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Washington si prepara per la III Guerra Mondiale

5 novembre 2015

 

 

Il complesso militare-intelligence degli USA è impegnato in sistematici preparativi per la III Guerra Mondiale. Per quanto riguarda il Pentagono, un conflitto militare con la Cina e/o la Russia è inevitabile e questa prospettiva è diventata la forza motrice della sua pianificazione tattica e strategica.

Martedì tre audizioni al Congresso hanno dimostrato questa realtà. Nel mattino, la Commissione Servizi Armati del Senato ha tenuto una lunga audizione sulla ciberguerra. Nel pomeriggio, una sottocommissione della Commissione Servizi Armati della Camera ha discusso dell'attuale grandezza e schieramento della flotta USA di portaerei, mentre un'altra sottocommissione dello stesso comitato ha discusso della modernizzazione delle armi nucleari USA.

Il World Socialist Web Site fornirà un resoconto più dettagliato di queste audizioni, alle quali ha partecipato un reporter di WSWS. Ma possono farsi delle osservazioni preliminari certe.

Nessuna delle audizioni ha discusso le più ampie implicazioni dei preparativi USA per la guerra, o di cosa significherebbe per la razza umana ed anche per la vita sul nostro pianeta una grande guerra tra potenze con armi nucleari. Al contrario, Le audizioni sono stati degli esempi di ciò che potrebbe chiamarsi la routinizzazione della III Guerra Mondiale. Una guerra degli USA con la Cina e/o la Russia è stata presa come data e la deposizione di testimoni e le domande di senatori e rappresentanti, Democratici e Repubblicani nello stesso modo, hanno riguardato i metodi migliori per prevalere in un simile conflitto.

Le audizioni erano elementi di un processo in corso. I testimoni si sono riferiti ai loro scritti ed alle loro dichiarazioni passate. I senatori ed i rappresentanti si sono riferiti alle precedenti deposizioni di altri testimoni. In altre parole, i preparativi per una guerra mondiale, utilizzando ciberarmi, portaerei, bombardieri, missili ed il resto di una vasta gamma di armamenti, sono in strada da un periodo prolungato di tempo. Non sono una risposta a fatti recenti, sia nel Mar Cinese Meridionale, in Ucraina, in Siria che in qualche altro luogo.

Ciascuna delle audizioni presumeva un grande conflitto degli USA con un'altra grande potenza (talvolta non nominata, talvolta designata esplicitamente come la Cina o la Russia) entro un periodo di tempo relativamente breve, anni piuttosto che decenni. Il pericolo del terrorismo, gonfiato incessantemente allo scopo di spaventare l'opinione pubblica è stato minimizzato e fino ad un certo punto dato per scontato. Ad un certo punto l'audizione del Senato sulla ciberguerra, in risposta ad una domanda diretta della democratica Jeanne Shaheen del New Hampshire, i testimoni del comitato hanno tutti dichiarato che la loro maggiore preoccupazione erano gli stati-nazione, non dei terroristi.

Uno dei testimoni a quella audizione era il Dr. Peter W. Singer, elencato come "Stratega e membro anziano" di New America, un think tank di Washington. Ha intitolato la sua presentazione "Le lezioni della 3^ Guerra Mondiale". Ha iniziato la sua dichiarazione preparata con la seguente descrizione di questo immaginato conflitto:

"Le navi da guerra USA e cinesi combattono in mare, sparando ogni cosa dai cannoni ai missili da crociera ai laser. Aerei da caccia invisibili russi ed americani combattono in aria, con droni robotici che volano come loro subordinati. Hacker di Shanghai e Silicon Valley duellano in terreni di gioco digitali. Ed i combattimenti nello spazio esterno decidono chi vince sotto sulla Terra. Queste sono scene di un romanzo oppure quello che potrebbe realmente accadere dopodomani nel mondo reale? La risposta è: entrambe".

Nessuna delle audizioni ha visto alcun dibattito sia sulla probabilità di una grande guerra che sulla necessità di vincere quella guerra. nessuno ha messo in discussione l'assunzione che la "vittoria" in una guerra mondiale tra potenze con armi nucleari sia un concetto significativo. La discussione è stata dedicata interamente a quali tecnologie, mezzi e risorse umane sono richieste perché le forze armate USA prevalgano.

