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Venezuela e Libia: non è un golpe dell'11 aprile,  è un Caracazo del 27 febbraio

Scritto da Jorge Martín Venerdì 4 marzo 2011

 

In America Latina vi sono state molte discussioni sugli eventi che si stanno svolgendo in Libia. Questo articolo spiega la posizione dell'IMT, che è di appoggio alla rivolta del popolo libico, mentre allo stesso tempo condanna qualsiasi intervento imperialista. Inoltre esaminiamo criticamente la posizione adottata da Hugo Chavez e Fidel Castro.

I governi di Venezuela e Cuba si sono correttamente alzati nelle istituzioni internazionali per opporsi a qualsiasi intervento imperialista in Libia. Hanno criticato l'ipocrisia di quei paesi che sollevano proteste clamorose sulle violazioni dei diritti umani in Libia mentre allo stesso tempo hanno partecipato a sanguinarie guerre imperialiste in Iraq ed Afghanistan e appoggiato la brutale repressione del popolo palestinese da parte dello stato di Israele.

L'ambasciatore venezuelano all'ONU Jorge Valero lo ha spiegato in questo modo:

"Chi paga per gli oltre un milione di morti in Iraq? Chi paga per il massacro permanente del popolo palestinese? Perché i responsabili di questi crimini di guerra, di genocidio e contro l'umanità che sono noti a tutti e che pubblicamente riconoscono le loro azioni non vengono portati alla Corte Internazionale di Giustizia? Cosa fa il Consiglio di Sicurezza esposto a questi orribili massacri che avvengono?"

Del tutto correttamente, il rappresentante venezuelano ha denunciato i veri scopi dell'intervento dell'imperialismo nella regione:

"Coloro che promuovono l'utilizzo della forza militare contro la Libia, non cercano di difendere i diritti umani, ma di istituire un protettorato allo scopo di violarli, come è sempre il caso, in un paese che è una delle più importanti fonti di petrolio e di energia in Medio Oriente".

Il popolo dell'Iraq è testimone di questo fatto. Washington ha inventato una scusa (le cosiddette "armi di distruzione di massa") per attaccare l'Iraq in modo che potesse riaffermare il suo potere nella regione e riacquistare il controllo diretto su risorse petrolifere cruciali. Lo scopo dell'invasione non era di "instaurare la democrazia" e certamente sotto il governo Maliki vi è ora molto poca democrazia in Iraq. Lo scorso mese migliaia di iracheni hanno marciato chiedendo elettricità, acqua, posti di lavoro e pane e sono stati affrontati dalla brutale repressione delle forze governative, che ha portato a morti, feriti, arresti e rapimenti. E tuttavia nessuno suggerisce di portare il governo iracheno alle Corti Internazionali!

Le Nazioni Unite sono di fatto una farsa. Sono un ente che semplicemente riflette la dominazione dell'imperialismo USA. Quando gli USA sono in grado di far approvare delle risoluzioni allo scopo di giustificare le loro azioni, utilizzano l'ONU come foglia di fico. Quando, per qualunque motivo, non sono in grado di fare appoggiare dall'ONU i loro scopi, ignorano l'ONU e li attuano con noncuranza. E, infine, quando vengono approvate delle risoluzioni contro i loro scopi imperialisti (per esempio contro il blocco di Cuba o che condannano l'oppressione israeliana del popolo palestinese), semplicemente le ignorano e non vengono mai rispettate. Nel recente caso della risoluzione sugli insediamenti di coloni israeliani in territorio palestinese, gli USA hanno messo il veto per bloccare la risoluzione. Tanto per la giustizia e i diritti umani.

Negli ultimi giorni vi è stato molto rumore ed alcune azioni concrete in relazione alla Libia da parte dei paesi imperialisti. Gli USA ora hanno trasferito due navi da guerra anfibie, la USS Ponce e la USS Kearsarge, che portano elicotteri e aerei da caccia, nel Mediterraneo. Sotto la copertura del cosiddetto "intervento umanitario", le potenze imperialiste (compresi USA, Regno Unito, Francia e Italia) tra le altre, stanno discutendo quali azioni possano prendere per mettere al sicuro i loro interessi. I paesi europei sono principalmente preoccupati del possibile arrivo di una massa di profughi sulle loro coste. Un'altra preoccupazione è il controllo sulle risorse petrolifere e soprattutto l'impatto della marea rivoluzionaria che percorre rapidamente il mondo arabo sui prezzi petroliferi e l'effetto di reazione a catena che questo potrebbe avere sull'economia capitalista nel complesso.

