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Il disfacimento dell'Unione Europea

14 novembre 2011

 

 

Un anno fa la fine dell'euro e lo scioglimento dell'Unione Europea venivano generalmente concepite come impensabili. Ora sono i temi dominanti nella politica e nei media europei.

Recentemente il cancelliere tedesco Angela Merkel ha ammonito il parlamento che "Se viene meno l'euro, viene meno l'Europa". Avvertimenti simili sono stati resi dal presidente francese Nicolas Sarkozy. Non soltanto la notoriamente euroscettica stampa britannica, ma anche giornali filoeuropei come il francese Le Monde ed il tedesco Die Zeit non escludono più il fallimento della valuta comune europea.

Il presidente della Commissione Europea Jose Manuel Barroso ha descritto le conseguenze economiche di un simile sviluppo nei termini più duri. Ha dichiarato che il collasso della zona euro provocherebbe un crollo che cancellerebbe all'istante metà del valore dell'economia europea, gettando il continente in una depressione tanto profonda quanto la crisi degli anni '30.

Ma l'alternativa proposta dalla Merkel, da Sarkozy e da Barroso per evitare una simile catastrofe non è meno disastrosa. Equivale ad installare una dittatura dei mercati finanziari su ogni aspetto della vita sociale. I recenti eventi in Grecia ed Italia lo confermano. In ciascun paese viene formato senza alcuna legittimazione democratica un governo di esperti scelti dalla UE. Il suo compito è di decimare i livelli di vita del popolo implementando delle misure d'austerità senza precedenti.

Infatti, "salvare" l'euro per mezzo di misure d'austerità e lo scioglimento dell'Europa non sono strategie politiche opposte, ma piuttosto parallele che servono lo stesso scopo fondamentale. Il recente vertice della UE a Bruxelles ha stabilito la strada per entrambe. Ha dettato misure d'austerità punitive per Grecia ed Italia ed ha subordinato il bilancio greco al controllo della "troika"l'Unione Europea, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea. Allo stesso tempo, non ha escluso l'uscita della Grecia dalla zona euro.

La cancelleria della Merkel ha già preparato degli studi sulle implicazioni finanziarie di tale passo e se un paese lascia la zona euro, difficilmente sarà possibile evitare l'esodo di altri.

Ancora un'altra linea di faglia nella UE è stata approfondita dal vertice di Bruxelles. La sua decisione di coordinare le politiche finanziarie ed economiche dei 17 paesi dell'euro più strettamente e di formare qualche sorta di governo economico marginalizzerà i dieci stati membri della UE che restano al di fuori della zona euro. Viene preparata la divisione dell'Europa in un centro dominato dalla Germania e dalla Francia ed una imponente periferia. Londra, in particolare, ha protestato aspramente contro questo passo.

L'Unione Europea si trova di fronte ad un dilemma insolubile. Se l'euro viene meno, la UE si smembra. Ma se l'euro viene tenuto in vita da un'Europa del centro dominata dalla Germania o da Germania e Francia, anche questo porterà alla disintegrazione dell'Europa. In entrambe i casi il risultato sarà la balcanizzazione dell'Europa ed una ricaduta nel tipo di conflitti nazionali che nel secolo scorso hanno provocato due guerre mondiali.

Molto tempo fa i marxisti hanno anticipato il disfacimento dell'Unione Europea. Negli anni '20, Leon Trotsky, che considerava una necessità urgente l'unificazione dell'Europa, pubblicò diversi articoli sull'argomento. Notò che era impossibile unificare l'Europa su base capitalista perché la proprietà capitalista è legata inseparabilmente allo stato-nazione. La borghesia, in conflitto con la classe lavoratrice ed in competizione con i suoi rivali internazionali, ha bisogno dello stato nazione per difendere i suoi interessi di classe e senza di esso non può farlo.

In un articolo pubblicato nel 1923 dalla Pravda, Trotsky scrisse: "L'Europa non può svilupparsi economicamente all'interno dello stato ed alle frontiere doganali imposte a Versailles. L'Europa è obbligata a rimuovere queste frontiere o ad affrontare la minaccia di completa decadenza economica. Ma i metodi adottati dalla borghesia dominante per superare le frontiere stesse che aveva creato stanno soltanto incrementando il caos esistente ed accelerando la disintegrazione".

