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Mentre osserva nervosamente la Cina costeggiare più vicina a
diventare la potenza mondiale predominante nel 21° secolo,
Washington tiene anche un occhio scaltro sul
pesante affidamento della Cina dal petrolio
straniero per soddisfare i suoi crescenti bisogni energetici.
Engdahl
analizza la trappola petrolifera che
Washington ha teso per la Cina in Libia ed
attraverso lo spiegamento dell'AFRICOM in Africa.
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La decisione a guida NATO di bombardare la Libia di Gheddafi
alla sottomissione nel corso dei mesi recenti, ad un costo stimato
per i contribuenti USA di almeno $1 miliardo, ha poco se nulla a che
fare con le pretese dell'amministrazione Obama che fosse una
missione per "proteggere civili innocenti". In realtà, è
parte di un più grande assalto strategico da parte della NATO e del
Pentagono in particolare per controllare interamente il tallone
d'Achille economico della Cina, cioè la dipendenza strategica della
Cina da grandi volumi di petrolio greggio e gas importati. Oggi la
Cina è il secondo maggiore importatore di petrolio al mondo dopo gli
Stati Uniti ed il divario si sta chiudendo rapidamente.
Se diamo uno sguardo accurato alla mappa dell'Africa e guardare
anche all'organizzazione africana del nuovo comando Africa del
Pentagono—AFRICOM—il modello che emerge è un'attenta
strategia di controllare una delle fonti di petrolio e di materie
prime più strategicamente importanti della Cina.
La campagna di Libia della NATO era ed è tutta intorno al
petrolio. Ma non semplicemente su controllare il greggio di prima
scelta libico perché gli USA sono nervosi su fonti straniere
affidabili. E' piuttosto sul controllare il libero accesso della
Cina ad importazioni di petrolio a lungo termine dall'Africa e dal
Medio Oriente. In altre parole, è sul controllare la stessa Cina.
Geograficamente la Libia è limitata al suo settentrione dal
Mediterraneo direttamente di fronte all'Italia, dove la società
petrolifera italiana ENI è il maggiore operatore straniero in Libia
da anni. Al suo occidente è limitata dalla Tunisia e dall'Algeria.
Al suo meridione è limitata dal Ciad. Al suo oriente è limitata sia
dal Sudan (oggi Sudan e Sudan Meridionale) e dall'Egitto. Questo
dovrebbe raccontare qualcosa dell'importanza strategica della Libia
dal punto di vista della strategia a lungo termine dell'AFRICOM del
Pentagono per controllare l'Africa e le sue risorse e quale paese
sia in grado di ottenere queste risorse.
La Libia di Gheddafi aveva mantenuto uno stretto controllo
dello stato nazionale sulle ricche riserve di petrolio greggio
libico di alta qualità "leggero, dolce". A partire dai dati
del 2006 la Libia aveva le maggiori riserve petrolifere provate in
Africa, circa il 35%, più grandi persino di quelle della Nigeria. In
anni recenti, le concessioni petrolifere erano state estese alle
società petrolifere statali cinesi come pure a quelle russe e ad
altri. In modo non sorprendente, un portavoce della cosiddetta
opposizione che rivendica la vittoria su Gheddafi,
Abdeljalil
Mayouf, direttore
informazioni della ditta petrolifera dei ribelli libici AGOCO, ha
dichiarato alla Reuters che "Non abbiamo problemi con paesi
europei come le compagnie italiane, francesi e britanniche. Ma
potremmo avere qualche questione politica con la Russia, la Cina e
il Brasile". La Cina, la Russia ed il Brasile si
sono opposti alle sanzioni ONU alla Libia o hanno fatto pressioni
per una risoluzione negoziata del conflitto interno e la fine dei
bombardamenti della NATO.
