In Defence of
Marxism

 

 

Il reddito universale di base: sogno utopistico o incubo libertario?

Adam Booth

10 febbraio 2017

 

Il reddito universale di base [reddito di cittadinanza, n.d.r.] (o UBI), un pagamento incondizionato a tutti i cittadini, in tempi recenti è diventato parte di uno zeitgeist economico, abbracciato da sostenitori di entrambe la sinistra e la destra come soluzione ai sintomi ed alle ferite del sistema capitalista dominato dalle crisi.

John McDonnell, il veterano della sinistra laburista e Cancelliere Ombra, recentemente ha annunciato che lui e la sua squadra stanno esplorando l'idea come pezzo centrale del programma economico del Labour. Oltremanica, Benoît Hamon, il cosiddetto "Corbyn francese" e candidato presidenziale del partito socialista, se eletto ha promesso un UBI. Nel frattempo, la possibilità di un UBI ha guadagnato trazione persino in India, dove la politica è stata seriamente suggerita come una semplice alternativa alla complessa ragnatela di provvedimenti sul welfare attualmente in offerta.

Ma quale sarebbe il reale impatto dell'UBI? Perché è improvvisamente salito in rilievo come una richiesta nei pochi anni passati? E, in maniera più importante, chi sta realmente sollevando la proposta e nell'interesse di chi?

La corsa contro la macchina

Su Henry Ford II viene raccontata una storia apocrifa che mostra Walter Reuther, il leader veterano della United Automobile Workers, attorno ad uno stabilimento automobilistico da poco automatizzato.

"Walter, come farai a far pagare i tuoi contributi sindacali a quei robot", lo punzecchiò il capo della Ford Motor Company.

Senza saltare un battito, Reuther replicò: "Henry, come farai a far comprare loro le tue automobili"? (The Economist, 4 novembre 2011)

Probabilmente la storia sopra raccontata è romanzata. Nondimeno, oggi attinge ed evidenzia da una preoccupazione molto reale e grave tra i commentatori borghesi più sagaci la minaccia della "disoccupazione tecnologica" la cosiddetta "corsa contro la macchina”.

Lungi dall'accogliere gli avanzamenti nella moderna tecnologia ed il vasto potenziale per liberare l'umanità che l'automazione offre, oggi il passo rapido dello sviluppo tecnologico viene visto come una forza pericolosa ed incontrollabile che potrebbe rendere obsolete in un futuro non troppo distante vaste fasce della classe operaia e persino della classe media.

Chi, in questo scenario, si chiede l'aneddoto di cui sopra, acquisterà tutta la pletora di merci che le immense forze produttive dell'economia mondiale continuano a produrre a getto continuo?

Sopra tutto, questa questione dell'automazione e del macchinario ha iniziato a far risplendere una luce sulle contraddizioni del sistema capitalista, rivelando l'assoluta ipocrisia di quei politici che domandano austerità ed attaccano la gente comune, mentre nello stesso respiro venerano gli "imprenditori" miliardari che, tra soltanto otto di loro, controllano tanta ricchezza quanto metà della popolazione mondiale messa assieme.

A coloro che hanno occhi per vedere sta diventando sempre più chiaro che un esercito di robot ha contribuito a creare un "esercito di riserva di lavoratori", come lo ha descritto Marx: una massa di disoccupati la cui presenza mette una pressione verso il basso ai salari di quelli al lavoro. Quelli rimpiazzati dalla nuova tecnologia non vengono riqualificati o rieducati per dare loro le abilità richieste per tenersi al passo con questo routine di lavoro in continua accelerazione del capitalismo; invece, vengono gettati nel mucchio dei rifiuti e costretti in una gig economy che si espande rapidamente un inferno indistinto di auto-occupazione fasulla, lavoro insicuro e contratti a zero ore.

