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Nella storia mondiale vi sono dei periodi che rappresentano
delle svolte dell'intera situazione. Ora stiamo vivendo in un simile
periodo. La stampa borghese parla incessantemente di ripresa, ma non
vi è nessuna ripresa. Hanno speso miliardi nelle banche, ma le
banche non prestano. Perché trovano così difficile salire dalla
recessione? E' perché hanno utilizzato i metodi per uscire da una
recessione durante un'espansione
–
qualcosa che è completamente irresponsabile dal punto di vista della
stessa borghesia.
Hanno usato i tassi di interesse per evitare la recessione.
Senza di questo vi sarebbe stata più presto una recessione. Ma ora
la recessione è molto più grave di quanto sarebbe stata altrimenti.
Marx spiega il ruolo del credito nel capitalismo. Serve ad espandere
artificialmente il mercato oltre i suoi limiti normali. Ma il denaro
preso in prestito deve essere rimborsato con l'interesse. Esso non
rimuove le contraddizioni fondamentali del capitalismo. Tutto ciò
che fa è ritardare la crisi, ma quando arriva la inasprisce.
La crisi non è una crisi di liquidità e del credito, come
asseriscono. Marx ha spiegato che non è la mancanza di denaro che
causa la crisi ma la crisi che causa la mancanza di denaro. Durante
l'espansione il credito era facile da ottenere. Ai poveri in America
è stato prestato denaro che non potevano assolutamente restituire.
Le banche hanno acquistato questi debiti e quindi hanno prestato
altro denaro. Il risultato è stato un enorme accumulazione di debiti
che non potevano essere rimborsati. Per ogni dollaro guadagnato
negli USA, erano dovuti 1,4 dollari.
Dicono di avere imparato la lezione della storia. Ma Hegel ha
affermato che chiunque abbia mai esaminato la storia saprà che nulla
è stato mai appreso dalla storia. Gli economisti borghesi pensavano
che l'espansione sarebbe durata per sempre. Hanno inventato una
teoria, la "Ipotesi del mercato efficiente", secondo la quale
l'offerta e la domanda necessariamente si equilibrano l'una con
l'altra e la sovrapproduzione è impossibile. In realtà, questa non è
un'idea nuova, ma soltanto un rimaneggiamento della legge di Say,
alla quale Marx ha risposto molto tempo fa.
Queste idee ora sono crollate. Vi è un crescente senso di
panico nella classe dominante. I governi non sanno cosa fare. Non
abbiamo mai visto una situazione come questa nell'intera storia di
200 anni del capitalismo. La scala di essa è immensa, riflettendo
tutte le contraddizioni che si sono accumulate negli ultimi 30 anni.
La Grecia e la crisi dell'euro
La crisi dell'euro è immediatamente diventata una crisi
mondiale. La causa di questo è che l'economia globale significa che
qualunque crisi in un settore si ripercuote immediatamente sul
resto. Le banche tedesche e francesi hanno prestato denaro alla
Grecia. Devono avere saputo che vi era il rischio che non sarebbero
mai state rimborsate, ma mentre l'espansione continuava e venivano
fatti enormi profitti, "a chi importa!" La Grecia è una piccola
economia europea periferica. Come può provocare una simile grave
crisi?
Tutto in modo dialettico cambia nel suo opposto. Gli stessi
fattori che hanno fatto crescere l'economia, ora cospirano per farla
cadere in una profonda crisi, che non possono controllare. Ora la
globalizzazione si manifesta come una crisi globale del capitalismo.
Un settore incide su tutti gli altri, producendo un effetto domino.
La crisi greca è rapidamente diventata la crisi di Spagna e
Portogallo. E la prossima sarà l'Italia, che presto sarà seguita dal
Regno Unito.
La UE fa pressione sulla Grecia perché attui profondi tagli
perché da una prospettiva capitalista non vi è nessuna alternativa.
Ma questo provoca un'esplosione della lotta di classe, che dimostra
cosa sta preparando il futuro per il resto d'Europa. Per pagare i
propri debiti la Grecia deve cessare di pagare salari, pensioni ecc.
Hanno già avuto tagli salariali del
20-30%
e delle pensioni del
30-40%.
Il 20% della popolazione attiva sarà disoccupato per la fine di
quest'anno. Gli investimenti pubblici sono stati congelati. Ora la
Grecia ha un debito pubblico molto maggiore che nel 2001.
