La civiltà occidentale e l'economia classica: l'immoralità dell'austerità

Prof. John Kozy

Global Research, 12 dicembre 2010

Quando una civiltà abbandona la propria moralità, non può essere concepita nessuna razionalizzazione per giustificare la sua continua esistenza. E' probabile che nel mondo occidentale possano essere date molte ragioni per questa rinuncia, sebbene sia convinto che una predominal'espansione della legge. La legge una volta governava diversi tipi di comportamento. Ora ha usurpato diversi tipi di linguaggio e viene applicata anche alla sfera della fede. Quando qualcuno viene accusato di aver fatto qualcosa di sbagliato, la risposta presentata solitamente è qualcosa come "Quello che è stato fatto si conformava a tutti i requisiti legali". Ma "giusto" non è mai stato definito come "conforme alla legge", perché le persone ponderate hanno da lungo notato che la legge stessa può essere un grande crimine e i peggiori criminali in una cultura possono essere i suoi legislatori, come ora stanno scoprendo i popoli di Irlanda, Portogallo, Francia, Spagna, Grecia e Gran Bretagna. Anche gli americani lo scopriranno presto.

Nei due secoli passati, numerosi critici degli economisti classici hanno sostenuto che è immorale quando si viene giudicati da qualsiasi codice morale riconosciuto. Gli aspetti principali di questo violano chiaramente il principio riformatore. Viola molti, forse tutti, i Dieci Comandamenti. E' in conflitto con diversi insegnamenti di Gesù. Può essere utilizzata L'etica di Aristotele per dimostrare la sua depravazione. Viola l'imperativo categorico di Kant e l'utilitarismo di Mill. Tuttavia alcuni dei suoi fautori continuano a sostenere che La ricchezza delle nazioni non è in contrasto con principi morali. Recentemente Clive Cook e  Gavin Kennedy hanno fatto una simile pretesa, ma ciò che citano come prova non resiste ad un esame accurato.

Innanzi tutto, fondano la pretesa sul primo libro di Smith, La teoria dei sentimenti morali, nel quale sostiene che la coscienza risulta dall'osservare le condizioni degli altri, generando simpatia, che quindi serve come la base dei giudizi morali.

Sebbene non abbia nessun dubbio che comunità diverse vedano diversamente questo libro, la comunità filosofica lo ha generalmente considerato sofomorico. Nei miei decenni come professore di filosofia, non ho visto una volta il libro incluso nel curriculum filosofico standard. La maggior parte dei docenti di filosofia che conosco avevano scarsa conoscenza dell'esistenza del libro. Così anche se qualcuno potrebbe sostenere in modo convincente che La teoria dei sentimenti morali e La ricchezza delle nazioni sono filosoficamente coerenti, questo argomento avrebbe poca attinenza sul fatto se l'economia classica sia morale.

Nei circoli filosofici Smith non è mai stato riconosciuto come un grande pensatore. Effettivamente, non è niente affatto riconosciuto. E anche alcuni economisti hanno notato la natura sofomorica del suo pensiero. Un economista altamente rispettato e famoso, il cui nome lascerò indovinare al lettore, ha affermato questo: "Proprio la sua limitazione ha prodotto il suo successo. Fosse stato più brillante, non sarebbe stato preso così seriamente. Avesse scavato più a fondo, avesse dissotterrato una verità più oscura, avesse utilizzato metodi più difficili ed ingegnosi, non sarebbe stato compreso. Ma non aveva affatto simili ambizioni; infatti non gradiva qualunque cosa andasse oltre il semplice senso comune. Non si è mai mosso sopra le teste dei lettori persino più ottusi. Li ha guidati gentilmente, incoraggiandoli con futilità e osservazioni familiari, facendoli sentire a proprio agio per tutto il tempo".

Nondimeno Kennedy elenca gli elementi di moralità che Smith include in La ricchezza delle nazioni. "[Smith] non era affatto un libertario. . . .La sua idea di 'libertà naturale' era quasi l'opposto di quello che è solitamente assunta significare (cioè, 'come tu vuoi'). Ha sofferto in entrambe i libri per enfatizzare l'importanza dell'autocontrollo, di considerazione per le opinioni degli altri e di un ruolo esteso del governo nel fornire la sicurezza, la regola della legge e l'infrastruttura economica. Assai avanti nel suo tempo, era anche a favore dell'istruzione obbligatoria". Una lista interessante, ma che non giustifica l'opinione che il punto di vista di Smith sull'economia sia morale. Da un moralista ci si sarebbe aspettato di vedere qualcosa su povertà, fame e sofferenza, i quali sono tutte assenti.