Il risultato è che, nonostante l'assortimento di automazione e di tecnologia schierate nella produzione, la crescita della produttività attraverso l'economia è realmente andata in stallo; è più a buon mercato, dal punto di vista del capitalista parassita profittatore, reclutare dalle fila del "precariato" che cerca disperatamente un posto di lavoro che investire in macchinario che davvero riduce il bisogno di lavoratori. Quindi, dalla prospettiva del capitalismo, vi sono entrambe "troppa" automazione in termini di "disoccupazione tecnologica" e, simultaneamente, "troppo poca", con la stagnazione della produttività.

Il sistema è guasto

E' in questo contesto di una macchina economica guasta che vediamo l'emergere della richiesta di un "reddito universale di base", o UBI: un pagamento uniforme dato a tutti nella società, senza riguardo per la ricchezza o i bisogni.

In teoria, l'idea dietro all'UBI è che romperebbe il collegamento tra il lavoro e la retribuzione, fornendo da una parte ai lavoratori che sono stati dichiarati in soprannumero dai robot una rete di sicurezza che impedisca loro di essere bloccati in posti di lavoro malpagati e precari, mentre permetterebbe anche loro il passaggio da industrie obsolete in nuovi e più produttivi settori. E dall'altra parte consentirebbe ai capitalisti di investire in automazione e nuova tecnologia senza l'ansia morale (o, in modo più importante, la preoccupazione pratica) di aggiungere alla legione di disoccupati della società. Et voilà! Le ruote del capitalismo sono bene ed accuratamente ingrassate: gli investimenti salgono, la produttività aumenta, l'economia cresce e nel frattempo i lavoratori sono in grado di trasferirsi agevolmente da un posto di lavoro ad un altro per il resto della loro vita.

Fosse così semplice. La realtà è che oggi gli investimenti produttivi sono al minimo storico, non a causa di nessuna inquietudine di principio sul destino dei lavoratori licenziati, ma a causa dell'enorme livello di sovrapproduzione  o "capacità in eccesso" come eufemisticamente la descrivono i borghesi  che è sospesa come un albatros attorno al collo dell'economia globale. I capitalisti investono, non per procurare posti di lavoro, per soddisfare bisogni o per sviluppare le forze produttive, ma per fare profitti. Se i beni non possono essere venduti perché le famiglie comuni non hanno il denaro per acquistarle, allora l'industria sarà messa in naftalina. E se i padroni possono ottenere più profitto da dieci lavoratori sfruttati che da una lucente nuova macchina, allora i lavoratori resteranno al posto e la produttività rimarrà stagnante.

Effettivamente, la relazione tra lavoro e retribuzione è già stata rotta ma non in nessun senso positivo. In tutti i paesi - sia nei paesi capitalisti avanzati che nelle cosiddette economie "emergenti" la quota di ricchezza che va al lavoro è diminuita, con i salari reali che rimangono stagnanti nonostante un incremento del PIL. La settimana lavorativa diventa più lunga e tuttavia la retribuzione netta rimane la stessa.

Nell'interesse di chi?

Nonostante essere stata lanciata sulla base di premesse fondamentalmente false, la richiesta di un UBI ha tuttavia trovato un'eco in quest'epoca di scioccante disuguaglianza. Degli esperimenti sociali ed economici coinvolgenti gli UBI sono già in moto in una varietà di paesi, compresi Canada, Finlandia, ed Olanda. In Svizzera, la proposta di un UBI di SFr30.000 l'anno (circa £24.000 annue) è stata respinta in un referendum il 5 giugno 2016 dal 77% contro il 23%. Nel frattempo, in Gran Bretagna la domanda di un UBI è stata sollevata dalla leadership di entrambe il Partito Laburista ed i Verdi.

Pero coloro a sinistra, l'UBI viene proposto come una richiesta progressista: una rete di sicurezza rinforzata, oltre la fasciatura dell'attuale stato sociale, finanziato attraverso un'aumentata tassazione sulle grandi imprese e sui ricchi. Lanciata in questa maniera, è chiaramente una richiesta come ogni genuina riforma che dovrebbe essere sostenuta e per la quale lottare.