Questo era proprio tanto vero per i senatori e rappresentanti democratici quanto per le loro controparti repubblicane. Per consuetudine, i due partiti sono seduti in parti opposte ai presidenti della commissione o sottocommissione. Senza questa disposizione non ci sarebbe nessun modo di scoprire dalle loro domande ed espressioni d'opinione a quale partito appartengano.

Contraria alla descrizione dei media di Washington come profondamente divisa tra dei partiti con prospettive politiche contrastanti in modo intransigente, vi era accordo bipartitico su questa questione delle più fondamentale, i preparativi per una nuova guerra mondiale imperialista.

L'unanimità dei rappresentanti politici della grande impresa non suggerisce in nessun modo che vi siano degli ostacoli sul sentiero di questa spinta alla guerra. Ciascuna delle audizioni è venuta alle prese, in maniera diversa, con la crisi profonda che l'imperialismo americano affronta. La crisi ha due componenti principali: la potenza economica declinante degli Stati Uniti paragonati ai suoi rivali principali e le contraddizioni interne della società americana, con l'alienazione in aggravamento della classe lavoratrice ed in particolare dei giovani.

All'audizione della sottocommissione della Camera sulle portaerei, il presidente ha osservato che uno dei testimoni, un alto ammiraglio della marina, aveva espresso preoccupazione sull'avere "una marina con 11 portaerei in un mondo da 15 portaerei". Vi erano tante sfide che Washington aveva di fronte che ciò che era realmente necessario era una marina di 21 portaereiil doppio della dimensione attuale ed una che manderebbe in fallimento persino un paese con  molte più risorse degli Stati Uniti.

L'audizione del Senato sulla cibersicurezza si è occupata brevemente della sfida interna al militarismo americano. Il primo testimone, il gen. Keith Alexander, ex direttore della National Security Agency ed ex capo del CyberCommand del Pentagono, si è lamentato dell'effetto delle fughe di notizie da parte del contractor della NSA Edward Snowden e del soldato semplice dell'esercito Chelsea Manning, dichiarando che gli "attacchi interni" erano una delle minacce più serie di fronte alle forze armate USA.

Il senatore democratico Joe Manchin della West Virginia gli ha chiesto direttamente, riferendosi a Snowden, "Dovremmo trattarlo come un traditore"? Alexander ha risposto, "Dovrebbe essere trattato come un traditore e processato come tale". Manchin ha accennato cordialmente col capo, in evidente accordo.

Mentre i testimoni ed i senatori hanno scelto i nomi di Snowden e Manning per personificare il "nemico interno", erano chiaramente consapevoli che l'opposizione domestica alla guerra è molto più ampia di alcuni singoli delatori.

Per quanto importante sia, questa non è semplicemente una questione di inveterata avversione tra i lavoratori in risposta a 14 anni di sanguinosi interventi imperialisti in Afghanistan, Iraq, Somalia, Libia, Siria, Yemen ed attraverso il Nord Africa.

Una guerra tra gli Stati Uniti ed una grande potenza come la Cina o la Russia, anche se fosse possibile impedirne l'intensificazione in uno scambio nucleare totale, comporterebbe una colossale mobilitazione delle risorse della società americana, sia economiche che umane. Significherebbe ulteriori drammatiche riduzioni del livello di vita del popolo americano, combinate con un enorme tributo di sangue che ricadrebbe principalmente sui figli della classe lavoratrice.

Dalla Guerra del Vietnam, le forze armate USA hanno operato come una forza tutta di volontari, evitando la coscrizione, che negli anni '60 e nei primi anni '70 provocò un'opposizione assai diffusa ed una resistenza diretta. Una guerra non nucleare con la Cina o la Russia significherebbe il ristabilimento della leva e portare il costo umano della guerra in ogni famiglia in America.

Secondo queste condizioni, non importa quanto grande il rafforzamento dei poteri di polizia ed il ricorso a misure repressive contro i sentimenti antibellici, la stabilità della società americana sarebbe messa alla prova. L'elite dominante USA è profondamente spaventata delle conseguenze politiche. E dovrebbe esserlo.

Patrick Martin

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