Come ha esposto dettagliatamente altrove, [1]
Gheddafi, un vecchio fedele del socialismo arabo sulla linea di
Gamal Nasser dell'Egitto, ha utilizzato le entrate
petrolifere per migliorare la sorte del suo popolo. L'assistenza
sanitaria era gratuita come lo era l'istruzione. A ciascuna famiglia
libica veniva data un'assegnazione statale di $50.000 per acquistare
una casa nuova e tutti i prestiti bancari erano liberi da interesse
secondo le leggi antiusura islamiche. Lo stato era anche libero da
debiti. Soltanto con la corruzione e l'infiltrazione massiccia nelle
aree dell'opposizione tribale nella parte orientale del paese la
CIA, il MI6 ed altri agenti dell'intelligence NATO hanno potuto, ad
un costo stimato di $1 miliardo e di massicci bombardamenti NATO sui
civili, destabilizzare i forti legami tra Gheddafi ed il suo popolo.
Perché allora la NATO ed il Pentagono hanno portato un simile
folle e distruttivo assalto su un pacifico paese sovrano? Chiaro che
una delle ragioni principali è stata il completo accerchiamento
delle fonti di materie prime vitali e di petrolio della Cina
attraverso l'Africa settentrionale.
Il timore
del Pentagono per la Cina
Passo dopo passo, nei diversi anni passati
Washington
ha iniziato a creare la percezione che la Cina, che meno di un
decennio fa era il "caro amico ed alleato dell'America",
stesse diventando la maggiore minaccia alla pace mondiale a causa
della sua enorme espansione economica. Dipingere la Cina come un
nuovo "nemico" è stato complesso poiché
Washington è dipendente
dalla Cina per l'acquisto del debito pubblico USA nella forma di
carta del Tesoro.
In agosto il Pentagono ha pubblicato il suo rapporto annuale al
congresso sulla condizione militare della Cina. [2]
Quest'anno il rapporto
ha fatto suonare dei campanelli d'allarme attraverso la Cina
per un nuovo tono stridente. Tra le altre cose, il rapporto
dichiarava: "Nel corso del decennio passato, le forze armate
cinesi hanno beneficiato di robusti investimenti in moderni
armamenti pesanti e tecnologia. Molti sistemi moderni hanno
raggiunto la maturità ed altri diventeranno operativi nei prossimi
pochi anni.", ha affermato il Pentagono nel rapporto.
Aggiungeva che "resta l'incertezza su come la Cina utilizzerà le
sue crescenti capacità... L'ascesa della Cina come un maggiore
attore internazionale è probabile che risalti come caratteristica
distintiva del panorama strategico dell'inizio del 21° secolo".[3]
E' forse questione da due a cinque anni, dipendente da come il
resto del mondo reagisce o gioca le sue carte, la Repubblica
Popolare Cinese emergerà nei media controllati occidentali dipinta
come la nuova "Germania hitleriana". Se questo oggi sembra
difficile da credere, riflettete soltanto su come questo è stato
compiuto con ex alleati di
Washington come
l'Egitto di Mubarak o anche
Saddam
Hussein. In giugno di
quest'anno, l'ex segretario alla marina USA ed ora senatore della
Virginia,
James Webb,
ha fatto sobbalzare molti a
Beijing quando ha
raccontato alla stampa che la Cina si stava presto avvicinando a ciò
che ha chiamato un "momento di Monaco", quando
Washington deve
decidere come mantenere un equilibrio strategico, un riferimento
alla crisi del 1938 sulla Cecoslovacchia quando
Chamberlain optò per la
pacificazione con Hitler sulla Cecoslovacchia. Webb ha aggiunto che
"Se si guarda agli ultimi 10 anni, il vincitore strategico è
stata la Cina". [4]
La stessa macchina della propaganda massicciamente efficace del
Pentagono, guidata da CNN, BBC il
New York Times o
il Guardian
di Londra
riceverà da
Washington
l'impercettibile ordine di "dipingere di nero la Cina ed i suoi
leader". La Cina sta diventando assai troppo forte ed assai
troppo indipendente per molti a
Washington
ed a Wall Street. Per
controllare ciò, sopra tutto la dipendenza della Cina dalle
importazioni petrolifere è stata identificata come il suo tallone
d'Achille. La Libia è una mossa per colpire direttamente a questo
vulnerabile tallone d'Achille.