L'opzione più discussa è una “no-fly zone”, che viene patrocinata tra gli altri da entrambe il senatore repubblicano John McCain ed il senatore democratico John Kerry. Per i suoi motivi, anche il primo ministro britannico David Cameron ha fatto rumori bellicosi, tentando di gonfiare nella politica mondiale un ruolo per la Gran Bretagna che proprio non può più giocare.

Comunque, la verità è che anche un intervento limitato nella forma di una no fly-zone sarebbe rischioso e complicato da attuare. Il segretario alla difesa USA Robert Gates si è lamentato che "si parla molto francamente e liberamente di alcune di queste opzioni militari". Ha avvertito delle implicazioni di una simile azione: "Diciamo pane al pane: una no-fly zone inizia con un attacco alla Libia, per distruggere le sue difese aeree. E' questo il modo nel quale si fa una no-fly zone... Richiede inoltre più aeroplani di quanti se ne trovino su una singola portaerei. Così è una grossa operazione in un grande paese".

Le forze armate USA sono già sovraccaricate in Iraq ed Afghanistan, come ha sottolineato: "Se spostiamo risorse aggiuntive, quali sono le conseguenze di ciò per l'Afghanistan, per il Golfo Persico"? ha affermato. "E quali altri alleati sono disposti a lavorare con noi in alcune di queste cose"?

Comunque, la principale preoccupazione che i pianificatori imperialisti hanno in relazione alla Libia è il contraccolpo che questo provocherebbe per tutta la regione. Le masse sono disgustate dell'imperialismo e l'ondata rivoluzionaria che sta spazzando il mondo arabo è diretta immediatamente contro i regimi sponsorizzati dagli USA. Gates ha dimostrato che la classe dominante USA è consapevole di questo quando ha dichiarato: "Dobbiamo anche pensare, francamente, all'utilizzo dei militari USA in un altro paese nel Medio Oriente".

Naturalmente, queste considerazioni non escludono l'intervento imperialista in Libia o in qualsiasi altro luogo, se i loro interessi vitali si trovano minacciati. Comunque, sottolineano il fatto che gli USA sono stati presi di sorpresa dall'attuale ondata rivoluzionaria e sono stati incapaci di intervenire in modo decisivo per governare il corso degli eventi a loro favore.

Di fronte alle manovre dell'imperialismo e anche alla maniera inconsistente nella quale trattano la questione dei "diritti umani" e dei "crimini contro l'umanità", il Venezuela e Cuba sono corretti nello smascherare l'ipocrisia dell'imperialismo e nell'agitare contro qualsiasi intervento di potenze straniere in Libia.

Comunque, l'argomento che viene prodotto da entrambe i paesi e più visibilmente da Hugo Chavez e Fidel Castro, è indebolito dal fatto che vengono percepiti come fossero sostenitori di Gheddafi, invece di appoggiare le masse del popolo libico che sono insorte contro il suo regime.

E' vero che l'ambasciatore venezuelano all'ONU nel suo discorso ha dichiarato che il Venezuela "saluta i popoli arabi che sono nel corso di un'azione di ribellione pacifica e alla ricerca di giustizia e cercano un futuro migliore attraverso strade pacifiche". Ma allo stesso tempo Fidel Castro ha sostenuto che i problemi affrontati dalla Libia sono diversi da quelli affrontati dalla Tunisia e dall'Egitto. Ha aggiunto che mentre "non vi è nessun dubbio che i volti di coloro che protestano a Bengasi esprimano reale indignazione", vi è stata una "campagna colossale di menzogne, scatenata dai mass media, che ha portato a grande confusione da parte dell'opinione pubblica mondiale".

Inoltre, il presidente venezuelano Hugo Chavez ha dichiarato che "si rifiuta di condannare Gheddafi" che è stato "un amico di lunga data del Venezuela" perché evidentemente non vi sono sufficienti informazioni sulla situazione. Ha utilizzato l'esempio dell'11 aprile 2002, quando i media mondiali accusarono Chavez di avere ordinato all'esercito di sparare su dimostranti disarmati allo scopo di giustificare il colpo di stato contro di lui. Come tutti sappiamo, è stato più tardi provato che era stata tutta una montatura, con cecchini assunti che sparavano egualmente ai dimostranti dell'opposizione e a quelli rivoluzionari.

Comunque, nel caso della Libia, la situazione è completamente diversa. Ciò che avevamo in Venezuela era un movimento reazionario contro un governo democraticamente eletto che tentava di implementare riforme progressiste e che resisteva all'imperialismo. In Libia abbiamo una sollevazione popolare contro un regime oppressivo che aveva fatto tutti i tipi di accordi con l'imperialismo.

