Venezuela: Unire i rivoluzionari

per porre fine al capitalismo

 

Federico Fuentes, Caracas

31 agosto 2007

 

"La situazione interna si amplificherà nei prossimi mesi, emergeranno altre contraddizioni, semplicemente perché non abbiamo nessun piano di fermare la marcia della rivoluzione", ha detto il 24 marzo il presidente venezuelano Hugo Chavez, parlando a più di 200 promotori del nuovo partito socialista che viene costruito in Venezuela. "Queste contraddizioni", ha detto, "si amplificherebbero perché abbiamo a che fare con la questione economica e non vi è nulla che ferisca i capitalisti più delle loro tasche, ma dobbiamo entrare in questa questione, non possiamo evitarla".

Il 28 luglio, mentre andava ad un incontro con il suo locale battaglione del provvisoriamente chiamato Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), Chavez ha ripetuto la sua considerazione: "Siamo in presenza di uno dei momenti più importanti [di questa rivoluzione], come durante il colpo di stato [in aprile del 2002]”. Chavez ha spiegato che questo era perché, come anche nemici manifesti della rivoluzione, vi sono anche "serpenti" che operano per indebolire la rivoluzione dall'interno, che il nuovo partito è destinato a combattere.

Da quando Chavez è stato rieletto il 3 dicembre su una piattaforma esplicitamente socialista, la rivoluzione bolivariana — come è conosciuto il processo di trafformare il Venezuela nell'interesse della maggioranza povera — è passato all'offensiva. La prima metà di questo anno ha visto il governo rivoluzionario portare avanti il suo piano di nazionalizzare le industrie strategiche e di promuovere l'"esplosione" del potere popolare — principalmente attraverso i consigli comunali, come pure incitando alla formazione di consigli di lavoratori, studenti e campesino (contadini). L'iniziativa più recente sono le riforme costituzionali proposte da Chavez rivolte a conservare il potere popolare ed a produrre la base giuridica per la creazione di un "nuovo socialismo del 21° secolo".

Queste mosse hanno intensificato la lotta di classe e Chavez ha incitato alla costruzione del PSUV per permettere ai militanti rivoluzionari di unificare i loro sforzi. In risposta, quasi 5,7 milioni di persone si sono registrate per diventare membri.

Unità dal basso

Sebbene l'annuncio pubblico di Chavez di piani per un nuovo partito sia arrivato il 15 dicembre durante un discorso ad attivisti che lavoravano per la sua campagna elettorale, ha fatto numerosi riferimenti alla necessità di un nuovo partito durante la campagna. Diversi mesi prima, Chavez aveva annunziato un incontro a porte chiuse per riunire i leader dei vari partiti pro-Chavez e persone importanti per spiegare la sua proposta di un nuovo partito da formare dopo le elezioni.

Chavez, nel suo discorso del 15 dicembre, ha proposto a tutte le correnti di sinistra di unirsi per formare "uno strumento politico che si metta al servizio del popolo ... al servizio del socialismo". Come parte di questo processo, Chavez ha continuamente incitato gli altri partiti pro-Chavez a sciogliersi, seguendo l'esempio del suo partito, il Movimento per la Quinta Repubblica (MVR), per contribuire a facilitare la costruzione di un nuovo partito unito, sostenendo che la rivoluzione non ha bisogno di "una zuppa alfabetica ... Abbiamo bisogno di uno strumento politico che unisca le volontà e non sia logorato da lotte intestine".

Mentre la maggior parte dei partiti più piccoli hanno seguito l'MVR, il Partito della Patria per Tutti (PPT), Podemos ed il Partito Comunista Venezuelano  (PCV) — che, dopo che l'MVR, ha ottenuto la maggior parte del sostegno elettorale nel campo pro-Chavez  — hanno finora rifiutato di sciogliersi, sebbene molti membri di questi partiti se ne siano andati per partecipare al PSUV.

