

Qualunque sia il risultato immediato degli attacchi aerei USA alla Siria, gli eventi si muovono inesorabilmente nella direzione di una guerra mondiale. Questa realtà deve animare la lotta a livello internazionale per l'intervento politicamente consapevole della classe lavoratrice per porre fine all'imperialismo ed alle divisioni dello stato nazione e per riorganizzare la società su fondamenta socialiste.

Joseph Kishore