La rivoluzione venezuelana - dare potere ai poveri
Stuart Munckton
16 febbraio 2007
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"Noi, e milioni di persone in tutto il mondo ... credono che un altro mondo sia possibile, un mondo libero dalla guerra, dalla povertà e dalla fame. Qui in Venezuela il governo del socialista Presidente Hugo Chavez assieme alla maggioranza del popolo del nostro paese, combattiamo duramente per costruire questo mondo nuovo, nonostante i tentativi della vecchia elite e del governo degli USA per impedire che ciò accada". Questo è quello che la venticinquenne studentessa universitaria Germania Fernandez ha detto a Pablo Navarrete, secondo un articolo del 1* dicembre su Venezuelanalysis.com. La Fernandez ad una dimostrazione di 2,5 milioni di persone il 26 novembre a Caracas, in una città di soli 5 milioni, a sostegno della rielezione di Chavez il 3 dicembre e del suo appello per accrescere il processo rivoluzionario a favore dei poveri che il suo governo conduce. Criticando ripetutamente il "perverso" sistema del capitalismo, Chavez ha insistito che il 3 dicembre sarebbe stato un referendum sulla costruzione di un "nuovo socialismo del 21* secolo" — un socialismo "democratico" ed "umanitario" che non ripeta gli errori dell'Unione Sovietica. I risultati sono stati spettacolari. Chavez ha conseguito 7,3 milioni di voti (il 63% del totale), il numero più alto per un candidato alla presidenza nella storia venezuelana e più del doppio dei suoi voti nelle elezioni del 2000. Dopo Chavez ha dichiarato: "Tutto ciò che è stato privatizzato, sia nazionalizzato". La nazionalizzazione dell'azienda di telecomunicazioni CANTV e della Elettrica di Caracas, entrambe possedute da interessi USA ed ammontanti al 50% degli scambi giornalieri alla Borsa di Caracas, sono già state effettuate. Chavez Chavez ha dato tempo fino al 1* maggio a cinque multinazionali petrolifere nella regione dell'Orinoco per dare alla società statale PDVSA almeno il 60% delle partecipazioni di controllo nelle loro imprese ed ha promesso di nazionalizzare il gas. Queste mosse radicali sono basate sulle conquiste già realizzate dalla Rivoluzione Bolivariana, come è conosciuto il processo guidato da Chavez, eletto per la prima volta nel 1998. Nominata da Simon Bolivar, che liberò gran parte del Sud America dal colonialismo spagnolo, la rivoluzione ha cercato di mettere in discussione gli interessi corporativi e ridistribuire la ricchezza petrolifera della nazione alla maggioranza povera. Un articolo del 17 novembre di Calvin Tucker su Venezuelanlaysis.com fa notare che, secondo la società di sondaggi allineata con l'opposizione Datanalysis, il reddito del 60% più povero è salito del 45%. Navarrette riporta che un recente censimento rivela che il numero delle famiglie che vivono in povertà è sceso dal 49% nel 1998 al 33,9% all'inizio del 2006.
La
rivoluzione è anche completamente democratica. Le forze pro-Chavez
hanno vinto 11 elezioni nazionali consecutive ed introdotto una
nuova costituzione che garantisce la partecipazione popolare al
governo, compreso il diritto di abbattere qualsiasi legislatura
attraverso un referendum nazionale. Il governo ha annunciato una
estensione della democrazia diretta, attraverso la promozione dei
consigli comunali popolari e sta anche discutendo dei consigli dei
lavoratori nei luoghi di lavoro per tutto il paese per permettere ai
lavoratori di esercitare il controllo sulla produzione. "Si supponeva che questo non dovesse accadere", li potete quasi sentire gridare nelle sale riunioni dei consigli d'amministrazione delle grandi società. Vi è un'aria di incredulità in gran parte della cronaca sul Venezuela da parte dei media controllati. Dopo il crollo dell'Unione Sovietica e del blocco orientale, si presumeva che il socialismo fosse morto e sepolto. Si supponeva che la storia dovesse finire, con il capitalismo trionfante. Che tipo di regredita commedia retrò si recita a Caracas? Tuttavia nessuno dovrebbe essere sorpreso. Il "nuovo ordine mondiale" ha portato al mondo nuove guerre per il profitto privato, aggravando la povertà e la distruzione ambientale. Negli anni '90 la povertà è aumentata fortemente da una parte all'altra dell'America Latina ed allo stesso tempo circa 4.000 aziende di proprietà pubblica sono passate nelle mani delle società multinazionali. Il commento del rivoluzionario russo V.I. Lenin che il mondo viveva in una "epoca di guerra e rivoluzione" suona oggi vero. Il Venezuela sta alla testa di una turbolenta rivolta di massa da una parte all'altra dell'America Latina. In tempi recenti, delle insurrezioni di massa hanno deposto governi neoliberisti pro-USA e sono stati eletti molti nuovi impegnati a prendere una nuova rotta.