Chavez ha sostenuto che il nuovo partito dovrebbe costruirsi sulle esistenti organizzazioni delle centinaia di migliaia di venezuelani dei gruppi di base che hanno attuato l'immensa mobilizzazione che ha visto Chavez rieletto con il più elevato numero di voti nella storia del Venezuela. "In questo nuovo partito le basi eleggeranno i leader. Ciò permetterà l'emergere di veri leader".

Ha aggiunto che "Un nuovo partito ha bisogno di nuovi volti". Ha insistito che il nuovo partito non può semplicemente essere un "assemblaggio di ciò che già esiste", poiché "questo sarebbe prendere in giro la gente".

In un discorso il 19 aprile, Chavez ha spiegato la relazione che dovrebbe esistere tra il partito e le "moltitudini". Il partito avrebbe il ruolo di sviluppare la consapevolezza tra gli strati più ampi, mentre allo stesso tempo "dalle moltitudini emergerebbero i quadri, i leader".

Riformismo e dogmatismo

Chavez ha sostenuto che è stato necessario combattere due correnti all'interno della rivoluzione che indebolirebbero la creazione di un partito rivoluzionario di massa. Una era il riformismo, che nel suo discorso del 28 marzo ha soprannominato "l'assassino silenzioso", che mira a mettere un freno al processo. Chavez ha indicato ripetutamente Podemos, che si definisce socialdemocratico, rappresentante di questa corrente. I leader di Podemos hanno sostenuto in misura crescente posizioni di destra, echeggiando alcuni dei punti di vista dell'opposizione appoggiata dagli USA.

La seconda corrente è il dogmatismo. Chavez ha sostenuto che il PSUV non era "un progetto marxista-leninista". Ha affermato che "Se Karl Marx e Vladimir Ilich Lenin oggi fossero vivi" e studiato il mondo moderno, "Sono certo che non verrebbero fuori con una tesi radicalmente differente, ma con molte differenze alla tesi che svilupparono ..." Chavez ha sottolineato che quello che discuteva erano gli errori dogmatici commessi dai partiti comunisti latino americani, compreso il PCV sia durante la sua storia che nel periodo attuale.

Nel suo discorso del 15 dicembre, Chavez ha enfatizzato che il nuovo partito non sarebbe stalinista, facendo notare che dopo la morte prematura di Lenin, il partito bolscevico, che aveva guidato la Rivoluzione Russa nel 1917, cadde preda di una "deviazione stalinista", creando un regime elitario che non avrebbe mai potuto far sorgere il socialismo.

Comunque, Chavez ha pure sostenuto: "Sappiamo che una delle proposte di Karl Marx era precisamente quella della dittatura del proletariato; ma che di questi tempi non è attuabile in Venezuela".

Invece, Chavez ha dichiarato: "Noi, qui, costruiremo un socialismo venezuelano, il modello socialista venezuelano originale ed uno strumento politico che ci aiuti a conquistare quell'obiettivo".

Socialismo bolivariano

Secondo il documento che viene distribuito dai gruppo di lavoro dei promotori nazionali ai battaglioni formati per costruire il PSUV, il "punto di unità" per i diversi fili dei "pensieri rivoluzionari e socialisti" all'interno del PSUV sarebbe l'ideologia del bolivarianismo — che prende il nome da Simon Bolivar, che liberò gran parte del Sud America dal dominio spagnolo nel 19° secolo. Questa ideologia viene descritta come la somma de "il più famoso tentativo di emancipazione nazionale e sociale del nostro passato, il più genuino internazionalismo latino americano", e come essere "l motore della rivoluzione socialista che si sta svolgendo in Venezuela".

Il documento sostiene che la dichiarazione dei principi per il nuovo partito, che sarà il prodotto di discussione generale, rappresenterebbe "la sintesi ed il superamento di tutte le forze rivoluzionarie del Venezuela", abbracciando coloro che appartengono a "le classi sfruttate ed oppresse, assieme a tutti gli uomini e tutte le donne che abbracciano l'ideale bolivariano".

