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Mentre la guerra contro lo Stato Islamico
(ISIS/ISIL)
infuria, gli USA hanno aumentato la loro campagna aerea, combinando
bombe distruttive con volantini
anti-ISIS.
Ma, mentre gli sforzi della propaganda USA sono apparentemente
rivolti a scombussolare il reclutamento dell'ISIS, nella migliore delle
ipotesi il coinvolgimento complessivo degli USA ha prodotto risultati
contrastanti.
Da una parte,
Washington
è impegnata in una campagna psicologica intesa a dissuadere
potenziali combattenti ISIS dall'arruolarsi, con
volantini
che descrivono spaventose immagini di giovani che vengono mandati in un
tritacarne. Tuttavia, dall'altra parte gli USA continuano ad esacerbare
la situazione entrambe in Iraq ed in Siria fornendo sostegno materiale,
sia direttamente che indirettamente, proprio ai gruppi che pretendono di
stare combattendo.
Mentre gli USA sembrano essere impegnati in una guerra psicologica
contro l'ISIS, sono ugualmente coinvolti in una sistematica campagna di
sabotaggio contro quelle forze che stanno realmente combattendo l'ISIS
SUL TERRENO. E così, come spesso fa,
Washington
recita entrambe le parti del conflitto allo scopo di realizzare un
risultato a proprio vantaggio politico ed a detrimento di Siria, Iran e
delle altre parti interessate.
La guerra psicologica degli USA contro
l'ISIS
Dall'apparizione dell'ISIS sulla scena mondiale, si è detto molto
della capacità dell'organizzazione di reclutare combattenti, produrre
propaganda e far capire efficacemente il suo messaggio ai giovani
musulmani in tutto il mondo. Vi sono stati innumerevoli
racconti dei notiziari
di giovani musulmani dall'occidente che si arruolavano ardentemente per
combattere in estese zone di guerra come Siria ed Iraq, traducendo
apparentemente la disaffezione verso la propria vita
nell'identificazione ideologica con l'estremismo dell'ISIS.
Ma, sotto l'esteriorità di tali spiegazioni ideologiche, sta il
fatto, pubblicamente riconosciuto da molti esperti di antiterrorismo,
che la propaganda dell'ISIS, accoppiata con i vantaggi finanziari che
l'organizzazione offre, è responsabile di una parte del fascino di
gettarsi in combattimento. E così, gli USA hanno lanciato una guerra
psicologica su vasta scala per "cuori e menti" di questi giovani
potenziali combattenti ingenui e miserabili.
Il Pentagono ha confermato di avere lanciato decine di migliaia
di volantini sulla città siriana di Raqqa nel tentativo di dissuadere
potenziali reclute dall'unirsi all'ISIS. Mentre ciò può sembrare un
esercizio ci contro-propaganda relativamente innocuo, la realtà è che,
nella migliore delle ipotesi, sia un tentativo di contrapporsi al
reclutamento dell'ISIS miseramente concepito e, nella peggiore delle
ipotesi, assolutamente falso. Se gli USA fossero seri sull'estirpare il
cancro dell'ISIS in Siria, i militari USA si starebbero coordinando con
la loro controparte siriana nel tentativo comprensivo di distruggere
l'organizzazione. Perché, mentre l'USAF lancia volantini, l'Esercito
Arabo Siriano sta combattendo da quasi tre anni l'ISIS sul terreno,
pagando un prezzo di sangue molto alto per proteggere il proprio paese
dall'organizzazione terroristica costituita a livello internazionale.
I pianificatori militari USA comprendono perfettamente che sono i
militari siriani, non lucenti volantini di propaganda, che prevalgono
nella guerra contro l'ISIS in Siria. Mentre forse utili per la campagna
di pubbliche relazioni a casa, questi volantini faranno poco per
cambiare la situazione tattica o strategica sul terreno. Lo stesso vale
per l'espansione
recentemente
annunciata
del Centro
Comunicazioni Strategiche Antiterrorismo, il tentativo del Dipartimento
di Stato di "contro-messaggiare" la propaganda dell'ISIS sui
social media e nel cyberspazio in generale.
Ma, mentre gli USA si presentano come se perseguissero una guerra
psicologica globale contro l'ISIS, le loro forze armate e le forze
speciali raccontano una storia molto diversa.
Combattere
l'ISIS armandolo?
Negli ultimi mesi i media sono stati tutto un fermento su numerose
descrizioni di armi e di altre forniture USA che sono cadute
direttamente nelle mani dell'ISIS, fornendo il gruppo terrorista di
prezioso sostegno materiale in un momento in cui aveva subito pesanti
perdite entrambe in Siria ed Iraq. Come ha raccontato al
NY Times
Naeem
al-Uboudi,
il portavoce di uno dei principali gruppi che combattono l'ISIS a Tikrit,
"Non ci fidiamo della coalizione a guida americana per combattere
l'ISIS... In passato, hanno preso di mira le nostre forze di sicurezza e
lanciato aiuti all'ISIS per errore".