Comunque, è
in Venezuela che questa nuova ondata di lotta di massa è andata più
lontano. Come prima rivoluzione del 21* secolo, che si batte per
costruire il socialismo, fornisce molte lezioni su come cambiare il
mondo. Negli anni '90 le politiche economiche neoliberiste sono state accompagnate dal mantra che "non vi è nessuna alternativa". Ci hanno raccontato che le corporations sono troppo potenti per poterle sfidare. L'argomento significa che se non si accettano le pretese delle corporations e se si pongono troppe limitazioni al loro diritto di fare profitti, allora esse semplicemente si sposteranno in un altro paese con meno restrizioni e ciò provocherà una crisi economica. La lezione più importante dal Venezuela è che un'altra via è possibile. Il governo di Chavez ha strappato il regolamento neoliberista. Arrestando le privatizzazioni che erano state programmate prima che Chavez fosse eletto, la spesa sociale statale è aumentata di quasi dieci volte dal 1998. Sono state approvate una serie di leggi a favore dei lavoratori. Il governo ha represso severamente l'evasione fiscale, chiudendo molte società multinazionali fino a 48 ore per infrazioni fiscali, comprese McDonald’s, Coca-Cola, IBM, Shell, Microsoft e Bechtel. Come risultato, nel 2005 il governo ha incrementato le entrate fiscali del 50% e questo ha finanziato direttamente un aumento del salario minimo. L'argomento neoliberista sostiene fermamente che non si dovrebbe aumentare il salario minimo, perché ciò aumenterebbe la disoccupazione. In Venezuela, il salario minimo è stato aumentato ripetutamente e la disoccupazione è ora al livello più basso da quando Chavez è stato eletto. In un articolo intitolato "Chavez pone delle condizioni difficili, ma le opzioni delle grandi del petrolio sono limitate" il San Francisco Chronicle del 19 ottobre riferiva che il Venezuela costringeva le multinazionali petrolifere a "ingoiare alcune pillole amare". Come anche numerosi incrementi delle tasse e delle royalty, lo scorso anno 26 società petrolifere straniere sono state costrette a muovere i loro investimenti in joint venture con la PDVSA che hanno assegnato a questa la quota di maggioranza, diminuendo complessivamente di intorno a due terzi le partecipazioni delle corporations. Due società si sono rifiutate e sono state cacciate. Il risultato è che, lungi dall'essere in crisi, l'economia del Venezuela è cresciuta di una media del 12% negli ultimi tre anni e la povertà sta diminuendo. I critici di Chavez hanno affermato che ciò è semplicemente perché i prezzi del petrolio sono alti, ma in Venezuela la crescita economica è significativamente più alta che in altri paesi produttori di petrolio ed è solamente in Venezuela che vi è un serio tentativo di ridistribuire la ricchezza del petrolio ai poveri ed utilizzarla per sviluppare altri settori dell'economia per superare la dipendenza dalle entrate petrolifere.
