L'USAID in Bolivia e Venezuela: la sovversione silenziosa
Mercoledì 12 settembre 2007
di Eva Golinger
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Il governo degli Stati Uniti ha quasi perfezionato un metodo di intervento che è in grado di penetrare ed infiltrare tutti i settori della società civile di un paese che ritiene essere di interesse economico e strategico. Nel caso del Venezuela, questa strategia ha cominciato a prendere forma nel 2002, con l'aumento del finanziamento a settori dell'opposizione tramite il National Endowment for Democracy (NED) e l'apertura di un Ufficio per le iniziative di transizione (OTI) dell'USAID a Caracas. Questi sforzi sono stati capaci di realizzare il consolidamento di un movimento di opposizione durante quei momenti, che, nonostante il fallimento del colpo di stato, è stato in grado i provocare gravi danni all'industria petrolifera ed all'economia nazionale per via del sabotaggio economico e di una "fermata" dei dirigenti e dei proprietari di imprese. In seguito alla divisione nell'opposizione, la strategia diresse in un'altra direzione la sua principale attenzione verso le comunità povere, i settori 'chavisti', i media e le necessità dell'interno del paese. L'ambasciata USA a Caracas ha aperto una serie di "consolati satelliti" (Angoli Americani) in cinque stati per tutto il paese – senza l'autorizzazione del Ministero delle Relazioni Estere – ha una presenza ufficiale in regioni considerate importanti per la visione energetica di Washington. Questi stati, Anzoátegui, Bolívar, Lara, Monagas e Nueva Esparta (Margarita) sono ricchi di petrolio, minerali ed altre risorse naturali che gli USA cercano di controllare. Queste centrali USA hanno trovato degli spazi all'interno di associazioni di avvocati e consigli municipali controllati dall'opposizione e continuano a fungere da centri di propaganda, cospirando contro la rivoluzione bolivariana. L'attività dell'USAID e del suo OTI in Venezuela ha portato ad una sempre più profonda sovversione controrivoluzionaria nel paese. Fino al giugno 2007 sono state concesse più di 360 "borse di studio" ad organizzazioni sociali, partiti politici, comunità e progetti politici in Venezuela attraverso la Development Alternatives Inc. (DAI), una società appaltata dall'USAID, che ha aperto un ufficio nella zona di El Rosal a Caracas nel giugno 2002. Dal centro di Caracas, la DAI/USAID ha dato più di 11.575.509 dollari a questi 360 gruppi e progetti in Venezuela, in base al programma "Iniziative in Venezuela per la costruzione della fiducia” (VICC). La maggioranza dei programmi finanziati dalla DAI puntano (secondo i suoi documenti) sul "dialogo politico, il dibattito pubblico, la partecipazione dei cittadini e l'addestramento e la capacitazione di leader democratici". Le organizzazioni partecipanti e finanziate comprendono Súmate, Primero Justicia (Prima la Giustizia), Un Nuevo Tiempo (Una Nuova Era), la Alcaldía de Chacao (Sindaco di Chacao), Liderazgo y Visión (Leadership e Visione), Los del Medio (Quelli del mezzo), Convive, Transparencia Internacional (Trasparenza Internazionale), Instituto Prensa y Sociedad (Istituto Media e Società), Queremos Elegir (Vogliamo scegliere), la Universidad Metropolitana (Università Metropolitana) ed altri gruppi generalmente legati al settore dell'opposizione. L'USAID-OTI ha finanziato anche i partiti politici di opposizione, come Primero Justicia (Prima la Giustizia), Un Nuevo Tiempo (Una Nuova Era), Acción Democrática (Azione Democratica), COPEI, MAS (Movimento verso il socialismo) tra gli altri, attraverso le sue sezioni internazionali dei partiti USA: l'International Republican Institute (IRI) ed il National Democratic Institute (NDI). Dal 2002 sono stati investiti più di sette milioni di dollari come "assistenza tecnica" a questi partiti dell'opposizione in Venezuela da parte dell'USAID, assieme all'IRI ed al NDI. I cosiddetti "difensori dei diritti umani" in Venezuela e le ONG (organizzazioni non governative), ricevono gran parte dei loro finanziamenti attraverso la Freedom House, un altro gruppo appaltato dall'USAID-OTI in Venezuela. La Freedom House ha sponsorizzato eventi come "Le minacce alla libertà di espressione nel 21° secolo" con la partecipazione di Marcel Granier, presidente della stazione televisiva golpista RCTV, assieme a Karen Hughes, vicesottosegretario di stato per la Diplomazia Pubblica e gli Affari Pubblici (l'ufficio propaganda del Dipartimento di Stato che soprintende a Voice of America ed altri media propagandistici che arrivano da Washington) e la congressista USA Ileana Ros-Lehtinen (R-FL, Repubblicana- Florida). La Freedom House finanzia pure istituzioni degli USA, come il Centro Internazionale per il Conflitto Non Violento (ICNVC) che impartisce corsi sulle tecniche di "resistenza" di Gene Sharp e che ha consigliato movimenti giovanili e studenteschi in Serbia, Ucraina, Georgia, Bielorussia e Venezuela. Il suo presidente nel periodo 2003-2005 era James Woolsey, ex direttore della CIA, ed il suo attuale presidente, Peter Ackerman, è un banchiere multimilionario che ha sponsorizzato i "cambiamenti di regime" in Serbia, Ucraina e Georgia attraverso l'Albert Einstein Institute ed il suo ICNVC. Il figlio di Ackerman ha partecipato al massacro del popolo iracheno a Fallujah. L'ultima società ad essere appaltata dall'USAID in Venezuela è stata la Fondazione per lo Sviluppo Panamericano (PADF), la cui missione è di "appoggiare la società civile". La PADF ha assegnato 937.079 dollari a 14 ONG venezuelane dalla fine del 2006. Per ora, i nomi di questi gruppi sono sconosciuti.
