D&R: La Rivoluzione Islamica in Iran

ha avuto l'approvazione occidentale
Intervista al giornalista e scrittore iraniano Roozbeh Mirebrahimi

 

INTER PRESS SERVICE NEWS AGENCY

 

NEW YORK, 26 luglio (IPS) - Nel suo nuovo libro sulla storia nascosta della Rivoluzione Islamica del 1979 in Iran, il premiato giornalista Roozbeh Mirebrahimi afferma che le potenze occidentali, inclusi gli Stati Uniti, accelerarono gli eventi riconoscendo ed appoggiando le forze rivoluzionarie religiose, costringendo lo scià a lasciare il paese e prevenendo un colpo di stato dell'esercito iracheno.

Nel 1953, gli Stati Uniti avevano deposto il governo popolare del Primo Ministro Mohammed Mosaddeq e del suo gabinetto tramite un colpo di stato sostenuto dalla CIA. Appoggiavano il colpo di stato civili anticomunisti ed ufficiali dell'esercito.

La seconda partenza dello Scià Mohammad Reza Pahlavi dall'Iran, quasi un mese prima della vittoria della rivoluzione nel febbraio del 1979, aveva drammaticamente sollevato preoccupazioni tra i leader della rivoluzione che Washington avrebbe tentato di organizzare un altro colpo di stato per riportare lo scià, che era fuggito negli Stati Uniti. Comunque, i diplomatici che erano al centro degli avvenimenti sostengono che venne raggiunto un accomodamento tra i paesi occidentali ed il clero islamico iraniano.

In un colloquio con il corrispondente della IPS Omid Memarian, Mirebrahimi ha dichiarato che il ruolo dell'occidente nel facilitare la rivoluzione è stato in gran parte ignorato, particolarmente dallo stesso governo iraniano. Il suo libro in farsi, "Aspetti non rivelati della Rivoluzione iraniana" (Khazaran, 2008) è basato su una approfondita intervista a Abbas Amir-Entezam, portavoce e vice primo ministro del governo provvisorio di Mehdi Bazargan in 1979.               

Amir-Entezam, ora il prigioniero politico da più lungo tempo in Iran, era ambasciatore nei paesi scandinavi durante la crisi degli ostaggi all'ambasciata degli USA. E' stato accusato di spiare per gli USA, arrestato e condannato a morte nel 1981. Più tardi la sentenza è stata ridotta all'ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. I critici suggeriscono che le accuse furono una rappresaglia contro la sua iniziale opposizione al governo teocratico in Iran.

IPS: Vi sono voci di un incontro tra un rappresentante del presidente francese e l'Ayatollah Khomeini  a Parigi, prima della rivoluzione. Quale fu il significato di questo incontro?

RM: Mentre Khomeini era in esilio a Neauphle-le-Chateau vicino Parigi e guidava la rivoluzione, gli venne chiesto dalle attuali potenze mondiali di incontrarsi e di avere un dialogo. Sollevò alcune richieste, compresa la rimozione dello scià dall'Iran e l'aiuto per evitare un colpo di stato da parte dell'esercito iraniano. Dall'altra parte del tavolo, anche le potenze occidentali avevano certe richieste. Erano preoccupate per il conferimento di potere e la penetrazione dell'Unione Sovietica e di una interruzione del rifornimento petrolifero dell'Iran all'occidente. Khomeini diede le necessarie garanzie. Questi incontri e contatti avevano luogo nel gennaio del 1979, appena pochi giorni prima della Rivoluzione Islamica nel febbraio del 1979.

IPS: Cosa fece mettere contro Khomeini questi stessi paesi occidentali ed altri soltanto qualche mese dopo la rivoluzione del 1979?

