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Da dove è provenuto il capitalismo?

Secondo la mitologia del capitalismo, gli esseri umani hanno sempre desiderato barattare e profittare

ma molto tempo fa la tradizione marxista ha messo in chiaro la storia, spiega John Monroe.

14 febbraio 2017

 

LA GENTE fa sempre affari--nei mercati, negli uffici dei politici, nei vicoli. Il nostro presidente si è sistemato nel mondo degli affari come il maestro degli affari ed ora sta portando quelle abilità alla Casa Bianca per "ri-trattare" indietro alla grandezza gli Stati Uniti.

Fare affari e l'intera gamma di affari e commerci che con loro vanno, è soltanto parte della vita. L'attività commerciale è una componente essenziale di tutta la cultura umana e la disposizione agli affari è un aspetto intrinseco della natura umana.

O così si racconta.

I capi tifoseria del libero mercato sono venuti fuori con una storia sul passato che fa sembrare naturale il capitalismo--il culmine di una lunga evoluzione di questo innato istinto di fare affari, cresciuto in complessità fino con il sorgere del commercio internazionale e della rivoluzione industriale, alla fine ha preso il suo legittimo posto come "il modo in cui facciamo le cose".

Secondo questa narrativa, il commercio continua da millenni e con esso il più importante dei processi umani: il profitto. Le società antiche e feudali non capivano che il profitto e gli indispensabili complici dell'affarismo, del libero commercio dovevano essere il centro senza impedimenti del sistema, così alla fine sono fallite, cedendo il passo al capitalismo.

E vi è un'altra parte di questa storia: Soltanto con il sorgere di impresa, profitto e libero commercio abbiamo la democrazia, la libertà ed i diritti umani. Dopo tutto, le grandi rivoluzioni del 17° e del 18° secolo, istituendo repubbliche democratiche in Inghilterra, negli USA ed in Francia, non hanno coinciso con la diffusione del capitalismo globale? Non vi è una essenziale connessione tra l'arte degli affari ed il progetto di libertà umana?

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SOSPENDIAMO PER un momento questa storia e guardiamo indietro al passato senza gli occhiali scuri. Invece, prenderemo il punto di vista marxista della storia. Frederick Engels ha spiegato succintamente l'approccio materialista storico di Marx:

La concezione materialista della storia comincia dalla proposizione che la produzione dei mezzi per sostenere la vita umana e, accanto alla produzione, lo scambio delle cose prodotte, è la base di tutta la struttura sociale; che in ogni società che è comparsa nella storia, la maniera in cui la ricchezza viene distribuita e la società divisa in classe è dipendente da quello che viene prodotto, da come viene prodotto e da come i prodotti vengono scambiati.

Per i marxisti, la storia cambia sulla base del modo in cui gli esseri umani trasformano il loro mondo per soddisfare i loro bisogni, di come trasformano gli oggetti naturali in prodotti umani e poi distribuiscono quei prodotti attraverso lo scambio--non sulla base di qualche innato istinto a barattare o profittare.

Per tutta la vasta maggior parte del tempo da cui esistono gli esseri umani come una specie distinta, non vi sono state affatto classi. Come la maggior parte delle culture indigene del Nord America prima della colonizzazione europea, il lavoro ed i prodotti del lavoro erano divisi in comune da piccoli gruppi di persone, che hanno operato democraticamente.

A cominciare da circa 10.000 anni fa, in numerosi luoghi sul pianeta sono emerse delle società stabili e per la prima volta nella storia umana si sono sviluppate distinzioni di classe--con una piccola minoranza di persone che governava sulla maggioranza.

Alla fine sorsero complessi sistemi sociali nei quali una classe dominante viveva del lavoro della vasta maggioranza della popolazione--che talvolta era posseduta direttamente dalla classe dominante come schiavi e talvolta legata ad un pezzo di terra come contadini e costretta a dare all'elite qualcosa di quello che faticava per produrre.

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IL PROCESSO dell'emergere delle classi è varato in diverse parti del mondo, ma il lavoro umano e chi possedeva ciò che produceva era il fattore centrale.

Gli esseri umani hanno sempre fabbricato degli strumenti che li aiutassero a sopravvivere. Ma, ad un certo punto--quando gli esseri umani si sono stabiliti in un luogo, piuttosto che vivere in gruppi nomadi--il processo di fabbricazione degli strumenti è progredito dagli articoli fondamentali utilizzati nella caccia e nella raccolta per strumenti più complessi, come metodi di irrigazione per crescere piante coltivate, per portare un esempio.

