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Nel Regno Unito livelli di povertà degli anni  '30

di Robert Stevens
15
dicembre 2014

 

Questo mese, la dichiarazione d'autunno del governo del Regno Unito ha annunciato tagli che ridurranno drasticamente la spesa pubblica indietro a dove era negli anni '30, prima che avesse origine lo stato sociale.

La scala dei tagli richiesti per ridurre la spesa pubblica ad attorno al 35% del PIL sono stati descritti dall'Institute for Fiscal Studies come "colossali". L'elite dominante in Gran Bretagna intende attuare un'offensiva contro la classe lavoratrice simile a quella della Grecia, dove la famiglia media ha visto cadere i suoi guadagni medi di quasi il 40% dal crollo finanziario globale del 2008.

Commentando i piani del Cancelliere conservatore George Osborne, un economista della banca RBS ha affermato che "Le precedenti proiezioni di spesa sembravano scoraggianti", ma le "cifre aggiustate danno l'impressione di cercare bruciare la terra bruciata" (enfasi aggiunta).

Sono stati prodotti molti rapporti che documentano l'impatto della riduzione selvaggia sui livelli di vita già colpiti di milioni di lavoratori, giovani e pensionati nel corso degli ultimi sei anni.

L'ultimo, pubblicato venerdì dall'International Labour Organisation (ILO), ha riconosciuto che in tre anni fino al 2013 i lavoratori  britannici hanno subito la caduta maggiore nei salari reali di tutti i principali paesi del G20. Sono calati più nettamente che in ogni epoca da quando nel 1964 dono iniziate le registrazioni. I salari reali dei lavoratori del Regno Unito sono calati ancora più velocemente che in Portogallo, Spagna e Irlandapaesi costretti dal 2008 dal Fondo Monetario Internazionale e dall'Unione Europea ad imporre estesi pacchetti di austerità. Soltanto i salari dei lavoratori greci sono precipitati più velocemente di quelli del Regno Unito.

Ogni anno la Joseph Rowntree Foundation (JRF) presenta un rapporto annuale "che controlla la povertà e l'esclusione sociale" nel Regno Unito. L'ultimo specifica che 13 milioni di persone vivono in povertà, quasi un quarto della popolazione.

La JRF osserva che "I redditi medi sono calati del 9% tra il 2007/08 ed il 2012/13 sulla misura dopo il costo dell'alloggio".

Di fatto, ancora più gente è in povertà, ma questo incluso nel generale calo dei salari.

Il JRF spiega che "Questo calo ha un effetto sull'analisi in questo rapporto. La misura della povertà che utilizziamo, che deriva dalla definizione di povertà come essere una condizione in cui le persone sono molto al di sotto delle norme della vita quotidiana, è stabilita in relazione al reddito medio (mediano). Come questa media diminuisce, così fa la soglia di povertà, di modo che questa soglia ora è del 9% inferiore di quanto lo era nel 2007/08. Pertanto, mentre nel Regno Unito vi sono 13 milioni di persone in povertà, ve ne sarebbero 3 milioni in più se usassimo la soglia di povertà del 2007/08" (enfasi aggiunta).

Milioni di lavoratori hanno affrontato un disastrosa calo dei salari ed ora sono classificati come far parte dei "poveri lavoratori" crescenti. Questo fenomeno viene osservato dal JRF, che registra che la metà di tutti coloro in povertà vive in una famiglia con almeno un salariato.

Dal 2008/09, , dichiara il rapporto, "più del 45% della povertà è stata in famiglie di lavoratori".

Uno su cinque dei poverissimi è un adulto in età lavorativa senza figli. Il rapporto ha scoperto che 1,1 milioni di adulti in età lavorativa in povertà non lavorano soli, ma vivono con un partner che lavora. Osserva che "Tra i bambini in povertà la maggior parte (2,2 milioni) è in una famiglia di lavoratori. Di questi, 850.000 sono in una famiglia dove tutti lavorano; vale a dire una in cui tutti gli adulti hanno un lavoro pagato. Un numero molto più alto, 1,3 milioni, sono in una famiglia dove un adulto lavora e gli altri no. I rimanenti 1,4 milioni di bambini in povertà vivono in una famiglia senza lavoro".