Gli untimi rapporti pubblici dell'USAID
indicano che nell'agosto del 2007 ha organizzato una conferenza con
50 sindaci da tutto il paese per affrontare la questione del
"decentramento" e delle "reti popolari". Questo problema pare
moltissimo come il progetto che Leopoldo Lopez, sindaco
dell'opposizione di Chacao, promuove attualmente. Il programma
dell'SAID in Venezuela promette di continuare nei suoi sforzi per
"rafforzare la società civile ed i partiti politici", "promuovere il
decentramento ed i consigli municipali" e "educare difensori dei
diritti umani". Il Congresso USA ha già approvato 3,6 milioni di
dollari per questo ufficio in Venezuela per l'anno 2007-8, il che
indica che questa sovversione continuerà ad aumentare e minacciare
la rivoluzione bolivariana. Ma il Venezuela non è l'unico bersaglio della sovversione e dell'intervento USA tramite l'USAID ed i suoi milioni di dollari versati nei finanziamenti ai movimenti di opposizione. Nel marzo del 2004, l'USAID ha aperto un altro Ufficio per le iniziative di transizione (OTI) in Bolivia, pretendendo per aiutare a "ridurre le tensioni in zone di conflitto sociale ed aiutare il paese con la preparazione per eventi elettorali". In questo caso, l'USAUD ha appaltato la società USA Casals & Associates, Inc. (C&A) per gestire gli oltre 13,3 milioni di dollari che aveva già concesso a 379 organizzazioni, partiti politici e progetti in Bolivia. la C&A recita in Bolivia la parte che la DAI recita in Venezuela, e, proprio come la DAI, la C&A è una società con grossi contratti con il Dipartimento della Difesa, l'esercito USA, la marina USA, il Dipartimento dell'Energia, il Consiglio di controllo delle trasmissioni, la Voice of America, l'Ufficio per le trasmissioni (di propaganda) verso Cuba, il Dipartimento della Sicurezza Interna, il Dipartimento di Stato e molti altri. Fino ad oggi, la C&A ha operato nell'esecuzione di programmi di intervento per le diverse agenzie di Washington in più di 40 paesi in tutto il mondo, compresi Albania, Armenia, Bolivia, Colombia, Repubblica Dominicana, El Salvador, Guatemala, Madagascar, Malawi, Messico, Nicaragua, Panama e Paraguay. In Bolivia, l'USAID-OTI ha concentrato i suoi sforzi nel combattere ed influenzare l'Assemblea Costituente ed nel separatismo delle regioni ricche di risorse naturali, come Santa Cruz e Cochabamba. La maggior parte dei 13,3 milioni di dollari è stata data ad organizzazioni e programmi operanti verso il "rafforzamento dei governi regionali", con l'intenzione di indebolire il governo nazionale di Evo Morales; "creando collegamenti tra gruppi indigeni e strutture democratiche", "offrendo opportunità economiche e sviluppo comunitario"; "educazione civica per i leader emergenti" e "la diffusione dell'informazione". I nobili soggetti di questi programmi indicano che Washington sta cercando di soffocare il potere nazionale di Evo Morales in Bolivia, penetrare ed infiltrare le comunità indigene, che costituiscono la maggioranza del paese, promuovere il modello capitalista ed avere autorità sui mass media, sostenere la propaganda pro-USA, pro-capitalista ed antisocialista. Il programma dell'USAID-OTI in Bolivia appoggia apertamente l'autonomia di alcune regioni, come Santa Cruz, Beni, Pando e Tarija e promuove di conseguenza il separatismo e la destabilizzazione del paese e del governo di Evo Morales. Anche il National Endowment for Democracy (NED), un altro degli organismi finanziari di Washington, che promuove la sovversione e l'intervento in più di 70 paesi in tutto il mondo, compreso il Venezuela, finanzia gruppi in regioni come Santa Cruz, che lottano per il separatismo. L'attuale ambasciatore USA in Bolivia, Philip Goldberg, è un esperto in questioni di separatismo, essendo stato il capo della missione USA nella ex Jugoslavia che è stata divisa in due paesi: Bosnia and Serbia, con l'"aiuto" degli USA. Il governo di Evo Morales ha già denunciato pubblicamente questa sovversione tramite l'USAID in Bolivia, informando il governo USA che deve obbedire alle leggi del paese o scegliere di andarsene. "La porta è aperta", ha recentemente dichiarato il portavoce del governo boliviano, facendo riferimento all'intervento USA nel suo paese. Tuttavia, Washington non se ne andrà così facilmente. Questa rete di intervento e sovversione non sarà sradicata così facilmente. Il presidente Chavez nella sua riforma costituzionale ha proposto un cambiamento all'art. 67 che includa la proibizione del finanziamento di gruppi con scopi politici e di campagne politiche da parte di entità pubbliche o private straniere. E' essenziale definire il concetto di "scopi politici", poiché in molti casi, le ONG ed i gruppi che operano per i diritti umani tenterebbero di evitare di essere classificati come organizzazioni con motivi "politici". Ma nessuno può negare che i diritti umani siano fondamentalmente una questione politica ed è il terreno, più di ogni altro, dove oggi si nasconde la sovversione di Washington, utilizzando le ONG come copertura. Ciò che è chiaro è l'urgente necessità di sviluppare strategie per ostacolare e rimuovere questa sovversione in Venezuela, Bolivia ed in tutti i nostri paesi fratelli oggi nel mirino dell'impero e che combattono per esprimere la loro volontà e la loro sovranità.
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