In Defence of
Marxism

La crisi mondiale del capitalismo e le prospettive per la lotta di classe

Scritto da Alan Woods Venerdì 3 settembre 2010

 

Nella storia mondiale vi sono dei periodi che rappresentano delle svolte dell'intera situazione. Ora stiamo vivendo in un simile periodo. La stampa borghese parla incessantemente di ripresa, ma non vi è nessuna ripresa. Hanno speso miliardi nelle banche, ma le banche non prestano. Perché trovano così difficile salire dalla recessione? E' perché hanno utilizzato i metodi per uscire da una recessione durante un'espansione qualcosa che è completamente irresponsabile dal punto di vista della stessa borghesia.

Hanno usato i tassi di interesse per evitare la recessione. Senza di questo vi sarebbe stata più presto una recessione. Ma ora la recessione è molto più grave di quanto sarebbe stata altrimenti. Marx spiega il ruolo del credito nel capitalismo. Serve ad espandere artificialmente il mercato oltre i suoi limiti normali. Ma il denaro preso in prestito deve essere rimborsato con l'interesse. Esso non rimuove le contraddizioni fondamentali del capitalismo. Tutto ciò che fa è ritardare la crisi, ma quando arriva la inasprisce.

La crisi non è una crisi di liquidità e del credito, come asseriscono. Marx ha spiegato che non è la mancanza di denaro che causa la crisi ma la crisi che causa la mancanza di denaro. Durante l'espansione il credito era facile da ottenere. Ai poveri in America è stato prestato denaro che non potevano assolutamente restituire. Le banche hanno acquistato questi debiti e quindi hanno prestato altro denaro. Il risultato è stato un enorme accumulazione di debiti che non potevano essere rimborsati. Per ogni dollaro guadagnato negli USA, erano dovuti 1,4 dollari.

Dicono di avere imparato la lezione della storia. Ma Hegel ha affermato che chiunque abbia mai esaminato la storia saprà che nulla è stato mai appreso dalla storia. Gli economisti borghesi pensavano che l'espansione sarebbe durata per sempre. Hanno inventato una teoria, la "Ipotesi del mercato efficiente", secondo la quale l'offerta e la domanda necessariamente si equilibrano l'una con l'altra e la sovrapproduzione è impossibile. In realtà, questa non è un'idea nuova, ma soltanto un rimaneggiamento della legge di Say, alla quale Marx ha risposto molto tempo fa.

Queste idee ora sono crollate. Vi è un crescente senso di panico nella classe dominante. I governi non sanno cosa fare. Non abbiamo mai visto una situazione come questa nell'intera storia di 200 anni del capitalismo. La scala di essa è immensa, riflettendo tutte le contraddizioni che si sono accumulate negli ultimi 30 anni.

La Grecia e la crisi dell'euro

La crisi dell'euro è immediatamente diventata una crisi mondiale. La causa di questo è che l'economia globale significa che qualunque crisi in un settore si ripercuote immediatamente sul resto. Le banche tedesche e francesi hanno prestato denaro alla Grecia. Devono avere saputo che vi era il rischio che non sarebbero mai state rimborsate, ma mentre l'espansione continuava e venivano fatti enormi profitti, "a chi importa!" La Grecia è una piccola economia europea periferica. Come può provocare una simile grave crisi?

Tutto in modo dialettico cambia nel suo opposto. Gli stessi fattori che hanno fatto crescere l'economia, ora cospirano per farla cadere in una profonda crisi, che non possono controllare. Ora la globalizzazione si manifesta come una crisi globale del capitalismo. Un settore incide su tutti gli altri, producendo un effetto domino. La crisi greca è rapidamente diventata la crisi di Spagna e Portogallo. E la prossima sarà l'Italia, che presto sarà seguita dal Regno Unito.

La UE fa pressione sulla Grecia perché attui profondi tagli perché da una prospettiva capitalista non vi è nessuna alternativa. Ma questo provoca un'esplosione della lotta di classe, che dimostra cosa sta preparando il futuro per il resto d'Europa. Per pagare i propri debiti la Grecia deve cessare di pagare salari, pensioni ecc. Hanno già avuto tagli salariali del 20-30% e delle pensioni del 30-40%. Il 20% della popolazione attiva sarà disoccupato per la fine di quest'anno. Gli investimenti pubblici sono stati congelati. Ora la Grecia ha un debito pubblico molto maggiore che nel 2001.

