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“Sanguisughe di Wall Street”
Quando nel 1948 correva per la presidenza,
Harry Truman
si lamentava dei "sanguisughe di
Wall Street", una caratterizzazione scortese dei leali
banchieri e finanzieri che amministravano così brillantemente il
denaro dell'America. Ora più di sessant'anni dopo troviamo fuori
nelle Strade della Finanza un gran numero di americani che ripetono
il commento di Harry, assai meno garbatamente. Perché i titani della
finanza hanno scelto
Wall Street per distruggere?
Potrebbe essere perché, in aggiunta a commettere il crimine del
secolo provocando la Grande Crisi Finanziaria (che abbiamo avuto
quasi novanta anni rimasti da fare, così hanno avuto ampia
opportunità di fare anche peggio), sono, come rilevò
Harry, dei vampiri sociali ed economici. Alcune semplici
e facilmente accessibili statistiche, nondimeno in gran parte
inosservate, dimostrano la presa di sangue. Nel 1950 le imprese
della finanza e delle assicurazioni USA generavano (cioè
travasavano via) il 2,4% del prodotto nazionale, raccolte piuttosto
esigue e misere. Dopo avere raggiunto il 3% nel 1953, i titani della
finanza hanno richiesto quindici anni per ottenere il 4% (1968) ed
altri tredici per arrivare al 5%
(1981).
Per
incommensurabile buona fortuna dei banchieri e dei truffatori,
Ronald Reagan
ha intrapreso la riduzione delle regolamentazioni
finanziarie. Benedetti con questo ambiente più favorevole alla
ruberia, ci sono voluti soltanto sei anni per raggiungere il 6%
(1987). Lì la parte sembrava bloccata, richiedendo un decennio per
salire al 7% (1996). Comunque, alla metà degli anni '90,
Bill Clinton avrebbe fatto divenire la
deregolamentazione reaganiana un ammontare banale ed ora, ci si
diverte: più dell'8% alla fine del 2000 e, con l'aiuto del
salvataggi di Obama, quasi l'8,50% nel 2010 (la tosatura finanziaria
non è mai stata così buona come quando i tempi non sono propizi).
La dimensione dell'imbroglio
Se pensate che 8,50% per la rapina finanziaria non sia
eccessivo, paragonatelo alla sua
béte noire, il settore pubblico. Nel 1950 il "valore aggiunto" (salari e
stipendi ed altri pagamenti di reddito) del settore pubblico
("governo") era il 10,70% del prodotto nazionale lordo, mentre, come
osservato, la finanza era il 2,80%, un rapporto vicino a quattro.
Nel 2011, il settore pubblico era strisciato leggermente al 13,30%,
ed il nuovo rapporto è meno di due, 1,60. La crescita della rapina
privata paragonata alla provvista pubblica diventa a maggior ragione
scandalizzante se entrambe sono stabilite a 100 nel 1950. Nel corso
di cinquant'anni la quota della finanza è cresciuta ad un tasso
costante vicino al 2% annuo, mentre il settore pubblico ha raggiunto
la sua quota di picco nel 1971 e si è successivamente limitata.
Perché dovremmo preoccuparci di
Wall Street?
Bene, per cominciare, se la tendenza attuale tiene, un momento
o l'altro negli anni 2030 l'industria finanziaria sarà maggiore
dell'intero settore pubblico, federale, statale e locale. Coloro che
ammassano queste ricchezze finanziarie, i "malfattori di grande
ricchezza"
(Theodore Roosevelt),
dimostrano ripetutamente che la loro missione
istituzionale è la distruzione della ricchezza della società, non la
sua creazione.
Il ruolo positivo che giocano le banche in una società
capitalista è semplice e ristretto. Nell'assenza di istituzioni che
prestano la crescita delle imprese sarebbe limitata ai profitti che
generano. Questo limite ridurrebbe grandemente il carattere dinamico
del capitalismo, perché impedirebbe il trasferimento di capitale
de facto
da settori declinanti a quelli in espansione
dell'economia privata. La natura del capitalismo non richiede che la
funzione di prestare debba essere creare profitto pubblico o
privato. Quando lo è, viene creato il potenziale per il disastro.
Arraffare per non concludere molto
La funzione di prestito non comporta il rischio consistente di
prestare perché legalmente la banca ha la prima pretesa sul
risarcimento se l'impresa che ha preso in prestito dovesse andare in
fallimento ed essere costretta a vendere i suoi beni. I rischi
provengono dal comportamento del capitale finanziario stesso. Il
ruolo utile della finanza è piuttosto limitato, non produce,
trasporta o commercia. Non fa niente altro che estendere il credito
che è legalmente vincolato dai depositi che riceve (cioè non presta
neppure il proprio denaro). Come risultato il ritorno che può
ottenere compiendo poco più di niente è ugualmente limitato.
Una tendenza centrale nella storia del capitalismo è stata la
finanza che cercava di evadere dal ruolo limitato che le relazioni
sociali di produzione e distribuzione le assegnano. Quando viene
permesso, lo fa attraverso la speculazione, che essenzialmente è
comprare allo scopo di vendere senza nessuna funzione produttiva. Il
rischio è intrinseco alla speculazione perché il guadagno dello
speculatore è per definizione la perdita di qualcun altro. Senza
rischio, nessuna speculazione; senza speculazione, molto poco
rischio. La speculazione ed il rischio che vi è cresciuto robusto
sopra hanno portato la Grande Depressione degli anni '30. Per
impedire che accadesse di nuovo, l'amministrazione di
Franklin Roosevelt propose ed il Congresso approvò diverse leggi che
limitavano severamente le attività del capitale finanziario, la più
famosa delle quali è stata la
Glass-Steagall Act
del 1933. Reagan, Bush I, Clinton
e Bush II
provvedimento dopo provvedimento hanno intrapreso l'abrogazione
de facto
della legislazione limitativa.
La Grande Crisi Finanziaria è stata il frutto di
quell'abrogazione, un crimine di proporzioni storiche che ha
generato di recente quasi sette milioni di disoccupati. Per quanto
terribile sia stata e continuerà ad essere la crisi mentre il
decennio si spiega in stagnazione e miseria, vi è una conseguenza a
lungo termine peggiore dell'annullamento della regolamentazione
finanziaria. Liberare il capitale finanziario per speculare lo
libera per usare i suoi mal acquistati profitti al suo compito
centrale, il potere politico e la distruzione di tutte le vestigia
del sistema dello stato sociale che fornisce al capitalismo un grado
di decenza. Per citare
Franklin D. Roosevelt,
"...L'acquisizione della ricchezza...attraverso profitti
eccessivi, crea un eccessivo potere privato sugli affari privati e,
per nostra sventura, anche sugli affari pubblici". [State of the Union address 1935]
"...La libertà di una democrazia non è al sicuro se il popolo
tollererà la crescita del potere privato ad un punto in cui diventa
più forte del loro stesso stato democratico". [Message to Congress 1938]
Posso tornare alla mia domanda iniziale: perché così tante persone
stanno protestando contro
Wall Street? Perché è diventata più forte del nostro stato
democratico e se libera ci porterà giù per la strada buia della
dittatura politica per unirsi alla dittatura economica delle quale
dispone attualmente. La prossima settimana sarò a
New York e progetto di fare una passeggiata giù per
Wall Street. •
John Weeks è un economista e Professore Emerito alla
SOAS, University of London.
Mantiene un blog a
jweeks.org.
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