Il documento argomenta che "il capitalismo nella sua fase imperialista ha raggiunto il suo limite" ed afferma che il capitalismo può soltanto continuare ad allargare il divario tra ricchi e poveri — all'interno e tra paesi — e minaccia il pianeta di estinzione.

"La conclusione è chiara", dice il documento, "per porre fine alla povertà, è necessario dare potere ai poveri e costruire il socialismo; per porre fine alla guerra, è necessario porre fine all'imperialismo". Questo è il compito che la rivoluzione venezuelana si è assegnata, "mettendosi all'avanguardia di questa lotta" intorno al mondo.

Il secondo documento per la discussione tratta della questione di quale programma dovrebbe avere il nuovo partito. Esso nota che, mentre non vi è nessun singolo programma politico "per tutti i tempi e per tutti i posti", il PSUV dovrebbe avere come suo chiaro obiettivo la costruzione di "un governo fondato su consigli del potere popolare, dove i lavoratori, i campesinos, gli studenti e le masse popolari siano i protagonisti diretti del potere politico".

Esso propone di avanzare verso "una economia democraticamente pianificata e centralizzata, in grado di porre fine all'alienazione del lavoro e che soddisfi tutte le necessità del popolo", che dovrebbe "pianificare la produzione e la soddisfazione dei bisogni collettivi in armonia con le esigenze dell'ecosistema".

Il documento dei principi dichiara che "proprio come è incontestabile che la proprietà privata dei mezzi di produzione, in qualsiasi società, determini i rapporti di lavoro, le relazioni umane e tutti gli aspetti della vita", nella transizione oltre il capitalismo, è necessario "garantire la partecipazione consapevole delle maggioranze e l'efficienza necessaria per conformarsi a tutti i requisiti della vita nazionale ..."

Il documento sostiene che centrale alla strategia rivoluzionaria del partito dovrebbe essere "l'alleanza del popolo con le forze armate, giusto come quella dei lavoratori con le classi medie della campagna e della città (piccoli e medi campesinos, piccola borghesia industriale e commercio urbano e rurale)".

Il suo metodo di lotta dovrebbe essere basato su "[coinvolgere] il maggior numero possibile di uomini e donne stessi nella risoluzione di tutti i problemi" attraverso i consigli comunali, le riserve militari e "nell'area specifica dei lavoratori dell'industria ...attraverso il controllo da parte dei lavoratori e l'autogestione".

Internazionalismo

Secondo il documento, l'attuale situazione mondiale crea, e rende necessaria, la formazione di "un blocco anti-imperialista internazionale su vasta scala" composto da governi, movimenti sociali e partiti "per unire nell'azione centinaia di milioni di persone in tutto il mondo contro l'imperialismo e le sue guerre".

Inoltre, l'attuale ondata di ribellione in America Latina apre le possibilità di "trasformazione qualitativa" nella lotta per la liberazione che viene fatta da "decine di milioni di sfruttati ed oppressi". perciò, il documento dichiara che internazionalmente il PSUV lavorerebbe per costruire "un blocco anti-imperialista mondiale" e "la convergenza socialista e rivoluzionaria del popolo dell'America Latina e dei Caraibi", consapevole del proprio ruolo di "una avanguardia in un'era di sfide immense e di grandi vittorie: il capitalismo è internazionale; la rivoluzione è internazionale; internazionali devono essere il pensiero e le azioni che attuiamo".

Parlando il 26 agosto, Chavez ha sottolineato il carattere internazionalista del PSUV ed incitato ad una nuova "internazionale" dei partiti di sinistra, dicendo che "il 2008 potrebbe essere il momento giusto per convocare un incontro dei partiti di sinistra in America Latina per organizzare una nuova internazionale, un'organizzazione di partiti e di movimenti della sinistra in America Latina e nei Caraibi".

Chavez ha concluso: "Vi è la rinascita della consapevolezza da parte del popolo e dobbiamo continuare a costruire i movimenti ed i leader di una nuova sinistra, di un nuovo progetto".


Da: International News, Green Left Weekly numero #
723 5 settembre 2007.