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Il complesso militare-intelligence degli USA è impegnato in
sistematici preparativi per la III Guerra Mondiale. Per quanto riguarda
il Pentagono, un conflitto militare con la Cina e/o la Russia è
inevitabile e questa prospettiva è diventata la forza motrice della sua
pianificazione tattica e strategica.
Martedì tre audizioni al Congresso hanno dimostrato questa realtà.
Nel mattino, la Commissione Servizi Armati del Senato ha tenuto una
lunga audizione sulla ciberguerra. Nel pomeriggio, una sottocommissione
della
Commissione Servizi Armati della Camera ha discusso dell'attuale
grandezza e schieramento della flotta USA di portaerei, mentre un'altra
sottocommissione dello stesso comitato ha discusso della modernizzazione
delle armi nucleari USA.
Il
World Socialist Web Site
fornirà un resoconto più
dettagliato di queste audizioni, alle quali ha partecipato un
reporter di WSWS. Ma possono farsi delle osservazioni preliminari certe.
Nessuna delle audizioni ha discusso le più ampie implicazioni dei
preparativi USA per la guerra, o di cosa significherebbe per la razza
umana ed anche per la vita sul nostro pianeta una grande guerra tra
potenze con armi nucleari. Al contrario, Le audizioni sono stati degli
esempi di ciò che potrebbe chiamarsi la routinizzazione della
III Guerra Mondiale. Una guerra degli USA con la Cina e/o la Russia
è stata presa come data e la deposizione di testimoni e le domande di
senatori e rappresentanti, Democratici e Repubblicani nello stesso modo,
hanno riguardato i metodi migliori per prevalere in un simile conflitto.
Le audizioni erano elementi di un processo in corso. I testimoni si
sono riferiti ai loro scritti ed alle loro dichiarazioni passate. I
senatori ed i rappresentanti si sono riferiti alle precedenti
deposizioni di altri testimoni. In altre parole, i preparativi per una
guerra mondiale, utilizzando ciberarmi, portaerei, bombardieri, missili
ed il resto di una vasta gamma di armamenti, sono in strada da un
periodo prolungato di tempo. Non sono una risposta a fatti recenti, sia
nel Mar Cinese Meridionale, in Ucraina, in Siria che in qualche altro
luogo.
Ciascuna delle audizioni presumeva un grande conflitto degli USA
con un'altra grande potenza (talvolta non nominata, talvolta designata
esplicitamente come la Cina o la Russia) entro un periodo di tempo
relativamente breve, anni piuttosto che decenni. Il pericolo del
terrorismo, gonfiato incessantemente allo scopo di spaventare l'opinione
pubblica è stato minimizzato e fino ad un certo punto dato per scontato.
Ad un certo punto l'audizione del Senato sulla ciberguerra, in risposta
ad una domanda diretta della democratica
Jeanne Shaheen
del New Hampshire,
i testimoni del comitato hanno tutti dichiarato che la loro
maggiore preoccupazione erano gli stati-nazione, non dei terroristi.
Uno dei testimoni a quella audizione era il
Dr. Peter W. Singer,
elencato come "Stratega e
membro anziano" di
New America,
un
think tank di Washington. Ha intitolato la sua
presentazione "Le lezioni della 3^ Guerra Mondiale". Ha iniziato la sua
dichiarazione preparata con la seguente descrizione di questo immaginato
conflitto:
"Le navi da guerra USA e cinesi combattono in mare, sparando ogni
cosa dai cannoni ai missili da crociera ai laser. Aerei da caccia
invisibili russi ed americani combattono in aria, con droni robotici che
volano come loro subordinati. Hacker di
Shanghai
e Silicon Valley
duellano in terreni di gioco digitali. Ed i combattimenti nello spazio
esterno decidono chi vince sotto sulla Terra. Queste sono scene di un
romanzo oppure quello che potrebbe realmente accadere
dopodomani nel mondo reale? La risposta è: entrambe".
Nessuna delle audizioni ha visto alcun dibattito sia sulla
probabilità di una grande guerra che sulla necessità di vincere quella
guerra. nessuno ha messo in discussione l'assunzione che la "vittoria"
in una guerra mondiale tra potenze con armi nucleari sia un concetto
significativo. La discussione è stata dedicata interamente a quali
tecnologie, mezzi e risorse umane sono richieste perché le forze armate
USA prevalgano.