La Cina
avanza in Africa
Il coinvolgimento delle compagnie cinesi dell'energia e delle
materie prime attraverso l'Africa era diventato una maggiore causa
di preoccupazione a
Washington, dove
un atteggiamento di nociva trascuratezza aveva dominato la
politica africana di
Washington dall'era
della Guerra Fredda. Come diventavano evidenti le sue necessità
energetiche future diversi anni fa, la Cina ha iniziato una
considerevole diplomazia economica africana che ha raggiunto un
crescendo nel 2006 quando
Beijing
letteralmente
stese fuori il tappeto rosso ai capi di più di quaranta stati
africani e discusse un'ampia gamma di questioni economiche. Nulla
era più importante per
Beijing che
assicurarsi risorse petrolifere africane future per la forte
industrializzazione della Cina.
La Cina è avanzata in paesi che erano stati praticamente
abbandonati dalle ex potenze coloniali europee come Francia, Gran
Bretagna o Portogallo.
Il Ciad è l'esempio calzante. Il paese africano più povero e
geograficamente isolato, il Ciad è stato corteggiato da
Beijing che nel 2006
ha ripreso i legami diplomatici.
Nell'ottobre 2007 il gigante petrolifero statale cinese CNPC ha
firmato un contratto per costruire una raffineria congiuntamente al
governo del Ciad. Due anni più tardi hanno iniziato la costruzione
di una conduttura petrolifera per portare il petrolio dal un nuovo
giacimento cinese nel sud a circa 300 km dalla raffineria.
Prevedibilmente, le ONG sostenute dagli occidentali hanno cominciato
ad urlare sugli impatti ambientali della
conduttura petrolifera cinese. Le stesse ONG sono state
curiosamente silenziose quando nel 2003 la Chevron si arricchì in
Ciad. Nel luglio 2011, i due paesi, il Ciad e la Cina celebrarono
l'apertura della raffineria petrolifera in
joint venture vicino alla
capitale del Ciad,
Ndjamena. [5]
Le attività petrolifere cinesi in Ciad
sono straordinariamente vicine ad un altro grande progetto
petrolifero cinese in quella che era la ragione del Darfur del Sudan
che confina con il Ciad.
Il Sudan era stato una fonte crescente di flussi di petrolio
alla Cina da quando è iniziata la cooperazione alla fine degli anni
'90 quando la Chevron ha abbandonato il suo interesse lì. Entro il
1998 la CNPC stava costruendo una conduttura petrolifera lunga 1.500
km dai giacimenti petroliferi del Sudan meridionale a
Port Sudan sul Mar
Rosso come pure una grande raffineria di petrolio vicino a
Khartoum.
Il Sudan è
stato il primo grande progetto di giacimento petrolifero oltreoceano
operato dalla Cina. Per l'inizio del 2011 il petrolio del Sudan, la
maggior parte tutto dal sud dilaniato dal conflitto, ha fornito
circa il 10% delle importazioni petrolifere della Cina prendendosi
più del 60% della produzione petrolifera giornaliera del Sudan di
490.000 barili. Il Sudan era diventato un punto di vitale sicurezza
energetica nazionale cinese.
