SOCIALIST APPEAL

For a Mass Party of Labor!

 

"Siamo il 99%”

Scritto da John Peterson Martedì, 25 ottobre 2011

 

Deridono il fatto che il movimento non sia d'accordo su specifici cambi di politica sui quali possano agire i partiti politici dominanti. Quelli che danno credito ai dimostranti di "elevare la consapevolezza" sui problemi del paese procedono ad esortarli a lasciare le vere decisioni ai "ragazzi grandi" negli istituti di ricerca e nelle sale del potere. Ma pochi vogliono accennare al vero cuore della materia, che sono le ragioni fondamentali per il movimento? Perché qui? Perché ora?

Perché le proteste?

Posto semplicemente, il movimento è un'espressione di precisamente le stesse frustrazioni che hanno guidato la Primavera Araba. Certo, molti commentatori riconoscono che i dimostranti di Wall Street sono stati "ispirati" dagli eventi in Piazza Tahrir. Ma girano intorno al fatto che dal Cairo a Wall Street, i dimostranti sono sopra tutto "ispirati" dalla stessa cosa: la sgradevole realtà della vita sotto il capitalismo all'inizio del 21° secolo.

A parte i debiti, la disoccupazione, la disuguaglianza e la povertà in un mondo di abbondanza, la generazione post 11/9 ha poco da aspettarsi ardentemente. In particolare per i giovani, il presente è sempre più insopportabile e l'unica cosa certa sul futuro è che il domani è sicuro che sia ancora più squallido dell'oggi. In breve, le proteste hanno meno a che fare con questa o quella specifica lagnanza e tutto a che fare con la crisi del sistema capitalista.

I marxisti non sono deterministi economici. Comprendiamo che la sovrastruttura ideologica, culturale e politica può giocare un grande ruolo nel foggiare le fondamenta economiche della società. Ma in ultima analisi, è la base economica che definisce i parametri fondamentali entro i quali opera la società. Prima dell'avvento dei computer e dello sviluppo della tecnologia per produrre i razzi, un viaggio sulla luna non era nulla più che una possibilità astratta.

In altre parole, l'infrastruttura economica della società infine determina ciò che è possibile nella società. La crisi del capitalismo significa che vi sono molte meno possibilità per la maggioranza dell'umanità; almeno finché questo sistema resta in vigore.

Siamo che ne siamo tutti consciamente consapevoli oppure no, siamo tutti influenzati dalle condizioni che ci circondano. Alla radice, le nostre ideologie e le nostre lotte sono il riflesso e l'espressione dei mutamenti di direzione nelle fondamenta economiche della società. Un'epoca di crisi economica porta inevitabilmente ad un'epoca di crisi sociale e politica, sebbene questo non sia mai un processo lineare, in bianco e nero, facile da definire.

"Soltanto i fatti, signora"

Ma su questo non credeteci sulla parola. I fatti e le cifre parlano da soli. Qui vi sono soltanto alcune ragioni del perché migliaia hanno occupato Wall Street e centinaia di altre città da ogni parte degli USA:

Nel 2010 vi sono stati meno posti di lavoro ed erano pagati meno, eccetto molto al vertice. Lo stipendio medio nel 2010 è calato ancora, giù dell'1,2% a $26.364. Questo ammonta a $507 la settimana, il livello più basso  dal 1999, dopo avere adeguato all'inflazione. Allo stesso tempo, quelli che guadagnano più di $1 milione hanno aumentato del 20% paragonato al 2009. Fonte.

Il numero degli americani che lavorano in ogni attività è di nuovo caduto nel 2010, giù di più di mezzo milione dal 2009 a meno di 150,4 milionimeno della metà della popolazione totale del paese. Più significativamente, il numero di persone con qualsiasi attività è calato di 5,2 milioni dal 2007, quando è iniziata la peggiore recessione dalla Grande Depressione, con un massiccio salvataggio di Wall Street da parte dei contribuenti seguito alla fine del 2008. Questo significa che il 3,3% delle persone che avevano un posto di lavoro nel 2007, ovvero uno ogni 30, sono andate tutto il 2010 senza guadagnare un dollaro. Fonte.

