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Domenica, 23 ottobre 2011

La storia verboten del successo economico post default dell'Argentina

 

Notate proprio che non viene mai detto nulla dell'economia dell'Argentina sui media mainstream, salvo che ha avuto un grosso default? Non sapreste mai quanto segue riguardo all'Argentina:

Dal 2002 in avanti, l'Argentina è cresciuta velocemente quasi il doppio del Brasile ed ha ostentato uno dei più alti tassi di crescita al mondo.

Il suo successo non è dipendente da un'espansione dei prodotti

Ha incrementato la spesa sociale dal 10,3% del PIL al 14,2% del PIL

La disuguaglianza sociale è diminuita. La povertà e l'estrema povertà sono diminuite all'incirca di 2/3

Ciò che è particolarmente evidente è quanto rapidamente l'economia dell'Argentina sia rimbalzata dopo il suo default. Da un saggio di Mark Weisbrot, Rebecca Ray, Juan A. Montecino e Sara Kozameh ((gratitudine al lettore Thomas Ross):

Nel dicembre del 2001, il governo è diventato inadempiente sul suo debito ed alcune settimane più tardi ha abbandonato la parità con il dollaro. Il default e la svalutazione hanno contribuito ad una grave crisi finanziaria ed ad una marcata contrazione economica, con il PIL che si è ristretto di circa il 5% nel primo trimestre del 2002 e quasi dell'11% in tutto l'anno. Tuttavia, dopo quel primo trimestre di contrazione è iniziata la ripresa ed è continuata fino al rallentamento economico ed alla recessione del 2008-2009. Quindi l'economia è rimbalzata ed ora il FMI proietta una crescita dell'8% per il 2011.

Il PIL reale dell'Argentina ha raggiunto il livello pre-recessione dopo tre anni di crescita, nel primo trimestre del 2005. Guardando ad una crescita di tendenza di venti anni, ha raggiunto il suo PIL di tendenza nel primo trimestre del 2007.

Per contrasto, l'economia degli USA si è contratta del 6,8% nel quarto trimestre del 2008 e si è ristretta del 2,6% nel 2009. Gli USA hanno raggiunto soltanto ora il livello di PIL pre-depressione economica, che significa quasi quattro anni più tardi contro i tre dell'Argentina. In aggiunta, l'Argentina ha ricuperato la sua linea di tendenza di crescita, mentre non è chiaro se gli USA lo faranno mai. L'opera di Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff sulle gravi crisi finanziarie ha scoperto che esse risultano in cadute "permanenti" dei livelli di vita, ma questo non è stato il caso con l'Argentina.

A dire il vero, l'Argentina ha avuto un vantaggio del quale gli USA difettavano, quello di un livello ragionevole di crescita mondiale come sfondo. Ma abbiamo bisogno di mettere l'accento su "ragionevole", non robusto. Le economie avanzate del mondo senza l'Australia sono andate in crisi nell'era della bomba delle dot.com e gli USA e l'Europa correvano sotto il potenziale fino in fondo al 2004. Ma i dati dimostrano che il successo dell'Argentina non è stato guidato dalle esportazioni:

Si può vedere che il ruolo delle esportazioni non è molto grande durante l'espansione del 2002-2008. Arrivano ad un vertice di 1,8 punti percentuali del PIL nel 2005 e nel 2010 ed ammontano a 7,6 punti percentuali cumulativi, ovvero circa il 12% della crescita durante l'espansione. La storia è ancora peggiore per le esportazioni nette (esportazioni meno importazioni) che nel corso del periodo mostrano un contributo cumulativo negativo. La ripresa è guidata dai consumi e dagli investimenti (formazione di capitale fisso), che conta rispettivamente per 45,4 e 26,4 punti percentuali della crescita.

Notate che l'esempio argentino confuta una della Grandi Menzogne sul default, che il capitale straniero si toglierà dai piedi e che le conseguenze saranno terribili. Di nuovo dall'articolo:

Come risultato del default e del rifiuto di una minoranza di creditori di accettare l'eventuale accordo di ristrutturazione nel 2005 e la successiva azione legale da parte di questi creditori e dei "fondi avvoltoio", nel corso degli ultimi nove anni l'Argentina ha affrontato delle difficoltà nel prendere in prestito nei mercati finanziari internazionali. Da allora non è stata in grado di appianare il suo debito con i creditori degli stati del Club di Parigi, le sono stati negati anche alcuni crediti all'esportazione. Gli FDI (Investimenti Diretti Stranieri, n.d.r.) sono rimasti limitati, aggirandosi su una media di circa l'1,7% del PIL nel corso degli otto anni passati, con numerose serie azioni legali intraprese dagli investitori contro il governo.