Vi sono stati quest'anno sette scioperi generali in Grecia
–
e ve ne saranno altri. Ma il governo greco eseguirà tutti i tagli e
l'economia greca crollerà, perché i tagli ridurranno ulteriormente
la domanda, provocando una crisi profonda. Ed alla fine di tutto
questo, la Grecia non rimborserà mai i prestiti. Presto o tardi, la
Grecia
sarà inadempiente e sembra probabile che verrà espulsa dalla
zona dell'euro. Ma questo aprirà una crisi sociale non vista dalla
II Guerra Mondiale. Sarà come la Germania del 1923.
Allo scopo di impedire un crollo, la UE ha creato un fondo
speciale di circa un trilione di euro. Perché una simile
"generosità"? Dobbiamo chiederci chi ha prestato il denaro alla
Grecia. La risposta è, principalmente le banche tedesche/francesi.
Di conseguenza, se la Grecia è
inadempiente la Germania rischierà il crollo delle sue banche.
Comunque, questo fondo non risolverà nulla. Ha soltanto ritardato il
problema.
Gli enormi debiti delle banche sono diventati enormi debiti
statali. Per dare un'idea della scala del problema, nel 1990 il
debito pubblico del Giappone era il 65% del suo PIL. Ora è attorno
al 200% del suo PIL. All'inizio di quest'anno
The Economist
affermava in un editoriale: "da un punto di vista storico il 2008
sarà ricordato come l'anno nel quale sono crollate le banche. La
storia ricorderà il 2010 come l'anno nel quale sono crollati gli
stati". Questo è già avvenuto in Islanda, con un'economia molto
piccola e periferica. Altri seguiranno.
Contraddizioni fondamentali
Qual'è la causa della crisi capitalista? Dobbiamo ricordare a
noi stessi che le
due barriere principali che si trovano
sulla via del progresso sono:
1.
La proprietà privata dei mezzi di produzione
2.
Lo stato nazione
La borghesia ha parzialmente superato la prima contraddizione
incrementando il credito (che non può più fare). E' riuscita
temporaneamente a risolvere la seconda contraddizione attraverso la
globalizzazione
–
un incremento massiccio del commercio mondiale, una riduzione
generale delle tariffe e l'intensificazione della divisione globale
del lavoro.
Sotto moderne condizioni i limiti dello stato nazione sono
troppo stretti per comprendere l'immensa capacità produttiva che è
stata accumulata. Ma l'entrata di Cina, Russia ed Europa orientale
nel mercato mondiale capitalista e la maggiore partecipazione di
paesi come l'India significano che per la prima volta nella storia
la popolazione del mondo intero partecipa al mercato mondiale.
Questo per una volta ha agito come un potente stimolo.
In Cina milioni di contadini si sono accalcati in villaggi e
città e sono stati incorporati nel mercato del lavoro. I capitalisti
stranieri hanno investito enormi somme nella costruzione di
fabbriche moderne, dove gli operai lavorano come effettivi
lavoratori schiavi in condizioni dickensiane. Questa è stata una
vasta fonte di valore di surplus da venire sfruttato dal Capitale. A
breve scadenza ha procurato enormi profitti.
Ma abbiamo spiegato che prima o poi queste enormi fabbriche in
Cina devono produrre merci che devono essere vendute in mercati
esteri. Nonostante la sua dimensione, non vi è nessun modo in cui il
mercato interno cinese possa assorbire tutto questo. La Cina deve
esportare negli USA e nella UE
–
ma questo provoca nuove contraddizioni.
Con la crescita della disoccupazione negli USA, i toni
anti-cinesi e le tendenze protezionistiche stanno diventando più
forti. Ricordate che il protezionismo è semplicemente un tentativo
per esportare disoccupazione. Quindi, la globalizzazione non ha
eliminato alcuna delle contraddizioni fondamentali del capitalismo
ma serve soltanto a riprodurre queste contraddizioni su vasta scala.
I politici e gli economisti borghesi non hanno nessuna
soluzione ai problemi ma tutti concordano su una cosa: "Dobbiamo
attaccare i livelli di vita". Questa è senza dubbio la crisi più
grave della storia, ma siamo davanti a una apparente contraddizione:
perché il numero di scioperi è così basso?
Ritardo della coscienza
Il Materialismo Dialettico ci insegna che la coscienza umana è
un fattore conservatore. Resta sempre indietro rispetto agli eventi.