In aggiunta ai 5,2 milioni di persone che non hanno più nessun lavoro si sommano all'incirca ai 4,5 milioni di persone che, a causa della crescita della popolazione, entrerebbero normalmente a far parte della forza lavoro in tre anni e si hanno vicino a 10 milioni di lavoratori che non hanno trovato nemmeno un'ora di lavoro pagato nel 2010. Fonte.

La disoccupazione giovanile (di quelli tra i 16 ed i 19 anni di età) si trova quasi al 25%. Per i ragazzi bianchi è il 20,9%; il 20,2% per i latinos ed un incredibile 44,8% per i neri. Leggete altro sulla disoccupazione giovanile qui e sulla divisione razziale quando si tratta di occupazione qui.

Allo stesso tempo, le società non finanziarie siedono su più di $2 trilioni di contantequasi $7.000 per americanocon nessun posto dove investirlo proficuamente. Questo denaro non può essere investito per guadagnare il tasso d'inflazione. Fonte.

Cliccate qui per una serie interessante di grafici che illustrano ulteriormente lo stato reale della disoccupazione e della disuguaglianza in questo paese.

Qui c'è un altro grafico molto interessante montato dall'Economic Policy Institute che mostra che dall'inizio degli anni '80 la maggior parte dei guadagni di ricchezza del paese sono andati all'10% di vertice della popolazione.

Le cifre di cui sopra danno un'immagine cristallina riguardo al "perché" del movimento. C'è poco da meravigliarsi che gli americani siano insoddisfatti del presente e pessimisti riguardo al futuro! C'è poco da meravigliarsi che così tanti giovani abbiano deciso che quando è troppo è troppo!.

Chi è il 99%?

Lo slogan "siamo il 99%" è un'espressione del fatto che gli interessi della vasta maggioranza non è rappresentata nella politica e nell'economia. Riflette la comprensione istintiva che la reale ricchezza ed il vero potere della società sono concentrati in pochissime mani.

Héctor R. Cordero-Guzmán, Ph.D. ha prodotto un interessante studio basato sulle risposte ad un'indagine su occupywallst.org. Come spiega, l'indagine "suggerisce che vi sia un'enorme corrente sottomarina di insoddisfazione di tendenza principale per le affiliazioni dei partiti politici tradizionali come pure un enorme ammontare di sostegno per il cambiamento radicale negli Stati Uniti d'America". Qui vi sono alcune notizie:

  • Il 92,5% di coloro che hanno risposto hanno in qualche modo oppure fortemente appoggiato le proteste con la maggior parte che indica un forte appoggio. 1/4 del campione (ovvero il 24,2%) a partire dal 5 ottobre 2011 ha partecipato alle proteste di Occupy Wall Street.
  • Il 64,2% di coloro che hanno risposto erano più giovani di 34 anni d'età. Mentre il campione è relativamente giovane, uno su tre di questi è più vecchio di 35 ed uno su cinque ha 45 anni ed oltre.
  • Il 7,9% di coloro che hanno risposto hanno un diploma di scuola media superiore o inferiore. Un enorme 92,1% del campione ha qualche diploma di college, di scuola di perfezionamento o una laurea. Il 27,4% ha qualche anno di college (ma non la laurea). Il 35% ha un diploma di college, l'8,2% ha qualche anno di scuola di perfezionamento (ma non il diploma) e vicino al 21,5% ha un diploma di scuola di perfezionamento. Il 26,7% di coloro che hanno risposto sono stati arruolati a scuola ed il 73,3% non sono stati arruolati a scuola.
  • Il 50,4% era impiegati a tempo pieno ed un 20,4% aggiuntivo era impiegato part-time. Il 13,1% del campione è disoccupato.
  • Il 47,5% del campione guadagna meno di $24.999 l'anno ed un altro quarto (24%) guadagna tra $25.000 e $49.999 l'anno. Il 71,5% del campione guadagna meno di $50.000 l'anno. Il 15,4% del campione ha guadagnato tra $50.000 e $74.999.
  • Il 27,3% di coloro che hanno risposto si è considerato Democratico, un altro 2,4% ha dichiarato di essere Repubblicano. Una proporzione molto grande del campione, vicina al 70,3%, si è considerato indipendente.