Secondo stime geologiche, la sottosuperficie che scorre dal
Darfur in quello che era il Sudan meridionale attraverso il Ciad
fino al Camerun è un gigantesco giacimento petrolifero di estensione
forse equivalente ad una nuova Arabia Saudita. Controllare il Sudan
meridionale come pure il Ciad ed il Camerun è vitale per la
strategia del Pentagono di "diniego strategico" alla Cina
dei suoi flussi petroliferi futuri. A condizione che uno stabile e
forte regime Gheddafi rimaneva al potere a Tripoli quel controllo
restava un grande problema. Il simultaneo staccarsi da
Khartoum della
Repubblica del Sudan del Sud ed il rovesciamento di Gheddafi a
favore di deboli bande ribelli riconoscenti verso l'appoggio del
Pentagono era una priorità strategica per il Dominio a Spettro
Completo del Pentagono.
La forza chiave dietro alla recente ondata di attacchi militari
occidentali contro la Libia o di più coperti cambi di regime come
quelli in Tunisia, Egitto ed il fatidico referendum nel Sudan
meridionale che ha ora reso "indipendente" è stata
l'AFRICOM, lo speciale comando militare USA istituito
dall'amministrazione Bush nel 2008 esplicitamente per contrastare la
crescente influenza cinese sulle vaste ricchezze petrolifere e
minerali dell'Africa.
Alla fine del 2007, il
Dr. J. Peter
Pham,
un affiliato
di Washington
che consiglia i dipartimenti di Stato e della Difesa USA, ha
dichiarato apertamente che tra gli scopi della nuova AFRICOM vi è
l'obiettivo di "proteggere l'accesso agli idrocarburi ed alle
altre risorse strategiche che l'Africa possiede in abbondanza ... un
compito che include assicurarsi contro la vulnerabilità di quelle
ricchezze naturali ed assicurarsi che nessun altra terza parte
interessata, come Cina, India, Giappone o Russia ottenga monopoli o
trattamento preferenziale".[6]
In una testimonianza davanti al Congresso USA nel 2007 che
appoggiava la creazione dell'AFRICOM, Pham, che è un associato della
neoconservatrice
Foundation
for Defense of Democracies,
ha
dichiarato:
"Queste ricchezze naturali rendono l'Africa un bersaglio
invitante per le attenzioni della Repubblica Popolare Cinese, la cui
dinamica economia...ha una sete quasi insaziabile di petrolio come
pure il bisogno di altre risorse naturali per
sostenerla...attualmente la Cina importa approssimativamente 2,6
milioni di barili di greggio al giorno, circa metà del suo consumo;
più di 765.000 di quei barili—all'incirca
un terzo delle sue importazioni—provengono da
fonti africane, specialmente
Sudan, Angola e Congo
(Brazzaville).
C'è quindi da meravigliarsi, che...forse nessun altra regione
uguagli l'Africa come oggetto del sostenuto interesse strategico di
Beijing in anni
recenti...
Intenzionalmente oppure no, molti analisti pensano che l'Africa—specialmente
gli stati lungo la sua costa occidentale ricca di petrolio—diventerà
sempre più un teatro di competizione strategica tra gli Stati Uniti
ed il suo unico vero concorrente quasi pari sulla scena mondiale, la
Cina, poiché entrambe i paesi cercano di espandere la loro influenza
e rendere sicuro l'accesso alle risorse".
[7]
E' utile richiamare brevemente la sequenza delle rivoluzioni
“Twitter”
sponsorizzate
da
Washington nella
cosiddetta Primavera Araba in corso. La prima è stata la Tunisia, un
paese apparentemente insignificante nel Mediterraneo del nord
Africa.
Comunque la Tunisia è sulla frontiera occidentale della Libia.
Il secondo domino a cadere nel processo è stato l'Egitto di Mubarak.
Ciò ha creato grande instabilità attraverso il Medio Oriente fino al
nord Africa poiché Mubarak con tutti i suoi difetti aveva resistito
ferocemente alla politica mediorientale di
Washington. Anche
Israele ha perduto un alleato sicuro quando Mubarak è caduto.
Quindi nel giugno del 2011 il Sudan meridionale si è dichiarato
l'indipendente Repubblica del Sudan del Sud,
separandosi dal Sudan
dopo anni di
ribellione appoggiata dagli USA contro il governo di
Khartoum.