Una prova seria, irrefutabile dell'immoralità materializzata in La ricchezza delle nazioni e nell'economia classica in generale è concepita facilmente.

I teorici classici come Smith asseriscono che i prodotti derivano il loro valore dal lavoro che va nel produrli e che il lavoro, esso stesso, viene comprato e venduto. I salari, che sono il prezzo del lavoro, hanno un prezzo naturale che è il prezzo necessario per permettere ai lavoratori di sostenersi e di perpetuarsi senza aumento o diminuzione. Questi dogmi sono noti come la teoria del lavoro del valore e la teoria della sussistenza dei salari rispettivamente. Da queste si possono trarre delle implicazioni significative.

In primo luogo notiamo questa singolarità: il lavoro produce prodotti e l'ammontare di lavoro consumato determina il loro valore. Ma il lavoro non viene pagato il valore dei prodotti che produce ma soltanto un salario di sussistenza. Sfido chiunque, economista oppure no, a giustificare quel principio su basi morali. Possono Cook e Kennedy trovare un'applicazione di simpatia verso questo principio?

In secondo luogo, la teoria della sussistenza dei salari descrive una condizione simile a quella utilizzata dagli economi di animali nel trattare con il bestiame. L'economia classica tratta il lavoro come l'allevamento del bestiame tratta le vacche. Può mai essere moralmente giustificato trattare un essere umano come un animale da fattoria? Dove si trova in questo la commiserazione? La classe lavoratrice, il lavoro, quelli che creano tutta la ricchezza della cultura, non sono che fattoria, fabbrica e, quando necessario, carne da cannone.

Ma gli economisti diranno che a tutti questi aspetti dell'economia classica non viene più prestata molta attenzione. Forse, ma ciò a cui gli economisti prestano attenzione e quello che succede nell'economia sono cose diverse. Il rapporto del Wall Street Journal che il 70% delle persone in Nord America vive da paga a paga dimostra conclusivamente che la teoria della sussistenza dei salari viene ancora applicata; i nostri economisti non sono soltanto abbastanza onesti da raccontarcelo.

Se il salario di sussistenza è tutto quello che questa economia paga la classe lavoratrice, come potrebbe la cultura determinare come trattare quelle persone che non sono nella forza lavorogli anziani, gli infermi e i disabili, persino i disoccupati? L'economia classica non ha risposte a questa domanda perché l'economia classica non esiste per provvedere al popolo in genere. L'economia classica divide la popolazione in due gruppicapitale e lavoro. Chiunque non sia in questi gruppi è in qualche modo irrilevante, il che spiega perché il presidente e altri funzionari governativi parlino sempre della classe elevata e della classe media, ma non menzionino mai i ceti bassi. Tuttavia nessuno sembra notare che parlare di una classe elevata e media senza parlare dei ceti bassi sia senza senso.

Il risultato è che se i dogmi dell'economia classica sono applicati coerentemente, non vi è nessuna necessità di qualunque persona non in grado di funzionare nella forza lavoro. Così, secondo questa implicazione, Andrew Mellon, segretario al tesoro del presidente Herbert Hoover raccomandava che Hoover combattesse la depressione "liquidando gli agricoltori, liquidando gli operai e spingendo giù i salari".

Naturalmente, se questo fosse stato sostenuto apertamente, il risentimento sarebbe stato incontrollabile e il sistema sarebbe stato fatto a pezzi. Così questo fatto viene oscurato provvedendo con "reti di sicurezza" che forniscono poca sicurezza, dal momento che sono comprese o non possono eccedere o persino eguagliare il salario di sussistenza. Così gli americani hanno la sicurezza sociale che non fornisce nessuna sicurezza, il sussidio di disoccupazione che è troppo misero per sostenersi, il welfare che in realtà è illfare e nella migliore delle ipotesi accesso incerto all'assistenza sanitaria. Tuttavia coloro che promuovono questa economia possono, sembra, trovare sempre denaro per appoggiare le imprese, creare macchine per uccidere e combattere guerre continue. Quello che pochi sembrano capire è che queste conseguenze sono delle logiche implicazioni dei dogmi dell'economia classica e vengono fuori direttamente da La ricchezza delle nazioni di Adam Smith. Il bestiame, quando non necessario, viene regolarmente spedito al macello.

