Perché Washington

non può vincere in Sud America

28 aprile 2008, di Nikolas Kozloff

VENEZUELA ANALYSIS

 

Forse una delle storie più improbabili ma più avvincenti a venire fuori dal Sud America negli ultimi anni ha a che fare con la germogliante relazione strategica tra Venezuela ed Argentina. Assieme i due paesi costituiscono un blocco formidabile che potrebbe fare tutta la differenza nel definire la futura traiettoria geopolitica del Sud America.

Ma ora, Chávez sta saggiando il fervore rivoluzionario della sua controparte argentina, Cristina Fernández de Kirchner.  

Il presidente venezuelano ha messo gli occhi sulla Sidor, una fabbrica di acciaio posseduta da argentini. La ditta è una delle più importanti fabbriche di acciaio dell'America Latina ed era proprietà dello stato venezuelano fino al 1997 quando è stata privatizzata e venduta ad un consorzio di società. Attualmente il più grande azionista di maggioranza è la società argentina Techint.

Come parte del suo assalto alle politiche economiche neo-liberiste del passato, Chávez cerca da lungo tempo di "nazionalizzare tutto ciò che è stato privatizzato" da precedenti amministrazioni venezuelane. Avendo già preso il controllo dell'industria del cemento, di diversi impianti che producono latte, di dozzine di grandi fattorie, come anche delle industrie elettriche, delle telecomunicazioni e petrolifera, adesso Chávez passa allo strategicamente importante settore dell'acciaio.

Il 9 aprile il Venezuela ha messo alla prova la sua incipiente alleanza con l'Argentina annunciando la decisione del governo di nazionalizzare la Sidor. E' stata la prima volta che il Venezuela abbia agito per nazionalizzare una società di una nazione alleata. Aggravando la cosa, il vice presidente venezuelano Ramón Carrizalez ha denunciato la direzione della Sidor per il suo "atteggiamento colonizzatore" ed il "barbaro sfruttamento" dei lavoratori. "Questo è un governo che protegge i lavoratori e non prenderà mai le parti di una società transnazionale", ha aggiunto Carrizalez.
    
Nonostante la nazionalizzazione, Argentina e Venezuela ancora nella giusta direzione

Le mosse di Chávez hanno dato alla Kirchner una seccatura. Paolo Rocca, presidente della Techint, è vicino al governo di Buenos Aires e ha chiesto alla Kirchner di "affrontare il governo venezuelano in difesa del capitale nazionale". Fin qui, la Kirchner è stata riservata sul pasticcio, che ha reso nervosi altri investitori argentini. Come conseguenza della nazionalizzazione, alcune ditte argentine in Venezuela hanno detto che "penserebbero un poco di più" e hanno chiamato la nazionalizzazione della Sidor "un segnale".

Comunque, è improbabile che Rocca persuada la Kirchner ad intraprendere un'azione decisa contro il Venezuela. Fondamentalmente vi è proprio troppo in gioco nella relazione per troncare i legami per entrambe i paesi. La stessa presidentessa argentina ha ammesso che il Venezuela è stato un alleato importante, che ha aiutato l'Argentina "in un periodo nel quale nessun altro lo ha fatto". Se non fosse stato per Chávez, che ha acquistato più di 5 miliardi di dollari del debito argentino negli ultimi due anni, l'Argentina potrebbe ancora stare lottando per far fronte ai problemi economici associati al tracollo finanziario del 2001.

Inoltre, l'Argentina legata all'energia necessita fortemente di carburante e Chávez ha generosamente convenuto di barattare petrolio per carne e navi. Mentre ero a Buenos Aires a svolgere ricerche per il mio nuovo libro, "Rivoluzione! Il Sud America ed il sorgere della Nuova Sinistra" (Palgrave-Macmillan), ho intervistato Cristian Folgar, il sottosegretario al carburante. Parlando con lui nel suo ufficio presso Plaza de Mayo, Folgar ha spiegato che i collegamenti energetici tra la società petrolifera di stato del Venezuela PDVSA ed il governo argentino erano piuttosto solidi. Effettivamente, la ditta venezuelana ora ha un ufficio a Buenos Aires.  