Vi sono stati quest'anno sette scioperi generali in Grecia e ve ne saranno altri. Ma il governo greco eseguirà tutti i tagli e l'economia greca crollerà, perché i tagli ridurranno ulteriormente la domanda, provocando una crisi profonda. Ed alla fine di tutto questo, la Grecia non rimborserà mai i prestiti. Presto o tardi, la Grecia sarà inadempiente e sembra probabile che verrà espulsa dalla zona dell'euro. Ma questo aprirà una crisi sociale non vista dalla II Guerra Mondiale. Sarà come la Germania del 1923.

Allo scopo di impedire un crollo, la UE ha creato un fondo speciale di circa un trilione di euro. Perché una simile "generosità"? Dobbiamo chiederci chi ha prestato il denaro alla Grecia. La risposta è, principalmente le banche tedesche/francesi. Di conseguenza, se la Grecia è inadempiente la Germania rischierà il crollo delle sue banche. Comunque, questo fondo non risolverà nulla. Ha soltanto ritardato il problema.

Gli enormi debiti delle banche sono diventati enormi debiti statali. Per dare un'idea della scala del problema, nel 1990 il debito pubblico del Giappone era il 65% del suo PIL. Ora è attorno al 200% del suo PIL. All'inizio di quest'anno The Economist affermava in un editoriale: "da un punto di vista storico il 2008 sarà ricordato come l'anno nel quale sono crollate le banche. La storia ricorderà il 2010 come l'anno nel quale sono crollati gli stati". Questo è già avvenuto in Islanda, con un'economia molto piccola e periferica. Altri seguiranno.

Contraddizioni fondamentali

Qual'è la causa della crisi capitalista? Dobbiamo ricordare a noi stessi che le due barriere principali che si trovano sulla via del progresso sono:

1.        La proprietà privata dei mezzi di produzione

2.       Lo stato nazione    

La borghesia ha parzialmente superato la prima contraddizione incrementando il credito (che non può più fare). E' riuscita temporaneamente a risolvere la seconda contraddizione attraverso la globalizzazione un incremento massiccio del commercio mondiale, una riduzione generale delle tariffe e l'intensificazione della divisione globale del lavoro.

Sotto moderne condizioni i limiti dello stato nazione sono troppo stretti per comprendere l'immensa capacità produttiva che è stata accumulata. Ma l'entrata di Cina, Russia ed Europa orientale nel mercato mondiale capitalista e la maggiore partecipazione di paesi come l'India significano che per la prima volta nella storia la popolazione del mondo intero partecipa al mercato mondiale. Questo per una volta ha agito come un potente stimolo.

In Cina milioni di contadini si sono accalcati in villaggi e città e sono stati incorporati nel mercato del lavoro. I capitalisti stranieri hanno investito enormi somme nella costruzione di fabbriche moderne, dove gli operai lavorano come effettivi lavoratori schiavi in condizioni dickensiane. Questa è stata una vasta fonte di valore di surplus da venire sfruttato dal Capitale. A breve scadenza ha procurato enormi profitti.

Ma abbiamo spiegato che prima o poi queste enormi fabbriche in Cina devono produrre merci che devono essere vendute in mercati esteri. Nonostante la sua dimensione, non vi è nessun modo in cui il mercato interno cinese possa assorbire tutto questo. La Cina deve esportare negli USA e nella UE ma questo provoca nuove contraddizioni.

Con la crescita della disoccupazione negli USA, i toni anti-cinesi e le tendenze protezionistiche stanno diventando più forti. Ricordate che il protezionismo è semplicemente un tentativo per esportare disoccupazione. Quindi, la globalizzazione non ha eliminato alcuna delle contraddizioni fondamentali del capitalismo ma serve soltanto a riprodurre queste contraddizioni su vasta scala.

I politici e gli economisti borghesi non hanno nessuna soluzione ai problemi ma tutti concordano su una cosa: "Dobbiamo attaccare i livelli di vita". Questa è senza dubbio la crisi più grave della storia, ma siamo davanti a una apparente contraddizione: perché il numero di scioperi è così basso?

