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Gli USA combattono l'ISIS...mentre aiutano l'ISIS

Eric Draitser è un analista geopolitico indipendente con sede a New York City ed è il fondatore di StopImperialism.com.

Epoca di pubblicazione: 31 marzo 2015 15:06

 

Mentre la guerra contro lo Stato Islamico (ISIS/ISIL) infuria, gli USA hanno aumentato la loro campagna aerea, combinando bombe distruttive con volantini  anti-ISIS.

Ma, mentre gli sforzi della propaganda USA sono apparentemente rivolti a scombussolare il reclutamento dell'ISIS, nella migliore delle ipotesi il coinvolgimento complessivo degli USA ha prodotto risultati contrastanti.

Da una parte, Washington è impegnata in una campagna psicologica intesa a dissuadere potenziali combattenti ISIS dall'arruolarsi, con volantini che descrivono spaventose immagini di giovani che vengono mandati in un tritacarne. Tuttavia, dall'altra parte gli USA continuano ad esacerbare la situazione entrambe in Iraq ed in Siria fornendo sostegno materiale, sia direttamente che indirettamente, proprio ai gruppi che pretendono di stare combattendo.

Mentre gli USA sembrano essere impegnati in una guerra psicologica contro l'ISIS, sono ugualmente coinvolti in una sistematica campagna di sabotaggio contro quelle forze che stanno realmente combattendo l'ISIS SUL TERRENO. E così, come spesso fa, Washington recita entrambe le parti del conflitto allo scopo di realizzare un risultato a proprio vantaggio politico ed a detrimento di Siria, Iran e delle altre parti interessate.

La guerra psicologica degli USA contro l'ISIS

Dall'apparizione dell'ISIS sulla scena mondiale, si è detto molto della capacità dell'organizzazione di reclutare combattenti, produrre propaganda e far capire efficacemente il suo messaggio ai giovani musulmani in tutto il mondo. Vi sono stati innumerevoli racconti dei notiziari di giovani musulmani dall'occidente che si arruolavano ardentemente per combattere in estese zone di guerra come Siria ed Iraq, traducendo apparentemente la disaffezione verso la propria vita nell'identificazione ideologica con l'estremismo dell'ISIS.

Ma, sotto l'esteriorità di tali spiegazioni ideologiche, sta il fatto, pubblicamente riconosciuto da molti esperti di antiterrorismo, che la propaganda dell'ISIS, accoppiata con i vantaggi finanziari che l'organizzazione offre, è responsabile di una parte del fascino di gettarsi in combattimento. E così, gli USA hanno lanciato una guerra psicologica su vasta scala per "cuori e menti" di questi giovani potenziali combattenti ingenui e miserabili.

Il Pentagono ha confermato di avere lanciato decine di migliaia di volantini sulla città siriana di Raqqa nel tentativo di dissuadere potenziali reclute dall'unirsi all'ISIS. Mentre ciò può sembrare un esercizio ci contro-propaganda relativamente innocuo, la realtà è che, nella migliore delle ipotesi, sia un tentativo di contrapporsi al reclutamento dell'ISIS miseramente concepito e, nella peggiore delle ipotesi, assolutamente falso. Se gli USA fossero seri sull'estirpare il cancro dell'ISIS in Siria, i militari USA si starebbero coordinando con la loro controparte siriana nel tentativo comprensivo di distruggere l'organizzazione. Perché, mentre l'USAF lancia volantini, l'Esercito Arabo Siriano sta combattendo da quasi tre anni l'ISIS sul terreno, pagando un prezzo di sangue molto alto per proteggere il proprio paese dall'organizzazione terroristica costituita a livello internazionale.

I pianificatori militari USA comprendono perfettamente che sono i militari siriani, non lucenti volantini di propaganda, che prevalgono nella guerra contro l'ISIS in Siria. Mentre forse utili per la campagna di pubbliche relazioni a casa, questi volantini faranno poco per cambiare la situazione tattica o strategica sul terreno. Lo stesso vale per l'espansione recentemente annunciata del Centro Comunicazioni Strategiche Antiterrorismo, il tentativo del Dipartimento di Stato di "contro-messaggiare" la propaganda dell'ISIS sui social media e nel cyberspazio in generale.

Ma, mentre gli USA si presentano come se perseguissero una guerra psicologica globale contro l'ISIS, le loro forze armate e le forze speciali raccontano una storia molto diversa.

Combattere l'ISIS armandolo?

Negli ultimi mesi i media sono stati tutto un fermento su numerose descrizioni di armi e di altre forniture USA che sono cadute direttamente nelle mani dell'ISIS, fornendo il gruppo terrorista di prezioso sostegno materiale in un momento in cui aveva subito pesanti perdite entrambe in Siria ed Iraq. Come ha raccontato al NY Times Naeem al-Uboudi, il portavoce di uno dei principali gruppi che combattono l'ISIS a Tikrit, "Non ci fidiamo della coalizione a guida americana per combattere l'ISIS... In passato, hanno preso di mira le nostre forze di sicurezza e lanciato aiuti all'ISIS per errore".