E l'esistente coscienza dei lavoratori dell'Europa e degli USA è il
prodotto degli ultimi 50 anni, un lungo periodo di migliorati
livelli di vita, di riforme ecc. Di conseguenza, la classe
lavoratrice non ha ancora compreso l'effettiva gravità dell'attuale
crisi. Crede sia qualcosa di temporaneo, una divergenza dalla norma,
che alla fine passerà. La classe lavoratrice è temporaneamente
stordita ed accetterà i tagli finché raggiunge uno stadio critico
dove affermerà: basta così!
I leader sindacali e i leader dei partiti riformisti continuano
a suonare questo tono. Consigliano ai lavoratori di fare sacrifici,
di accettare tagli e di stringere la cinghia per un po'. Poi tutto
andrà bene. La crisi arriverà alla fine e ritorneremo alla
"normalità". A questa confortante illusione un commentatore borghese
ha replicato: "Si, prima o poi ritorneremo alla normalità. Ma
sarà una nuova normalità".
Il periodo nel quale stiamo ora entrando non sarà come il
periodo passato. Non soltanto la borghesia non può permettersi
nessuna nuova riforma. Non può permettersi di mantenere le riforme
che sono state conquistate nel passato. Vi è abbondanza di denaro
per le banche, ma non per ospedali, scuole o pensioni. La
prospettiva è di anni o decenni di bassi livelli di vita,
disoccupazione, tagli e austerità.
Ma la borghesia affronta un problema serio. La classe
lavoratrice si è enormemente rafforzata negli ultimi 50 anni. Le sue
organizzazioni sono intatte. I lavoratori di Francia, Italia e di
altri paesi non accetteranno la distruzione degli elementi di
un'esistenza civile senza una lotta. La scena sarà preparata
per un'esplosione della lotta di classe. Ma questo prenderà tempo,
che è qualcosa che i nostri ex compagni spagnoli non comprendono.
A meno che e finché i capitalisti non eliminano i livelli
colossali di capacità produttiva in eccesso e di debito, non vi è
nessuna speranza di ripresa. Questo significa anni e decenni di
instabilità sociale. Come abbiamo spiegato in anticipo, stiamo
entrando in un periodo di guerre, rivoluzione e controrivoluzione.
Già vediamo i contorni di questo in diversi paesi. Vi è stata
un'insurrezione in
Kyrgyzstan,
che in seguito è stata deviata nella violenza settaria a causa della
mancanza di
leadership.
Non dimenticate che senza il Partito Bolscevico sotto
Lenin
e
Trotsky la Rivoluzione del 1917 sarebbe terminata in
un'orgia di reazione della Centuria Nera. E quindi gli "esperti"
direbbero: Rivoluzione? Quale Rivoluzione? Non vi è mai stata
nessuna possibilità di rivoluzione in Russia nel 1917!
La Rivoluzione iraniana
Abbiamo visto una semi-insurrezione a
Bangkok,
nella quale le masse hanno dimostrato un tremendo coraggio ma sono
state
ancora sconfitte a causa della mancanza di una
leadership
adeguata. Ultimo, ma non meno importante, abbiamo la meravigliosa
rivoluzione in Iran. A milioni sono entrati in azione nonostante la
terribile repressione. Ora, inevitabilmente, ha subito
temporaneamente un declino. Questo non è sorprendente. Ciò che ho
trovato sorprendente è soltanto quanto è durata data la mancanza di
leadership.
Per avere successo, il movimento avrebbe dovuto pretendere uno
sciopero generale e i soviet. Se un partito rivoluzionario, come il
Partito Bolscevico, fosse stato presente, sarebbe stato
relativamente semplice rovesciare il regime. Ma la cosiddetta
"avanguardia" non ha espresso nessuna
leadership.
Questa è stata una vergognosa rinuncia alla responsabilità.
"Chiunque voglia una rivoluzione pura non ne vedrà mai
una" ha affermato Lenin. Alcune persone senza speranza negano che
questa fosse una rivoluzione. Ma recentemente è emerso da gente che
ha disertato dalle guardie rivoluzionarie che il regime era sul
punto di essere rovesciato durante la rivolta dell'Ashura del 26
dicembre. Le masse hanno resistito alla polizia ed era stato
preparato un aviogetto per far scappare Khamenei
dall'Iran.