Tuttavia, l'UBI non è una misura intrinsecamente di sinistra o progressista. Infatti, l'idea di un pagamento universale, ha molti sostenitori nella destra libertaria. Effettivamente, anche prominenti economisti borghesi come Milton Friedman hanno fatto proposte simili in passato, con la sua idea di una "imposta negativa sul reddito”.

Allo stesso tempo, si può chiaramente vedere l'attrazione dell'UBI per i liberali schumpeteriani che predicano le virtù della mano invisibile e delle potenti forze trasformative di "distruzione creativa". Fornire una rete di sicurezza primitiva, sradicare "barriere" alla creazione di posti di lavoro come il salario minimo e dare mano libera all'anarchia del mercato per distruggere industrie e posti di lavoro, senza nessuna pianificazione o provvedere all'istruzione ed alla riqualificazione. E' un sogno libertario ed un incubo per la classe lavoratrice.

Nel frattempo, alcuni fanatici del libero mercato hanno persino sostenuto l'idea di un pagamento UBI relativamente grande, ma (e qui sta l'inganno) soltanto a condizione che dei fastidiosi servizi pubblici come l'assistenza sanitaria e l'istruzione siano demoliti, cioè privatizzati ed aperti al profitto.

Lungi dal rafforzare le conquiste compiute dalle precedenti generazioni, si può vedere come la richiesta di un UBI può essere allo stesso modo sollevata da coloro che cercano di ridurre e di distruggere queste conquiste. Piuttosto che incrementare lo stato sociale in maniera progressista ridistribuendo la colossale ricchezza della società, l'UBI potrebbe invece diventare una foglia di fico profondamente regressiva per un attacco in blocco e privatizzazione ai servizi pubblici, sostenendo il mercato capitalista invece di indebolirlo.

I marxisti lotteranno per ogni riforma che genuinamente migliori il livello di vita dei lavoratori e dei poveri. Ma, allo scopo di accertarci se possiamo appoggiare questa o quella richiesta, dobbiamo prima chiederci: è veramente una riforma quella che viene proposta oppure di fatto una controriforma?

Sotto questo aspetto, la richiesta in astratto di un UBI è senza senso. Il diavolo sta nei dettagli. Soprattutto, è necessario analizzare la questione da un punto di vista di classe e guardare chi sta sollevando la richiesta e in maniera più importante nell'interesse (di classe) di chi.

Chi paga?

Come con tutte queste riforme, la domanda più pertinente è: Da dove, ci si deve chiedere, viene il denaro? Effettivamente, è questo punto chiave che gli oppositori di destra dell'UBI evidenziano.

Lo scorso anno nel caso del referendum svizzero, il governo si oppose alle £24.000 annue che furono proposte, sulla base che questo ammontare non fosse possibile (tuttavia, per porre in prospettiva il livello proposto, tenete presente che in Svizzera il costo della vita è dolorosamente alto e che i salari medi sono attorno a due volte questo ammontare suggerito dell'UBI). In posti come la Finlandia, l'UBI "più ragionevole" suggerito è la miserabile somma di approssimativamente £5.700 annue un valore che sarebbero spiccioli per i milionari che lo ricevono (non dimenticate che, dopo tutto, è un pagamento universale incondizionato) ma questo in realtà lascerebbe peggio di prima i più poveri che attualmente contano sulle norme per indennità per verificate condizioni economiche.

Allo scopo di fornire un pagamento dell'UBI migliore di quello che in offerta attualmente attraverso lo stato sociale, sarebbero richiesti aumenti di imposte abbastanza significativi, come evidenzia l'Economist con alcune stime ipotetiche:

"Istituire un reddito di base non sarebbe una faccenda facile. Per pagare ad ogni adulto e ragazzo un reddito di circa £10.000 l'anno, un paese ricco come l'America avrebbe bisogno di alzare la quota di PIL raccolta con le tasse di quasi 10 punti percentuali e di cannibalizzare la maggior parte dei programmi di spesa non sanitari. I programmi più generosi richiederebbero ancora dei maggiori incrementi fiscali".

