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Notate proprio che non viene mai detto nulla dell'economia
dell'Argentina sui media
mainstream, salvo che ha avuto un grosso default? Non
sapreste mai quanto segue riguardo all'Argentina:
Dal 2002 in avanti, l'Argentina
è cresciuta velocemente quasi il doppio del Brasile
ed ha ostentato uno dei più alti tassi di crescita al mondo.
Il suo successo non è dipendente da un'espansione dei prodotti
Ha incrementato la spesa sociale dal 10,3% del PIL al 14,2% del
PIL
La disuguaglianza sociale è diminuita. La povertà e l'estrema
povertà sono diminuite all'incirca di 2/3
Ciò che è particolarmente evidente è quanto rapidamente
l'economia dell'Argentina
sia rimbalzata dopo il suo default. Da un saggio di
Mark Weisbrot, Rebecca Ray, Juan A. Montecino
e
Sara Kozameh ((gratitudine
al lettore
Thomas Ross):
Nel dicembre del 2001, il governo è diventato inadempiente sul
suo debito ed alcune settimane più tardi ha abbandonato la parità
con il dollaro. Il default e la svalutazione hanno contribuito ad
una grave crisi finanziaria ed ad una marcata contrazione
economica, con il PIL che si è ristretto di circa il 5% nel primo
trimestre del 2002 e quasi dell'11% in tutto l'anno. Tuttavia, dopo
quel primo trimestre di contrazione è iniziata la ripresa ed è
continuata fino al rallentamento economico ed alla recessione del
2008-2009. Quindi l'economia è rimbalzata ed ora il FMI proietta una
crescita dell'8% per il 2011.
Il PIL reale dell'Argentina ha raggiunto il livello
pre-recessione dopo tre anni di crescita, nel primo trimestre del
2005. Guardando ad una crescita di tendenza di venti anni, ha
raggiunto il suo PIL di tendenza nel primo trimestre del 2007.
Per contrasto, l'economia degli USA si è contratta del 6,8% nel
quarto trimestre del 2008 e si è ristretta del 2,6% nel 2009. Gli
USA hanno raggiunto soltanto ora il livello di PIL pre-depressione
economica, che significa quasi quattro anni più tardi contro i tre
dell'Argentina. In aggiunta, l'Argentina ha ricuperato la sua linea
di tendenza di crescita, mentre non è chiaro se gli USA lo faranno
mai. L'opera di
Carmen Reinhart
e
Kenneth Rogoff
sulle gravi crisi finanziarie ha scoperto che esse risultano in
cadute "permanenti" dei livelli di vita, ma questo non è stato il
caso con l'Argentina.
A dire il vero, l'Argentina ha avuto un vantaggio del quale gli
USA difettavano, quello di un livello ragionevole di crescita
mondiale come sfondo. Ma abbiamo bisogno di mettere l'accento su
"ragionevole", non robusto. Le economie avanzate del mondo senza
l'Australia sono andate in crisi nell'era della bomba delle dot.com
e gli USA e l'Europa
correvano sotto il potenziale fino in fondo al 2004.
Ma i dati dimostrano che il successo dell'Argentina non
è stato guidato dalle esportazioni:
Si può vedere che il ruolo delle esportazioni non è molto grande
durante l'espansione del 2002-2008. Arrivano ad un vertice di 1,8
punti percentuali del PIL nel 2005 e nel 2010 ed ammontano a 7,6
punti percentuali cumulativi, ovvero circa il 12% della crescita
durante l'espansione. La storia è ancora peggiore per le
esportazioni nette (esportazioni meno importazioni) che nel corso
del periodo mostrano un contributo cumulativo negativo. La ripresa è
guidata dai consumi e dagli investimenti (formazione di capitale
fisso), che conta rispettivamente per 45,4 e 26,4 punti percentuali
della crescita.
Notate che l'esempio argentino confuta una della Grandi
Menzogne sul default, che il capitale straniero si toglierà dai
piedi e che le conseguenze saranno terribili. Di nuovo
dall'articolo:
Come risultato del default e del rifiuto di una minoranza di
creditori di accettare l'eventuale accordo di ristrutturazione nel
2005 e la successiva azione legale da parte di questi creditori e
dei "fondi avvoltoio", nel corso degli ultimi nove anni l'Argentina
ha affrontato delle difficoltà nel prendere in prestito nei mercati
finanziari internazionali. Da allora non è stata in grado di
appianare il suo debito con i creditori degli stati del Club di
Parigi, le sono stati negati anche alcuni crediti all'esportazione.