Abbiamo detto che la rivoluzione iraniana era cominciata.
Nello stesso senso, la Rivoluzione Russa è cominciata nel febbraio
del 1917 e nel 1931 la Rivoluzione è cominciata in Spagna. Ma le
rivoluzioni non sono drammi in un atto. Attraversano periodi di
avanzamento e ritirate, come con i "2 anni neri" in Spagna e i
"Giorni di Luglio" in Russia nel 1917, quando i bolscevichi vennero
costretti alla clandestinità e Lenin dovette fuggire in Finlandia.
Ma simili fasi preparano semplicemente nuovi e anche più burrascosi
avanzamenti. Sarà lo stesso in Iran.
Se ci voltiamo verso l'Iraq, vediamo i limiti della potenza
dell'imperialismo USA. L'invasione non ha risolto nulla. In realtà,
gli USA sono stati sconfitti dalla resistenza degli iracheni. La
guerra è stata un immenso salasso di risorse, che costano agli USA
$2 miliardi a settimana. Nemmeno il paese più ricco potrebbe
resistere a una simile emorragia di sangue e oro. E ora sono
costretti a partire.
Tutto ciò che hanno ottenuto è la destabilizzazione del Medio
Oriente, un'area chiave per l'imperialismo. I regimi borghesi arabi
in Arabia Saudita/Egitto/Marocco/Giordania sono ora appesi a un
filo. In Egitto vi sono stati grandi scioperi. Una riuscita
rivoluzione iraniana interesserebbe l'intera situazione. Non so
esattamente quale tipo di governo rimpiazzerebbe l'attuale regime
iraniano, ma certamente non sarebbe un regime fondamentalista!
Quello è finito!
Vi sono inizi di cambiamento ovunque. Anche negli USA vi è un
cambiamento. Il voto per Obama è stato in fondo un voto per il
cambiamento, ma naturalmente non vi è nessun cambiamento.
Nell'ultimo periodo negli USA 2 milioni di persone hanno perduto la
casa. Vi sono città di tende e mense per i poveri, proprio come
negli anni '30. Persino in California vi sono alta disoccupazione e
ampi tagli. Stanno chiudendo persino i parchi. Ciò significa che il
sogno americano è finito. E vi è la messa in discussione del
sistema, che è diverso da prima. Il sostegno per Obama è caduto
nettamente, dal
60%
al
40%. In tutti i paesi vi è un profondo senso di rabbia,
frustrazione, collera ed ingiustizia che prepara il terreno per
sviluppi rivoluzionari in tutti i paesi a questa o quella velocità.
Crisi della leadership
Trotsky
ne Il programma di transizione ha scritto che la crisi
dell'umanità si può ricondurre
alla crisi della
leadership
del proletariato e delle sue organizzazioni. Questo oggi rimane il
caso. In uno dei suoi ultimi articoli, I sindacati in epoca di
decomposizione imperialista,
Trotsky
spiega che vi è la tendenza organica da
parte dei leader sindacali a amalgamarsi con lo stato capitalista.
Vediamo questo ora ovunque. Ma ha i suoi limiti.
In tutti i paesi i sindacalisti stanno cercando disperatamente
di trattare con i capitalisti. Vogliono una vita pacifica. Vogliono
ottenere un accordo che possano vendere ai loro membri. Ma di questi
tempi la borghesia non ha nulla da offrire eccetto tagli ed altri
tagli. Perciò possiamo predire che anche i sindacalisti più di
destra saranno costretti a lottare, o altrimenti saranno spinti da
parte. Tutti gli accordi salteranno.
In Italia i leader della
CGIL
volevano un accordo, ma non è stato possibile. Sono
stati obbligati a proclamare uno sciopero generale, sebbene lo
abbiano limitato a quattro ore. Anche in Spagna i leader sindacali
volevano un accordo
–
ma nessun accordo è stato possibile. Così in settembre in Spagna vi
sarà uno sciopero generale. Vedremo la stessa cosa in altri paesi
nel prossimo periodo.
Comunque, dobbiamo stare attenti con lo slogan di sciopero
generale. Gli ex leader della sezione spagnola avevano un feticcio
di questo. Riportavano lo slogan dello sciopero generale su tutte le
edizioni del giornale. Questo è completamente sbagliato, sebbene si
ripeta costantemente "sono le dodici", saranno due volte le dodici
almeno due volte al giorno.