Nè le
corporations fuggono dal paese. Il Venezuela ha scoperto il loro
bluff. Il concetto di corporations libere e senza legami ed in grado
di andare dovunque vogliano per ottenere un maggior profitto è un
mito utilizzato dai politici corporativi per giustificare di dover
dare agli ultra-ricchi ciò che vogliono. Vi è solamente un ammontare
limitato di risorse e mercati nel mondo e vi è già forte
competizione tra le corporations per il controllo su questo spazio
finito. Il Venezuela dimostra che per tutto il loro fare molte
storie,molte volte le corporations accetteranno le condizioni che un
governo impone loro perché preferiscono fare qualche profitto che
nessuno affatto. Il governo USA — rappresentante degli interessi delle corporations USA — e la classe capitalista venezuelana non la hanno presa tranquillamente. Hanno lanciato una campagna per rovesciare il governo ed annullare le conquiste della rivoluzione. Nell'aprile del 2002, l'opposizione pro-capitalista venezuelana lanciò un colpo di stato militare che rovesciò Chavez ed insediò alla presidenza uno dei venezuelani più ricchi, il presidente della camera di commercio. Chavez venne rapito e fu progettato il suo assassinio. Il governo USA, che sapeva in anticipo dei piani per il colpo di stato, gradì apertamente l'abbattimento di Chavez. Comunque, un'insurrezione popolari dei poveri e dei soldati leali rovesciò la giunta del golpe in due giorni e ripristinò la presidenza Chavez. L'opposizione ci provò ancora nel dicembre del 2002, quando le grandi aziende organizzarono una serrata che chiuse le imprese da una parte all'altra del Venezuela per sabotare l'economia e costringere Chavez a dimettersi. I dirigenti pro-capitalisti della nominalmente statale PDVSA chiusero i cancelli dell'azienda e sabotarono la produzione. Comunque, i poveri si mobilitarono ancora ed i colletti blu del settore petrolifero insieme alle forze armate (purgate dei cospiratori del golpe) riavviarono la PDVSA e misero fine alla serrata.
L'opposizione ha continuato a tentare di rovesciare Chavez e fermare
la rivoluzione con ogni mezzo possibile. Comunque, nonostante tutta
la sua ricchezza ed il sostegno di milioni di dollari di
finanziamento che riceve dal governo USA, i suoi tentativi sono
stati sconfitti dal popolo. Le elezioni presidenziali sono state
l'ultima schiacciante sconfitta sofferta dall'elite venezuelana. Una delle più decisive lezioni della rivoluzione Bolivariana, appresa dall'esperienza della lotta di classe, è che all'interno del capitalismo non si può costruire una società fondata sulla giustizia sociale. Il sistema capitalista — con il quale la proprietà dei mezzi per produrre ricchezza è posseduta da una piccola minoranza che dirige l'economia per il profitto — deve essere sostituito con il socialismo, dove l'industria è posseduta collettivamente e diretta democraticamente dai lavoratori. Il movimento rivoluzionario non è partito con l'intenzione del socialismo come suo obiettivo e molti ritenevano che questo non fosse attuabile dopo il crollo del sistema stalinista nell'Unione Sovietica che pretendeva di essere "socialista". Inizialmente Chavez incitava ad una "terza via" tra il socialismo ed il capitalismo. Lo scopo della rivoluzione era di trasformare il Venezuela, una nazione sottosviluppata, lungo delle vie pro-popolari. Gli originali programmi economici per attuare ciò comportavano una combinazione del settore capitalista privato, del settore statale ed un settore noto come la "economia sociale" — basato sulle cooperative e le piccole imprese. Sono state le azioni della classe capitalista che hanno convinto sia Chavez che la maggioranza dei venezuelani che realizzare questo progetto richiedeva la rottura con il capitalismo. Di fronte a moderate riforme a favore dei poveri che hanno toccato i suoi interessi, la classe capitalista ha tentato di rovesciare il governo. Ha utilizzato la sua posizione per sabotare l'economia per proteggere i suoi privilegi. I lavoratori hanno risposto prendendo il controllo delle imprese lasciate inattive dai loro proprietari e le hanno gestite a beneficio della società, mentre sono le cooperative costituite dai poveri che si sono dimostrate disposte a sviluppare settori dell'economia tanto necessari come l'agricoltura. Le conquiste della rivoluzione sono state fatte dove il governo è stato in grado di utilizzare le industrie sotto il suo controllo, specialmente l'industria petrolifera, in maniera sempre più pianificata insieme alle cooperative che rispondono ai bisogni del popolo e sviluppano l'economia.
