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Gli USA bersagliano il tallone d'Achille della Cina

F. William Engdahl | 12:22 BeiJing Time,Martedì, 11 ottobre 2011

 

Mentre osserva nervosamente la Cina costeggiare più vicina a diventare la potenza mondiale predominante nel 21° secolo, Washington tiene anche un occhio scaltro sul pesante affidamento della Cina dal petrolio straniero per soddisfare i suoi crescenti bisogni energetici. Engdahl analizza la trappola petrolifera che Washington ha teso per la Cina in Libia ed attraverso lo spiegamento dell'AFRICOM in Africa.

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La decisione a guida NATO di bombardare la Libia di Gheddafi alla sottomissione nel corso dei mesi recenti, ad un costo stimato per i contribuenti USA di almeno $1 miliardo, ha poco se nulla a che fare con le pretese dell'amministrazione Obama che fosse una missione per "proteggere civili innocenti". In realtà, è parte di un più grande assalto strategico da parte della NATO e del Pentagono in particolare per controllare interamente il tallone d'Achille economico della Cina, cioè la dipendenza strategica della Cina da grandi volumi di petrolio greggio e gas importati. Oggi la Cina è il secondo maggiore importatore di petrolio al mondo dopo gli Stati Uniti ed il divario si sta chiudendo rapidamente.

Se diamo uno sguardo accurato alla mappa dell'Africa e guardare anche all'organizzazione africana del nuovo comando Africa del Pentagono—AFRICOM—il modello che emerge è un'attenta strategia di controllare una delle fonti di petrolio e di materie prime più strategicamente importanti della Cina.

La campagna di Libia della NATO era ed è tutta intorno al petrolio. Ma non semplicemente su controllare il greggio di prima scelta libico perché gli USA sono nervosi su fonti straniere affidabili. E' piuttosto sul controllare il libero accesso della Cina ad importazioni di petrolio a lungo termine dall'Africa e dal Medio Oriente. In altre parole, è sul controllare la stessa Cina.

Geograficamente la Libia è limitata al suo settentrione dal Mediterraneo direttamente di fronte all'Italia, dove la società petrolifera italiana ENI è il maggiore operatore straniero in Libia da anni. Al suo occidente è limitata dalla Tunisia e dall'Algeria. Al suo meridione è limitata dal Ciad. Al suo oriente è limitata sia dal Sudan (oggi Sudan e Sudan Meridionale) e dall'Egitto. Questo dovrebbe raccontare qualcosa dell'importanza strategica della Libia dal punto di vista della strategia a lungo termine dell'AFRICOM del Pentagono per controllare l'Africa e le sue risorse e quale paese sia in grado di ottenere queste risorse.

La Libia di Gheddafi aveva mantenuto uno stretto controllo dello stato nazionale sulle ricche riserve di petrolio greggio libico di alta qualità "leggero, dolce". A partire dai dati del 2006 la Libia aveva le maggiori riserve petrolifere provate in Africa, circa il 35%, più grandi persino di quelle della Nigeria. In anni recenti, le concessioni petrolifere erano state estese alle società petrolifere statali cinesi come pure a quelle russe e ad altri. In modo non sorprendente, un portavoce della cosiddetta opposizione che rivendica la vittoria su Gheddafi, Abdeljalil Mayouf, direttore informazioni della ditta petrolifera dei ribelli libici AGOCO, ha dichiarato alla Reuters che "Non abbiamo problemi con paesi europei come le compagnie italiane, francesi e britanniche. Ma potremmo avere qualche questione politica con la Russia, la Cina e il Brasile". La Cina, la Russia ed il Brasile si sono opposti alle sanzioni ONU alla Libia o hanno fatto pressioni per una risoluzione negoziata del conflitto interno e la fine dei bombardamenti della NATO.

Come ha esposto dettagliatamente altrove, [1] Gheddafi, un vecchio fedele del socialismo arabo sulla linea di Gamal Nasser dell'Egitto, ha utilizzato le entrate petrolifere per migliorare la sorte del suo popolo. L'assistenza sanitaria era gratuita come lo era l'istruzione. A ciascuna famiglia libica veniva data un'assegnazione statale di $50.000 per acquistare una casa nuova e tutti i prestiti bancari erano liberi da interesse secondo le leggi antiusura islamiche. Lo stato era anche libero da debiti. Soltanto con la corruzione e l'infiltrazione massiccia nelle aree dell'opposizione tribale nella parte orientale del paese la CIA, il MI6 ed altri agenti dell'intelligence NATO hanno potuto, ad un costo stimato di $1 miliardo e di massicci bombardamenti NATO sui civili, destabilizzare i forti legami tra Gheddafi ed il suo popolo.