"Oggi", ha osservato, "il presidente di PDVSA Argentina era qui a chiedere informazioni sul gas argentino. Questo mese, ho passato 10 giorni a Caracas. Ho fatto in totale 15 viaggi a Caracas".

La benevolenza energetica di Chávez ha aperto la strada per una più stretta integrazione economica: attualmente il Venezuela e l'Argentina barattano e scambiano tutto, dalle navi al petrolio al bestiame ai prodotti agricoli. Secondo Folgar, l'integrazione energetica è stata "fondamentale" nell'intensificare i legami argentino-venezuelani. "Gli imprenditori venezuelani ed argentini si considerano gli uni con gli altri come soci potenziali in molti settori", ha osservato, "il che è diverso da prima".

L'hotel radicale ispira i venezuelani

Anche se Venezuela ed Argentina incoraggiano i legami d'affari, anche i lavoratori dei due paesi hanno iniziato a coordinare i loro sforzi. I lavoratori venezuelani sono stati ispirati dalle loro controparti in Argentina, che hanno preso il controllo di società in seguito al crollo economico del 2001. In Argentina attualmente vi sono circa 250 imprese "recuperate" , che procurano lavoro a più di 10.000 lavoratori.

Incoraggiato dall'esempio argentino, il Venezuela ha ospitato conferenze che trattano del futuro delle ditte possedute dai lavoratori in Sud America. Esperti argentini hanno partecipato alle conferenze, fornendo al Venezuela competenza decisiva.

Un interessante esempio degli scambi reciproci tra lavoratori argentini e venezuelani è Hotel Bauen, situato accanto al quartier generale del Partito Comunista lungo una vivace arteria di traffico di Buenos Aires. Hotel posseduto in cooperativa, a tre stelle, il Bauen è servito come simbolo politico a molti lavoratori venezuelani. Effettivamente, molti dipendenti del Bauen sono andati in Venezuela per parlare della loro esperienza nel costituire un sistema cooperativo.

La mutata consapevolezza politica degli argentini

A causa di questi scambi sempre più frequenti giorno per giorno tra venezuelani ed argentini, per la Kirchner si rivelerebbe politicamente problematico cambiare marcia improvvisamente ed indebolire i vincoli del suo paese a Chávez. Il leader venezuelano continua a rimanere popolare tra i poveri radicalizzati dell'Argentina. La Kirchner, che tenta attivamente di rafforzare le sue credenziali populiste e che tiene raduni di massa denunciando l'elite dell'esportazione agricola del suo paese, non può permettersi di alienarsi questo importante gruppo di sostenitori.

Per molti, la retorica anti-imperialista di Chávez echeggia a causa della sfortunata esperienza dell'Argentina con il Fondo Monetario Internazionale e le politiche economiche neo-liberiste appoggiate da Washington. Psicologicamente, il paese è cambiato immensamente dagli anni del libero mercato a go-go dell'amministrazione di Carlos Menem. I politici che trascurano di riconoscere la nuova basilare realtà lo fanno a loro pericolo.

Perciò, nonostante i recenti scossoni, l'alleanza Venezuela-Argentina sembra che continuerà sui binari. In aggiunta, se il blocco riesce ad attirare paesi più piccoli, come Ecuador e Paraguay, potrebbe veramente rivelarsi essere una forza formidabile. Washington potrebbe trovare poco invitante il rafforzamento di questo blocco di sinistra, ma a questo punto vi è poco che i responsabili di politica estera della Beltway possano fare per arrestare la crescente marea politica in Sud America.

Nikolas Kozloff è l'autore di Revolution! South America and the Rise of the New Left (Palgrave-Macmillan)