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Pochi riterrebbero essere imparziali o anche accurate le
opinioni dei banchieri centrali di tutto il mondo. Questi
autoproclamatisi uomini saggi della finanza internazionale non hanno
visto arrivare la recessione finché non è scoppiata loro in faccia
distruggendo la loro credibilità.
Nondimeno, è interessante sentirli parlare, non perché siano
divertenti da ascoltare, ma per "i messaggi" che i ricchi
investitori utilizzano religiosamente nel piazzare le loro scommesse
di borsa, mentre al resto di noi viene trasmesso un calmante sermone,
di modo che i servi dei banchieri
— i politici — possano continuare
incontrastati a rovinare il paese.
Recentemente i saggi banchieri hanno annunciato congiuntamente
che l'economia mondiale era "sull'orlo" di una ripresa. Il
linguaggio era deliberatamente vago: non possono
assolutamente
permettersi di
sbagliare ancora e di distruggere i loro ultimi
brandelli di autorità. Così circoscrivono il rischio. Il presidente della
Banca Centrale Europea è stato ulteriormente cauto, dichiarando che
l'economia era "di fronte ad una strada molto accidentata".
La verità è che non hanno assolutamente nessuna idea di cosa
avverrà e quando. Altri economisti
mainstream presentano un quadro
più deprimente della situazione. Per esempio, la pubblicazione
ammiraglia dell'America delle corporations, il
Wall
Street Journal, recentemente ha annunciato che
il numero in accelerazione dei fallimenti bancari negli USA
equivaleva ad una "nuova fase" della crisi, dove il debito
spazzatura accumulato stava iniziando a tirare giù le banche ad un
passo più rapido (21 agosto 2009).
Nel frattempo, l'elitaria rivista
Economist
recentemente ha concluso che, invece di una "ripresa a forma di V"
— che significa un rapido rimbalzo indietro
— dovremmo prepararci per "una deprimente [forma a] U
con un lungo, piatto fondo di debole crescita... [per] i prossimi
anni". (20 agosto 1009).
Questo tipo di analisi è ora ciò che passa per ottimismo
nell'economia mainstream. Una "oscura U" è molto meglio di una "terrificante
W"
—
che significa un altro potenziale crollo. Perciò, ci è stato
raccontato che salvare le banche evitava il "disastro totale" e
che dovremmo essere soddisfatti se l'economia producesse una lenta
"ripresa senza posti di lavoro". Naturalmente, l'economia non si è
ripresa se milioni di persone restano disoccupate. Termini come
"ripresa senza posti di lavoro" sono stati inventati per abituare la
gente alla sofferenza, mentre
i mega-profitti di
Goldman Sachs vengono presentati come "segnali promettenti". In
realtà,
la sofferenza di milioni di persone ed i profitti delle
corporations hanno un collegamento diretto dei quali i media non
discutono.
Le grandi recessioni distruggono salari e benefici. L'enorme
riserva di lavoratori disoccupati aiuta i datori di lavoro a
minacciare i lavoratori di disoccupazione se non accettano salari
più bassi, mentre altre società costringono a salari più bassi per
"la sopravvivenza della società". Gli economisti di libero mercato
razionalizzano questo chiamandolo un "aggiustamento di mercato":
presumibilmente il mercato del lavoro ha prodotto salari troppo alti
perché i profitti possano essere mantenuti.
E' probabile che questo periodo continui per qualche tempo. Una
ragione è che la pensione non sarà una realtà per milioni di persone
che non sono state in grado di risparmiare abbastanza o che hanno
avuto i loro risparmi nei conti
401(k) distrutti dalla recessione.
Un famigerato sondaggio di
Career Builders ha riferito che il 73% di quelli che progettano di
andare in pensione ritarderebbero il loro ritiro per almeno sei anni.
Molti lavoratori più vecchi,
a causa della picchiata che ha preso il loro
401(k), sono stati costretti
a lasciare il ritiro per accettare posti di lavoro con bassa
paga, che significa più competizione per i lavoratori più giovani.