Così, mentre il movimento ha attirato a se tutti i tipi di persone da molti ceti, sono in prevalenza giovani, altamente istruiti ed in modo schiacciante insoddisfatti degli attuali partiti politici. Oppressi dai debiti e dalla disoccupazione e con poche prospettive di un futuro migliore, sono disposti a lottare per cambiare in meglio le cose. I paralleli con Tunisia, Egitto, Grecia, Spagna ed oltre sono evidenti.

Crisi ritardata

Per gli ultimi 30 anni circa, con poche notevoli eccezioni, negli USA la lotta di classe sembrava fuori dell'agenda. Infatti, per quasi tutto l'intero periodo post II Guerra Mondiale, l'idea che le condizioni di vita sarebbero continuate a migliorare da una generazione alla successiva ha ricevuto una potente spinta dalla stessa esperienza.

Dopo la II Guerra Mondiale il capitalismo USA ha ricevuto una nuova aspettativa di vita. Le sue risorse naturali, la popolazione e le capacità produttive erano praticamente intatte. Procedeva splendidamente verso il profitto dalla ricostruzione dell'Europa e del Giappone dopo la distruzione catastrofica della guerra. Nuove e migliorate tecnologie, come le plastiche ed i computer hanno permesso nuovi campi di espansione e di sviluppo. Gli USA erano il paese maggior creditore mondiale e avevano nelle loro camere blindate la maggioranza delle riserve auree mondiali.

L'intaglio di nuove "sfere d'influenza" insieme con la Russia stalinista ha portato ad una certa stabilità politica ed economica per un periodo di decenni. La base materiale per il "Sogno Americano" è stata costruita su tutto questo. Un lavoro, una casa ed una istruzione di college erano ora disponibili a altri milioni di americani. I capitalisti hanno continuato a guadagnare profitti, ma alle masse era consentito avere dalla tavola alcuni morsi succosi.

Nonostante la crescente disparità nella ricchezza relativa, le cose in realtà andavano meglio per milioni di americani, almeno in termini di ricchezza assoluta. In altre parole, la porzione della ricchezza surplus che andava ai ricchi cresceva molto più velocemente della porzione di ricchezza che andava verso i salari ed i benefici dei lavoratori, ma almeno molti lavoratori potevano permettersi più beni di consumo e persino di acquistare una barca da pesca o di prendere le ferie ogni tanto.

Il crollo dell'URSS ha aperto vasti nuovi territori allo sfruttamento capitalista, dando al sistema un'altra temporanea spinta in su. I tremendi incrementi di produttività resi possibili dalla robotica e dalla rivoluzione della tecnologia dell'informazione hanno permesso un ancora maggiore sfruttamento dei lavoratori ed una manna di profitti per la classe dominante. Anche la Cina e l'India hanno aperto le porte all'investimento capitalista, estendendo ancora di più la portata del mercato. L'espansione massiccia del credito ed i crescenti prezzi degli immobili hanno dato una spinta in susebbene temporanea ed artificialeal sistema. Ma, alla fine, non è rimasto niente da far scorrere ed i fattori che hanno portato all'espansione economica si sono trasformati nel loro opposto.

Condizioni e consapevolezza

I bei tempi economici hanno provocato delle vedute ottimistiche sul futuro. I periodi di crisi hanno giusto l'effetto contrario. Per un'intera epoca storica, è sembrato che il capitalismo avesse superato le sue contraddizioni e stesse consegnando con successo le merci ad uno strato significativo della popolazione. Ciò naturalmente ha portato ad un relativo allentamento della lotta di classe. Ma questo ora è tutto finito. E' andata da lungo tempo la fiducia ottimistica degli anni immediatamente dopo la II Guerra Mondiale. E' andata da lungo tempo l'idea che il "modo di vivere americano" sia qui per restare ed un modello per tutto il mondo. Il capitalismo USA è un sistema in declino e questo viene riflesso inevitabilmente nel morale del popolo americano.