La nuova repubblica porta con se la maggior parte delle
ricchezze petrolifere conosciute del Sudan, qualcosa che chiaramente
non provoca la gioia di
Beijing.
L'ambasciatrice USA all'ONU
Susan Rice
ha guidato
la delegazione USA alle celebrazioni per l'indipendenza,
chiamandola "un testamento al popolo sudanese meridionale".
Ha aggiunto, in termini di far avvenire la secessione, "gli USA
sono stati tanto attivi come chiunque". Il presidente USA Obama
ha apertamente sostenuto la secessione del Sud. La separazione è
stata un progetto guidato e finanziato da
Washington da quando
nel 2004 l'amministrazione Bush decise di renderla una priorità. [8]
Ora il Sudan ha improvvisamente perduto la sua fonte principale
di entrate petrolifere in valuta forte. La secessione del sud, dove
vengono prodotti i tre quarti dei 490.000 barili al giorno del
Sudan, ha aggravato le difficoltà economiche di
Khartoum tagliando
via
all'incirca il 37% delle sue entrate totali. Le uniche
raffinerie di petrolio e l'unica via di esportazione del Sudan corre
a nord dai giacimenti petroliferi di
Port Sudan sul Mar
Rosso nel Sudan settentrionale. Il Sudan del Sud viene ora
incoraggiato da
Washington a costruire
una nuova conduttura per l'esportazione indipendente da
Khartoum via il
Kenia. Il Kenia è una delle aree di più forte influenza militare USA
in Africa. [9]
Lo scopo del cambio di regime in Libia guidato dagli USA come
pure l'intero Grande Progetto del Medio Oriente che si trova dietro
alla Primavera Araba è di rendere sicuro il controllo assoluto sui
giacimenti petroliferi conosciuti più grandi del mondo per
controllare le politiche future in particolari paesi come la Cina.
Come è riferito abbia affermato l'allora segretario di stato USA
Henry
Kissinger durante gli
anni '70 quando era senza dubbio più potente del presidente degli
Stati Uniti, "Se controllate il petrolio controllate interi
paesi o gruppi di paesi".
Per la futura sicurezza energetica nazionale della Cina la
risposta definitiva si trova nel trovare riserve energetiche
domestiche sicure. Fortunatamente vi sono nuovi metodi rivoluzionari
per scoprire e tracciare la presenza di petrolio e di gas dove anche
la migliore geologia attuale sostiene che il petrolio non si
troverà. Forse riguardo a ciò si trova una via d'uscita alla
trappola del petrolio che è stata gettata per la Cina. Nel mio
recente libro,
The Energy Wars, ho esposto
dettagliatamente questi nuovi metodi per coloro
interessati.
F. William Engdahl
Note:
[1] F. William
Engdahl, “Creative Destruction: Libya in Washington’s Greater Middle
East Project–Part II”, 26 marzo 2011.
[2]
Ufficio del
Segretario della Difesa, “ANNUAL REPORT TO CONGRESS: Military and Security
Developments Involving the People’s Republic of China 2011”, 25 agosto
2011.
[3] Ibid.
[4] Charles
Hoskinson, “DOD report outlines China concerns”, 25 agosto
2011.
http://www.politico.com/news/storie….
[5] Xinhua, “China-Chad joint oil refinery starts operating”, 1° luglio
2011.
BBC News, “Chad pipeline threatens villages”, 9
ottobre
2009.
[6] F. William
Engdahl, “China and the Congo Wars: AFRICOM. America’s New Military
Command”,
26
novembre 2008.
[7] Ibid.
[8] Rebecca
Hamilton, “US Played Key Role in Southern Sudan’s Long Journey to
Independence”, 9 luglio 2011.
[9] Maram Mazen,
“South Sudan studies new export routes to bypass the north”, 12 marzo
2011.
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