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LA GENTE fa sempre affari--nei mercati, negli uffici dei politici,
nei vicoli. Il nostro presidente si è sistemato nel mondo degli affari
come il maestro degli affari ed ora sta portando quelle abilità alla
Casa Bianca per "ri-trattare" indietro alla grandezza gli Stati Uniti.
Fare affari e l'intera gamma di affari e commerci che con loro
vanno, è soltanto parte della vita. L'attività commerciale è una
componente essenziale di tutta la cultura umana e la disposizione agli
affari è un aspetto intrinseco della natura umana.
O così si racconta.
I capi tifoseria del libero mercato sono venuti fuori con una
storia sul passato che fa sembrare naturale il capitalismo--il culmine
di una lunga evoluzione di questo innato istinto di fare affari,
cresciuto in complessità fino con il sorgere del commercio
internazionale e della rivoluzione industriale, alla fine ha preso il
suo legittimo posto come "il modo in cui facciamo le cose".
Secondo questa narrativa, il commercio continua da millenni e con
esso il più importante dei processi umani: il profitto. Le società
antiche e feudali non capivano che il profitto e gli indispensabili
complici dell'affarismo, del libero commercio dovevano essere il centro
senza impedimenti del sistema, così alla fine sono fallite, cedendo il
passo al capitalismo.
E vi è un'altra parte di questa storia: Soltanto con il sorgere di
impresa, profitto e libero commercio abbiamo la democrazia, la libertà
ed i diritti umani. Dopo tutto, le grandi rivoluzioni del 17° e del 18°
secolo, istituendo repubbliche democratiche in Inghilterra, negli USA ed
in Francia, non hanno coinciso con la diffusione del capitalismo
globale? Non vi è una essenziale connessione tra l'arte degli affari ed
il progetto di libertà umana?
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SOSPENDIAMO PER un momento questa storia e guardiamo indietro al passato
senza gli occhiali scuri. Invece, prenderemo il punto di vista marxista
della storia.
Frederick Engels ha spiegato
succintamente l'approccio materialista storico di Marx:
La concezione materialista della storia comincia dalla proposizione
che la produzione dei mezzi per sostenere la vita umana e, accanto alla
produzione, lo scambio delle cose prodotte, è la base di tutta la
struttura sociale; che in ogni società che è comparsa nella storia, la
maniera in cui la ricchezza viene distribuita e la società divisa in
classe è dipendente da quello che viene prodotto, da come viene prodotto
e da come i prodotti vengono scambiati.
Per i marxisti, la storia cambia sulla base del modo in cui gli
esseri umani trasformano il loro mondo per soddisfare i loro bisogni, di
come trasformano gli oggetti naturali in prodotti umani e poi
distribuiscono quei prodotti attraverso lo scambio--non sulla base di
qualche innato istinto a barattare o profittare.
Per tutta la vasta maggior parte del tempo da cui esistono gli
esseri umani come una specie distinta, non vi sono state affatto classi.
Come la maggior parte delle culture indigene del Nord America prima
della colonizzazione europea, il lavoro ed i prodotti del lavoro erano
divisi in comune da piccoli gruppi di persone, che hanno operato
democraticamente.
A cominciare da circa 10.000 anni fa, in numerosi luoghi sul
pianeta sono emerse delle società stabili e per la prima volta nella
storia umana si sono sviluppate distinzioni di classe--con una piccola
minoranza di persone che governava sulla maggioranza.
Alla fine sorsero complessi sistemi sociali nei quali una classe
dominante viveva del lavoro della vasta maggioranza della
popolazione--che talvolta era posseduta direttamente dalla classe
dominante come schiavi e talvolta legata ad un pezzo di terra come
contadini e costretta a dare all'elite qualcosa di quello che faticava
per produrre.
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IL PROCESSO dell'emergere delle classi è varato in diverse parti
del mondo, ma il lavoro umano e chi possedeva ciò che produceva era il
fattore centrale.
Gli esseri umani hanno sempre fabbricato degli strumenti che li
aiutassero a sopravvivere. Ma, ad un certo punto--quando gli esseri
umani si sono stabiliti in un luogo, piuttosto che vivere in gruppi
nomadi--il processo di fabbricazione degli strumenti è progredito dagli
articoli fondamentali utilizzati nella caccia e nella raccolta per
strumenti più complessi, come metodi di irrigazione per crescere piante
coltivate, per portare un esempio.
Come gli strumenti miglioravano, questi gruppi di gente potevano
produrre più di quanto era necessario per l'essenziale
sopravvivenza--producevano un'eccedenza. Nel corso di un lungo periodo
di tempo, un piccolo gruppo all'interno di queste società arrivò a
controllare quell'eccedenza e questo controllo divenne la base per la
distinzione sociale e l'autorità politica. Dopo dovevano sorgere stati
centralizzati, che esercitavano autorità militare e legale come modo per
proteggere la ricchezza di questa minoranza.
