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Domenica notte il presidente
Barack Obama
ha compiuto una breve apparizione alla Casa Bianca per annunciare
che era stato raggiunto un accordo con i leader repubblicani e
democratici al Congresso per alzare il limite massimo del debito
federale prima della scadenza di martedì stabilita dal Tesoro.
Parlando anticipatamente all'apertura dei mercati finanziari in
Asia, Obama ha ringraziato "i leader di entrambe i partiti" e ha
dichiarato che l'accordo "ci avrebbe permesso di evitare il
default".
L'intesa, che deve ancora essere votata dal Senato e dalla
Camera dei Rappresentanti, impone tagli senza precedenti alla spesa
sociale domestica senza un singolo dollaro di incrementi fiscali sui
ricchi.
Chiede l'innalzamento del limite del debito di $2,7 trilioni in
due fasi, $1 trilione immediatamente e $1,7 trilioni fra quattro
mesi. L'aumento del tetto del debito sarà assorbito dollaro per
dollaro da tagli alla spesa nel corso dei prossimi dieci anni, come
richiesto da
Boehner,
il repubblicano più importante del Congresso. Reid ha ammesso che
l'accordo "darebbe ai repubblicani tutto ciò che hanno chiesto".
I primi $1 trilione comprenderanno tagli alla spesa già
concordati in colloqui bipartisan diretti dal vicepresidente
Joseph Biden,
principalmente in programmi domestici su diritti non acquisiti,
inclusi l'istruzione, gli alloggi, i trasporti e l'ambiente.
L'effetto immediato di questi tagli sarà consistente—$25
miliardi nell'anno fiscale 2012, che inizia il 1° ottobre, e $47
miliardi nell'anno fiscale 2013—ed
in seguito in aumento.
Una nuova commissione Camera-Senato di 12 membri, composta da
tre democratici e tre repubblicani per ciascun ente, dovrà
identificare fino al Giorno del Ringraziamento da $1,7 trilioni a
$1,8 trilioni addizionali di tagli alla spesa, compresi programmi
nei diritti acquisiti come
Medicare, Medicaid
e Sicurezza Sociale. Teoricamente, la commissione potrà anche
ordinare il termine di certi tagli fiscali per incrementare le
entrate governative, ma i leader repubblicani sono noti per essere
contrari ad aumenti di imposte anche simbolici sui ricchi e Obama e
la
leadership dei congressisti democratici hanno
abbandonato la loro precedente richiesta che qualsiasi pacchetto di
riduzione del deficit includa alcuni incrementi fiscali.
Se la commissione bipartisan non riesce a raggiungere un
accordo, la riduzione equivalente sarà attuata attraverso un taglio
alla spesa generale in entrambe i programmi sociali domestici e
militari, con incrementi di imposte esclusi. Secondo resoconti
giornalistici, i tagli automatici innescati dall'insuccesso della
commissione di accordarsi su un pacchetto includerebbero Medicare,
ma non la Sicurezza Sociale. Esentare la Sicurezza Sociale da tagli
in base a questo scenario è stato l'osso gettato ai democratici alla
Camera, i cui voti saranno richiesti per bilanciare la prevista
defezione di alcuni repubblicani dell'ultra-destra collegati al
Tea Party.
I lineamenti dell'accordo emersi dopo il voto di sabato alla
Camera dei Rappresentanti scartavano preventivamente un piano
proposto da Reid che chiedeva tagli alla spesa ed un aumento del
tetto del debito dello stesso ammontare, ma comprendeva più di $1
trilione in ridotte spese militari dall'abbassamento delle guerre
in Iraq
ed
Afghanistan.
I repubblicani alla Camera volevano tagli molto maggiori alla
spesa sociale e hanno votato all'unanimità contro il disegno di
legge Reid. Quasi tutti i democratici liberali alla Camera, compreso
l'ex candidato presidenziale
Dennis Kucinich,
hanno votato per
il
disegno di legge Reid ed i massicci tagli alla spesa domestica
che chiedeva.
Un piano modificato da Reid, che taglia $2,4 trilioni di spese,
è stato sconfitto domenica al Senato quando i democratici hanno
potuto mettere insieme soltanto 50 voti contro l'ostruzionismo dei
repubblicani. Due senatori democratici hanno votato contro il
disegno di legge perché volevano dei tagli ancora maggiori.