Ritardo della coscienza

Il Materialismo Dialettico ci insegna che la coscienza umana è un fattore conservatore. Resta sempre indietro rispetto agli eventi. E l'esistente coscienza dei lavoratori dell'Europa e degli USA è il  prodotto degli ultimi 50 anni, un lungo periodo di migliorati livelli di vita, di riforme ecc. Di conseguenza, la classe lavoratrice non ha ancora compreso l'effettiva gravità dell'attuale crisi. Crede sia qualcosa di temporaneo, una divergenza dalla norma, che alla fine passerà. La classe lavoratrice è temporaneamente stordita ed accetterà i tagli finché raggiunge uno stadio critico dove affermerà: basta così!

I leader sindacali e i leader dei partiti riformisti continuano a suonare questo tono. Consigliano ai lavoratori di fare sacrifici, di accettare tagli e di stringere la cinghia per un po'. Poi tutto andrà bene. La crisi arriverà alla fine e ritorneremo alla "normalità". A questa confortante illusione un commentatore borghese ha replicato: "Si, prima o poi ritorneremo alla normalità. Ma sarà una nuova normalità".

Il periodo nel quale stiamo ora entrando non sarà come il periodo passato. Non soltanto la borghesia non può permettersi nessuna nuova riforma. Non può permettersi di mantenere le riforme che sono state conquistate nel passato. Vi è abbondanza di denaro per le banche, ma non per ospedali, scuole o pensioni. La prospettiva è di anni o decenni di bassi livelli di vita, disoccupazione, tagli e austerità.

Ma la borghesia affronta un problema serio. La classe lavoratrice si è enormemente rafforzata negli ultimi 50 anni. Le sue organizzazioni sono intatte. I lavoratori di Francia, Italia e di altri paesi non accetteranno la distruzione degli elementi di un'esistenza civile senza una lotta.  La scena sarà preparata per un'esplosione della lotta di classe. Ma questo prenderà tempo, che è qualcosa che i nostri ex compagni spagnoli non comprendono.

A meno che e finché i capitalisti non eliminano i livelli colossali di capacità produttiva in eccesso e di debito, non vi è nessuna speranza di ripresa. Questo significa anni e decenni di instabilità sociale. Come abbiamo spiegato in anticipo, stiamo entrando in un periodo di guerre, rivoluzione e controrivoluzione. Già vediamo i contorni di questo in diversi paesi. Vi è stata un'insurrezione in Kyrgyzstan, che in seguito è stata deviata nella violenza settaria a causa della mancanza di leadership. Non dimenticate che senza il Partito Bolscevico sotto Lenin e Trotsky la Rivoluzione del 1917 sarebbe terminata in un'orgia di reazione della Centuria Nera. E quindi gli "esperti" direbbero: Rivoluzione? Quale Rivoluzione? Non vi è mai stata nessuna possibilità di rivoluzione in Russia nel 1917!

La Rivoluzione iraniana

Abbiamo visto una semi-insurrezione a Bangkok, nella quale le masse hanno dimostrato un tremendo coraggio ma sono state ancora sconfitte a causa della mancanza di una leadership adeguata. Ultimo, ma non meno importante, abbiamo la meravigliosa rivoluzione in Iran. A milioni sono entrati in azione nonostante la terribile repressione. Ora, inevitabilmente, ha subito temporaneamente un declino. Questo non è sorprendente. Ciò che ho trovato sorprendente è soltanto quanto è durata data la mancanza di leadership.

Per avere successo, il movimento avrebbe dovuto pretendere uno sciopero generale e i soviet. Se un partito rivoluzionario, come il Partito Bolscevico, fosse stato presente, sarebbe stato relativamente semplice rovesciare il regime. Ma la cosiddetta "avanguardia" non ha espresso nessuna leadership. Questa è stata una vergognosa rinuncia alla responsabilità.

"Chiunque voglia una rivoluzione pura non ne vedrà mai una" ha affermato Lenin. Alcune persone senza speranza negano che questa fosse una rivoluzione. Ma recentemente è emerso da gente che ha disertato dalle guardie rivoluzionarie che il regime era sul punto di essere rovesciato durante la rivolta dell'Ashura del 26 dicembre. Le masse hanno resistito alla polizia ed era stato preparato un aviogetto per far scappare Khamenei  dall'Iran.