Prima di continuare, rendiamo cristallina una cosa: chiaramente il denaro per procurare un decente pagamento UBI per tutti esiste ed a livelli molto superiori a £10.000. Come è stato già osservato, secondo il recente rapporto Oxfam sulla disuguaglianza globale, appena otto miliardari possiedono tanta ricchezza quanto la metà più povera della popolazione mondiale. Nel frattempo, negli USA le grandi imprese siedono su un cumulo di contante inattivo di $1,9 trilioni.

Tuttavia, il problema non è economico, ma politico. Implementare un UBI genuinamente progressista costituirebbe il più ambizioso e radicale sconvolgimento del sistema redistributivo della tassazione da quando nel periodo post bellico è stato introdotto lo stato sociale dalla culla alla tomba. E, tuttavia, in un'epoca in cui tutte queste conquiste del passato sono sotto attacco dell'austerità, vediamo svariati ben intenzionati di sinistra che domandano l'UBI e propongono una sfida titanica al capitale, con enormi incrementi di imposte sui ricchi e le corporation.

Dovunque guardiamo, la socialdemocrazia ed il riformismo sono in ritirata come risultato della crisi del capitalismo. I governi di "sinistra" eletti, come Syriza in Grecia ed i "socialisti" di Hollande in Francia, lungi dall'attuare programmi di tasse e spesa progressisti, sono stati costretti dalla dittatura delle banche ad implementare tagli e controriforme. Ma non importa tutto ciò: il doppio o niente!

Utopia

Sotto questo aspetto, la richiesta di un UBI è soltanto l'ultima proposta utopistica da uno strato ingenuo della sinistra che immagina che l'austerità sia ideologica e che possiamo in qualche modo, certamente persuadere i ricchi e gli agiati a passare gentilmente e tranquillamente il denaro per il bene della società. Questo, alla radice, è ciò su cui contano e sperano i fautori dell'UBI: la benevolenza e la filantropia dei capitalisti e dei politici dell'establishment che li rappresentano.

Mentre sporadici multimilardari come Bill Gates possono bene concedere una piccola parte della loro vasta fortuna volontariamente per ragioni di beneficenza (e, persino allora, spesso soltanto come cinica bravata di PR), la classe capitalista nell'insieme in ultima analisi è in affari per fare un profitto. E non apprezza e mai lo ha fatto che la sua ricchezza privata le venga presa violentemente per finanziare il resto della società, di qui gli schemi quasi farseschi di elusione fiscale nei quali sono scandalosamente coinvolte le più grandi imprese mondiali. come ha dichiarato enfaticamente Warren Buffett, il famoso investitore miliardario, dopo avere notato che paga meno imposte della sua receptionist: “d'accordo, c'è la guerra di classe, ma è la mia classe, la classe dei ricchi, che sta facendo la guerra e stiamo vincendo"!

Nuovamente, dovremmo sottolineare che la ricchezza nella società per finanziare un sistema UBI genuinamente progressista si trova certamente lì. Ma l'unico modo nel quale una simile riforma sarebbe mai introdotta in qualche maniera significativa è se i capitalisti si sentano minacciati al punto da temere di perdere tutto; vale a dire, se la lotta di classe raggiungesse tali intensi ed accresciuti livelli che le elite dominanti offrirebbero riforme dall'alto per impedire la rivoluzione dal basso. E, persino allora, in una simile situazione, la domanda non dovrebbe essere per l'UBI, ma per la rivoluzione socialista!

Se la richiesta di un UBI si deve porre e per la quale la sinistra deve combattere, allora così non può farsi in una maniera separata dalla questione della lotta di classe. Non possiamo fare affidamento sull'altruismo dei ricchi e sulla compassione dello stato capitalista, l'essenza del quale come ha spiegato Engels ed ha sottolineato Lenin  consiste di "corpi speciali di uomini armati" a difesa della proprietà e degli interessi della classe dominante.

