GlobalResearch

Centre for Research on Globalization

globalresearch.ca / globalresearch.org

 

 

Una "zona libera dello Stato Islamico" sponsorizzata da USA e Turchia all'interno della Siria

di Devon DB

Global Research, 30 luglio 2015

 

Recentemente è stato pubblicato sul New York Times un articolo che discute che gli USA e la Turchia hanno concordato di creare in Siria una 'zona sicura'. Specificamente l'articolo affermava che il piano era di avere "una zona libera dello Stato Islamico controllata da ribelli siriani relativamente moderati, che i turchi sostengono potrebbe essere anche una 'zona sicura' per i siriani dislocati".

Ora, ignorando il fatto che questa è ovviamente una grave violazione della sovranità dello stato siriano, con questo vi sono alcuni problemi, come pure maggiori implicazioni.

Per cominciare, la Turchia sostiene attivamente l'ISIS. Nel novembre del 2014, Newsweek ha pubblicato un'intervista con un ex membro dell'ISIS nella quale ha dichiarato che ha "viaggiato in febbraio  in un convoglio di camion come parte di un'unità dell'ISIS dalla sua roccaforte di Raqqa, dall'altra parte della frontiera turca, attraverso la Turchia e quindi indietro attraverso la frontiera per attaccare i kurdi siriani nella città di Serekaniye nella Siria settentrionale" e che i comandanti hanno raccontato a lui e ad altri combattenti che non avevano nulla da temere "perché vi era piena cooperazione con i turchi". Proprio il mese successivo, Claudia Roth, allora vicepresidente del Parlamento tedesco, ha osservato che il governo turco stava aiutando l'ISIS.

Oltre a questo, sono già venute alla luce le informazioni su un'incursione delle Forze Speciali USA in maggio, che mostrano prove "innegabili" che "ufficiali turchi hanno trattato con membri di alto grado dell'ISIS".

Il secondo problema è la speranza che prendano il controllo della zona dei "ribelli siriani relativamente moderati". Ciò assume che vi siano dei moderati, che non sembra essere vero, dato il fatto che sostanzialmente gli USA hanno abbandonato l'Esercito Libero Siriano quando hanno deciso di creare una forza interamente nuova di combattenti. Quindi, prima gli USA lodavano l'FSA come moderati. (Questo, naturalmente, non si adegua al fatto che, per esempio, un comandante di brigata dell'FSA abbia ammesso di operare con al Nusra ed ISIS o che un grande beneficiario di questa guerra all'ISIS sia al Qaeda).

Un terzo problema è che mentre la Turchia ha essenzialmente dichiarato guerra all'ISIS, stia anche bombardando posizioni kurde, dovuto alla paura che ha sempre avuto dell'indipendenza kurda.

Gli USA appoggiavano i kurdi, tuttavia pare che ora li abbiano venduti, almeno sul fronte siriano, allo scopo di favorire i loro obiettivi nella regione e di calmare i nervi ai turchi.

Inoltre il Times ha riportato che "dei funzionari americani hanno affermato che avrebbero bisogno di disporre lo stesso tipo di sistema per richiedere attacchi aerei che le forze Operazioni Speciali americane hanno sviluppato con successo con i combattenti kurdi nell'est della Siria", che suona come la Libia, dove le forze USA erano sul terreno, ad aiutare i ribelli libici.

In aggiunta, più tardi l'articolo riferisce che "I ribelli, come pure i loro sostenitori nell'opposizione siriana e nel governo turco, concepiscono già il piano come un passo verso la costituzione di un'area dove potrebbe essere impiantata un'autorità alternativa senza il timore di un attacco da parte dello Stato Islamico o delle forze governative". Implicando quindi che questa intera idea di una 'zona sicura' potrebbe proprio essere realmente utilizzata come terreno di organizzazione per consolidare forze anti-governo siriano e permettere loro di coordinare degli attacchi.

Quello che questo compie per gli USA e di permettere loro di continuare a mettere ancora più pressione sul governo siriano, di dare ai turchi prevalentemente carta bianca e far loro sapere che Washington chiuderà un occhio sul bombardamento dei kurdi e di dare agli USA l'opzione di trasformare la situazione in un'altra Libia, tutto mentre gli USA non devono davvero impegnarsi direttamente in nessuna azione oltre a Forze Speciali ed attacchi aerei.

Questo intero scenario potrebbe permettere che si apra un'altra situazione del genere Libia, dove i pali vengono spostati costantemente finché si trovano al risultato degli USA e dei loro alleati: la caduta del governo di Assad.