Lo storico
marxista Chris Harman riassume come questa dinamica portò ad
un'altra--una più direttamente coinvolta nell'ascesa del capitalismo
come una distinta forma di società di classe:
Le classi dominanti delle nuove civiltà...richiedevano dei prodotti
ottenuti lontano su una scala che non poteva essere soddisfatta dalle
reti consuete istituite da molto tempo. Allo stesso tempo, erano
raramente disposti ad affrontare le fatiche ed i rischi coinvolti nel
procurarsi da soli tali cose.
Presto emersero delle persone che lo erano--in cambio di una quota
dell'eccedenza che la classe dominante aveva ottenuto attraverso lo
sfruttamento dei coltivatori. Così i mercanti specializzati ricevettero
un "margine di profitto" vendendo alla classe dominante merci da una
grande distanza. Alcuni erano individui della classe dei coltivatori
sfruttati, altri dei popoli nomadi che vivevano tra i centri di
civilizzazione. Ma, nonostante la loro origine, iniziarono a
cristallizzare in una classe privilegiata separata dalle vecchie classi
dominanti.
Questa classe dominante non ancora di governo sviluppò la sua forza
economica, vi furono lotte di potere con l'elite costituita. Spesso,
l'apparato dominante dello stato era troppo potente da rovesciare--in
Cina, per esempio, lo sviluppo del capitalismo venne ritardato per
secoli da questo.
Nell'Europa occidentale medievale, dove i diversi stati erano più
primitivi e costantemente in guerra l'uno con l'altro, la classe
mercantile si organizzò in un raggruppamento molto più potente, con i
propri rappresentanti che emergevano a competere per il potere politico.
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L'EMEREGERE DI reti di mercanti continuò assieme a quella che
Marx
ed Engels
classificarono come "la produzione di merci"--definita come "quella fase
economica dove sono prodotti degli articoli non soltanto per l'utilizzo
dei produttori, ma anche allo scopo dello scambio".
Attraverso tutta la storia precedente, la produzione di ciò di cui
gli esseri umani avevano bisogno per sopravvivere--sia cacciando e
raccogliendo nelle società pre-classi sia nei sistemi in prevalenza
agricoli in società di classe prima del capitalismo--era organizzata
principalmente intorno al soddisfare i bisogni di consumo di quelli che
facevano la produzione o della minoranza che su di loro governava.
Fabbricare cose per venderle--che gli ideologi del capitalismo ci
raccontano come istintivo--era l'eccezione. Ma questo cambiò con il
capitalismo e con l'emergere di una nuova classe dominante, che ancora
gareggiava per il potere o che era già installata, organizzata intorno
allo scambio di beni.
La merce più peculiare di tutte è il lavoro umano. Ad un livello, i
lavoratori salariati--lavoratori che vendevano la loro capacità di
lavorare per un salario--erano liberi dalla costrizione che
caratterizzava i sistemi precedenti, come il feudalesimo e la schiavitù.
Ma non erano liberi di non lavorare.
E, nel processo del lavoro, vengono derubati. I lavoratori non sono
pagati sulla base del valore pieno di ciò che producono. Sono pagati a
sufficienza per mantenere che ritornino a lavorare--solitamente soltanto
abbastanza da soddisfare i loro bisogni quotidiani e quelli delle loro
famiglie.
La differenze tra questo salario ed il valore che i capitalisti
realizzano nel vendere le merci fabbricate da altri, ma da loro
possedute, è la fonte del profitto--quello che Marx chiamava plusvalore.
Questo, secondo Marx, è la base del sistema capitalista: "Soltanto dove
il lavoro salariato è la sua base la produzione delle merci si impone
sulla società nell'insieme; ma è anche vero che soltanto lì svela tutte
le sue potenzialità nascoste".
Queste "potenzialità nascoste" comprendono il modo in cui i
lavoratori diventano dipendenti dalla produzione delle merci.
Il lavoro salariato era esistito ogni tanto per millenni, ma
divenne instaurato come la norma in Europa occidentale dopo secoli di
crisi all'interno del sistema feudale, sotto forma di guerra, peste e
carestia.
Allo scopo di assicurarsi che il sistema del lavoro salariato
sarebbe stato l'unica alternativa per la maggioranza della società, il
fenomeno della "recinzione"--con il quale, per esempio, i proprietari
cacciavano via i contadini dalle loro terre tradizionali, costringendo i
lavoratori dentro le città per essere lavoratori salariati--divenne
sinonimo dell'ascesa del capitalismo.