Perciò, particolarmente in un'epoca in cui dovunque i governi si prostrano davanti alla "mano invisibile" del mercato, è puro utopismo suggerire che i capitalisti saranno d'accordo nel consegnare lietamente e con calma la loro ricchezza per finanziare un UBI decente o che lo stato borghese sarebbe mai disposto ad iniziare ad intraprendere un simile compito.

Distribuzione vs produzione

Il principale limite della richiesta per un UBI progressista, come per tutte le richieste riformiste, è che trascura di porre la questione da una prospettiva di classe vale a dire, chi effettivamente possiede e controlla la ricchezza e la tecnologia della società e, in modo più importante, come è arrivato in primo luogo ad avere tale controllo.

Il problema dell'UBI (ed in generale di tutte le politiche riformiste), in altre parole, risulta dalla sua focalizzazione quasi esclusiva sulla questione della distribuzione, piuttosto che della produzione. Come commenta Marx nel suo Critica del programma di Gotha (un programma similarmente riformista ed utopistico proposto dai pari socialisti di Marx, i lassalliani):

"Completamente a parte dell'analisi finora data, in generale è stato un errore fare storie sulla cosiddetta distribuzione e mettere su di essa l'accento principale.

"Ogni distribuzione qualunque siano i mezzi di consumo è soltanto una conseguenza della distribuzione delle condizioni di produzione stesse. Tuttavia, l'ultima distribuzione è una caratteristica del modo di produzione stesso. Per esempio, il modo di produzione capitalista poggia sul fatto che le condizioni materiali di produzione sono nelle mani di non lavoratori sotto forma di proprietà del capitale e della terra, mentre le masse sono proprietari soltanto della condizione personale di produzione, ovvero forza lavoro. Se gli elementi della produzione sono così distribuiti, allora la distribuzione attuale dei mezzi di consumo risulta automaticamente. Se le condizioni materiali di produzione sono la proprietà cooperativa o dei lavoratori stessi, allora allo stesso modo lì risulta una distribuzione dei mezzi di consumo differente da quella attuale.

"Il socialismo volgare (e da esso a sua volta un settore dei democratici) ha rilevato dagli economisti borghesi la considerazione ed il trattamento della distribuzione come indipendente dal modo di produzione e di qui la presentazione del socialismo come rivolto principalmente alla distribuzione. Dopo che la vera relazione è stata da lungo tempo chiarita, perché regredire di nuovo"? (nostra enfasi)

Queste parole oggi risonano ancora più vere. Concentrandosi sulla questione della tassazione e delle ridistribuzione, i moderni leader del movimento laburista finiscono in realtà per mirare alla gente sbagliata, alienandosi la classe media con discorsi di imposte sui redditi e sulla proprietà personale, piuttosto che attaccare i super ricchi della classe capitalista, la cui ricchezza è legata a profitti e capitale spesso ben oltre la portata degli esattori delle imposte dello stato.

Quindi, l'enfasi per i socialisti, come sottolinea Marx, non dovrebbe essere su ridistribuire la ricchezza che è già stata creata nella società (attraverso tassazione e welfare ecc.), ma piuttosto sull'avere il controllo collettivo e democratico dei mezzi con i quali viene creata nuova ricchezza vale a dire, i mezzi di produzione. Se fosse implementato un simile piano razionale di produzione, allora le questioni di tassazione, eredità, ridistribuzione,  welfare e così via scomparirebbero rapidamente.