Per il tempo al quale stava prendendo forma all'accordo finale,
come ha osservato un analista, il disegno di legge dei democratici
per alzare il tetto del debito avrebbe "tagliato $752 miliardi dalla
spesa domestica non della difesa nel corso del prossimo decennio",
mentre l'alternativa repubblicana "avrebbe tagliato $756 miliardi
dagli stessi forzieri nel corso di quel periodo". In altre parole,
la differenza tra i due partiti del grande capitale d'America è un
errore di arrotondamento.
La cronaca dei mass media sulla crisi del tetto del debito non
può più nascondere il drammatico spostamento a destra del Partito
Democratico e dell'amministrazione Obama. Il
New York Times
riportava nella prima pagina
della sua edizione domenicale un resoconto intitolato la
"pendenza a destra" della Casa Bianca di Obama e scriveva che Obama
"ha adottato il linguaggio dei repubblicani ed in alcuni casi le
loro politiche...".
Tuttavia, questa osservazione è essa stessa ingannevole. Non è
che Obama sia saltato dalla parte dei repubblicani. L'accordo sui
tagli di bilancio è l'espressione del consenso bipartisan di
entrambe i partiti capitalisti, i democratici tanto proprio quanto i
repubblicani. E' stato Obama che ha insistito su legare l'incremento
del tetto del debito ad una massiccia riduzione del deficit,
abbandonando la posizione iniziale dell'amministrazione—seguendo
tutti i suoi predecessori—che
un incremento del tetto del debito dovrebbe essere considerato
separatamente da qualsiasi questione di politica sociale.
(Vedi
“Obama and the debt ceiling”.)
Comparendo domenica in diversi programmi di interviste
televisive, il senatore
Charles Schumer
di
New York,
il terzo democratico più elevato in grado, si è vantato
dell'abbraccio del suo partito ai tagli drastici alla spesa sociale,
che ha ritratto come "una buona disposizione al compromesso".
Schumer
ha dichiarato che "A sinistra vi sono delle persone che
probabilmente direbbero 'niente tagli', ma non sono
state in grado di avere quello che volevano all'interno dei nostri
comitati organizzativi".
Nei mass media o da qualunque altro dei rappresentanti del
grande capitale, democratici o repubblicani, non vi è praticamente
nessuna discussione sull'effettivo costo umano dei tagli che vengono
discussi. Tre trilioni di dollari nella spesa domestica nel corso di
dieci anni sono una somma gigantesca—a
$300 miliardi l'anno, coprirebbe i deficit annuali di tutti i 50
stati, più di due volte. E' più dei bilanci annuali combinati dei
dipartimenti dell'Istruzione, dell'Edilizia e Sviluppo Urbano, del
Lavoro, dei Trasporti, dell'Agricoltura e degli Affari dei Veterani.
L'impatto iniziale dei tagli sarà sull'infrastruttura sociale
di istruzione, edilizia pubblica, trasporto di massa e protezione
ambientale, come pure sul programma Medicaid per i poveri, i
disabili e i ciechi. Nel lungo termine—in
altre parole, non appena le elezioni del 2012 sono passate senza
pericolo—i
tagli cominceranno ad essere avvertiti da parte dei più di 50
milioni di anziani coperti da Medicare.
E deve essere chiaro: questi tagli sono soltanto l'inizio. I
portavoce dell'elite finanziaria, come il comitato di redazione del
Wall Street Journal,
stanno facendo pressione per trilioni di dollari di tagli
aggiuntivi, compresa la distruzione totale di Medicare e Sicurezza
Sociale, che saranno privatizzate e completamente abolite. Obama ed
i democratici differiscono soltanto sui mezzi tattici per attuare
questo assalto storico alla classe lavoratrice.
In ultima analisi, questa controrivoluzione sociale è
un'espressione della crisi storica e del fallimento del capitalismo
americano. La classe dominante è determinata a distruggere ogni
vestigia delle conquiste ottenute dai lavoratori americani in un
secolo di lotta allo scopo di difendere le sue proprietà ed i suoi
profitti.
I lavoratori possono attuare una seria lotta contro questo
assalto soltanto riconoscendone la fonte economica fondamentale. La
difesa di Sicurezza Sociale,
Medicare, Medicaid
e degli altri programmi sociali richiede una lotta politica contro
il sistema del profitto. La classe lavoratrice deve rompere con i
democratici, mobilitarsi in opposizione all'amministrazione Obama e
costruire un movimento politico indipendente da sola,
basata su un programma socialista ed internazionalista.
Patrick Martin
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