Siamo chiari, uno sciopero generale indefinito pone la
questione del potere
–
è un'azione rivoluzionaria. Ma uno sciopero di un giorno è soltanto
una grande dimostrazione. Naturalmente, noi appoggiamo queste
azioni, perché attraverso di loro i lavoratori possono
ottenere una sensazione della propria forza. Ma, immaginare, come
hanno fatto i nostri ex compagni, che questo possa sconfiggere i
piani della borghesia è un errore.
Così grave è l'attuale crisi che gli scioperi, in e di se
stessi, non risolvono la questione. Guardate giusto alla Grecia,
dove i leader sindacali possono proclamare ripetutamente scioperi
generali allo scopo di fiaccare i lavoratori. Questi scioperi non
costringeranno
Papandreou
ad abbandonare il suo programma di tagli. Su una base capitalista
non ha nessuna alternativa che continuare. Perciò, in Grecia gli
scioperi inizieranno inevitabilmente a diminuire.
Ma la cosa importante è che gli strati avanzati di lavoratori e
giovani trarranno delle conclusioni politiche. I marxisti devono
raccontare la verità ai lavoratori, e la verità è, come spiegò
Trotsky
ai comunisti spagnoli nel 1931, che anche gli scioperi più
tempestosi non risolvono nulla di fondamentale. Attraverso gli
scioperi i lavoratori impareranno delle lezioni. Dobbiamo spiegare
che non vi è nessuna soluzione ai problemi fondamentali mentre
esiste il capitalismo. L'unica soluzione per la classe lavoratrice è
prendere il potere.
La Rivoluzione venezuelana a un bivio
Adesso come adesso, l'America Latina alla schiera frontale
della rivoluzione mondiale, ma questo può cambiare. La rivoluzione
venezuelana dura da 11 anni. Questo fatto in se stesso dimostra che
la situazione non è la stessa degli anni '30. A quel tempo una
situazione rivoluzionaria non poteva durare a lungo. Sarebbe stata
risolta rapidamente dalla vittoria della rivoluzione
–
o della controrivoluzione.
Comunque, ora vi è una diversa correlazione delle forze di
classe. Nel passato, se non vittoriose le rivoluzioni venivano
rapidamente schiacciate. Oggi, gli USA non possono intervenire con
successo, almeno direttamente. La borghesia venezuelana non è forte
abbastanza da imporre la reazione, ma i lavoratori sono in parte
paralizzati dalla mancanza di una
leadership
rivoluzionaria e dalla pressione del riformismo.
La Rivoluzione venezuelana ora si trova in un periodo
particolarmente pericoloso. Dopo un tale lungo tempo vi è un
elemento di stanchezza e di disillusione. Non è escluso che a
settembre la destra possa vincere le elezioni. Questo porrà
nettamente la questione del potere. O finiamo il lavoro e liquidiamo
il potere della borghesia, oppure vi sarà una minaccia di
controrivoluzione. Qui il ruolo dei marxisti venezuelani può essere
estremamente importante se possiamo convincere gli strati chiave di
attivisti che cercano una soluzione rivoluzionaria.
In Cina vi è una prospettiva reale di lotta di classe. Lo
sviluppo dell'industria sviluppa la classe lavoratrice
–
la maggiore e potenzialmente più potente classe lavoratrice sul
pianeta. I giovani operai nelle fabbriche in Cina non tollereranno
brutte condizioni. Vi è stata un'ondata di scioperi e di
suicidi di lavoratori. Mi è stato raccontato che nel
Guangdong
gli scioperi sono stati legalizzati. Questo è un segno dei tempi.
In Afghanistan
la guerra non può essere vinta. Gli imperialisti hanno
destabilizzato l'Asia Centrale ed il Pakistan. Dovunque si guardi vi
è
estrema turbolenza a tutti i livelli
–
economico, sociale, politico e militare. Questi sono i sintomi di un
sistema in declino terminale. Non vi è nessuna via d'uscita sulla
base del capitalismo. L'unica via d'uscita per la classe lavoratrice
è prendere il potere. Prima o poi,
in un paese o nell'altro, questo sarà messo all'ordine del giorno.
La questione è quindi non se i lavoratori lotteranno. La
questione è se questa Internazionale sarà nella posizione di
intervenire in modo serio nei movimenti che inevitabilmente
avverranno.
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