Fino a un certo punto, si può capire perché in Venezuela vi sia confusione sulla reale natura di ciò che sta veramente accadendo in Libia. Il popolo venezuelano non si fida più dei media capitalisti, completamente screditati dal ruolo che hanno giocato nel golpe del 2002. Inoltre, l'opposizione controrivoluzionaria venezuelana sta tentando di seguire la corrente della rivoluzione araba, affermando che "il prossimo dittatore a cadere sarà Hugo Chavez”.

E' questione di dati pubblici che l'opposizione controrivoluzionaria venezuelana riceve finanziamenti, addestramento e appoggio di tutti i tipi da Washington. In numerose occasioni ha organizzato le proprie forze nelle strade per far sembrare come se Chavez fosse un tiranno che affronta l'opposizione popolare (nel periodo precedente al colpo di stato dell'11 aprile 2002, durante la serrata petrolifera del dicembre 2002, durante la guarimba nel 2004, le proteste studentesche in difesa di RCTV ecc). Non esiterà a farlo di nuovo. Comunque, ciò che vediamo nel mondo arabo è esattamente l'opposto: una serie di insurrezioni rivoluzionarie contro regimi dittatoriali appoggiati dagli USA.

E' vero che il regime libico di Gheddafi arrivò al potere nel 1969 alla testa di un movimento con grande sostegno popolare contro la corrotta monarchia di re Idris. Negli anni '70, influenzato dalla precedente ondata di rivoluzione araba e sotto l'impatto della recessione mondiale del 1974, il regime si spostò ulteriormente a sinistra, espellendo l'imperialismo e facendo profonde scorrerie contro la proprietà capitalista. Basandosi sulla ricchezza del petrolio del paese e la piccola dimensione della sua popolazione, fu in grado di attuare molte riforme progressiste e di aumentare sostanzialmente il livello di vita della schiacciante maggioranza dei libici.

Comunque, dopo il crollo dell'Unione Sovietica, il regime iniziò a fare delle aperture all'imperialismo. Già nel 1993 vennero approvate delle leggi che garantivano l'investimento straniero. Ed è stato dopo la caduta di Saddam Hussein nel 2003 che Gheddafi decise di sistemare i propri affari con l'imperialismo firmando numerosi accordi per rimuovere dal servizio attivo le sue armi di distruzione di massa, pagare risarcimenti alle vittime di attentati terroristici ecc. Il regime è diventato un partner leale dell'imperialismo nella cosiddetta "guerra al terrore" e ha collaborato con l'Unione Europea allo scopo di rafforzare la "fortezza Europa" contro l'entrata di immigrati illegali sub-sahariani.

Questo si è associato al richiedere l'entrata nel WTO, nel creare Zone Commerciali Speciali, nel privatizzare grandi parti dell'economia, permettendo il ritorno delle multinazionali petrolifere nell'industria del petrolio ed eliminando i sussidi sui generi alimentari essenziali. Lo scopo era di privatizzare il 100% dell'economia, secondo dei funzionari libici. E' stata precisamente l'attuazione di queste politiche che ha portato a crescente disoccupazione (tra il 20 e il 30%), povertà e diseguaglianza, che hanno giocato un ruolo chiave nell'attuale rivolta.

Nel suo ultimo articolo sulla situazione, Fidel Castro mette in evidenza il fatto che "è un fatto innegabile che le relazioni tra gli USA e i loro alleati della NATO con la Libia negli ultimi anni sono state eccellenti", aggiungendo che la Libia "ha aperto dei settori strategici come la produzione e la distribuzione di petrolio all'investimento straniero" e che "molte società statali sono state privatizzate. L'FMI ha giocato il suo ruolo nell'attuare queste politiche". E, come risultato "Aznar è stato largo di lode per Gheddafi ed è stato seguito da Blair, Berlusconi, Sarkozy, Zapatero e persino dal mio amico il re di Spagna, tutti si sono messi in coda sotto il sorriso beffardo del leader libico. Erano compiaciuti". (Cuba Debate)

Nelle sue recenti interviste a BBC e ABC news, lo stesso Gheddafi ha spiegato come si sia sentito "tradito" dalle potenze occidentali. Dopo averle appoggiate e seguito le loro politiche per molti anni ora lo abbandonano. Anche la retorica che utilizza lo dimostra. Quando accusa i ribelli di venire manipolati da al Qaeda, sta usando le stesse tattiche per seminare paura che hanno usato Ben Alì e soprattutto Mubarak in tempi precedenti e in realtà sta chiedendo all'occidente di appoggiarlo contro il nemico comune. La reale natura del regime di Gheddafi può desumersi dalla sua posizione in relazione all'insurrezione rivoluzionaria in Tunisia, dove è comparso fermamente dalla parte dell'alleato occidentale Ben Alì e ha criticato i lavoratori e i giovani tunisini per averlo rovesciato!