Questo nel
2005 ha portato Chavez a dichiararsi a favore del socialismo. Ha
argomentato che la lotta per un "capitalismo dal volto umano" era
solamente "mettere una maschera al mostro". Chavez ha incitato al
dibattito attraverso la società venezuelana
sull'obiettivo del socialismo. Il 3 dicembre, il popolo venezuelano
ha dato la sua risposta, aprendo la strada ad ulteriori cambiamenti
verso un'economia pianificata democraticamente. Un altro aspetto importante per cambiare il mondo è la necessità di lottare per il potere. Né le rivolte spontanee né i movimenti che fanno semplicemente pressione per delle concessioni su coloro già al potere sono sufficienti per provocare un cambiamento significativo. In Venezuela, il movimento che Chavez guidava è stato in grado di ottenere il governo attraverso le elezioni e quindi di iniziare ad approvare delle riforme che hanno beneficiato i poveri. Comunque, è rapidamente divenuto chiaro che vincere semplicemente le elezioni non è la stessa cosa che ottenere il potere. Sotto il capitalismo il potere viene esercitato attraverso il potere economico nelle mani delle grandi imprese, ma anche attraverso le strutture dello stato, compresa la burocrazia non eletta che controlla l'amministrazione statale e gli strumenti di repressione — come le forze armate, la polizia ed i tribunali. Non è sufficiente essere in grado di approvare le leggi, è necessario avere il potere di attuare i cambiamenti e le istituzioni che il governo Chavez ha ereditato sono state dominate da forze ostili alla rivoluzione che la hanno sabotata costantemente. Come risposta, Chavez si è rivolto al popolo, sostenendo fermamente che "per sradicare la povertà, si deve dare potere ai poveri". Mentre i media sono ossessionati con la personalità individuale di Chavez, è la gente comune da una parte all'altra del Venezuela, guidata da Chavez, che sta facendo la rivoluzione. I tentativi della classe capitalista di rovesciare il governo non sono stati sconfitti in parlamento, ma attraverso l'azione di massa nelle strade. La sconfitta del colpo di stato e della serrata dei padroni attraverso il "potere del popolo" ha cambiato i rapporti di forza in Venezuela per permettere misure più radicali. Dopo il fallito golpe, il governo è stato in grado di purgare le forze armate di centinaia di ufficiali di destra e ha utilizzato in modo crescente le forze armate stesse come un'arma per difendere, piuttosto che reprimere, il popolo. Dopo che i lavoratori hanno assunto la direzione dell'industria petrolifera durante la serrata dei padroni, il governo è stato in grado di prendere pieno controllo dell'industria e di utilizzare le entrate petrolifere per cominciare seriamente a distribuire la ricchezza. Altrettanto importanti è che le istituzioni che il governo Chavez ha ereditato siano dominate da una corrotta burocrazia contro-rivoluzionaria. Per superare questo, il governo ha cercato di incoraggiare l'organizzazione dei lavoratori in istituzioni popolari di democrazia diretta. Le missioni sociali sono state organizzate al di fuori del controllo delle istituzioni esistenti e sono gestite in parallelo a loro sotto il controllo della comunità. Con le parole di Chavez, numerosi esperimenti per creare il potere popolare hanno portato alla promozione dei consigli comunali come gli elementi basilari del "nuovo stato rivoluzionario". Questi non sono come una sorta dei consigli locali esistenti in Australia. Basati su non più di 400 famiglie, i consigli comunali operano secondo la democrazia diretta. Un'assemblea generale della comunità è l'ente decisionale di più alto livello e controlla direttamente i finanziamenti e la programmazione delle missioni sociali nella zona. In questo modo, la burocrazia corrotta viene baipassata. Il governo sta spingendo per un aumento significativo del numero e del potere di questi consigli. Questa lotta si sta ancora svolgendo e vi è una forte burocrazia non soltanto all'interno di gran parte dello stato, ma che ha anche infiltrato il campo politico pro-Chavez. Vi sono molti casi dove la presa della burocrazia significa che le misure rivoluzionarie esistono solamente sulla carta ed il grado al quale i cambiamenti sono avvenuti è spesso collegato al grado al quale il potere è in grado di essere esercitato direttamente dagli stessi lavoratori. Chavez ha incitato ad azioni per rafforzare ulteriormente le istituzioni del potere popolare, come i consigli comunali, per "smantellare lo stato borghese". Per reissare la bandiera della rivoluzione del 21° secolo, dimostrando che è possibile lottare e vincere e fornendo lezioni preziose su come una simile lotta può avanzare, tutti coloro che credono in un mondo migliore hanno un enorme debito verso la rivoluzione Bolivariana.
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