Per i marxisti, la questione della disuguaglianza, mentre importante, è secondaria. Alla radice, la nostra critica del capitalismo si trova principalmente non in questi sintomi di un sistema senile, ma con la sua malattia fondamentale: le leggi del capitalismo stesso; le barriere della proprietà privata, la competizione e la produzione per profitto, che si trovano sulla strada dello sviluppo delle forze produttive dell'industria e della scienza, della tecnologia e della tecnica e dell'arte e della cultura. Come ha commentato Leon Trotsky,il grande rivoluzionario e teorico russo, nel suo capolavoro marxista La rivoluzione tradita,

"Il male fondamentale del sistema capitalista non è la stravaganza delle classi possidenti, comunque disgustosa possa essere di per se stessa, ma il fatto che allo scopo di garantire il suo diritto alla stravaganza la borghesia mantenga la sua proprietà privata dei mezzi di produzione, condannando così il sistema economico all'anarchia ed alla decomposizione". (Leon Trotsky, La rivoluzione tradita, capitolo 1 )

Oggi vediamo questo "male fondamentale " di "anarchia e decomposizione" vividamente esibito dalla contraddizione di enormi cumuli di contante nelle mani della grande impresa accanto a livelli storicamente bassi di investimenti e di crescita stagnante della produttività; dall'assurdità del potenziale per l'automazione di massa accanto a timori di disoccupazione tecnologica; dalle preoccupazioni per l'inattività per milioni di persone, invece dello svago volontario per tutti.

L'UBI, per tutti i suoi tentativi di tappezzare le incrinature, non fa nulla per impedire questa anarchia del mercato e risolvere la crisi di sovrapproduzione che ha portato la società in questo vicolo cieco. In realtà, come hanno sempre enfatizzato i marxisti, nessun ammontare di riforme può districare queste fondamentali contraddizioni del capitalismo. Soltanto la trasformazione rivoluzionaria della società  può tagliare attraverso questo nodo gordiano.

"Salari per il lavoro domestico"

Particolarmente, vi sono inoltre delle femministe fautrici dell'UBI che sostengono la richiesta sulla base che un pagamento di questa natura sfiderebbe i concetti attuali sul lavoro, dimostrando il valore del lavoro attualmente non pagato, ma socialmente necessario, come il lavoro domestico. Ma la richiesta associata di "salari per il lavoro domestico" non è una richiesta socialista. I marxisti non desiderano che le donne (o gli uomini) siano compensati monetariamente per  il loro lavoro domestico  vale a dire, creare lavoratori salariati a casa accanto a lavoratori salariati sul posto di lavoro.

Invece, i marxisti desiderano eliminare completamente il concetto di lavoro domestico: portare questi compiti generalmente eseguiti privatamente fuori dalle mani delle famiglie individuali fuori dalle mura delle case isolate ed organizzare questi compiti socialmente necessari in maniera sociale, come parte di un razionale piano di produzione. Soltanto socializzando la questione dell'assistenza all'infanzia e dei lavori domestici e rimuovendo questo carico di lavoro dalle spalle delle donne della classe lavoratrice possiamo aspettarci di realizzare nella società una genuina uguaglianza di genere.

Come osserva Engels in Le origini della famiglia, della proprietà privata e dello stato:

"L'emancipazione della donna sarà possibile soltanto quando la donna prenderà parte alla produzione su una grande scala sociale ed il lavoro domestico non richiederà nell'altro che un ammontare insignificante del suo tempo. E soltanto ora questo è diventato possibile attraverso l'industria moderna su vasta scala, che non permette semplicemente l'impiego del lavoro femminile su ampia scala, ma lo domanda positivamente, mentre tende inoltre verso porre fine al lavoro domestico privato cambiandolo sempre più in un'industria pubblica". (Frederick Engels, Le origini della famiglia, della proprietà privata e dello stato, capitolo 9)

L'unica maniera per istigare il vero, permanente cambiamento nella società è quindi non di pagare le donne per il loro lavoro domestico ma di portare il lavoro domestico non salariato completamente al di fuori della casa individuale, per rendere questo lavoro un compito sociale che sia la responsabilità della società nel complesso ed in definitiva investire in nuovo macchinario ed in tecnologia che permetta a tutti noi di abolire del tutto questo lavoro.

L'invenzione delle macchine domestiche come il microonde, la lavastoviglie e la lavatrice ha contribuito a ridurre massicciamente i tempo necessario per i lavori domestici. Ora la sfida è di prendere questa tecnologia e metterla sotto controllo pubblico e democratico, di socializzare questi compiti come parte di un piano di produzione socialista e così liberare sia le donne che hli uomini che lavorano dal flagello del lavoro domestico.