Gli FDI (Investimenti Diretti Stranieri, n.d.r.) sono
rimasti limitati, aggirandosi su una media di circa l'1,7% del PIL
nel corso degli otto anni passati, con numerose serie azioni legali
intraprese dagli investitori contro il governo.
Nondimeno, nonostante tutte queste condizioni esterne avverse
che l'Argentina ha affrontato durante i nove anni passati, il paese
ha sperimentato questa eccezionale crescita economica. Questo
dovrebbe far esitare coloro che sostengono, come è piuttosto comune
nella stampa economica, che perseguire politiche che soddisfano i
mercati obbligazionari e gli investitori internazionali, come pure
ad attrarre gli FDI, dovrebbero essere le priorità politiche più
importanti per ogni governo di un paese in via di sviluppo. Mentre
chiaramente gli FDI possono giocare un ruolo importante nel
promuovere la crescita attraverso una varietà di meccanismi ed il
capitale straniero può, in generale, in alcune circostanze,
aumentare la crescita integrando i risparmi domestici, il successo
dell'Argentina suggerisce che questi afflussi di capitale non sono
necessariamente così essenziali come si crede comunemente. Ed
inoltre suggerisce che la politica macroeconomica può essere più
importante di quanto viene generalmente riconosciuto.
Versione più breve: sacrificare la vostra economia sull'altare
degli Dei dei Titoli può non essere una così buona idea.
La sola macchia nei dati sul successo dell'Argentina è il suo
tasso d'inflazione, che è stato alto tanto al 31%. Ho avuto dei
lettori brasiliani che contendono che l'inflazione non sia così
terribile come noi americani siamo stati portati a credere se si ha
una valida contabilità dell'inflazione (qualcosa che non abbiamo mai
sviluppato). Diversamente dalla nostra esperienza con la
stagflazione, non è stata un impedimento alla crescita:
L'inflazione
in Argentina
può essere troppo alta, ma sono la sua crescita reale ed la
distribuzione del reddito che contano riguardo al
benessere della vasta maggioranza della popolazione. Con questi
termini di paragone, come abbiamo visto sopra, pare che il governo
abbia preso la corretta decisione di non combattere l'inflazione
sacrificando la crescita economica. . Per prendere un esempio
storico importante, in anni recenti, negli anni '70 ed agli inizi
degli anni '80, la Corea del Sud ha registrato tassi annui
d'inflazione simili a quelli dell'Argentina
mentre attraversava il cammino da paese povero a paese ad alto
reddito.
Il saggio chiude sottolineando le implicazioni per altri paesi
gravati dai debiti:
L'esperienza dell'Argentina mette in dubbio, come sopra
rilevato, il mito popolare che le recessioni provocate da crisi
finanziarie devono comportare una ripresa lenta e dolorosa. La crisi
finanziaria ed il crollo dell'Argentina sono stati così gravi come
quelle di quasi tutti i paesi nei decenni recenti e tuttavia ci è
voluto soltanto un trimestre dopo il default per aprire una ripresa
rapida e sostenuta. Ciò non è soltanto a causa della svalutazione e
delle migliorate politiche macroeconomiche, ma perché il default ha
liberato il paese dal dover essere continuamente azzoppato da un
paralizzante peso del debito e da politiche pro-cicliche imposte dai
creditori. E' questo tipo di politiche, assieme
all'ultraconservatorismo delle banche centrali come l'attuale BCE,
che sono in prevalenza responsabili dell'esperienza storica di
riprese ritardate dopo delle crisi finanziarie. Il governo argentino
ha dimostrato che questo squallido scenario è soltanto l'unico
risultato possibile e che una rapida ripresa nella produzione,
nell'occupazione, nella riduzione della povertà e la ridotta
disuguaglianza sono un altro sentiero molto realizzabile che può
essere scelto.
C'è poco da meravigliarsi che il FMI ed i
banksters
non vogliono che l'Argentina ricevano una critica positiva. I paesi
dell'eurozona che stanno prosciugando potrebbero ottenere delle
idee.
Altro su questo argomento(What's
this?)
The Next Big Shale Gas Boom (Investment U, 10/7/11)
Argentina and Venezuela: The weakest link (Investment Postcards from Cape Town, 10/18/11)
Great Opportunity in Argentina (Wealth Daily, 7/18/11)
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Postato
da
Yves Smith
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