Come gli strumenti miglioravano, questi gruppi di gente potevano produrre più di quanto era necessario per l'essenziale sopravvivenza--producevano un'eccedenza. Nel corso di un lungo periodo di tempo, un piccolo gruppo all'interno di queste società arrivò a controllare quell'eccedenza e questo controllo divenne la base per la distinzione sociale e l'autorità politica. Dopo dovevano sorgere stati centralizzati, che esercitavano autorità militare e legale come modo per proteggere la ricchezza di questa minoranza.

Lo storico marxista Chris Harman riassume come questa dinamica portò ad un'altra--una più direttamente coinvolta nell'ascesa del capitalismo come una distinta forma di società di classe:

Le classi dominanti delle nuove civiltà...richiedevano dei prodotti ottenuti lontano su una scala che non poteva essere soddisfatta dalle reti consuete istituite da molto tempo. Allo stesso tempo, erano raramente disposti ad affrontare le fatiche ed i rischi coinvolti nel procurarsi da soli tali cose.

Presto emersero delle persone che lo erano--in cambio di una quota dell'eccedenza che la classe dominante aveva ottenuto attraverso lo sfruttamento dei coltivatori. Così i mercanti specializzati ricevettero un "margine di profitto" vendendo alla classe dominante merci da una grande distanza. Alcuni erano individui della classe dei coltivatori sfruttati, altri dei popoli nomadi che vivevano tra i centri di civilizzazione. Ma, nonostante la loro origine, iniziarono a cristallizzare in una classe privilegiata separata dalle vecchie classi dominanti.

Questa classe dominante non ancora di governo sviluppò la sua forza economica, vi furono lotte di potere con l'elite costituita. Spesso, l'apparato dominante dello stato era troppo potente da rovesciare--in Cina, per esempio, lo sviluppo del capitalismo venne ritardato per secoli da questo.

Nell'Europa occidentale medievale, dove i diversi stati erano più primitivi e costantemente in guerra l'uno con l'altro, la classe mercantile si organizzò in un raggruppamento molto più potente, con i propri rappresentanti che emergevano a competere per il potere politico.

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L'EMEREGERE DI reti di mercanti continuò assieme a quella che Marx ed Engels classificarono come "la produzione di merci"--definita come "quella fase economica dove sono prodotti degli articoli non soltanto per l'utilizzo dei produttori, ma anche allo scopo dello scambio".

Attraverso tutta la storia precedente, la produzione di ciò di cui gli esseri umani avevano bisogno per sopravvivere--sia cacciando e raccogliendo nelle società pre-classi sia nei sistemi in prevalenza agricoli in società di classe prima del capitalismo--era organizzata principalmente intorno al soddisfare i bisogni di consumo di quelli che facevano la produzione o della minoranza che su di loro governava.

Fabbricare cose per venderle--che gli ideologi del capitalismo ci raccontano come istintivo--era l'eccezione. Ma questo cambiò con il capitalismo e con l'emergere di una nuova classe dominante, che ancora gareggiava per il potere o che era già installata, organizzata intorno allo scambio di beni.

La merce più peculiare di tutte è il lavoro umano. Ad un livello, i lavoratori salariati--lavoratori che vendevano la loro capacità di lavorare per un salario--erano liberi dalla costrizione che caratterizzava i sistemi precedenti, come il feudalesimo e la schiavitù. Ma non erano liberi di non lavorare.

E, nel processo del lavoro, vengono derubati. I lavoratori non sono pagati sulla base del valore pieno di ciò che producono. Sono pagati a sufficienza per mantenere che ritornino a lavorare--solitamente soltanto abbastanza da soddisfare i loro bisogni quotidiani e quelli delle loro famiglie.

La differenze tra questo salario ed il valore che i capitalisti realizzano nel vendere le merci fabbricate da altri, ma da loro possedute, è la fonte del profitto--quello che Marx chiamava plusvalore. Questo, secondo Marx, è la base del sistema capitalista: "Soltanto dove il lavoro salariato è la sua base la produzione delle merci si impone sulla società nell'insieme; ma è anche vero che soltanto lì svela tutte le sue potenzialità nascoste".

Queste "potenzialità nascoste" comprendono il modo in cui i lavoratori diventano dipendenti dalla produzione delle merci.

Il lavoro salariato era esistito ogni tanto per millenni, ma divenne instaurato come la norma in Europa occidentale dopo secoli di crisi all'interno del sistema feudale, sotto forma di guerra, peste e carestia.

Allo scopo di assicurarsi che il sistema del lavoro salariato sarebbe stato l'unica alternativa per la maggioranza della società, il fenomeno della "recinzione"--con il quale, per esempio, i proprietari cacciavano via i contadini dalle loro terre tradizionali, costringendo i lavoratori dentro le città per essere lavoratori salariati--divenne sinonimo dell'ascesa del capitalismo.