Secondo un
Op Ed sul
New York Times:
"...soltanto 28 maschi su 100 erano occupati nel gruppo di età
tra i 16-19 anni. Per gli adolescenti delle minoranze, dimenticatelo.
I numeri sono più che paurosi, sono catastrofici". (10 agosto 2009).
Molti altri lavoratori hanno scelto di superare la
recessione tornando a scuola. Mentre a scuola
— o
dopo il diploma — questi studenti diventano
"interni", una strada che molti datori di lavoro stanno
utilizzando per rimpiazzare i lavoratori pagati.
Osserva il
New
York Times:
"Con posti di lavoro pagati così difficili da ottenere in
questo debole mercato, molti diplomati dei college si
accomoderebbero volentieri per un internato non pagato. Ma, persino
allora, competono con dipendenti licenziati con molta più esperienza".
(10 agosto 2009).
In aggiunta all'internato, molti altri lavoratori disoccupati
fanno semplicemente del volontariato per formare il loro curriculum.
Tutte queste buone intenzioni vengono utilizzate dai datori di
lavoro per spingere in basso i salari o per eliminare completamente
posti pagati.
La disoccupazione di massa sta creando una tesa situazione da
cane-mangia-cane per milioni di persone. Piuttosto che incolpare
della crisi i banchieri ed altri che profittano dalla recessione, è
probabile che i continui bersagli siano le persone più vulnerabili
della società, gli immigrati.
Ma prendere di mira gli immigrati non migliorerà la vita dei
lavoratori. Questo può esser fatto soltanto affrontando i loro
datori di lavoro e chiedendo salari e benefici più alti. Se
necessario, i lavoratori devono chiedere ed organizzarsi per
impedire che i loro posti di lavoro vengano spediti all'estero per
precludere alle società di cercare salari da veri schiavi.
Per i lavoratori disoccupati, organizzarsi con richieste ai
governi locali e federali di un vero programma di stimolo per creare
posti di lavoro è una necessità assoluta. Il primo stimolo di Obama
è stato un ovvio fallimento: non soltanto era troppo limitato, ma
molto di esso è stato dedicato a benefici fiscali e non alla
creazione di posti di lavoro.
L'economia non si aggiusterà da sola. Interessi potenti stanno
salvando le banche mentre spingono in basso i salari e continueranno
a farlo finché non saranno respinti.
Uno stimolo che crei posti di lavoro che paghino salari
sufficienti contribuirà ad mitigare tremende sofferenze. Ma è
improbabile che un simile programma ci venga fornito dai democratici
di proprietà delle corporations. Deve essere preso.
Attraverso questa crisi economica il Partito Democratico ha
servito
ardentemente
gli interessi dei ricchi: si è rifiutato di
approvare una seria legislazione che avrebbe aiutato grandemente i
lavoratori ad evitare i pignoramenti delle loro case; sta
abbandonando l'opzione di un programma di assistenza sanitaria
gestito dal governo: si è rifiutato di approvare l'EFCA,
l'Employee Free Choice Act, che avrebbe rimosso
le barriere per formare sindacati; ha dato miliardi di dollari di
salvataggio a banchieri spericolati; si è rifiutato di
nazionalizzare le banche, così che potessero cominciare ad operare
nell'interesse di tutti e non soltanto dei ricchi; ha continuato a
combattere guerre all'estero che beneficiano soltanto gigantesche
corporations mentre non ha ripristinato le
libertà civili all'interno; ed ha trascurato di promuovere un
programma massiccio per la creazione di posti di lavoro che avrebbe
il potenziale di alleviare le sofferenze di milioni di lavoratori
USA.
La
lezione di questa crisi economica crudamente chiara: i lavoratori
dovranno creare il loro proprio partito politico che sia dedicato a
combattere per i loro interessi. Tale partito non verrà a nascere
da solo. I membri della base dei sindacati, le organizzazioni della
comunità ed i disoccupati devono iniziare ad organizzarsi ora per
promuovere politiche che i Democratici si sono riifiutati di toccare.
Una gigantesca coalizione di forze progressiste che operino verso
questi obiettivi può facilmente trasformarsi in un partito politico
capace di spazzolare da parte i due partiti della grande impresa.
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