
UPRISING
Squilli di Rivolta
10 marzo 2011
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GRECIA - 23 febbraio 2011 - MANIFESTAZIONE DI MASSA DEL PAME AVANTI POPOLO, INSORGI CONTRO LE MISURE DEL GOVERNO NESSUN COMPROMESSO DICHIARA GUERRA ALLA GUERRA DEI CAPITALISTI QUESTA E' LA RISPOSTA DEI LAVORATORI LAVORO, ISTRUZIONE, SANITA' PER TUTTI LA PLUTOCRAZIA DEVE PAGARE PER LA CRISI DISOBBEDIENZA ALLA PLUTOCRAZIA IL POPOLO, UN FRONTE PER IL POTERE SENZA DI TE LAVORATORE NON PUO' GIRARE NESSUN INGRANAGGIO PUOI FARE A MENO DEI PADRONI 600 MILIARDI DI EURO IN SVIZZERA LA PLUTOCRAZIA DEVE PAGARE PER LA CRISI C'E' UN MESSAGGIO: NON CI SONO CASTELLI CHE NON POSSANO ESSERE ASSALITI DAL POPOLO QUANDO ABBIA LA VOLONTA' DI FARLO |
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Tutte le lotte che attualmente avvengono nel mondo hanno luogo in circostanze molto diverse. Ma la crisi globale che le collega sta sollevando le stesse questioni ovunque. Sta trasformando quella che era una rovina cronica ed una caduta negli standard di vita popolari in una crisi acuta ed insopportabile per milioni di persone. Le condizioni che hanno prodotto le recenti lotte, in Africa e Medio Oriente come pure negli Stati Uniti, sono universali - disoccupazione di massa, livelli sbalorditivi di disuguaglianza sociale ed un sistema politico che è completamente impermeabile alle richieste ed agli interessi della vasta maggioranza della popolazione.
Ciò che ora sta accadendo è completamente in
palese contraddizione con tutto quello che gli economisti ufficiali
affermano da 20-30 anni. Alla fine degli anni ’90, mentre gli
studiosi marxisti predicevano che la forte espansione di quegli anni
sarebbe finita in un disastro, vi era una teoria, avanzata nelle
università americane, ripetuta in Europa ed altrove, chiamata “Nuovo
Paradigma Economico”, secondo la quale quello che Karl
Marx aveva scritto 150 anni fa, che il
capitalismo contiene intrinseche contraddizioni che inevitabilmente
terminano nella crisi economica, era falso ed asseriva molto
enfaticamente e ripetutamente che non vi sarebbe stata mai più una
crisi economica, dichiaravano che era la fine del ciclo
espansione/crisi. Quello che
avviene ora non è nulla di nuovo, è il normale ciclo economico di
espansione/crisi che abbiamo avuto per approssimativamente i passati
200 anni, che fondamentalmente è la prova delle contraddizioni
intrinseche del capitalismo e specificamente è piuttosto chiaro che,
parlando della crisi della domanda, che ciò di cui siamo testimoni
non è niente meno che una classica crisi di sovrapproduzione, come
predetto da Marx ne Il Capitale 150 anni fa. In passato gli “esperti” e gli “economisti”, in
realtà dei semplici agenti pubblicitari dei capitalisti, sostenevano
che non vi deve essere nessuna regolamentazione, particolarmente per
il settore finanziario: la finanza, il mercato, secondo quanto
asserivano, dovrebbero regolamentarsi da soli. Questa non è una
nuova teoria, ma risale al 18° secolo, e precisamente all’argomento
della “mano invisibile del mercato” che senza alcun tipo di
intervento si regolerebbe da solo. Perciò, se il mercato si regola
da solo, al meglio in tutti i migliori mondi capitalisti, non
necessita di alcun intervento esterno, lo stato non deve
intervenire. Il mantra era questo, soprattutto negli anni ’80,
accettato acriticamente, nelle università come sui media. Il risultato, che è sotto gli occhi di tutti, è la più grave crisi economica e finanziaria dal 1929, se non la più grave di tutta la storia del capitalismo, con la distruzione permanente di milioni di posti di lavoro e di qualsiasi prospettiva di futuro per le giovani generazioni. Tuttavia, dopo lo scoppio della crisi finanziaria
quegli stessi fautori del libero mercato hanno preteso che lo stato
intervenisse per salvare le banche e il mercato: in sostanza ora lo
stato doveva salvarli, doveva fare qualcosa. E quello che è stato
fatto è precisamente il trasferimento, che continua tuttora, dei
debiti delle banche e delle grandi società ai debiti sovrani, cioè
sostanzialmente addossati ai lavoratori, ai giovani e ai cittadini
in generale, il che porterà, e già sta portando, alla distruzione
dei loro standard di vita e dei loro diritti.