Salari, reddito e UBI

Entro il capitalismo moderno, nel quale la classe lavoratrice è riuscita ad assicurarsi attraverso la lotta servizi finanziati pubblicamente, come l'NHS, ed uno stato del welfare, il "reddito" che un lavoratore riceve è effettivamente diviso in due parti: un salario pagato dal datore di lavoro in cambio della forza lavoro ed un "salario sociale" di indennità e servizi forniti pubblicamente che sono gratuiti al punto dell'utilizzo e forniti sulla base del bisogno senza che venga consegnata alcuna somma di denaro.

Sotto il socialismo, il rapporto tra queste due componenti muterebbe drammaticamente verso il secondo. Il "salario sociale" invisibile aumenterebbe ampiamente, mentre il salario pagato in cambio della forza lavoro sarebbe diminuito (in forme relative naturalmente il totale aumenterebbe come cresce la ricchezza della società). Invece di ricevere soltanto l'assistenza sanitaria senza che sia richiesta alcuna transazione monetari, trasporto, alloggio, elettricità, cibo, vestiario, ecc.: tutti questi e persino delle cose che attualmente sono considerate "articoli di lusso" potrebbero essere forniti senza nessuno scambio come parte di un piano di produzione socialista. Il concetto di valore diventerebbe gradualmente insignificante ed il sistema monetario svanirebbe.

Tuttavia con l'UBI viene introdotta una terza variante reddituale: a fianco del salario pagato e del "salario sociale", ora abbiamo anche il pagamento monetario incondizionato dell'UBI. Per coloro della destra libertaria che sono a favore dell'UBI, l'introduzione di questo pagamento universale agisce non per rafforzare l'elemento socialista del "salario sociale", ma per indebolirlo, (come discusso in precedenza) utilizzando l'UBI come un pretesto per aprire alla privatizzazione i servizi pubblici.

Similmente, l'introduzione dell'UBI potrebbe anche essere utilizzata per giustificare l'eliminazione di riforme importanti come il salario minimo, mettere i lavoratori indietro nella battaglia contro i padroni. Allora, lungi dall'erodere il potere del denaro e del mercato, l'UBI potrebbe servire per consolidare e sostenere queste forze.

Coloro a sinistra che più entusiasticamente e senza pensare domandano un UBI devono quindi stare attenti a ciò che desiderano. Nuovamente, piuttosto che abbracciare l'ambigue e dubbia richiesta dell'UBI, i leader del movimento dei lavoratori dovrebbero respingere avanti alla ribalta la richiesta della nazionalizzazione e del controllo dei lavoratori.

Per una società socialista

La maggiore ironia riguardante l'UBI è che quelli di sinistra che lo richiedono apertamente riconoscono tutte le evidenti contraddizioni presenti nella società capitalista, ma poi scelgono di ribaltare il problema, suggerendo ogni cosa eccetto che la soluzione stessa. Vedono l'irrazionalità della disoccupazione di massa accanto all'eccesso di lavoro, della disuguaglianza che aumenta mentre la tecnologia avanza, dell'automazione che ci schiavizza piuttosto che liberarci e tuttavia accettano queste irrazionalità come un fatto stabilito ammettendo i difetti del capitalismo, ma rifiutando di riconoscere il capitalismo come la radice del problema.

Per quanto riguarda le domande riformiste, i sostenitori dell'UBI sono disposti a proporre le misure più straordinarie ed utopistiche, a condizione che queste non mettano in discussione l'unico diritto che considerano essere il più inviolabile e sacrosanto di tutti: quello della proprietà privata. Effettivamente, è stato persino suggerito che l'UBI potrebbe essere una via capitalista al comunismo” – vale a dire, al marxismo di Marx, "da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni".

