La guerra degli USA nel Darfur

21 novembre 2007

di Keith Harmon Snow

 

La regione del Darfur in Sudan possiede il quarto maggiore deposito di rame ed il terzo maggiore deposito di uranio sul pianeta, in aggiunta alla posizione strategica e le sue significative risorse petrolifere. Il movimento basato negli USA "Save Darfur" sta impressionando il pubblico USA sulla natura fondamentale del conflitto in Sudan? La "Save Darfur"  e la prevenzione del genocidio sono le coperture di convenienza per il prossimo giro di guerre USA per il petrolio e le risorse sul continente africano?

 

La regione del Darfur nel Sudan occidentale è da decenni un focolaio di attività clandestine, trafficanti di armi e violenza indiscriminata.

"La tragedia umanitaria nel Darfur ruota attorno alle risorse naturali... Date le condizioni attuali, non procederà nessun intervento nel Darfur e se lo facesse fallirebbe".

Così ritenevano gli autori dell'editoriale del settembre 2006 "Tenere i tutori della pace fuori dal Darfur" [GN1](DHG, 15/09/06). Adesso, un anno più tardi, la situazione in Sudan è più severa che mai, il conflitto del Darfur resta largamente male descritto e molte delle profezie di quell'editoriale sono divenute vere. Nel frattempo, i sostenitori della “Save Darfur” che premono per l'intervento militare nel Darfur come un gesto "umanitario" hanno aumentato la pressione di fronte a crescenti fallimenti, comprese accuse che milioni di dollari raccolti dalla “Save Darfur” sulla piattaforma della commiserazione per le vittime sono stati intascati indebitamente.

La regione del Darfur nel Sudan occidentale è da decenni un focolaio di attività clandestine, trafficanti di armi e violenza indiscriminata. L'era della Guerra Fredda ha visto innumerevoli insurrezioni sferrate dai deserti remoti del Darfur. Per tutti gli anni '90 fazioni alleate con o contro Ciad, Uganda, Etiopia, Congo, Libia, Eritrea e Repubblica Centroafricana hanno operato da basi nel Darfur, ed è stato una regolare striscia di atterraggio per aeroplani da trasporto militari dall'origine misteriosa. Nel 1990, Idriss Deby del Ciad lanciò una fulminea operazione militare dal Darfur e rovesciò il presidente Hissan Habre; quindi Deby si alleò con il suo gruppo etnico contro il governo del Sudan. Oggi i ribelli sudanesi hanno basi in Ciad, ed i ribelli ciadiani hanno basi nel Darfur, con l'appoggio di Khartoum.[GN2] Quando nella Repubblica Centroafricana nel marzo del 2003 crollò il regime di Ange-Félix Patassé, i soldati fuggirono nel Darfur con il loro equipaggiamento militare. Khartoum il Fronte riva occidentale del Nilo, un esercito ribelle che operava contro l'Uganda dal Congo orientale, comandato da Taban Amin, il figlio del malfamato dittatore ugandese Idi Amin, che guida la temuta Organizzazione per la sicurezza interna dell'Uganda. Il Darfur è l'epicentro di una zuffa geopolitica internazionale dei nostri giorni.

Si dice che il Darfur possegga il quarto maggiore deposito di rame ed il terzo maggiore deposito di uranio al mondo.

Il conflitto nel Darfur si è intensificato nel 2003 dopo in parallelo con i negoziati che "terminarono" la guerra del Sudan meridionale. L'insurrezione appoggiata dagli USA dell'Esercito di liberazione del popolo del Sudan (SPLA), la forza guerrigliera che combatteva il governo di Khartoum nel nord da 20 anni, si spostò nel Darfur, persino dopo che il governo di G.W. Bush si era alleato con Khartoum nella "guerra al terrore" a guida USA. L'Esercito di liberazione del Sudan (SLA)—una delle circa 27 fazioni ribelli che crescono rapidamente nel Darfur—è alleato con lo SPLA e sostenuto dall'Uganda. Andrew Natsios, ex capo dell'USAID ed ora inviato USA in Sudan, il 6 ottobre 2007 ha detto che l'atmosfera tra i governi del nord e del sud del Sudan "era diventata avvelenata". Questa non è una sorpresa data le dimensioni della guerra per le risorse in Sudan e del coinvolgimento di interessi internazionali.

Si dice che il Darfur possegga il quarto maggiore deposito di rame ed il terzo maggiore deposito di uranio al mondo. Il Darfur produce i due terzi della gomma arabica della migliore qualità al mondo—un importante ingrediente in Coca Cola e Pepsi Cola. Riserve petrolifere contigue stanno spingendo la guerra dal Mar Rosso, attraverso il Darfur, ai Grandi Laghi dell'Africa centrale. Le società militari private operano a fianco degli appaltatori petroliferi e delle agenzie "umanitarie". Il Sudan è il quarto maggiore fornitore della Cina di petrolio importato e le società USA che controllano le condotte in Ciad ed Uganda cercano di soppiantare la Cina attraverso l'alleanza militare degli USA con stati in "prima linea" ostili al Sudan: Uganda, Ciad ed Etiopia.

A quanto viene riferito Israele fornisce addestramento militare ai ribelli del Darfur da basi in Eritrea e ha rafforzato i legami con il regime in Ciad, dal quale altre armi e truppe entrano nel Darfur. I campi rifugiati sono diventati sempre più militarizzati. Vi sono rapporti secondo i quali l'intelligence militare israeliana opera dall'interno dei campi, come fa pure quella USA. L'eritrea è in procinto di esplodere in ancora un'altra guerra con l'Etiopia.