Invece di eccitanti corse spaziali verso la luna, la NASA viene ridotta e privatizzata. Invece del pieno impiego vi è una massiccia disoccupazione. Invece di sfornare efficientemente scienziati e medici per cercare una cura per il cancro, l'istruzione significa una vita di debiti e nessuna garanzia di un posto di lavoro. Invece di una società "più benevola, più gentile" per tutti, le carceri traboccano. Invece di assorbire le "masse stanche, povere, accalcate" del mondo, la disoccupazione e le deportazioni di immigrati sono a livelli record. Invece di salari crescenti e della pensione garantita, nel corso degli ultimi 30 anni vi è stato un crollo dei salari reali e per milioni un pensionamento soddisfacente è una fantasia.

La crisi del capitalismo, che ha scosso il sistema alle fondamenta negli anni '30, è stata in parte superata a causa di una concatenazione unica di fattori, alcuni dei quali sono tratteggiati sopra. Comunque, quei fattori non possono riprodursi e, come la notte segue il giorno, le battaglie aperte della lotta di classe sono fermamente indietro nell'agenda.

Come un fulmine da un cielo azzurro?

Molti sono stati presi completamente di sorpresa dal movimento. Ma per chiunque prestasse attenzione all'economia ed al crescente umore di malcontento, era chiaro che qualcosa di grosso stava ribollendo sotto la superficie. Dopo tutto, il recente periodo non è stato interamente calmo. Altri movimenti hanno preceduto l'occupazione di Wall Street. Le proteste contro il WTO del 1999 sono state un precursore dell'attuale movimento. Ma l'11 settembre, il Patriot Act e la "guerra al terrore" lo hanno spinto sotto la superficie, dove è ribollito per un altro decennio prima di scoppiare inevitabilmente di nuovo alla superficie, questa volta su scala più alta e più ampiamente sostenuta. Molta energia è andata anche nel protestare contro le guerre in Iraq ed Afghanistan e contro le politiche di George W. Bush e Dick Cheney in generale. E nel 2006, quando il sistema stava cominciando a grippare, sono stati i lavoratori immigrati che hanno sostenuto il peso iniziale della crisi e che sono usciti massicciamente nelle strade a lottare per i loro diritti.

Quando la crisi per la prima volta colpì direttamente nel 2008, vi furono dei raduni spontanei a Manhattan inferiore. Il nostro volantino, intitolato “Capitalism has Failed”, fu ben accettato nella stessa Wall Street. La fabbrica Republic Windows and Doors di Chicago fu occupata dai lavoratori. A New York ed intorno al paese ebbero luogo delle proteste contro il salvataggio delle banche. Ma gli effetti della crisi arrivarono come una grande scossa. Non presentati di nessuna via in avanti dalla leadership sindacale, i lavoratori hanno tenuto giù la testa mentre l'economia ogni mese subiva un'emorragia di centinaia di migliaia di posti di lavoro. Ma le elezioni del 2008 superarono tutto ciò. La campagna di Obama offriva agli americani la speranza del "cambiamento nel quale potevano credere" attraverso un semplice voto alle urne..

Mentre gli effetti della crisi gocciolavano giù per gli stati, vi sono stati importanti movimenti studenteschi, sopra tutto in California. I lavoratori del settore pubblico sono stati sempre più il bersaglio di tagli ed austerità, con importanti mobilitazioni da parte degli insegnanti in stati come il New Jersey. Quindi, immediatamente dopo la caduta di Mubarak in Egitto, gli attacchi del governatore “Hosni” Walker ai lavoratori del settore pubblico nel Wisconsin hanno fatto esplodere una resistenza ispiratrice su una scala mai vista da decenni.