RM: Le potenze occidentali monitoravano da lungo tempo i cambiamenti politici e sociali dentro l'Iran. Cercavano di comprendere i cambiamenti interni in Iran attraverso le forze che avevano in Iran o le persone che mandavano in Iran, come Ramsey Clark (ex ministro della giustizia USA). Si rendevano conto che la società iraniana era sull'orlo di un cambiamento fondamentale. Scelsero di favorire questo cambiamento. Dopo avere riconosciuto i gruppi di opposizione, li agevolarono con opportunità come la copertura dei media. Attraverso questa azione, i cambiamenti accelerarono ad una velocità inaspettata. Nella fase successiva, per impedire all'Unione Sovietica di approfittarsi di questi cambiamenti, tra tutti i gruppi di opposizione esistenti scelsero le forze religiose per opporsi al comunismo, che era antireligioso per natura.

IPS: Ma perché dopo la rivoluzione si misero contro di loro?

RM: Direi che a causa dell'atmosfera rivoluzionaria all'interno dell'Iran e delle azioni dei radicali al potere questo rapporto era esposto a delle minacce.

IPS: Perché i funzionari USA si fidavano abbastanza dell'Ayatollah Khomeini da trattare con lui?

RM: [William H.] Sullivan, l'ambasciatore USA in Iran, teneva una vigilanza molto stretta sugli affari interni iraniani ed analizzava tutti gli sviluppi. Tutte le faccende dell'esercito e delle forze armate, tutte le decisioni e le reazioni di macro-livello al regime dello Scià, tutte le attività delle forze religiose, le attività dei comunisti e di tutte le altre forze rivoluzionarie erano da lui monitorate. Secondo documenti e libri pubblicati negli Stati Uniti ed in altri paesi occidentali, intorno al settembre del 1978, quattro mesi prima della rivoluzione, era chiaro che lo scià non poteva più restare e che dovevano cercare un modo di raggiungere un accordo con l'opposizione. Tutti i contatti ed i colloqui presero l'andatura durante questo periodo. Le forze religiose che all'epoca circondavano Khomeini erano gente come Yazdi, Bazargan, Bani sadr, Ghotbzadeh o tra il clero, gente come Beheshti e Motahhari... Erano istruiti e relativamente tecnocratici e l'occidente sentiva che poteva contare su di loro. Dopo la rivoluzione, questa fiducia e questo rapporto rimasero intatti fino all'invasione dell'ambasciata USA.

IPS: Perché la presa degli ostaggi avvenne in un periodo nel quale il nuovo governo sotto l'Ayatollah Khomeini aveva un rapporto normale con gli USA?

RM: L'Ayatollah Khomeini era contrario ad azioni radicali come invadere l'ambasciata USA. Per esempio, questa non era la prima volta che l'ambasciata USA veniva occupata. Proprio intorno a quei primi giorni della rivoluzione, durante i primi 10 giorni, l'ambasciata USA venne occupata per la prima volta da forze di sinistra come il Khalgh ed altre forze parallele, ma questo ricevette una reazione molto dura dell'Ayatollah Khomeini che inviò all'ambasciata Ebrahim Yazdi per ottenere che gli occupanti rivoluzionari uscissero di lì. Durante il secondo incidente, Khomeini venne preso impreparato dopo che l'incidente aveva già avuto luogo. A quell'epoca la pressione dei radicali costrinse Khomeini a reagire garantendoli. Quell'incidente costrinse a dimettersi il Primo Ministro Bazargan. Prima di questo incidente, la relazione del nuovo governo con l'occidente era ancora piuttosto normale. Non dovremmo dimenticare che esattamente un giorno dopo la rivoluzione, gli Stati Uniti riconobbero ufficialmente il nuovo governo.

IPS: E con ciò che tipo di impatto ha avuto tutto questo sulla Rivoluzione Islamica?

RM: Questo libro ha diverse caratteristiche. In primo luogo, riesamina il ritratto della storia della rivoluzione della Repubblica Islamica, che è una linea rossa nell'Iran di oggi. In secondo luogo, lo stesso Amir-Entezam è sempre stato una linea rossa per il regime, che ha cercato così accanitamente di cancellare il suo nome da tutti i dati ufficiali. In terzo luogo, una persona della nuova generazione, nata nell'anno della rivoluzione, ha compiuto tutta questa ricerca. E sono molto felice che dopo cinque anni di divieti ed ostacoli di tutti i tipi questo libro venga pubblicato.

(FINE/2008)