Le forze dell'Unione Africana (AU) nel Darfur includono truppe nigeriane e rwandesi responsabili di atrocità nei loro paesi. Mentre impegna 5.000 soldati per una forza dell'ONU nel Darfur, l'Etiopia commette atrocità da genocidio in Somalia e contro etiopici nelle regioni dell'Ogaden, dell'Oromo e dell'Anuak. L'Uganda ha 2.000 soldati addestrati dagli USA in Somalia, che pure commettono gravi atrocità, ed il genocidio contro il popolo Acholi nell'Uganda settentrionale procede nascosto. L'Etiopia è il maggiore destinatario di "aiuti" USA in Africa, con Rwanda ed Uganda che seguono da vicino. La Francia è intensamente compromessa con la strategia anglo-americana, il che gioverà alla Total Oil Corp.

La campagna “Save Darfur” è profondamente allineata con organizzazioni religiose ebraiche e cristiane negli Stati Uniti, in Canada, in Europa ed in Israele.

Le truppe dell'AU ricevono supporto miltare-logistico della NATO e  sono assai odiate. Al principio di ottobre 2007, i ribelli dello SLA hanno attaccato una base dell'AU uccidendo dieci soldati. In un successivo editoriale indulgente verso le fazioni ribelli ("Le amare ironie del Darfur", Guardian Online, 4/10/07) il docente di inglese dello Smith College Eric Reeves ha abbracciato la stanca retorica della "genocida guerra di controinsurrezione di Khartoum nel Darfur", una posizione controproducente per qualsiasi risoluzione pacifica. Per minimizzare il danno che questo attacco dei ribelli ha fatto alla loro credibilità, Reeves ed altri sostenitori della “Save Darfur”  gettano il dubbio sulle identità dei ribelli e mal definiscono gli aggressori dello SLA come "comandanti canaglia". Comunque, vi è quasi unanime accordo, a livello internazionale, che i ribelli siano "fuori controllo", che commettano stupri e saccheggi assai diffusi con impunità, proprio come lo SPLA ha fatto per più di un decennio nel Sudan meridionale.

Per smascherare le affermazioni di un "genocidio contro i neri" o di una "guerra santa islamica" contro i cristiani, gli arabi del Darfur ed i gruppi etnici neri africani si imparentano per matrimonio da secoli e quasi tutti sono musulmani. La campagna “Save Darfur” è profondamente allineata alle organizzazioni ebraiche e cristiane con sede negli Stati Uniti, in Canada, in Europa ed Israele. Questi gruppi hanno condotto implacabilmente una campagna per l'azione militare occidentale, demonizzando entrambe il Sudan e la Cina, ma non hanno mai preso di mira il coinvolgimento militare occidentale—sostenendo fazioni da tutte le parti. Mobilitando sostenitori congeniale all'etichetta di "genocidio" ed i proclami di "mai più" rendono un cattivo servizio alla causa dei diritti umani.

Vi è crescente dissenso all'interno del movimento del “Save Darfur” dal momento che più sostenitori mettono in dubbio le sue motivazioni ed il collegamento ebraico/israeliano. I leader del “Save Darfur” sono stati sostituiti dopo rimostranze fatte emergere sull'impiego dei finanziamenti. Si dice che molti leader dei ribelli ricevano mensilmente decine di migliaia di dollari ed i ribelli incoraggiati dal movimento del “Save Darfur” commettono crimini con impunità. Vi è una crescente richiesta di indagare sui conti del “Save Darfur” per scoprire come vengano spese le decine di milioni raccolti a causa di accuse di traffico di armi e di corruzione—i leader dei ribelli hanno una fornitura di sistemazioni in alberghi a cinque stelle, prostitute e festini sessuali.

L'occidente è disposto a tutto pur di schierare una "robusta missione per il mantenimento della pace" nel Darfur, per spingere l'agenda occidentale, ma le forze delle Nazioni Unite accresceranno soltanto il caos.

“Salvare il Darfur” è oggi lo slogan per un'ampia coalizione di interessi speciali. I gruppi d'interesse—dalla locale sezione della Congregazione B’Nai Israel del Massachusetts all'International Crises Group ed all'USAID—hanno alimentato il conflitto attraverso una inesorabile, ma selettiva, campagna di relazioni pubbliche che serve maliziosamente una meschina agenda politica. Questi interessi non presentano nessuna opportunità per un'analisi correttiva, ma spingono ostinatamente la loro agenda e sono ampiamente criticati di infiammare le tensioni nel Darfur. L'aggressione retorica e la propaganda non creano una politica estera forte ed il popolo africano che soffre per questo brutale conflitto internazionale che coinvolge Cina, Arabia Saudita, Francia, Gran Bretagna, Canada, Stati Uniti ed Israele non può mangiare le buone intenzioni stupidamente pronunciate sotto le bandiere dell'"aiuto umanitario" e di un militarismo miseramente mascherato.

L'occidente è disposto a tutto pur di schierare una "robusta missione per il mantenimento della pace" nel Darfur, per spingere l'agenda occidentale, ma le forze delle Nazioni Unite accresceranno soltanto il caos. Le forze ONU costeranno miliardi di dollari e non conseguiranno niente di positivo. In realtà, i risultati saranno disastrosi, creando un altro Iraq ed Afghanistan—moltiplicando soltanto il caos e la devastazione già evidenti. Gli Stati Uniti sono odiati per questo tipo di aggressione e di atteggiamento e l'economia USA continuerà a soffrire.

Keith Harmon Snow
è un ricercatore dei diritti umani indipendente ed un corrispondente di guerra che ha lavorato con Survivors Rights International (2005-2006), Genocide Watch (2005-2006) e le Nazioni Unite (2006) per documentare e rivelare il genocidio ed i crimini contro l'umanità in Sudan ed in Etiopia. Ha lavorato in 17 paesi in Africa e recentemente ha operato in Afghanistan.