Ora sono i giovani disoccupati e sottoccupati che si trovano in prima linea, occupando piazze e richiamando l'attenzione sul ruolo delle banche nel provocaree nel profittare dala crisi economica. Ma è ancora soltanto l'inizio dell'inizio. Come i marxisti hanno spiegato coerentemente, i giovani sono un "barometro" importante della pressione che si forma all'interno della società ed un indizio di cose ancora più grandi in avvenire.

Lottare contro la "nuova normalità"

L'emergere del movimento #occupy conferma completamente le prospettive dei marxisti. Abbiamo spiegato che persino nel "ventre della bestia" i lavoratori ed i giovani alla fine sarebbero stati costretti a contrattaccare. Abbiamo spiegato che questa è la "nuova normalità" del capitalismo. Non vi sarà nessun ritorno ai mitici "bei vecchi giorni". Non vi sarà nessuna alternativa che lottare.

Alcuni ancora reclameranno che il bersaglio intenzionale della rabbia repressa non è concentrato come, per esempio, la lotta per rovesciare Mubarak. E' vero che in Egitto il movimento è stato inizialmente unito dall'implacabile desiderio di sbarazzare il paese di un odiato dittatore. Comunque, come la rivoluzione egiziana continua, le profonde divisioni di classe nella società si mettono in luce sempre più. Un processo simile si svolgerà nei mesi, anni e decenni a venire negli USA. La "scuola dei colpi duri" che è la vita sotto il capitalismo fornirà abbondanza di chiarezza.

Al momento il movimento contiene tutti, dai riformisti ai rivoluzionari, ed ogni cosa nel mezzo. Una mancanza di chiarezza e di eterogeneità è normale e naturale a questo stadio della rinascita della resistenza al capitalismo. Una cosa è chiara: i dimostranti possono non essere del tutto certi per che cosa sono, ma sono piuttosto sicuri su che cosa sono contro!

E' dovere dei marxisti di lottare fianco a fianco con il movimento e di spiegare pazientemente le idee del marxismo rivoluzionario. "Socialismo" non è più la "parolaccia" che era. Migliaia di giovani sono eccitati da queste idee e sono avidi di apprendere di più. E sebbene molti siano comprensibilmente deviati dalla politica elettorale, l'idea di un partito dei lavoratori di massa basato sui sindacati ed armato di un programma socialista sta associando ampiamente in discussioni con gli occupanti intorno al paese.

Il movimento ha un vasto sostegno: fate pagare i ricchi!

I mass media possono dileggiare il movimento quanto vogliono. Ma non possono evitare di riferirne. Sia per che contro di esso, tutti gli americani sanno che tra loro si sono alcuni che non ne possono proprio più dello status quo che si sono accampati nello Zuccotti Park per protestare contro l'avidità dei capitalisti, la disoccupazione e la disuguaglianza.

Vi sono letteralmente milioni di americani che simpatizzano con loro e che osservano svolgersi gli eventi. Nonostante il clamore su una mancanza di chiare richieste, un recente sondaggio rivela che il 67% degli elettori di New York City  sono d'accordo con le dimostrazioni. Maurice Carroll, direttore del Quinnipiac University Polling Institute, spiega che "sette newyorchesi su 10 dichiarano di comprendere e la maggior parte concorda con i punti di vista anti-Wall Street dei dimostranti".

Inoltre, il 72% dei newyorchesi in tutto lo stato sostengono una "Tassa sui milionari" allo scopo di incrementare le imposte per coloro che guadagnano più di $1 milione l'anno. Secondo il sondaggio, pubblicato dal Siena College, la tassa ha l'appoggio dell'83% dei Democratici, del 70% degli indipendenti e persino del 55% dei Repubblicani. Un'indagine simile condotta da Daily Kos rivela che anche quasi il 75% dell'intero paese sostiene questa tassa.