Perché allora la NATO ed il Pentagono hanno portato un simile folle e distruttivo assalto su un pacifico paese sovrano? Chiaro che una delle ragioni principali è stata il completo accerchiamento delle fonti di materie prime vitali e di petrolio della Cina attraverso l'Africa settentrionale.

Il timore del Pentagono per la Cina

Passo dopo passo, nei diversi anni passati Washington ha iniziato a creare la percezione che la Cina, che meno di un decennio fa era il "caro amico ed alleato dell'America", stesse diventando la maggiore minaccia alla pace mondiale a causa della sua enorme espansione economica. Dipingere la Cina come un nuovo "nemico" è stato complesso poiché Washington è dipendente dalla Cina per l'acquisto del debito pubblico USA nella forma di carta del Tesoro.

In agosto il Pentagono ha pubblicato il suo rapporto annuale al congresso sulla condizione militare della Cina. [2] Quest'anno il rapporto ha fatto suonare dei campanelli d'allarme attraverso la Cina per un nuovo tono stridente. Tra le altre cose, il rapporto dichiarava: "Nel corso del decennio passato, le forze armate cinesi hanno beneficiato di robusti investimenti in moderni armamenti pesanti e tecnologia. Molti sistemi moderni hanno raggiunto la maturità ed altri diventeranno operativi nei prossimi pochi anni.", ha affermato il Pentagono nel rapporto. Aggiungeva che "resta l'incertezza su come la Cina utilizzerà le sue crescenti capacità... L'ascesa della Cina come un maggiore attore internazionale è probabile che risalti come caratteristica distintiva del panorama strategico dell'inizio del 21° secolo".[3]

E' forse questione da due a cinque anni, dipendente da come il resto del mondo reagisce o gioca le sue carte, la Repubblica Popolare Cinese emergerà nei media controllati occidentali dipinta come la nuova "Germania hitleriana". Se questo oggi sembra difficile da credere, riflettete soltanto su come questo è stato compiuto con ex alleati di Washington come l'Egitto di Mubarak o anche Saddam Hussein. In giugno di quest'anno, l'ex segretario alla marina USA ed ora senatore della Virginia, James Webb, ha fatto sobbalzare molti a Beijing quando ha raccontato alla stampa che la Cina si stava presto avvicinando a ciò che ha chiamato un "momento di Monaco", quando Washington deve decidere come mantenere un equilibrio strategico, un riferimento alla crisi del 1938 sulla Cecoslovacchia quando Chamberlain optò per la pacificazione con Hitler sulla Cecoslovacchia. Webb ha aggiunto che "Se si guarda agli ultimi 10 anni, il vincitore strategico è stata la Cina". [4]

La stessa macchina della propaganda massicciamente efficace del Pentagono, guidata da CNN, BBC il New York Times o il Guardian di Londra riceverà da Washington l'impercettibile ordine di "dipingere di nero la Cina ed i suoi leader". La Cina sta diventando assai troppo forte ed assai troppo indipendente per molti a Washington ed a Wall Street. Per controllare ciò, sopra tutto la dipendenza della Cina dalle importazioni petrolifere è stata identificata come il suo tallone d'Achille. La Libia è una mossa per colpire direttamente a questo vulnerabile tallone d'Achille.

 

La Cina avanza in Africa

Il coinvolgimento delle compagnie cinesi dell'energia e delle materie prime attraverso l'Africa era diventato una maggiore causa di preoccupazione a Washington, dove un atteggiamento di nociva trascuratezza aveva dominato la politica africana di Washington dall'era della Guerra Fredda. Come diventavano evidenti le sue necessità energetiche future diversi anni fa, la Cina ha iniziato una considerevole diplomazia economica africana che ha raggiunto un crescendo nel 2006 quando Beijing letteralmente stese fuori il tappeto rosso ai capi di più di quaranta stati africani e discusse un'ampia gamma di questioni economiche. Nulla era più importante per Beijing che assicurarsi risorse petrolifere africane future per la forte industrializzazione della Cina.

La Cina è avanzata in paesi che erano stati praticamente abbandonati dalle ex potenze coloniali europee come Francia, Gran Bretagna o Portogallo.

Il Ciad è l'esempio calzante. Il paese africano più povero e geograficamente isolato, il Ciad è stato corteggiato da Beijing che nel 2006 ha ripreso i legami diplomatici.

