Martedì 28 agosto 2007

 La falsa lezione di storia di George Bush

di Jerry Lembcke, veterano della guerra del Vietnam

 

Nel suo discorso al convegno nazionale Veterani delle Guerre all'Estero la scorsa settimana, il presidente George Bush ha spinto gli americani a "resistere al fascino della ritirata".

Ha avvertito che il ritiro prematuro delle forze USA dall'Iraq metterà quel paese a rischio dello stesso tipo di stragi e caos che cosparsero il Vietnam quando le truppe USA lo lasciarono nel 1975.

Sebbene gli storici ed i commentatori abbiano risposto alla distorsione di Bush del dato storico per suffragare il suo caso, hanno generalmente perduto il senso del suo discorso ed a chi fosse rivolto.

Bush ha sostenuto che in Vietnam gli USA potevano vincere se avessero resistito fino alla fine e ha sottinteso che la guerra è stata perduta sul fronte interno dove i politici liberali avevano ostacolato le tattiche militari e la sinistra pacifista aveva fiaccato il morale delle truppe USA.

Il senso del discorso era nel suo significato sottinteso - che individua il vero nemico nelle sale del Congresso e nelle strade degli USA.

Il pubblico bersaglio del messaggio non era l'elettorato in generale, ancora meno gli studiosi e gli esperti che avrebbero messo in discussione la comprensione della storia da parte del presidente. Piuttosto era la base conservatrice repubblicana che l'ala Bush del partito ha bisogno di chiamare a raccolta per le elezioni del 2008.

I critici del discorso naturalmente avevano ragione nel dire che il dato storico contraddice la pretesa di Bush che gli USA potevano vincere la guerra.

Ma limitando la loro critica ai dettagli empirici della storia hanno lasciato incontestato il nucleo centrale del contenuto ideologico del discorso.

Le persone più vulnerabili per fare da capri espiatori per la sconfitta sono gli stessi veterani contro la guerra.

Alla marcia di protesta della scorsa settimana al complesso residenziale della famiglia Bush a Kennebunkport, nel Maine, le invettive dirette ai Veterani dell'Iraq Contro la Guerra da parte di contro-dimostranti comprendevano accuse che i membri non erano veramente dei veterani.

Paralleli

Molti dei commenti al discorso di Bush sul Vietnam hanno evitato i confronti con il presente che potrebbero riportare al centro la politica.

Lo spettro dei comunisti che corrono velocemente giù dal nord e causano un bagno di sangue sulla scia del ritiro USA ha contribuito a prolungare la guerra in Vietnam.

Mentre molti negli USA ricordano lo spettro, pochi ricordano che non vi è mai stato un bagno di sangue. Ciò permette all'amministrazione Bush di fabbricare la falsa analogia che, come in Vietnam, vi sarebbe un bagno di sangue se lasciassimo l'Iraq troppo presto.

Bush ha pure invocato i "campi della morte" della Cambogia - un'analogia schierata più efficacemente contro la continuazione della guerra in Iraq.

E' stato il bombardamento della Cambogia da parte degli USA che ha aumentato il numero delle vittime e creato lo spazio sociale e politico per l'ascesa dei Khmer Rossi.

I Khmer Rossi accrebbero i morti ma, quando i comunisti vietnamiti intervenirono per fermare il massacro, gli USA prestarono aiuti clandestini al regime dei Khmer Rossi.

Bush vorrebbe che dimenticassimo che ora, come allora, è la brutalizzazione di un altro paese da parte degli USA che ha aperto la porta alla violenza politica.

Il gran numero di “boat people” vietnamiti che seguì i militari USA fuori del paese non erano, come pretenderebbe Bush, prova di una generale repressione comunista seguente l'abbandono da parte USA dei loro alleati nel Vietnam del Sud.

La caduta di Saigon nel maggio del 1975 non fu seguita da rappresaglie, ma i boat people sono anche un testamento del tipo di disperazione causata dal bombardamento a tappeto e dalla defoliazione delle aree agricole.

La storia dell'emigrazione dal Vietnam punta anche a questioni di classe che sono in gioco ancora in Iraq.

Mentre in Vietnam la guerra infuriava, i ricchi ed istruiti alleati degli USA fuggirono in un esodo di massa che lasciò a combattere i poveri (da entrambe le parti).

Questo privò il paese del capitale economico e sociale del quale aveva disperatamente bisogno alla fine della guerra.

Ora, come allora, è la classe compradora con lauree in famose università e legami al potere affaristico occidentale che se ne va ed osserva la guerra da Londra e New York.

Sindrome

In seguito alla vittoria sull'Iraq nella prima Guerra del Golfo Persico del 1990-91, l'allora presidente George Bush senior disse che la "sindrome del Vietnam" era stata scalciata. La nazione non avrebbe mai più dovuto guardare indietro con un occhio al quell'inglorioso capitolo di storia.

Ero scettico, e quando la ricerca, includendo me stesso, rivelò che forte presa aveva sugli americani la narrativa del tradimento per la sconfitta nella guerra del Vietnam, sapevo che sarebbe stato un fattore della cultura politica per un lungo periodo di tempo.

Nel 2004 scrissi che le imminenti elezioni presidenziali erano "tutte sul Vietnam". La stagione della campagna era iniziata, dopo tutto, con John Kerry che veniva paragonato a “Hanoi Jane” Fonda.

Forse quelle elezioni si basavano sul Vietnam - e forse lo saranno anche le prossime.

Jerry Lembcke  è professore associato di sociologia allo Holy Cross College di Worcester, Massachusetts. E' un veterano della guerra del Vietnam ed autore di The Spitting Image: Myth, Memory, and the Legacy of Vietnam and CNN’s Tailwind Tale: Inside Vietnam’s Last Great Myth. Può essere contattato a jlembcke@holycross.edu

© Copyright Socialist Worker (unless otherwise stated). You may republish if you include an active link to the original and leave this notice in place.