Per quanto riguarda la verità su ciò che sta realmente accadendo in Libia, non c'è bisogno di ascoltare i media occidentali. Saif al Islam, figlio di Gheddafi e suo braccio destro, nel suo discorso il 20 febbraio ha ammesso lui stesso l'utilizzo dell'esercito contro dimostranti disarmati nel suo discorso:

"Naturalmente vi sono stati molti morti, che hanno fatto arrabbiare molta gente a Bengasi, ma perché lì è stata uccisa della gente? L'esercito era sotto tensione, non è utilizzato per il controllo della folla così ha sparato, ma io ho chiamato. L'esercito ha affermato che alcuni dimostranti erano ubriachi, altri avevano preso allucinogeni e droghe. L'esercito deve difendere le sue armi. E la gente era arrabbiata. Così vi sono stati morti, ma alla fine sono stati uccisi dei libici".

Lo stesso Gheddafi ha ammesso che "qualche centinaio sono stati uccisi", ma ha osservato che al Qaeda aveva distribuito droghe ai giovani!!

La storia riportata dal corrispondente di TeleSUR in Libia, Reed Lindsay (twitter.com/reedtelesur), conferma i rapporti che arrivano da altre fonti: vi sono state dimostrazioni popolari, pacifiche e disarmate e l'esercito ha aperto il fuoco (vedi per esempio questo rapporto: Telesur). In un rapporto che ha inviato il 2 marzo da Brega (Telesur), ha descritto come vi erano soldati che si erano uniti alla rivolta ma anche "cittadini di tutti i tipi. Ho parlato con medici, ingegneri, operai della società petrolifera, qui sono tutti in rivolta, parte dell'insurrezione e armati", aggiungendo che "questa rivolta è cominciata pacificamente, due settimane fa, ma ora la gente è armata per lottare finché ottiene il rovesciamento di Gheddafi". Ha pure respinto l'opinione che in Libia vi sia una guerra civile: "Qui non stiamo parlando di una guerra civile... questo è iniziato come dimostranti pacifici che venivano attaccati dalle forze di sicurezza che utilizzavano armi pesanti".(Union Radio)

Come parte della sua cronaca, Reed Lindsay ha anche confermato tutti i rapporti che dimostrano come il popolo libico che è insorto contro Gheddafi sia risolutamente contro l'intervento straniero. "Dicono che se le truppe USA arrivano qui, le combatteranno nello stesso modo nel quale stanno combattendo contro il governo di Gheddafi".

L'altro punto importante che Lindsay ha reso nel suo rapporto è circa l'atteggiamento del popolo, sia a Bengasi che a Brega, verso i governi dell'America Latina e particolarmente quelli dei paesi dell'ALBA. A Brega chiedono "perché il presidente venezuelano e altri presidenti latino americani che sono a favore della giustizia sociale e del cambiamento rivoluzionario stiano appoggiando un dittatore che usa l'esercito contro il suo popolo" ha affermato (Union Radio). “Chiedono che i paesi dell'ALBA rompano con Gheddafi e sostengano la lotta rivoluzionaria del popolo libico" ha riferito da Bengasi. Secondo lui, a Ajdabiya la gente parla di una "lotta comune con i popoli dell'America Latina" (Twitter. Citiamo da Reed Lindsay, perché non può essere accusato di essere un agente dell'imperialismo o di distorcere le notizie allo scopo di giustificare un intervento dell'imperialismo).

Anche l'altro corrispondente di TeleSUR, Jordan Rodríguez, che riporta sostanzialmente ciò che dichiarano Gheddafi ed altri funzionari, senza alcun commento, ha avuto dei problemi mentre tentava di riportare degli scontri nei quartieri di Tripoli. La sua squadra è stata detenuta dai poliziotti per quattro ore, malmenata, minacciata con le armi puntate addosso e il suo film è stato portato via (Telesur). Questa è stata la seconda volta che veniva arrestato ed è avvenuto anche se viaggiavano in un'auto diplomatica.