La crisi
del capitalismo indica che questo è un sistema in bancarotta. Questo
è un sistema che non garantisce posti di lavoro, o abitazioni o
cibo. In ultima analisi, l’applicabilità
di qualunque sistema economico-scociale, compreso il capitalismo, è
determinata dalla sua capacità di sviluppare i mezzi di produzione e
cioè, in definitiva, il successo, l’applicabilità di qualsiasi
società umana deve essere determinato dalla sua capacità di
procurare i mezzi di sostentamento per tutto il popolo. Anche in Europa stiamo
dunque entrando in un nuovo periodo di sconvolgimenti e la classe
lavoratrice viene spinta alla lotta dalla crisi oggettiva del
capitalismo e dalla determinazione della classe dominante a
difendere la propria ricchezza attraverso un attacco feroce a tutti
i diritti dei lavoratori - il diritto ad un posto di lavoro,
all’istruzione, all’assistenza sanitaria e ad una pensione sicura. Per portare avanti queste lotte è richiesta una nuova prospettiva politica. Innanzi tutto, assolutamente nessuna fiducia può essere riposta nei sindacati, che hanno fatto tutto ciò che potevano per sostenere i partiti della pseudo-sinistra e reprimere qualsiasi genuino movimento dei lavoratori, seminando scoraggiamento e rassegnazione. Infatti quasi ovunque dicono di accettare la necessità dei tagli e non vogliono lasciare il loro posto al tavolo della contrattazione. Anche dove non dicono esplicitamente di accettare le politiche dell'elite dominante per timore di perdere il consenso della residua base, è evidente la loro posizione di complicità: è il caso dello sciopero "balneare", proclamato infine dopo rifiuti e tentennamenti, quando invece servirebbe una mobilitazione permanente e generalizzata. Infatti, il loro principale obiettivo è di preservare la loro base finanziaria attraverso il sistema dei contributi sindacali. I lavoratori devono respingere senza pensarci le concessioni richieste dai leader sindacali e dall’intero establishment politico. La burocrazia sindacale è una banda che cospira dietro le spalle dei lavoratori della base per imporre le stesse massicce concessioni che sono state inflitte ad altri lavoratori all’estero ed in passato. La soluzione è la creazione di convenzioni, comitati di base e di agitazione che devono uscire dalla perdente logica di categoria per coinvolgere non soltanto altri lavoratori, ma coordinarsi a livello territoriale con i giovani, gli studenti, i pensionati, le donne e altri soggetti interessati ad un reale cambiamento. Sopra tutto, ciò che è necessaria è una lotta
politica, che cominci con la comprensione che nulla può essere
difeso finché la classe lavoratrice è subordinata alla falsa
sinistra ed al sistema dei partiti capitalista. I rappresentanti
della classe capitalista, nel proclamare che la conservazione del
capitalismo richiede la distruzione dei posti di lavoro e delle
condizioni di vita della vasta maggioranza della popolazione,
riconoscono di fatto il fallimento storico del sistema che
difendono. La risposta della destra a questo è di cercare di
ricostruire la propria egemonia contrapponendo tra loro settori dei
lavoratori e della società e soprattutto razializzando la questione – tutto
ridotto agli immigrati, agli ostinati neri ed ai musulmani cercano
di prendere il controllo. La litania dice che gli immigrati si
prendono i nostri posti di lavoro mentre i musulmani minacciano i
nostri valori centrali, le nostre "radici cristiane". E se
abbastanza gente vi crede, può essere inserita in un blocco
neonativista, antisocialista, antisovversivo. Che è ciò che
rappresentano molti imbonitori televisivi,
dei giornali e dei partiti politici. Ma qualche volta non funziona.