Gli Stati Uniti e gran parte del cosiddetto mondo occidentale sta sguazzando in una generale crisi di bilancio e del debito sovrano e l'elite finanziaria mondiale stanno costringendo molti paesi europei a severi programmi di austerità tanto a mortificazione dei popoli europei. Alcuni di questi paesi sono menzionati con l'acronimo PIGS, che è appropriato dal momento che i maiali sono una specie di bestiame. Così ciò che abbiamo, naturalmente, sono dei porcari che sacrificano il loro bestiame a beneficio della comunità finanziaria internazionale cui non importa nulla del popolo o persino dei paesi nei quali risiede. Questi finanzieri convalidano il punto di vista di Jefferson che i mercanti non hanno nessun paese. Non hanno nemmeno nessuna moralità, neppure una briciola. Né gli economisti che promuovono questa economia.

I segni che i porcari americani si preparano ad abbandonare il loro branco imponendo su di esso un programma di austerità sono rivelati nel rapporto della Commissione per la Riduzione del Deficit di Obama e nell'insistenza dei congressisti repubblicani che la spesa sui "diritti acquisiti" sia ridotta o pagata mentre alla spesa per le guerre, gli aiuti esteri e le forze armate sia permesso di continuare e anche di aumentare senza alcun provvedimento comunque per pagarli. L'unica conclusione che può trarsi è che la guerra e gli aiuti esteri sono beni economici necessari mentre il popolo americano è caduto in quel gruppo di persone irrilevanti economicamente che quelli come Andrew Mellon  avrebbero voluto che il governo liquidasse. Così i disoccupati dovrebbero essere destinati a morire di fame e i malati dovrebbero essere destinati a perireentrambe i quali principi sono perfettamente coerenti con la "moralità" dell'economia classica.

Nondimeno la cosa più difficile da comprendere è ciò che i fautori di questa economia ritengono sia lo scopo di tutto questo. Quale è l'obiettivo di tutta questa distruzione, sofferenza e uccisione? Da loro qualche tipo di orgoglio sconvolto? Un banchiere si sente veramente bene quando gli viene raccontato che la scorsa settimana la sua banca ha sfrattato centinaia di famiglie? Un generale si rallegra quando gli viene raccontato che decine di nemici e decine dei suoi soldati sono stati uccisi nella battaglia appena combattuta? Un legislatore fa un brindisi al progresso quando apprende che centinaia di bambini nel suo distretto vanno a letto affamati ogni notte? Se è così, che genere di esseri umani sono? Se non è così, cosa possono forse stare pensando?

Tutti i codici morali menzionati in questo articolo sono in origine occidentali; tuttavia nessuno gioca ora un ruolo in come il popolo di questa civiltà si comporta. Quando una civiltà abbandona la sua moralità, non può essere concepita nessuna razionalizzazione per giustificare la sua continua esistenza. E' probabile che possano essere offerte molte ragioni per questa rinuncia, sebbene sia convinto che una predominal'espansione della legge. Una volta la legge governava diversi tipi di comportamento, ora ha usurpato diversi tipi di linguaggio e viene applicata anche alla sfera della fede. Se vi è un singolo aspetto della vita umana che ora non è circoscritto dalla legge, non so di esso. Così, quando qualcuno viene accusato di aver fatto qualcosa di sbagliato, la risposta presentata solitamente è qualcosa come "Quello che è stato fatto si conformava a tutti i requisiti legali". Ma "giusto" non è mai stato definito come "conforme alla legge", perché le persone ponderate hanno da lungo notato che la legge stessa può essere un grande crimine e i peggiori criminali in una cultura possono essere i suoi legislatori, come ora stanno scoprendo i popoli di Irlanda, Portogallo, Francia, Spagna, Grecia e Gran Bretagna. Anche gli americani lo scopriranno presto.

John Kozy è un docente di filosofia e logica a riposo che scrive di questioni sociali, politiche e economiche. Dopo aver servito nell'esercito USA durante la Guerra di Corea, ha passato 20 anni come docente universitario e altri 20 lavorando come scrittore. Ha pubblicato un libro di testo commerciale di logica formale, articoli in giornali accademici ed un piccolo numero in riviste commerciali e ha scritto molti editoriali da ospite per quotidiani. I suoi articoli online si possono trovare a http://www.jkozy.com/ e gli possono essere inviate email dalla homepage di quel sito.