Nel corso del tempo, il cibo, il vestiario e l'alloggio diventarono tutti delle merci, da pagarsi in denaro. La crescente classe lavoratrice competeva per i posti di lavoro, il che dava ai capitalisti il loro strumento più efficace per controllare i salari. I lavoratori che temevano di essere rimpiazzati potevano essere costretti a lavorare più a lungo in condizioni degradanti per guadagnare dei salari da fame.

Marx ha descritto questa come la "schiavitù salariale": "Lo schiavo romano era tenuto con le catene; il lavoratore salariato è legato al suo padrone da fili invisibili".

I fili sono invisibili perché i lavoratori non sono direttamente espropriati di una parte di ciò che producono. Al contrario, i capitalisti pagano ai lavoratori quella che si presume essere "una giusta paga per una giusta giornata di lavoro"--soltanto che i lavoratori vengono pagati una frazione del valore che producono ed i capitalisti intascano la differenza.

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I PROFITTI non sono soltanto la fonte dello stile di vita lussuoso per i capitalisti. Diversamente dal feudalesimo, i capitalisti reinvestono i loro profitti in altro macchinario, magazzini, materie prime e salari. La tecnologia più nuova permette ai lavoratori di fabbricare più prodotti più velocemente ed il capitalista può ottenere anche più plusvalore, almeno al principio. Così, nel corso del tempo il capitalismo si è esteso a velocità sempre maggiore.

Per acquisire materie prime e mercati in cui vendere, il capitalismo ha guidato l'espansione dei paesi europei. Nelle Americhe, l'oro è stato estratto e la terra rubata agli indigeni. Gli africani venivano rapiti e schiavizzati allo scopo di produrre zucchero, cotone ed altre merci critiche. Anche le civiltà di India e Cina furono soggiogate, per convertirle in mercati per le merci europee e fonti di lavoro a basso costo.

Senza l'espansione del "libero commercio" attraverso campagne di terrore, non vi sarebbero state né materie prime né mercati internazionali per sostenere la rapida crescita del capitalismo europeo.

Questo processo raggiunse un nuovo livello con l'introduzione su vasta scala del macchinario industriale e della fabbrica moderna. Ma ciò a sua volta diede luogo ad un'altra caratteristica essenziale del capitalismo--crisi economiche ricorrenti. Nel Manifesto del Partito Comunista, Marx ed Engels scrissero:

La moderna società borghese, con le sue relazioni di produzione, di scambio e di proprietà, una società che ha evocato simili giganteschi mezzi di produzione e di scambio, è come lo stregone che non è più in grado di controllare i poteri degli inferi che ha evocato con le sue formule magiche...

E' sufficiente menzionare le crisi commerciali che con il loro periodico ritorno mettono sotto processo l'esistenza dell'intera società borghese, ogni volta in modo più minaccioso. In queste crisi, una gran parte non soltanto dei prodotti esistenti, ma anche le forze produttive create in precedenza, vengono periodicamente distrutte. In queste crisi, scoppia un'epidemia che, in tutte le epoche precedenti, sarebbe sembrata un'assurdità--l'epidemia della sovrapproduzione.

Il capitalismo è capace di produrre abbastanza per soddisfare i bisogni dell'intera popolazione umana e permettere il pieno sviluppo delle abilità individuali umane. Tuttavia, poiché le sue forze produttive sono dirette verso fare profitti, la ricchezza dei pochi viene prima del bene di tutti, anche se ciò significa sofferenza di massa.

In Furore, John Steinbeck ha descritto una scena comune durante la Grande Depressione:

Carichi completi di arance ammucchiati sul terreno. La gente veniva da miglia lontano per prendere il frutto, ma ciò non poteva essere. Come avrebbe comprato le arance se potevano cacciarla e prenderla? E uomini con manichette che spruzzavano kerosene sulle arance...Un milione di persone affamate, che avevano bisogno del frutto--ed il kerosene spruzzato sulle montagne dorate.

E l'odore di marcio riempie il paese.

Le crisi capitaliste sono il risultato dell'abbondanza materiale subordinata alla spinta al profitto. La classe lavoratrice è la fonte umana di quel profitto, tuttavia non può concorrere all'abbondanza.

Ma, organizzandosi insieme, i lavoratori hanno il potere di mettere in discussione il sistema ed alla fine di conquistare una società alternativa, basata sull'organizzazione democratica e l'equa distribuzione di questa abbondanza materiale. Questo è il socialismo.