Land Destroyer Report

 

 

USA-NATO invadono la Libia per combattere terroristi di loro creazione

Si inviano fino a 6.000 truppe per occupare ed occupare la Libia, prendere possesso dei giacimenti petroliferi

presumibilmente minacciati da terroristi che la NATO ha armato e messo al potere nel 2011.

 

2 febbraio 2016 (Tony Cartalucci - NEO) - Il London Telegraph, quasi come nota a piè di pagina, riferisce di una considerevole forza militare occidentale che viene inviata sul terreno per occupare la Libia, in un'operazione che sostiene essere rivolta a combattere il cosiddetto "Stato Islamico" (ISIS). In un articolo, "Islamic State battles to seize control of key Libyan oil depot" riferisce:

Secondo il piano, fino a 1.000 truppe britanniche farebbero parte di una forza congiunta di 6.000 uomini con l'Italia - ex potenza coloniale della Libia - per addestrare e consigliare le forze libiche. Le forze speciali britanniche potranno inoltre essere impiegate sulla linea del fronte.

Si sospetterebbe che una forza militare straniera che viene inviata in Libia sarebbe una notizia da titolo principale, con dibattiti che infuriano prima che l'operazione sia stata persino approvata. Tuttavia, sembra che con nessun dibattito, nessuna approvazione del pubblico e poca cronaca dei media, delle truppe USA, britanniche ed europee, comprese quelle dell'ex governanti coloniali della Libia - gli italiani - siano portate avanti ancora una volta con l'intervento militare diretto in Libia.

Il "SAS spearhead coalition offensive to halt Islamic State oil snatches in Libya" del Mirror sostiene che i 6.000 soldati dell'occidente affrontano fino a 5.000 terroristi dell'ISIS - sollevando delle domande sulla sincerità sia sulle reali intenzioni dell'intervento militare occidentale sia sulla natura del nemico contro qui stanno presumibilmente intervenendo per combattere.

Generalmente la dottrina militare prescrive una superiorità numerica schiacciante per le forze d'invasione contro i difensori. Per esempio, durante la battaglia del 2004 per la città irachena di Fallujah gli USA schierarono più di 10.000 truppe contro 3.000-4.000 difensori. Questo significa che grandi, ampie operazioni per affrontare direttamente e distruggere l'ISIS in Libia non sono intese e, come interventi occidentali altrove, viene progettato per perpetuare la minaccia dell'ISIS e quindi perpetuare la giustificazione occidentale per l'intervento militare extraterritoriale in Libia ed oltre.

Con un appiglio iniziale in Libia intenzionalmente progettato per durare, esso sarà inevitabilmente ampliato, appoggiando le operazioni dell'AFRICOM USA per tutto il resto del Nord Africa.

Gli USA-britannici "combattono" terroristi che loro hanno messo al potere 

Come spiegano dal 2011 gli analisti geopolitici, le organizzazioni terroristiche come al Qaeda ed i suoi svariati cambi di marchio sono lontane dall'essere i veri avversari dell'occidente. Oltre ad essere finanziate, armate ed appoggiate dai  più stretti ed antichi alleati mediorientali dell'occidente - particolarmente i sauditi ed il Qatar - queste organizzazioni terroristiche servono ad un duplice scopo. In primo luogo, servono come esercito mercenario con cui l'occidente combatte per procura contro i paesi presi a bersaglio. In secondo luogo, servono come pretesto per l'intervento militare diretto quando la guerra per procura fallisce oppure non è un'opzione.

Questo è stato chiarito per la prima volta proprio dal principio di al Qaeda negli anni '80 quando è stata utilizzata come forza per procura dagli USA e dai sauditi per combattere i sovietici in Afghanistan. Nel 2001, la presenza di al Qaeda in Afghanistan. è stata utilizzata come pretesto per l'invasione e l'occupazione USA che dura proprio fino ad oggi.