Nel corso del tempo, il cibo, il vestiario e l'alloggio diventarono
tutti delle merci, da pagarsi in denaro. La crescente classe lavoratrice
competeva per i posti di lavoro, il che dava ai capitalisti il loro
strumento più efficace per controllare i salari. I lavoratori che
temevano di essere rimpiazzati potevano essere costretti a lavorare più
a lungo in condizioni degradanti per guadagnare dei salari da fame.
Marx ha descritto questa come la "schiavitù salariale": "Lo schiavo
romano era tenuto con le catene; il lavoratore salariato è legato al suo
padrone da fili invisibili".
I fili sono invisibili perché i lavoratori non sono direttamente
espropriati di una parte di ciò che producono. Al contrario, i
capitalisti pagano ai lavoratori quella che si presume essere "una
giusta paga per una giusta giornata di lavoro"--soltanto che i
lavoratori vengono pagati una frazione del valore che producono ed i
capitalisti intascano la differenza.
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I PROFITTI non sono soltanto la fonte dello stile di vita lussuoso
per i capitalisti. Diversamente dal feudalesimo, i capitalisti
reinvestono i loro profitti in altro macchinario, magazzini, materie
prime e salari. La tecnologia più nuova permette ai lavoratori di
fabbricare più prodotti più velocemente ed il capitalista può ottenere
anche più plusvalore, almeno al principio. Così, nel corso del tempo il
capitalismo si è esteso a velocità sempre maggiore.
Per acquisire materie prime e mercati in cui vendere, il
capitalismo ha guidato l'espansione dei paesi europei. Nelle Americhe,
l'oro è stato estratto e la terra rubata agli indigeni. Gli africani
venivano rapiti e schiavizzati allo scopo di produrre zucchero, cotone
ed altre merci critiche. Anche le civiltà di India e Cina furono
soggiogate, per convertirle in mercati per le merci europee e fonti di
lavoro a basso costo.
Senza l'espansione del "libero commercio" attraverso campagne di
terrore, non vi sarebbero state né materie prime né mercati
internazionali per sostenere la rapida crescita del capitalismo europeo.
Questo processo raggiunse un nuovo livello con l'introduzione su
vasta scala del macchinario industriale e della fabbrica moderna. Ma ciò
a sua volta diede luogo ad un'altra caratteristica essenziale del
capitalismo--crisi economiche ricorrenti. Nel Manifesto del Partito
Comunista,
Marx
ed Engels
scrissero:
La moderna società borghese, con le sue relazioni di produzione, di
scambio e di proprietà, una società che ha evocato simili giganteschi
mezzi di produzione e di scambio, è come lo stregone che non è più in
grado di controllare i poteri degli inferi che ha evocato con le sue
formule magiche...
E' sufficiente menzionare le crisi commerciali che con il loro
periodico ritorno mettono sotto processo l'esistenza dell'intera società
borghese, ogni volta in modo più minaccioso. In queste crisi, una gran
parte non soltanto dei prodotti esistenti, ma anche le forze produttive
create in precedenza, vengono periodicamente distrutte. In queste crisi,
scoppia un'epidemia che, in tutte le epoche precedenti, sarebbe sembrata
un'assurdità--l'epidemia della sovrapproduzione.
Il capitalismo è capace di produrre abbastanza per soddisfare i
bisogni dell'intera popolazione umana e permettere il pieno sviluppo
delle abilità individuali umane. Tuttavia, poiché le sue forze
produttive sono dirette verso fare profitti, la ricchezza dei pochi
viene prima del bene di tutti, anche se ciò significa sofferenza di
massa.
In Furore,
John Steinbeck ha descritto una scena comune
durante la Grande Depressione:
Carichi completi di arance ammucchiati sul terreno. La gente veniva
da miglia lontano per prendere il frutto, ma ciò non poteva essere. Come
avrebbe comprato le arance se potevano cacciarla e prenderla? E uomini
con manichette che spruzzavano kerosene sulle arance...Un milione di
persone affamate, che avevano bisogno del frutto--ed il kerosene
spruzzato sulle montagne dorate.
E l'odore di marcio riempie il paese.
Le crisi capitaliste sono il risultato dell'abbondanza materiale
subordinata alla spinta al profitto. La classe lavoratrice è la fonte
umana di quel profitto, tuttavia non può concorrere all'abbondanza.
Ma, organizzandosi insieme, i lavoratori hanno il potere di mettere
in discussione il sistema ed alla fine di conquistare una società
alternativa, basata sull'organizzazione democratica e l'equa
distribuzione di questa abbondanza materiale. Questo è il socialismo.
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