Effettivamente, queste asserzioni sono sostenute da dozzine di
resoconti
di lanci di armi USA che vengono presi dall'ISIS. Come ha
osservato
in
gennaio il deputato iracheno
Majid
al-Ghraoui,
"La informazioni che ci sono arrivate nella commissione sicurezza e
difesa indicano che un aeroplano americano ha lanciato un carico di armi
ed equipaggiamento ai militanti del gruppo ISIS nella zona di
al-Dour nella provincia di Salahuddin...
Questi incidenti avvengono continuamente e sono accaduti anche in altre
regioni".
Se questi incidenti siano semplicemente degli errori onesti dei
vantati militari USA con tutta la loro capacità di bombardamento di
precisione oppure siano indicazioni di un tentativo più calloso di
infliggere perdite in tutte le parti e di prolungare una guerra
regionale, rappresentano entrambe il miserabile fallimento della
strategia degli USA contro l'ISIS. Ma, naturalmente, il fallimento della
politica USA va molto oltre che semplicemente degli errori sul campo di
battaglia. Piuttosto, l'intera politica di armare dei cosiddetti
"moderati" in Siria ha portato direttamente alla crescita dell'ISIS
in una potenza regionale.
Dal 2012, gli USA, principalmente attraverso la CIA, forniscono
armi
ed
addestramento
ai terroristi in Siria sotto l'apparenza di armare dei "moderati".
E' stato documentato che
negli ultimi mesi
molti di questi gruppi presumibilmente moderati si sono
sciolti
o
hanno disertato per l'ISIS, incluse le poco pubblicizzate
diserzioni di massa
di ex combattenti
dell'Esercito Libero Siriano. Comunque sia avvenuto, un vasto arsenale
di armi fornite dagli USA ed altri armamenti pesanti sono ora inclusi
nell'arsenale dell'ISIS. Tanto per la politica USA di assicurarsi che le
armi non "cadano nelle mani sbagliatte".
Quindi, mentre gli USA hanno proclamato che stanno combattendo
l'ISIS ed il Fronte Nusra affiliato ad al Qaeda, simultaneamente stanno
armando ed appoggiando molte delle stesse forze che ora formano gran
parte dei ranghi di questi gruppi terroristici. Con amici come questi,
chi ha bisogno di nemici?
Washington: pacificatore o trafficante d'armi?
Quelli che seguono la politica estera degli USA sono probabilmente
sorpresi da queste rivelazioni su
Washington
che fornisce armi ed intensifica un già pericoloso conflitto.
In Siria, gli USA hanno costantemente sostenuto che il governo siriano
non può essere inteso come un partner per la pace e così devono fornire
armi ai "moderati". In Ucraina, dove gli USA hanno un governo
compiacente e servile che esegue i loro diktat,
Washington
fornisce ancora le armi, parlando di pace e di stabilità mentre
inasprisce la guerra e la tragedia umana in Ucraina orientale.
La scorsa settimana, la Camera dei Rappresentanti USA ha approvato
in maniera schiacciante
(348-48)
una risoluzione per fornire sostegno militare sotto forma di armi
all'Ucraina. Come ha dichiarato il
Rep. Eliot Engel (D-NY), il democratico più elevato in grado
della
Commissione Affari Esteri
della Camera, "Il popolo dell'Ucraina non cerca truppe americane.
Sta solamente cercando armi per difendersi. Non ha quelle armi. Noi le
abbiamo".
Effettivamente, sembra che la politica estera degli USA sia di
perseguire la "pace" sulla canna di un fucile fabbricato negli USA e
fornito dagli USA. Come ha
spiegato
nella sua solita maniera auto-contraddittoria il Segretario di Stato
John Kerry,
"Per ottenere la pace, devi difendere il tuo paese", una
dichiarazione diabolicamente cinica dall'uomo che, interamente senza
ironia, nel 2024 ha spiegato che "non invadi proprio un altro paese
con un pretesto fasullo per sostenere i tuoi interessi". Forse,
piuttosto che invadere paesi, l'amministrazione Obama ha deciso
semplicemente di fornire armi, addestramento e supporto logistico e
materiale allo scopo di affermare i propri interessi.
Mentre Siria ed Iraq affrontano una lotta esistenziale contro
l'incendio che è lo Stato Islamico, gli Stati Uniti arrivano, tanica di
benzina in mano, per fare la pace. Mentre l'Ucraina scivola più a fondo
nella guerra civile, gli USA forniscono tutti gli ingredienti per una
pozione magica di violenza e spargimento di sangue.
Per tutto il suo parlare di guerra psicologica contro l'ISIS,
Washington
ha abbracciato un approccio aggressivo, multiforme che
lascia pochi dubbi sulle opinioni dei suoi pianificatori strategici: il
nemico del mio nemico è sia amico che nemico. Come notoriamente disse
Tacito dei romani: "Hanno fatto un deserto e lo chiamano pace".
Così pure fanno gli americani nei deserti bagnati di sangue della Siria
e dell'Iraq.
Le dichiarazioni, vedute ed opinioni espresse in questa colonna
sono solamente quelle dell'autore e non rappresentano necessariamente
quelle di RT.
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