Effettivamente, queste asserzioni sono sostenute da dozzine di resoconti di lanci di armi USA che vengono presi dall'ISIS. Come ha osservato in gennaio il deputato iracheno Majid al-Ghraoui, "La informazioni che ci sono arrivate nella commissione sicurezza e difesa indicano che un aeroplano americano ha lanciato un carico di armi ed equipaggiamento ai militanti del gruppo ISIS nella zona di al-Dour nella provincia di Salahuddin... Questi incidenti avvengono continuamente e sono accaduti anche in altre regioni".

Se questi incidenti siano semplicemente degli errori onesti dei vantati militari USA con tutta la loro capacità di bombardamento di precisione oppure siano indicazioni di un tentativo più calloso di infliggere perdite in tutte le parti e di prolungare una guerra regionale, rappresentano entrambe il miserabile fallimento della strategia degli USA contro l'ISIS. Ma, naturalmente, il fallimento della politica USA va molto oltre che semplicemente degli errori sul campo di battaglia. Piuttosto, l'intera politica di armare dei cosiddetti "moderati" in Siria ha portato direttamente alla crescita dell'ISIS in una potenza regionale.

Dal 2012, gli USA, principalmente attraverso la CIA, forniscono armi ed addestramento ai terroristi in Siria sotto l'apparenza di armare dei "moderati". E' stato documentato che negli ultimi mesi  molti di questi gruppi presumibilmente moderati si sono sciolti o hanno disertato per l'ISIS, incluse le poco pubblicizzate diserzioni di massa di ex combattenti dell'Esercito Libero Siriano. Comunque sia avvenuto, un vasto arsenale di armi fornite dagli USA ed altri armamenti pesanti sono ora inclusi nell'arsenale dell'ISIS. Tanto per la politica USA di assicurarsi che le armi non "cadano nelle mani sbagliatte".

Quindi, mentre gli USA hanno proclamato che stanno combattendo l'ISIS ed il Fronte Nusra affiliato ad al Qaeda, simultaneamente stanno armando ed appoggiando molte delle stesse forze che ora formano gran parte dei ranghi di questi gruppi terroristici. Con amici come questi, chi ha bisogno di nemici?

Washington: pacificatore o trafficante d'armi?

Quelli che seguono la politica estera degli USA sono probabilmente sorpresi da queste rivelazioni su Washington che fornisce armi ed intensifica un già pericoloso conflitto. In Siria, gli USA hanno costantemente sostenuto che il governo siriano non può essere inteso come un partner per la pace e così devono fornire armi ai "moderati". In Ucraina, dove gli USA hanno un governo compiacente e servile che esegue i loro diktat, Washington fornisce ancora le armi, parlando di pace e di stabilità mentre inasprisce la guerra e la tragedia umana in Ucraina orientale.

La scorsa settimana, la Camera dei Rappresentanti USA ha approvato in maniera schiacciante (348-48) una risoluzione per fornire sostegno militare sotto forma di armi all'Ucraina. Come ha dichiarato il Rep. Eliot Engel (D-NY), il democratico più elevato in grado della Commissione Affari Esteri della Camera, "Il popolo dell'Ucraina non cerca truppe americane. Sta solamente cercando armi per difendersi. Non ha quelle armi. Noi le abbiamo".

Effettivamente, sembra che la politica estera degli USA sia di perseguire la "pace" sulla canna di un fucile fabbricato negli USA e fornito dagli USA. Come ha spiegato nella sua solita maniera auto-contraddittoria il Segretario di Stato John Kerry, "Per ottenere la pace, devi difendere il tuo paese", una dichiarazione diabolicamente cinica dall'uomo che, interamente senza ironia, nel 2024 ha spiegato che "non invadi proprio un altro paese con un pretesto fasullo per sostenere i tuoi interessi". Forse, piuttosto che invadere paesi, l'amministrazione Obama ha deciso semplicemente di fornire armi, addestramento e supporto logistico e materiale allo scopo di affermare i propri interessi.

Mentre Siria ed Iraq affrontano una lotta esistenziale contro l'incendio che è lo Stato Islamico, gli Stati Uniti arrivano, tanica di benzina in mano, per fare la pace. Mentre l'Ucraina scivola più a fondo nella guerra civile, gli USA forniscono tutti gli ingredienti per una pozione magica di violenza e spargimento di sangue.

Per tutto il suo parlare di guerra psicologica contro l'ISIS, Washington ha abbracciato un approccio aggressivo, multiforme che lascia pochi dubbi sulle opinioni dei suoi pianificatori strategici: il nemico del mio nemico è sia amico che nemico. Come notoriamente disse Tacito dei romani: "Hanno fatto un deserto e lo chiamano pace". Così pure fanno gli americani nei deserti bagnati di sangue della Siria e dell'Iraq.

Le dichiarazioni, vedute ed opinioni espresse in questa colonna sono solamente quelle dell'autore e non rappresentano necessariamente quelle di RT.