Gli USA sono il paese più ricco sulla terra. Ha vaste risorse naturali ed una enorme, esperta e produttiva forza lavoro. E tuttavia, il governo sta tagliando programmi sociali vitali e pretendendo che non vi è "abbastanza denaro" per soddisfare tutti. Istintivamente gli americani comprendono che questo semplicemente non è il caso. Vi è più che sufficiente ricchezza in questo paese per finanziare ed ampliare programmi sociali, fornire assistenza sanitaria universale ed istruzione e per creare posti di lavoro di qualità per tutti. Vi è soltanto un piccolo dettaglio: la maggior parte della ricchezza è concentrata nelle mani di diverse centinaia di individui e di grandi imprese.

Uno studio del National Priorities Project ha calcolato che i tagli fiscali per il più ricco 5% costano al Tesoro USA un incredibile $11, 6 milioni ogni ora di ogni giorno. Non sorprende che tanti americani siano a favore di tassare i ricchi! Naturalmente, una tassa modesta sugli americani più facoltosi di per se stessa farebbe poco per infrangere la ricchezza ed il potere reale dei capitalisti. Ma anche questa modesta riforma viene respinta con tutti i mezzi dall'elite dominante. Non soltanto ciò significherebbe per loro meno profitti, ma stabilirebbe anche un precedente pericoloso. Far pagare ai ricchi imposte più alte potrebbe aprire le chiuse per far pagare i ricchi in altre maniere. Per esempio: tassazione progressiva aggressiva, processo ed incarcerazione per frode e corruzione ed espropriazione delle leve chiave dell'economia se i capitalisti non possono metterli in uso negli interessi della maggioranza. E' per questo che diciamo: fate pagare i ricchi!

Un altro sondaggio, questo della rivista Time, rivela quanto segue: il 54% degli americani ha un'opinione favorevole del movimento #occupy, il 79% pensa che il divario tra ricchi e poveri sia diventato troppo grande, il 71% pensa che gli amministratori delle istituzioni finanziarie dovrebbero essere perseguiti, il 68% pensa che i ricchi dovrebbero pagare più imposte, soltanto il 27% ha un'opinione favorevole del movimento Tea Party.

In breve, le proteste hanno un vasto sostegno poiché esprimono delle frustrazioni radicate nella maggioranza degli americani. Le occupazioni hanno già cambiato drammaticamente il dialogo politico e l'umore nel paese e segnano un nuovo stadio nel cambio della consapevolezza della classe lavoratrice e della gioventù americane. Il regista Michael Moore—un altro "barometro sensibile" degli umori della società americanaha riassunto i suoi punti di vista in una recente apparizione a BBC Newsnight dichiarando che "il capitalismo deve essere terminato". Non potevamo essere d'accordo di più!

E poi?

Il movimento #occupy, se diventa generalizzato, rappresenta una minaccia mortale agli interessi dei capitalisti che controllano questo paese ed il mondo. E' per questo che i mass media tentano di gettare polvere negli occhi di coloro che seguono il movimento, di deviare l'attenzione della gente dalla causa alla radice della crisi e del malcontento. Possono riuscire a confondere la gente per un momento. Ma tutta la manipolazione dei mass media al mondo non può cambiare il fatto che il capitalismo funziona soltanto per una minuscola minoranza.

Finora il movimento non ha un'espressione politica chiara. Ma questo può cambiare e cambierà. Le leggi nei libri favoriscono l'1%. Allo scopo di cambiare questo, abbiamo bisogno di politici e di partiti che rappresentino la maggioranza.

Sebbene siano il partito al potere, i Democratici stanno lavorando duramente per cooptare il movimento, per rivoltare a loro vantaggio la rabbia contro i ricchi. Sperano di stimolare la base del loro partito nel periodo che precede le elezioni del 2012. Ma molti di quelli accampati hanno già provato quella via e stanno protestando precisamente perché votando per Obama e per i Democratici il cambiamento non è arrivato. Infatti, le cose sono soltanto peggiorate. Così per chi voteranno se non per uno dei mali "maggiori" o "minori"?