Nel 1989, quando in Europa Orientale i regimi stalinisti stavano vacillando e venivano ampiamente promosse le illusioni su una prospera Europa capitalista, il Comitato Internazionale della Quarta Internazionale scrisse nel suo Manifesto Elettorale Europeo: "Il mercato unico europeo non significa l'unità dell'Europa. Del tutto all'opposto, crea soltanto l'arena per le più potenti conglomerate europee, che in questo secolo hanno già combattuto due guerre mondiali, per rinnovare la loro lotta per la dominazione europea. Si accompagna con una nuova ondata di concentrazione e monopolizzazione di capitale ed innalza a nuove sommità le esistenti contraddizioni politiche, economiche e sociali".

I recenti eventi hanno confermato pienamente questa analisi.

Gli avanzamenti compiuti nell'integrazione economica dell'Europa durante la seconda metà del 20° secolo sono stati il risultato di circostanze storiche straordinariela soppressione della lotta di classe da parte dello stalinismo e della socialdemocrazia e l'immensa potenza economica degli Stati Uniti, che hanno fornito le basi per il risveglio dell'economia europea devastata dalla guerra con il Piano Marshall e l'istituzione del dollaro come la valuta di riserva mondiale. Anche il fronte comune contro l'Unione Sovietica nella Guerra Fredda ha contribuito a saldare assieme le potenze europee occidentali.

Ma anche il più economicamente potente stato-nazione non poteva fornire una struttura durevole ed attuabile per lo sviluppo progressivo dell'economia mondiale. Il tentativo degli Stati Uniti per ricostruire il capitalismo mondiale sotto la loro tutela e dominazione ha soltanto creato le condizioni per l'ascesa di rivali potenti in Europa ed Asia ed il suo stesso declino.

Comunque, i contrastanti interessi nazionali non sono mai stati superati. Piuttosto, il processo di integrazione europea è proceduto generalmente in conformità agli interessi nazionali di tutti quelli coinvolti: la Germania ha ottenuto un più facile accesso ai mercati d'esportazione; la Francia ha ottenuto un mezzo per controllare il suo tradizionale nemico tedesco; la Gran Bretagna ha ottenuto l'accesso al mercato europeo dopo la fine del suo impero mentre ha mantenuto il ruolo speciale della City di Londra. Ora, il declino economico degli USA e la crisi finanziaria internazionale stanno risuscitando gli antagonismi nazionali in Europa.

I sostenitori di un'Europa unita sotto gli auspici della UE hanno spesso fatto un'analogia con gli USA. Ma gli Stati Uniti d'America sono il prodotto di due rivoluzionila Guerra d'Indipendenza del 18° secolo e la Guerra Civile nel 19° secolo. Entrambe sono state guidate da ideali progressisti che hanno ispirato milioni di personela sovranità nazionale e l'abolizione della schiavitù.

Per contrasto, il progetto UE non aveva mai avuto uno scopo più elevato della libera circolazione delle merci e dei capitali. E' iniziato come Comunità del Carbone e dell'Acciaio ed è arrivato al suo apogeo con il mercato unico e la valuta comune. La sua mancanza di sostegno popolare è divenuta evidente nel 2005, quando gli elettorati francese ed olandese hanno respinto la bozza di costituzione europea a causa del suo orientamento neoliberista, di destra.

La crisi finanziaria internazionale ha svelato l'incompatibilità della UE con gli interessi fondamentali dei propri abitanti che tutti possono vedere. L'Unione Europea non permette alternative democratiche e progressiste. La scelta tra l'euro ed una valuta nazionale, tra la UE e la sovranità nazionale, è una scelta tra alternative reazionariela dittatura diretta del capitale finanziario o la sua dittatura indiretta per mezzo della balcanizzazione del continente.

La vera alternativa è tra un'Europa capitalista ed una socialista. La crisi attuale pone le crude alternative tra rivoluzione sociale o discesa nella guerra, nella depressione e nella dittatura.

Senza spezzare la presa di ferro dei mercati finanziari, espropriare le banche, le conglomerate aziendali e le fortune private e metterle al servizio della società nel complesso, non vi è nessuna soluzione. La linea divisoria in Europa non è tra greci e tedeschi, portoghesi e francesi o irlandesi e britannici, è tra la classe lavoratrice che viene costretta a pagare la crisi e l'aristocrazia finanziaria che continua ad arricchirsi, assieme ad i suoi scagnozzi nella UE, nei governi nazionali ed in tutti i partiti dell'establishment.

Peter Schwarz