Questo era proprio tanto vero per i senatori e rappresentanti
democratici quanto per le loro controparti repubblicane. Per
consuetudine, i due partiti sono seduti in parti opposte ai presidenti
della commissione o sottocommissione. Senza questa disposizione non ci
sarebbe nessun modo di scoprire dalle loro domande ed espressioni
d'opinione a quale partito appartengano.
Contraria alla descrizione dei media di
Washington come profondamente divisa tra
dei partiti con prospettive politiche contrastanti in modo
intransigente, vi era accordo bipartitico su questa questione delle più
fondamentale, i preparativi per una nuova guerra mondiale imperialista.
L'unanimità dei rappresentanti politici della grande impresa non
suggerisce in nessun modo che vi siano degli ostacoli sul sentiero di
questa spinta alla guerra. Ciascuna delle audizioni è venuta alle prese,
in maniera diversa, con la crisi profonda che l'imperialismo americano
affronta. La crisi ha due componenti principali: la potenza economica
declinante degli Stati Uniti paragonati ai suoi rivali principali e le
contraddizioni interne della società americana, con l'alienazione in
aggravamento della classe lavoratrice ed in particolare dei giovani.
All'audizione della sottocommissione della Camera sulle portaerei,
il presidente ha osservato che uno dei testimoni, un alto ammiraglio
della marina, aveva espresso preoccupazione sull'avere "una marina con
11 portaerei in un mondo da 15 portaerei". Vi erano tante sfide che
Washington aveva di fronte che ciò che
era realmente necessario era una marina di 21 portaerei—il doppio della dimensione
attuale ed una che manderebbe in fallimento persino un paese con
molte più risorse degli Stati Uniti.
L'audizione del Senato sulla cibersicurezza si è occupata
brevemente della sfida interna al militarismo americano. Il primo
testimone, il gen.
Keith Alexander,
ex direttore della
National Security Agency ed ex capo del
CyberCommand del Pentagono,
si è lamentato dell'effetto delle fughe di notizie da parte del
contractor della NSA
Edward Snowden e
del soldato semplice dell'esercito
Chelsea Manning, dichiarando che gli "attacchi
interni" erano una delle minacce più serie di fronte alle forze armate
USA.
Il senatore democratico
Joe Manchin
della West Virginia gli
ha chiesto direttamente, riferendosi a
Snowden, "Dovremmo trattarlo come un
traditore"?
Alexander ha risposto, "Dovrebbe essere
trattato come un traditore e processato come tale".
Manchin ha
accennato cordialmente col capo, in evidente accordo.
Mentre i testimoni ed i senatori hanno scelto i nomi di
Snowden
e Manning per
personificare il "nemico interno", erano chiaramente consapevoli che
l'opposizione domestica alla guerra è molto più ampia di alcuni singoli
delatori.
Per quanto importante sia, questa non è semplicemente
una questione di inveterata avversione tra i lavoratori in risposta a 14
anni di sanguinosi interventi imperialisti in
Afghanistan, Iraq, Somalia, Libia, Siria, Yemen ed
attraverso il Nord Africa.
Una guerra tra gli Stati Uniti ed una grande potenza come la Cina o
la Russia, anche se fosse possibile impedirne l'intensificazione in uno
scambio nucleare totale, comporterebbe una colossale mobilitazione delle
risorse della società americana, sia economiche che umane.
Significherebbe ulteriori drammatiche riduzioni del livello di vita del
popolo americano, combinate con un enorme tributo di sangue che
ricadrebbe principalmente sui figli della classe lavoratrice.
Dalla Guerra del Vietnam, le forze armate USA hanno operato come
una forza tutta di volontari, evitando la coscrizione, che negli anni
'60 e nei primi anni '70 provocò un'opposizione assai diffusa ed una
resistenza diretta. Una guerra non nucleare con la Cina o la Russia
significherebbe il ristabilimento della leva e portare il costo umano
della guerra in ogni famiglia in America.
Secondo queste condizioni, non importa quanto grande il
rafforzamento dei poteri di polizia ed il ricorso a misure repressive
contro i sentimenti antibellici, la stabilità della società americana
sarebbe messa alla prova. L'elite dominante USA è profondamente
spaventata delle conseguenze politiche. E dovrebbe esserlo.
Patrick Martin
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