The B u l l e t

Socialist Project • E-Bulletin No. 552
October 7, 2011

 

Occupare Wall Street: perché infastidire i banchieri?

John Weeks

 

Sanguisughe di Wall Street”

Quando nel 1948 correva per la presidenza, Harry Truman si lamentava dei "sanguisughe di Wall Street", una caratterizzazione scortese dei leali banchieri e finanzieri che amministravano così brillantemente il denaro dell'America. Ora più di sessant'anni dopo troviamo fuori nelle Strade della Finanza un gran numero di americani che ripetono il commento di Harry, assai meno garbatamente. Perché i titani della finanza hanno scelto Wall Street per distruggere?

Potrebbe essere perché, in aggiunta a commettere il crimine del secolo provocando la Grande Crisi Finanziaria (che abbiamo avuto quasi novanta anni rimasti da fare, così hanno avuto ampia opportunità di fare anche peggio), sono, come rilevò Harry, dei vampiri sociali ed economici. Alcune semplici e facilmente accessibili statistiche, nondimeno in gran parte inosservate, dimostrano la presa di sangue. Nel 1950 le imprese della finanza e delle assicurazioni USA generavano (cioè travasavano via) il 2,4% del prodotto nazionale, raccolte piuttosto esigue e misere. Dopo avere raggiunto il 3% nel 1953, i titani della finanza hanno richiesto quindici anni per ottenere il 4% (1968) ed altri tredici per arrivare al 5% (1981).

Per incommensurabile buona fortuna dei banchieri e dei truffatori, Ronald Reagan ha intrapreso la riduzione delle regolamentazioni finanziarie. Benedetti con questo ambiente più favorevole alla ruberia, ci sono voluti soltanto sei anni per raggiungere il 6% (1987). Lì la parte sembrava bloccata, richiedendo un decennio per salire al 7% (1996). Comunque, alla metà degli anni '90, Bill Clinton avrebbe fatto divenire la deregolamentazione reaganiana un ammontare banale ed ora, ci si diverte: più dell'8% alla fine del 2000 e, con l'aiuto del salvataggi di Obama, quasi l'8,50% nel 2010 (la tosatura finanziaria non è mai stata così buona come quando i tempi non sono propizi).

La dimensione dell'imbroglio

Se pensate che 8,50% per la rapina finanziaria non sia eccessivo, paragonatelo alla sua béte noire, il settore pubblico. Nel 1950 il "valore aggiunto" (salari e stipendi ed altri pagamenti di reddito) del settore pubblico ("governo") era il 10,70% del prodotto nazionale lordo, mentre, come osservato, la finanza era il 2,80%, un rapporto vicino a quattro. Nel 2011, il settore pubblico era strisciato leggermente al 13,30%, ed il nuovo rapporto è meno di due, 1,60. La crescita della rapina privata paragonata alla provvista pubblica diventa a maggior ragione scandalizzante se entrambe sono stabilite a 100 nel 1950. Nel corso di cinquant'anni la quota della finanza è cresciuta ad un tasso costante vicino al 2% annuo, mentre il settore pubblico ha raggiunto la sua quota di picco nel 1971 e si è successivamente limitata.

Perché dovremmo preoccuparci di Wall Street? Bene, per cominciare, se la tendenza attuale tiene, un momento o l'altro negli anni 2030 l'industria finanziaria sarà maggiore dell'intero settore pubblico, federale, statale e locale. Coloro che ammassano queste ricchezze finanziarie, i "malfattori di grande ricchezza" (Theodore Roosevelt), dimostrano ripetutamente che la loro missione istituzionale è la distruzione della ricchezza della società, non la sua creazione.

Il ruolo positivo che giocano le banche in una società capitalista è semplice e ristretto. Nell'assenza di istituzioni che prestano la crescita delle imprese sarebbe limitata ai profitti che generano. Questo limite ridurrebbe grandemente il carattere dinamico del capitalismo, perché impedirebbe il trasferimento di capitale de facto da settori declinanti a quelli in espansione dell'economia privata. La natura del capitalismo non richiede che la funzione di prestare debba essere creare profitto pubblico o privato. Quando lo è, viene creato il potenziale per il disastro.

Arraffare per non concludere molto

La funzione di prestito non comporta il rischio consistente di prestare perché legalmente la banca ha la prima pretesa sul risarcimento se l'impresa che ha preso in prestito dovesse andare in fallimento ed essere costretta a vendere i suoi beni. I rischi provengono dal comportamento del capitale finanziario stesso. Il ruolo utile della finanza è piuttosto limitato, non produce, trasporta o commercia. Non fa niente altro che estendere il credito che è legalmente vincolato dai depositi che riceve (cioè non presta neppure il proprio denaro). Come risultato il ritorno che può ottenere compiendo poco più di niente è ugualmente limitato.

Una tendenza centrale nella storia del capitalismo è stata la finanza che cercava di evadere dal ruolo limitato che le relazioni sociali di produzione e distribuzione le assegnano. Quando viene permesso, lo fa attraverso la speculazione, che essenzialmente è comprare allo scopo di vendere senza nessuna funzione produttiva. Il rischio è intrinseco alla speculazione perché il guadagno dello speculatore è per definizione la perdita di qualcun altro. Senza rischio, nessuna speculazione; senza speculazione, molto poco rischio. La speculazione ed il rischio che vi è cresciuto robusto sopra hanno portato la Grande Depressione degli anni '30. Per impedire che accadesse di nuovo, l'amministrazione di Franklin Roosevelt propose ed il Congresso approvò diverse leggi che limitavano severamente le attività del capitale finanziario, la più famosa delle quali è stata la Glass-Steagall Act del 1933. Reagan, Bush I, Clinton e Bush II provvedimento dopo provvedimento hanno intrapreso l'abrogazione de facto della legislazione limitativa.

La Grande Crisi Finanziaria è stata il frutto di quell'abrogazione, un crimine di proporzioni storiche che ha generato di recente quasi sette milioni di disoccupati. Per quanto terribile sia stata e continuerà ad essere la crisi mentre il decennio si spiega in stagnazione e miseria, vi è una conseguenza a lungo termine peggiore dell'annullamento della regolamentazione finanziaria. Liberare il capitale finanziario per speculare lo libera per usare i suoi mal acquistati profitti al suo compito centrale, il potere politico e la distruzione di tutte le vestigia del sistema dello stato sociale che fornisce al capitalismo un grado di decenza. Per citare Franklin D. Roosevelt,

"...L'acquisizione della ricchezza...attraverso profitti eccessivi, crea un eccessivo potere privato sugli affari privati e, per nostra sventura, anche sugli affari pubblici". [State of the Union address 1935]

"...La libertà di una democrazia non è al sicuro se il popolo tollererà la crescita del potere privato ad un punto in cui diventa più forte del loro stesso stato democratico". [Message to Congress 1938]

Posso tornare alla mia domanda iniziale: perché così tante persone stanno protestando contro Wall Street? Perché è diventata più forte del nostro stato democratico e se libera ci porterà giù per la strada buia della dittatura politica per unirsi alla dittatura economica delle quale dispone attualmente. La prossima settimana sarò a New York e progetto di fare una passeggiata giù per Wall Street. •

John Weeks è un economista e Professore Emerito alla SOAS, University of London. Mantiene un blog a jweeks.org.