Gli attacchi ai cristiani in Egitto, contrastati dall’immediata
solidarietà dei musulmani, non hanno fermato la rivoluzione. Il
razzismo ed il settarismo non sempre funzionano. Non ha funzionato
nemmeno negli USA, nel Wisconsin e altrove, dove le proteste vedono
uniti lavoratori pubblici e privati, uomini e donne di tutte le età e di tutte le razze e fedi
religiose. E talvolta una
lotta locale riecheggia molto al di là dei suoi confini immediati e
diventa lo stimolo per un’ondata di rivolte più ampie, specialmente
quando colpisce qualcosa che a livello popolare viene percepito come
intollerabile e per il quale la classe dominante viene ritenuta
responsabile. Sotto questo aspetto, ciò che sta avvenendo in
Nord Africa ed in Medio Oriente, e negli stessi Stati Uniti nel
Wisconsin va tenuto d’occhio, perché potrebbe essere l’innesco di
qualcosa di stupendo. Il problema è
il potere trincerato della classe dominante capitalista e la sua
dominazione totale del sistema politico. I partiti ufficiali sono
del tutto del tutto delle società sussidiarie possedute dall'elite
finanziaria. Tutti i partiti ufficiali difendono i profitti e la proprietà dei
padroni delle banche e delle grandi società. La classe lavoratrice è
pronta a lottare per difendere posti di lavoro, livelli di vita e
servizi sociali. Ma le vecchie organizzazioni sindacali sono
completamente marce. Sono solidamente compromesse con il Partito
Democratico e la difesa del capitalismo, nel quale i sindacati sono
loro stessi grandi azionisti, con i leader sindacali che rastrellano
lauti stipendi e benefici.
Se vogliamo considerare la legalità costituzionale, anche dal punto di vista strettamente giuridico, il popolo ha il Diritto all'Insurrezione.
Nei patti internazionali sui diritti
umani non si parla di insurrezione, ma di autodeterminazione;
infatti ai sensi dell’art. 1 comune ai due Patti (quello sui diritti
civili e politici e quello sui diritti sociali, economici
e culturali), primo comma, si afferma che tutti i popoli hanno
diritto a disporre di sé stessi e che in virtù di tale diritto essi
determinano liberamente il proprio sviluppo economico, sociale e
culturale. Il diritto internazionale generale, dal canto suo, non è
contrario alle rivoluzioni, sempre che i nuovi ordinamenti siano
contraddistinti dal requisito dell’effettività, cioè della
garanzia dell'applicazione del diritto.
Questo si chiama tradimento. Quando la "Volontà Generale", incarnata dallo Stato si oppone alla "Volontà di Tutti", che è la base della sua legittimità, è lo Stato che si pone al di fuori della Legge. Il "vulnus" inferto alla Costituzione e alla convivenza civile, è talmente grave che ci troviamo di fronte ad un governo illegittimo, a una dittatura, che legittima la resistenza con qualsiasi mezzo. E' auspicabile che qualsiasi rivoluzione o insurrezione sia nonviolenta, ma se violenza ci sarà, cosa che del resto è avvenuta di recente per mano delle "forze dell'ordine" nei paesi arabi che sono insorti contro la dittatura e che avviene costantemente in tutti i paesi "democratici", deve essere chiaro che la responsabilità ricadrà esclusivamente sul governo e la classe politica italiana. Sono loro ad avere esercitato la violenza prima, stracciando la Costituzione Repubblicana. Sono loro che hanno distrutto le basi dello Stato di Diritto e della convivenza civile.
Freebooter 2011
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