Dal 2008 il numero di persone costrette a realizzare con difficoltà un'esistenza con lavori sottopagati è salito sostanzialmente, con il rapporto della JRF dello scorso anno che ha trovato che attorno a 5 milioni di persone sono pagate al di sotto del minimo vitale (stabilito lo scorso anno a £7,40 l'ora). Molti erano al salario minimo, che lo scorso anno era a £6,31 l'ora.

Il JRF osserva che "Tra coloro attualmente al lavoro che un anno fa erano disoccupati, attorno ai tre quinti sono pagati meno del minimo vitale, attorno a tre volte la media per tutti coloro al lavoro. Ciò che questo suggerisce è una grande porzione dei poveri al lavoro quest'anno erano i poveri senza lavoro dello scorso anno. Dato che soltanto un quinto dei dipendenti malpagati hanno lasciato completamente dieci anni fa il lavoro malpagato, anche loro potrebbero essere i lavoratori poveri dell'anno prossimo".

Un altro rapporto pubblicato quest'anno rivela che i salari sono calati ancora di più, con i giovani pagati ora in termini reali lo stesso che nel 1988.

Dato un mercato del lavoro basato su retribuzioni al livello più basso ed al fatto che molti lavorano a zero ore e con altri contratti insicuri, il rapporto JRF dello scorso anno ha stabilito che "il movimento dentro e fuori del lavoro è consistente—4,8 milioni di persone diverse ha affermato la Job Seeker’s Allowance (JSA)—negli ultimi due anni".

Come risultato di un decennio di crescente disuguaglianza sociale, la povertà infantile è permanentemente consolidata. Basata su cifre raccolte nel 2013, la JRF ha scoperto che uno dei distretti di Londra, Tower Hamlets, con una popolazione di oltre 250.000 abitanti, aveva il 49% di bambini che vivono in povertà.

Il rapporto aggiunge che "le prossime zone più alte erano i suoi vicini, Newham e Hackney. La zona più alta fuori Londra era Manchester, al 39%, con Birmingham, al 37%, non molto indietro".

Ogni parte del Regno Unito era afflitta. Secondo il rapporto, "Quelle autorità locali dove la povertà infantile è sopra il 30% comprende Liverpool, Glasgow, Hull, Cardiff, Derry e Newcastle: quasi tutte le città principali del Regno Unito e un gran numero di distretti di Londra hanno più del 30% di povertà infantile".

Questo decennio fino al 2013 ha visto impennarsi del 30% il costo della vita, sulla base dell'indice dei prezzi al consumo. Con questa media, alcune necessità fondamentali della vita sono aumentate astronomicamente, inclusi elettricità, gas ed altri carburanti, che "dal 2003 sono aumentati di più del 150% e le bollette domestiche dell'acqua sono salite del 70%. Il costo del trasporto pubblico è aumentato dell'88% e del trasporto privato del 63%".

Nello stesso periodo, i prezzi degli alimentari e delle bevande, alcool escluso, sono saliti complessivamente del 47%.

Milioni di persone sono costrette a fare affidamento sui pagamenti dello stato sociale, il cui valore reale cade costantemente poiché non sono saliti con l'inflazione. Il rapporto ha trovato che "A livello individuale, il valore dei sussidi verificati sulle condizioni economiche negli ultimi cinque anni non è aumentato".

I sussidi pensionistici in termini reali "sono indietro a dove si trovavano dieci anni fa", mentre i sussidi per figli sono "sono i più bassi di quanto lo siano dal 2007". I sussidi verificati sulle condizioni economiche, aggiustati con l'inflazione, "per una coppia in età lavorativa non sono stati così bassi dal 1979".

Coloro i cui posti di lavoro e la vita sono stati distrutti hanno affrontato la punizione più crudele e sadica di avere "sanzionati" e sospesi anche il loro misero pagamento della Job Seeker’s Allowance, lasciandoli senza nessun reddito, secondo la legislazione introdotta nel 2012. Secondo il Citizens Advice Bureau, la durata media di una sanzione era di otto settimane, ma possono durare fino a tre anni.

La JRF osserva che "nel 2013/14, il numero di persone a cui la JSA è stata sospesa per non essersi conformate ai termini del loro 'impegno di reclamante'a cui ci si riferisce comunemente come ad una sanzioneè salito a 800.000, il livello più alto di sempre. L'anno prima, la cifra era di 740.000, essa stessa un record".