Abbiamo detto che la rivoluzione iraniana era cominciata. Nello stesso senso, la Rivoluzione Russa è cominciata nel febbraio del 1917 e nel 1931 la Rivoluzione è cominciata in Spagna. Ma le rivoluzioni non sono drammi in un atto. Attraversano periodi di avanzamento e ritirate, come con i "2 anni neri" in Spagna e i "Giorni di Luglio" in Russia nel 1917, quando i bolscevichi vennero costretti alla clandestinità e Lenin dovette fuggire in Finlandia. Ma simili fasi preparano semplicemente nuovi e anche più burrascosi avanzamenti. Sarà lo stesso in Iran.

Se ci voltiamo verso l'Iraq, vediamo i limiti della potenza dell'imperialismo USA. L'invasione non ha risolto nulla. In realtà, gli USA sono stati sconfitti dalla resistenza degli iracheni. La guerra è stata un immenso salasso di risorse, che costano agli USA $2 miliardi a settimana. Nemmeno il paese più ricco potrebbe resistere a una simile emorragia di sangue e oro. E ora sono costretti a partire.

Tutto ciò che hanno ottenuto è la destabilizzazione del Medio Oriente, un'area chiave per l'imperialismo. I regimi borghesi arabi in Arabia Saudita/Egitto/Marocco/Giordania sono ora appesi a un filo. In Egitto vi sono stati grandi scioperi. Una riuscita rivoluzione iraniana interesserebbe l'intera situazione. Non so esattamente quale tipo di governo rimpiazzerebbe l'attuale regime iraniano, ma certamente non sarebbe un regime fondamentalista! Quello è finito!

Vi sono inizi di cambiamento ovunque. Anche negli USA vi è un cambiamento. Il voto per Obama è stato in fondo un voto per il cambiamento, ma naturalmente non vi è nessun cambiamento. Nell'ultimo periodo negli USA 2 milioni di persone hanno perduto la casa. Vi sono città di tende e mense per i poveri, proprio come negli anni '30. Persino in California vi sono alta disoccupazione e ampi tagli. Stanno chiudendo persino i parchi. Ciò significa che il sogno americano è finito. E vi è la messa in discussione del sistema, che è diverso da prima. Il sostegno per Obama è caduto nettamente, dal 60% al 40%. In tutti i paesi vi è un profondo senso di rabbia, frustrazione, collera ed ingiustizia che prepara il terreno per sviluppi rivoluzionari in tutti i paesi a questa o quella velocità.

Crisi della leadership

Trotsky ne Il programma di transizione ha scritto che la crisi dell'umanità si può ricondurre alla crisi della leadership del proletariato e delle sue organizzazioni. Questo oggi rimane il caso. In uno dei suoi ultimi articoli, I sindacati in epoca di decomposizione imperialista, Trotsky spiega che vi è la tendenza organica da parte dei leader sindacali a amalgamarsi con lo stato capitalista. Vediamo questo ora ovunque. Ma ha i suoi limiti.

In tutti i paesi i sindacalisti stanno cercando disperatamente di trattare con i capitalisti. Vogliono una vita pacifica. Vogliono ottenere un accordo che possano vendere ai loro membri. Ma di questi tempi la borghesia non ha nulla da offrire eccetto tagli ed altri tagli. Perciò possiamo predire che anche i sindacalisti più di destra saranno costretti a lottare, o altrimenti saranno spinti da parte. Tutti gli accordi salteranno.

In Italia i leader della CGIL volevano un accordo, ma non è stato possibile. Sono stati obbligati a proclamare uno sciopero generale, sebbene lo abbiano limitato a quattro ore. Anche in Spagna i leader sindacali volevano un accordo ma nessun accordo è stato possibile. Così in settembre in Spagna vi sarà uno sciopero generale. Vedremo la stessa cosa in altri paesi nel prossimo periodo.

Comunque, dobbiamo stare attenti con lo slogan di sciopero generale. Gli ex leader della sezione spagnola avevano un feticcio di questo. Riportavano lo slogan dello sciopero generale su tutte le edizioni del giornale. Questo è completamente sbagliato, sebbene si ripeta costantemente "sono le dodici", saranno due volte le dodici almeno due volte al giorno.