Nell'ottobre 2007 il gigante petrolifero statale cinese CNPC ha firmato un contratto per costruire una raffineria congiuntamente al governo del Ciad. Due anni più tardi hanno iniziato la costruzione di una conduttura petrolifera per portare il petrolio dal un nuovo giacimento cinese nel sud a circa 300 km dalla raffineria. Prevedibilmente, le ONG sostenute dagli occidentali hanno cominciato ad urlare sugli impatti ambientali della conduttura petrolifera cinese. Le stesse ONG sono state curiosamente silenziose quando nel 2003 la Chevron si arricchì in Ciad. Nel luglio 2011, i due paesi, il Ciad e la Cina celebrarono l'apertura della raffineria petrolifera in joint venture vicino alla capitale del Ciad, Ndjamena. [5] Le attività petrolifere cinesi in Ciad sono straordinariamente vicine ad un altro grande progetto petrolifero cinese in quella che era la ragione del Darfur del Sudan che confina con il Ciad.

Il Sudan era stato una fonte crescente di flussi di petrolio alla Cina da quando è iniziata la cooperazione alla fine degli anni '90 quando la Chevron ha abbandonato il suo interesse lì. Entro il 1998 la CNPC stava costruendo una conduttura petrolifera lunga 1.500 km dai giacimenti petroliferi del Sudan meridionale a Port Sudan sul Mar Rosso come pure una grande raffineria di petrolio vicino a Khartoum. Il Sudan è stato il primo grande progetto di giacimento petrolifero oltreoceano operato dalla Cina. Per l'inizio del 2011 il petrolio del Sudan, la maggior parte tutto dal sud dilaniato dal conflitto, ha fornito circa il 10% delle importazioni petrolifere della Cina prendendosi più del 60% della produzione petrolifera giornaliera del Sudan di 490.000 barili. Il Sudan era diventato un punto di vitale sicurezza energetica nazionale cinese.

Secondo stime geologiche, la sottosuperficie che scorre dal Darfur in quello che era il Sudan meridionale attraverso il Ciad fino al Camerun è un gigantesco giacimento petrolifero di estensione forse equivalente ad una nuova Arabia Saudita. Controllare il Sudan meridionale come pure il Ciad ed il Camerun è vitale per la strategia del Pentagono di "diniego strategico" alla Cina dei suoi flussi petroliferi futuri. A condizione che uno stabile e forte regime Gheddafi rimaneva al potere a Tripoli quel controllo restava un grande problema. Il simultaneo staccarsi da Khartoum della Repubblica del Sudan del Sud ed il rovesciamento di Gheddafi a favore di deboli bande ribelli riconoscenti verso l'appoggio del Pentagono era una priorità strategica per il Dominio a Spettro Completo del Pentagono.

La forza chiave dietro alla recente ondata di attacchi militari occidentali contro la Libia o di più coperti cambi di regime come quelli in Tunisia, Egitto ed il fatidico referendum nel Sudan meridionale che ha ora reso "indipendente" è stata l'AFRICOM, lo speciale comando militare USA istituito dall'amministrazione Bush nel 2008 esplicitamente per contrastare la crescente influenza cinese sulle vaste ricchezze petrolifere e minerali dell'Africa.

Alla fine del 2007, il Dr. J. Peter Pham, un affiliato di Washington che consiglia i dipartimenti di Stato e della Difesa USA, ha dichiarato apertamente che tra gli scopi della nuova AFRICOM vi è l'obiettivo di "proteggere l'accesso agli idrocarburi ed alle altre risorse strategiche che l'Africa possiede in abbondanza ... un compito che include assicurarsi contro la vulnerabilità di quelle ricchezze naturali ed assicurarsi che nessun altra terza parte interessata, come Cina, India, Giappone o Russia ottenga monopoli o trattamento preferenziale".[6]

In una testimonianza davanti al Congresso USA nel 2007 che appoggiava la creazione dell'AFRICOM, Pham, che è un associato della neoconservatrice Foundation for Defense of Democracies, ha dichiarato:

"Queste ricchezze naturali rendono l'Africa un bersaglio invitante per le attenzioni della Repubblica Popolare Cinese, la cui dinamica economia...ha una sete quasi insaziabile di petrolio come pure il bisogno di altre risorse naturali per sostenerla...attualmente la Cina importa approssimativamente 2,6 milioni di barili di greggio al giorno, circa metà del suo consumo; più di 765.000 di quei bariliall'incirca un terzo delle sue importazioniprovengono da fonti africane, specialmente Sudan, Angola e Congo (Brazzaville). C'è quindi da meravigliarsi, che...forse nessun altra regione uguagli l'Africa come oggetto del sostenuto interesse strategico di Beijing in anni recenti...