I leader sindacali potrebbero superare la confusione offrendo un'alternativa coraggiosa. Devono prendere l'iniziativa per contribuire a diffondere il movimento in ogni fabbrica, posto di lavoro, scuola e quartiere. Potrebbero cambiare la dinamica del movimento e dell'intero paese se cambiassero la loro rotta attuale di collaborazione con i padroni dello stabilimento e l'associazione con il Partito Democratico anti-lavoratori alle urne.

Il movimento sindacale ha il potere e le risorse per mobilitare milioni di lavoratori sindacalizzati e non per contrattaccare nelle strade e sul posto di lavoro. Possiede l'infrastruttura ed i numeri per rompere completamente con i Democratici e per costruire un partito dei lavoratori di massa, non un "terzo" partito, ma un contendente per il potere politico. In definitiva, ha il potere di preparare e di lanciare con successo uno sciopero generale su scala nazionale. E' questo il modo per chiudere realmente Wall Street e gli "affari come al solito" a Washington!

I grandi eventi formano la consapevolezza come niente altro. Quello di cui siamo testimoni è un classico esempio di ciò che Leon Trotsky chiamava il "processo molecolare della rivoluzione". Il malcontento ribollente sta raggiungendo nuovi strati della società. Altri seguiranno. A qualche punto nel futuro non troppo distante, ondata dopo ondata di lavoratori entreranno a far parte della resistenza. Questo cambierà drammaticamente il carattere del movimento, i metodi di lotta ed il contenuto delle richieste. L'entrata della classe lavoratrice metterà il suo timbro sul movimento e segnerà un nuovo stadio nei preparativi per la rivoluzione socialista americana. La partecipazione a Wall Street di migliaia di lavoratori sindacalizzati è un'indicazione delle cose a venire. Dai lavoratori dei servizi a quelli dell'industria pesante; dalle tradizionali roccaforti sindacali nel nord alla polveriera del lavoro non organizzato nel sud; ondate di scioperi, linee di picchetto di massa e la sindacalizzazione di milioni di lavoratori non organizzati sono nell'agenda degli anni a venire.

Anche gli eventi internazionali e la situazione economica globale giocheranno un ruolo. Abbiamo bisogno di guardare non oltre all'esperienza della crisi ed al contrattacco dei lavoratori e dei giovani in Grecia per una sbirciata nel nostro futuro. Sebbene i dettagli possano da un paese ed anche da una città o una regione all'altra, i processi fondamentali sono dovunque essenzialmente gli stessi.

Le contraddizioni del sistema non possono essere risolte attraverso mere riforme. L'unico modo nel quale i capitalisti possano uscire dalla crisi è spingendo ulteriormente in giù le condizioni di vita della classe lavoratrice e dei poveri. Anche in questo caso, una ripresa non è affatto garantita. Nel prossimo periodo non è affatto esclusa un'altra, forse più profonda, crisi economica. L'effetto che questa avrebbe sulla fiducia dei lavoratori nel sistema può immaginarsi facilmente, sebbene anche questo non sarà un processo meccanico, lineare. Ma ogni azione ha una reazione uguale ed opposta. Vi sono soltanto tanti colpi che i lavoratori possono prendere prima di decidere che qualcosa di fondamentale deve cambiare e di cominciare a prendere le cose nelle loro mani.

Così, la prossima volta che qualcuno vi chiede cosa riguardi completamente il movimento #occupy, ditegli che nel profondo del suo cuore probabilmente conosce già la risposta. Come tutti i movimenti, il movimento #occupy ed i suoi rami avranno i loro alti e bassi, i loro flussi e riflussi, i loro avanzamenti e le loro ritirate. Ma una cosa è certa. I flussi della lotta di classe stanno cominciando ad inondare i canali così attentamente costruiti dai difensori del capitalismo. Nel tempo, questo sarà trasformato in un torrente infuriato di malcontento con il potenziale di mettere da parte una volta per tutte il capitalismo. Questa è la prospettiva per la quale i marxisti si stanno preparando politicamente ed organizzativamente. Vi invitiamo ad unirvi a noi!