Siamo chiari, uno sciopero generale indefinito pone la questione del potere è un'azione rivoluzionaria. Ma uno sciopero di un giorno è soltanto una grande dimostrazione. Naturalmente, noi appoggiamo queste azioni, perché attraverso di loro i lavoratori possono ottenere una sensazione della propria forza. Ma, immaginare, come hanno fatto i nostri ex compagni, che questo possa sconfiggere i piani della borghesia è un errore.

Così grave è l'attuale crisi che gli scioperi, in e di se stessi, non risolvono la questione. Guardate giusto alla Grecia, dove i leader sindacali possono proclamare ripetutamente scioperi generali allo scopo di fiaccare i lavoratori. Questi scioperi non costringeranno Papandreou ad abbandonare il suo programma di tagli. Su una base capitalista non ha nessuna alternativa che continuare. Perciò, in Grecia gli scioperi inizieranno inevitabilmente a diminuire.

Ma la cosa importante è che gli strati avanzati di lavoratori e giovani trarranno delle conclusioni politiche. I marxisti devono raccontare la verità ai lavoratori, e la verità è, come spiegò Trotsky ai comunisti spagnoli nel 1931, che anche gli scioperi più tempestosi non risolvono nulla di fondamentale. Attraverso gli scioperi i lavoratori impareranno delle lezioni. Dobbiamo spiegare che non vi è nessuna soluzione ai problemi fondamentali mentre esiste il capitalismo. L'unica soluzione per la classe lavoratrice è prendere il potere.

La Rivoluzione venezuelana a un bivio

Adesso come adesso, l'America Latina alla schiera frontale della rivoluzione mondiale, ma questo può cambiare. La rivoluzione venezuelana dura da 11 anni. Questo fatto in se stesso dimostra che la situazione non è la stessa degli anni '30. A quel tempo una situazione rivoluzionaria non poteva durare a lungo. Sarebbe stata risolta rapidamente dalla vittoria della rivoluzione o della controrivoluzione.

Comunque, ora vi è una diversa correlazione delle forze di classe. Nel passato, se non vittoriose le rivoluzioni venivano rapidamente schiacciate. Oggi, gli USA non possono intervenire con successo, almeno direttamente. La borghesia venezuelana non è forte abbastanza da imporre la reazione, ma i lavoratori sono in parte paralizzati dalla mancanza di una leadership rivoluzionaria e dalla pressione del riformismo.

La Rivoluzione venezuelana ora si trova in un periodo particolarmente pericoloso. Dopo un tale lungo tempo vi è un elemento di stanchezza e di disillusione. Non è escluso che a settembre la destra possa vincere le elezioni. Questo porrà nettamente la questione del potere. O finiamo il lavoro e liquidiamo il potere della borghesia, oppure vi sarà una minaccia di controrivoluzione. Qui il ruolo dei marxisti venezuelani può essere estremamente importante se possiamo convincere gli strati chiave di attivisti che cercano una soluzione rivoluzionaria.

In Cina vi è una prospettiva reale di lotta di classe. Lo sviluppo dell'industria sviluppa la classe lavoratrice la maggiore e potenzialmente più potente classe lavoratrice sul pianeta. I giovani operai nelle fabbriche in Cina non tollereranno brutte condizioni. Vi è stata un'ondata di scioperi e di suicidi di lavoratori. Mi è stato raccontato che nel Guangdong gli scioperi sono stati legalizzati. Questo è un segno dei tempi.

In Afghanistan la guerra non può essere vinta. Gli imperialisti hanno destabilizzato l'Asia Centrale ed il Pakistan. Dovunque si guardi vi è estrema turbolenza a tutti i livelli economico, sociale, politico e militare. Questi sono i sintomi di un sistema in declino terminale. Non vi è nessuna via d'uscita sulla base del capitalismo. L'unica via d'uscita per la classe lavoratrice è prendere il potere. Prima o poi, in un paese o nell'altro, questo sarà messo all'ordine del giorno.

La questione è quindi non se i lavoratori lotteranno. La questione è se questa Internazionale sarà nella posizione di intervenire in modo serio nei movimenti che inevitabilmente avverranno.