Nondimeno, nonostante tutte queste condizioni esterne avverse che l'Argentina ha affrontato durante i nove anni passati, il paese ha sperimentato questa eccezionale crescita economica. Questo dovrebbe far esitare coloro che sostengono, come è piuttosto comune nella stampa economica, che perseguire politiche che soddisfano i mercati obbligazionari e gli investitori internazionali, come pure ad attrarre gli FDI, dovrebbero essere le priorità politiche più importanti per ogni governo di un paese in via di sviluppo. Mentre chiaramente gli FDI possono giocare un ruolo importante nel promuovere la crescita attraverso una varietà di meccanismi ed il capitale straniero può, in generale, in alcune circostanze, aumentare la crescita integrando i risparmi domestici, il successo dell'Argentina suggerisce che questi afflussi di capitale non sono necessariamente così essenziali come si crede comunemente. Ed inoltre suggerisce che la politica macroeconomica può essere più importante di quanto viene generalmente riconosciuto.

Versione più breve: sacrificare la vostra economia sull'altare degli Dei dei Titoli può non essere una così buona idea.

La sola macchia nei dati sul successo dell'Argentina è il suo tasso d'inflazione, che è stato alto tanto al 31%. Ho avuto dei lettori brasiliani che contendono che l'inflazione non sia così terribile come noi americani siamo stati portati a credere se si ha una valida contabilità dell'inflazione (qualcosa che non abbiamo mai sviluppato). Diversamente dalla nostra esperienza con la stagflazione, non è stata un impedimento alla crescita:

L'inflazione in Argentina può essere troppo alta, ma sono la sua crescita reale ed la distribuzione del reddito che contano riguardo al benessere della vasta maggioranza della popolazione. Con questi termini di paragone, come abbiamo visto sopra, pare che il governo abbia preso la corretta decisione di non combattere l'inflazione sacrificando la crescita economica. . Per prendere un esempio storico importante, in anni recenti, negli anni '70 ed agli inizi degli anni '80, la Corea del Sud ha registrato tassi annui d'inflazione simili a quelli dell'Argentina mentre attraversava il cammino da paese povero a paese ad alto reddito.

Il saggio chiude sottolineando le implicazioni per altri paesi gravati dai debiti:

L'esperienza dell'Argentina mette in dubbio, come sopra rilevato, il mito popolare che le recessioni provocate da crisi finanziarie devono comportare una ripresa lenta e dolorosa. La crisi finanziaria ed il crollo dell'Argentina sono stati così gravi come quelle di quasi tutti i paesi nei decenni recenti e tuttavia ci è voluto soltanto un trimestre dopo il default per aprire una ripresa rapida e sostenuta. Ciò non è soltanto a causa della svalutazione e delle migliorate politiche macroeconomiche, ma perché il default ha liberato il paese dal dover essere continuamente azzoppato da un paralizzante peso del debito e da politiche pro-cicliche imposte dai creditori. E' questo tipo di politiche, assieme all'ultraconservatorismo delle banche centrali come l'attuale BCE, che sono in prevalenza responsabili dell'esperienza storica di riprese ritardate dopo delle crisi finanziarie. Il governo argentino ha dimostrato che questo squallido scenario è soltanto l'unico risultato possibile e che una rapida ripresa nella produzione, nell'occupazione, nella riduzione della povertà e la ridotta disuguaglianza sono un altro sentiero molto realizzabile che può essere scelto.

C'è poco da meravigliarsi che il FMI ed i banksters non vogliono che l'Argentina ricevano una critica positiva. I paesi dell'eurozona che stanno prosciugando potrebbero ottenere delle idee.

Altro su questo argomento(What's this?)

The Next Big Shale Gas Boom (Investment U, 10/7/11)

Argentina and Venezuela: The weakest link (Investment Postcards from Cape Town, 10/18/11)

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Postato da Yves Smith