Intenzionalmente oppure no, molti analisti pensano che l'Africaspecialmente gli stati lungo la sua costa occidentale ricca di petroliodiventerà sempre più un teatro di competizione strategica tra gli Stati Uniti ed il suo unico vero concorrente quasi pari sulla scena mondiale, la Cina, poiché entrambe i paesi cercano di espandere la loro influenza e rendere sicuro l'accesso alle risorse". [7]

E' utile richiamare brevemente la sequenza delle rivoluzioni Twitter sponsorizzate da Washington nella cosiddetta Primavera Araba in corso. La prima è stata la Tunisia, un paese apparentemente insignificante nel Mediterraneo del nord Africa. Comunque la Tunisia è sulla frontiera occidentale della Libia. Il secondo domino a cadere nel processo è stato l'Egitto di Mubarak. Ciò ha creato grande instabilità attraverso il Medio Oriente fino al nord Africa poiché Mubarak con tutti i suoi difetti aveva resistito ferocemente alla politica mediorientale di Washington. Anche Israele ha perduto un alleato sicuro quando Mubarak è caduto.

Quindi nel giugno del 2011 il Sudan meridionale si è dichiarato l'indipendente Repubblica del Sudan del Sud, separandosi dal Sudan dopo anni di ribellione appoggiata dagli USA contro il governo di Khartoum. La nuova repubblica porta con se la maggior parte delle ricchezze petrolifere conosciute del Sudan, qualcosa che chiaramente non provoca la gioia di Beijing. L'ambasciatrice USA all'ONU Susan Rice ha guidato la delegazione USA alle celebrazioni per l'indipendenza, chiamandola "un testamento al popolo sudanese meridionale". Ha aggiunto, in termini di far avvenire la secessione, "gli USA sono stati tanto attivi come chiunque". Il presidente USA Obama ha apertamente sostenuto la secessione del Sud. La separazione è stata un progetto guidato e finanziato da Washington da quando nel 2004 l'amministrazione Bush decise di renderla una priorità. [8]

Ora il Sudan ha improvvisamente perduto la sua fonte principale di entrate petrolifere in valuta forte. La secessione del sud, dove vengono prodotti i tre quarti dei 490.000 barili al giorno del Sudan, ha aggravato le difficoltà economiche di Khartoum tagliando via all'incirca il 37% delle sue entrate totali. Le uniche raffinerie di petrolio e l'unica via di esportazione del Sudan corre a nord dai giacimenti petroliferi di Port Sudan sul Mar Rosso nel Sudan settentrionale. Il Sudan del Sud viene ora incoraggiato da Washington a costruire una nuova conduttura per l'esportazione indipendente da Khartoum via il Kenia. Il Kenia è una delle aree di più forte influenza militare USA in Africa. [9]

Lo scopo del cambio di regime in Libia guidato dagli USA come pure l'intero Grande Progetto del Medio Oriente che si trova dietro alla Primavera Araba è di rendere sicuro il controllo assoluto sui giacimenti petroliferi conosciuti più grandi del mondo per controllare le politiche future in particolari paesi come la Cina. Come è riferito abbia affermato l'allora segretario di stato USA Henry Kissinger durante gli anni '70 quando era senza dubbio più potente del presidente degli Stati Uniti, "Se controllate il petrolio controllate interi paesi o gruppi di paesi".

Per la futura sicurezza energetica nazionale della Cina la risposta definitiva si trova nel trovare riserve energetiche domestiche sicure. Fortunatamente vi sono nuovi metodi rivoluzionari per scoprire e tracciare la presenza di petrolio e di gas dove anche la migliore geologia attuale sostiene che il petrolio non si troverà. Forse riguardo a ciò si trova una via d'uscita alla trappola del petrolio che è stata gettata per la Cina. Nel mio recente libro, The Energy Wars, ho esposto dettagliatamente questi nuovi metodi per coloro interessati.

F. William Engdahl

Note:

[1] F. William Engdahl, “Creative Destruction: Libya in Washington’s Greater Middle East Project–Part II”, 26 marzo 2011.

[2] Ufficio del Segretario della Difesa, “ANNUAL REPORT TO CONGRESS: Military and Security Developments Involving the People’s Republic of China 2011”, 25 agosto 2011.

[3] Ibid.

[4] Charles Hoskinson, “DOD report outlines China concerns”, 25 agosto 2011. http://www.politico.com/news/storie….

[5] Xinhua, “China-Chad joint oil refinery starts operating”, 1° luglio 2011.

BBC News, “Chad pipeline threatens villages”, 9 ottobre 2009.

[6] F. William Engdahl, “China and the Congo Wars: AFRICOM. America’s New Military Command”, 26 novembre 2008.

[7] Ibid.

[8] Rebecca Hamilton, “US Played Key Role in Southern Sudan’s Long Journey to Independence”, 9 luglio 2011.

[9] Maram Mazen, “South Sudan studies new export routes to bypass the north”, 12 marzo 2011.