In questi rapporti viene reso un punto molto importante. La rivoluzione venezuelana e particolarmente il presidente Chavez sono immensamente popolari nel mondo arabo, specialmente dopo la sua opposizione molto sonora all'invasione israeliana del Libano. In questi paesi le masse vedono Hugo Chavez come il leader di un paese petrolifero che resiste all'imperialismo e utilizza il denaro del petrolio per migliorare le condizioni di vita della gente. Questo è in totale contrasto con i governanti dei loro paesi, che sono dei fantocci dell'imperialismo USA, non la bocca contro le aggressioni di Israele e usano la ricchezza del paese per il loro arricchimento personale. Questa è precisamente una delle ragioni dietro alle insurrezioni rivoluzionarie delle masse arabe. In un sondaggio d'opinione condotto nel 2009 in diversi paesi arabi, il leader più popolare è stato Hugo Chavez con il 36% di appoggi, ben davanti a chiunque altro (pdf).

La sola base d'appoggio sulla quale la rivoluzione venezuelana possa contare sono le masse di lavoratori e di giovani in Medio Oriente e in Nord Africa, e in tutto il mondo, che provano simpatia e solidarietà con la rivoluzione bolivariana perché piacerebbe loro che una simile rivoluzione accadesse nei loro paesi. Hugo Chavez e la rivoluzione bolivariana dovrebbero venir fuori chiaramente a favore dell'ondata rivoluzionaria che sta spazzando il mondo arabo, perché è parte della rivoluzione mondiale della quale per alcuni anni l'America Latina è stata la guardia avanzata. Questo comprende dare appoggio al popolo libico che insorge contro Gheddafi, mentre allo stesso tempo opporsi a qualsiasi intervento imperialista.

Nei suoi tentativi per impedire l'intervento militare straniero in Libia, Hugo Chavez ha proposto che vada in Libia una commissione di mediazione internazionale. Gli ultimi rapporti dei media indicano che mentre viene detto che Gheddafi lo abbia accettato, suo figlio Saif al-Islam ha respinto fermamente la proposta. "Dobbiamo ringraziarvi, ma siamo in grado e sufficientemente abili per risolvere le nostre questioni per mezzo del nostro popolo". I venezuelani, ha aggiunto, "sono nostri amici, li rispettiamo, ci piacciono, ma sono lontani. Non hanno nessuna idea della Libia. La Libia è in Medio Oriente e in Nord Africa. Il Venezuela è in America Centrale". Per informazione di Saif, il Venezuela non è in America Centrale, ma dubitiamo che ora la sua mente sia concentrata su altre questioni.

Da parte loro, anche i ribelli libici hanno respinto la mediazione, dichiarando che non ne hanno sentito nulla, ma che è comunque troppo tardi per negoziati e che troppa gente è stata uccisa da Gheddafi. Se si comprende la vera essenza della situazione in Libia, di un governo che reprime brutalmente dimostrazioni pacifiche del suo popolo, che quindi diventa una rivolta popolare armata con settori dell'esercito e della polizia che passano al popolo, allora si può comprendere perché questa proposta è sbagliata. E' come se negli ultimi giorni della rivoluzione cubana, quando l'esercito rivoluzionario stava per rovesciare Batista, qualcuno avesse detto "aspettate un momento, prendiamo una mediazione internazionale in modo che vi possa essere un intendimento tra Batista e il movimento M26J".

L'unica posizione che un rivoluzionario possa prendere in una situazione come questa è di appoggio all'insurrezione rivoluzionaria del popolo libico. Se Hugo Chavez non viene fuori chiaramente a favore delle masse rivoluzionarie del mondo arabo farebbe quindi un grave errore, uno per il quale la rivoluzione venezuelana può pagare un caro prezzo. Hugo Chavez sta guardando alla situazione libica attraverso lenti venezuelane, facendo i paragoni sbagliati. I ribelli libici non possono essere paragonati all'opposizione venezuelana e la posizione nella quale si trova il regime di Gheddafi non può in alcun modo essere paragonata a quella che ha di fronte Chavez.

Dobbiamo essere chiari: quello che vediamo in Libia e nel resto del mondo arabo non è il colpo di stato dell'11 aprile 2002 giustificato dalla manipolazione dei media, ma piuttosto una rivolta stile Caracazo del 27 febbraio 1989, nel quale i governi utilizzano l'esercito contro dimostranti disarmati. Mentre ci opponiamo all'intervento imperialista, dobbiamo essere chiari da che parte stiamo: quella del popolo libico contro il regime Gheddafi.