A partire dal 2011, proprio letteralmente questi stessi terroristi sono stati organizzati, armati, finanziati e provvisti di copertura aerea della NATO per rovesciare il governo della Libia. Da lì, sono stati riarmati e trasportati via mare in Turchia, membro della NATO, da dove hanno poi invaso la Siria settentrionale e, più specificamente, Idlib e la città di capitale importanza di Aleppo.

Il Business Insider ha riferito nel suo articolo, "REPORT: The US Is Openly Sending Heavy Weapons From Libya To Syrian Rebels", che:

L'amministrazione ha dichiarato che l'operazione CIA di Bengasi in precedenza segreta riguardava trovare, riacquistare e distruggere armamento pesante saccheggiato dagli arsenali del governo libico, ma in ottobre abbiamo riportato le prove che indicano che agenti USA in particolare l'ambasciatore assassinato Chris Stevens — erano almeno informati di armamento pesante in trasferimento dalla Libia ai ribelli jihadisti siriani.

In Siria vi sono state diverse individuazioni risalenti già all'inizio dell'estate 2012 e vi sono indicazioni che almeno alcuni dei 20.000 missili portatili a ricerca ad infrarossi di Gheddafi erano stati prima d'ora spediti via mare.

Il 6 settembre una nave libica che portava 400 tonnellate di armi per i ribelli siriani ha attraccato nella Turchia meridionale. Il capitano della nave era "un libico di Bengasi" che lavorava per il nuovo governo libico. L'uomo che ha organizzato quella spedizione, il capo del Consiglio Militare di Tripoli Abdelhakim Belhadj, ha operato direttamente con Stevens durante la rivoluzione libica.

La menzione da parte di Business Inside di Abdelhakim Belhaj che operava direttamente con l'ambasciatore Stevens è particolarmente importante. Belhaj era proprio letteralmente il capo del Gruppo Combattente Islamico Libico (LIFG) - al Qaeda in Libia, organizzazione terroristica straniera elencata dal Dipartimento di Stato USA. Nonostante i suoi ovvi legami ad al Qaeda, è stato apertamente appoggiato dagli USA durante la Guerra Libica del 2011 ed in seguito posava per fotografie con dei senatori USA, compreso il senatore dell'Arizona John McCain dopo le operazioni di cambio di regime della NATO. Secondo quanto riferito, ora il capo del LIFG Abdelhakim Belhadj è anche un capo autorevole dell'ISIS in Libia.

Fox News, in un rapporto del marzo 2015 intitolato, "Herridge: ISIS Has Turned Libya Into New Support Base, Safe Haven", sosteneva:

Herridge ha riferito che uno dei presunti capi dell'ISIS in Nord Africa è il libico Abdelhakim Belhadj, che veniva visto dagli USA come un volonteroso partner nel rovesciamento del dittatore libico Muammar Gheddafi nel 2011. 

"Ora si asserisce che sia fermamente allineato con l'ISIS e che regga dei campi di addestramento nella Libia orientale", ha affermato Herridge.

E' chiaro che l'occidente non sta combattendo l'ISIS, ma che, invece, lo ha creato e lo sta intenzionalmente perpetuando per contribuire a giustificare le sue manovre militari e geopolitiche attraverso la regione del Medio Oriente e del Nord Africa (MENA) e portare avanti le sue aspirazioni verso l'egemonia politica, militare ed economica globale.

Proprio le stesse attrezzature - autocarri armati utilizzati in combattimento - che portano l'insegna dei "ribelli" libici, sono stati letteralmente verniciati sopra con immagini della bandiera dell'ISIS,  come i costumi su un set di Hollywood vengono usati in una brutta sequenza. Con l'intervento degli angloamericani ed europei in una Libia distrutta ed inondata da terroristi - una Libia dove ci era stato promesso che l'intervento della NATO nel 2011  avrebbe portato pace, stabilità, "libertà" e "democrazia", vediamo pienamente il pericolo di affidare altri paesi ad un destino simile modellato dall'intervento occidentale - più particolarmente in Siria.

Tony Cartalucci,  ricercatore geopolitico
e giornalista con sede a Bangkok, specialmente per la rivista online “New Eastern Outlook”.