Per questi venerabili signore e signori, la competizione ed il perseguimento del profitto possono essere responsabili del flagello della disuguaglianza, della disoccupazione e della crisi economica che rovinano la società ma suggerire di abolire l'anarchia del mercato è pura blasfemia. Dopo tutto, come viene così di frequente ricordato a noi rivoluzionari dobbiamo essere realistici!

Effettivamente, per alcuni, come sosteneva Thomas Paine – il filosofo politico dell'Illuminismo angloamericano ed uno dei Padri Fondatori degli Stati Uniti una forma di UBI sarebbe un diritto acquisito pan per focaccia per tutti i cittadini condizionato proprio alla loro accettazione dell'esistenza della proprietà privata. Come osserva l'Economist:

"Thomas Paine avrebbe gradito una simile prospettiva. Il suo caso per un reddito di base lo giustificava come un quid pro quo per l'esistenza della proprietà privata. Prima dell'avvento della proprietà privata, credeva, tutti gli uomini erano stati in grado di sostenersi attraverso la caccia ed il foraggio. Quando questa risorsa viene presa da loro, dovrebbero essere compensati per mezzo di una 'eredità naturale' di £15 da pagare a tutti gli uomini ogni anno, finanziata da una 'rendita del terreno' fatta pagare ai proprietari".

Tuttavia, i limiti definitivi dell'UBI sono succintamente delineati da Shannon Ikebe del Jacobin in un articolo intitolato Il genere sbagliato di UBI:

"Il dilemma fondamentale del reddito di base è che la versione più realizzabile ["realizzabile"] nella quale i bisogni fondamentali non vengono soddisfatti senza occupazione pagata supplementare omette in primo luogo ciò che lo rende potenzialmente emancipatorio. Effettivamente, molti commenti citano degli esperimenti di reddito di base per sostenere che non riduce significativamente gli incentivi di lavoro.

"Questa contraddizione è legata direttamente al fatto che un reddito di base affronta soltanto la questione della distribuzione, mentre ignora quella della produzione. Il genere di libertà dal lavoro o di libertà attraverso il lavoro, che diventa 'il principale desiderio della vita' che l'UBI [reddito di base con cui si può vivere] prevede è, con ogni probabilità, non compatibile con i requisiti di redditività del capitalismo.

"Il drammatico rafforzamento del potere della classe lavoratrice sotto un robusto UBI porterebbe prima o poi al disinvestimento ed alla fuga di capitali, poiché il capitale può profittare soltanto attraverso lo sfruttamento e non investirà a meno che possa fare un profitto. Ma rallentare la produzione indebolirebbe le basi materiali di un UBI".

"L'unica via d'uscita è di continuare a produrre anche se non si può fare un profitto. Così, un UBI prima o poi spingerebbe sulla scena l'antica questione della proprietà dei mezzi di produzione".

Quindi, nella migliore delle ipotesi, la richiesta di un UBI sarebbe una domanda transitoria: una riforma proposta per migliorare le condizioni di vita, ma utilizzata per esporre le irrazionalità, le assurdità e le contraddizioni del capitalismo; una domanda collegata alla lotta per la nazionalizzazione delle leve chiave dell'economia e per la questione del potere dei lavoratori.

Le preoccupazioni per la "disoccupazione tecnologica" ed il palliativo proposto dell'UBI evidenziano chiaramente un ridicolo paradosso con cui gli avanzamenti nell'automazione e la capacità della società di produrre più ricchezza con meno lavoro sono visti persino non come progresso, ma come pericolo.

Allo stesso tempo, mettere a nudo queste contraddizioni evidenzia pure il potenziale per una società socialista genuina, dove l'umanità e la macchina esistano in armonia: una società di sovrabbondanza, di comunismo di lusso completamente automatizzato”, dove il motto "da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni" possa finalmente essere realizzato nella pratica.

Nel suo discorso In difesa dell'Ottobre, Leon Trotsky, spiegando le storiche conquiste della Rivoluzione Russa, il cui centenario celebreremo quest'anno, indicava la strada in avanti per l'umanità

"La scienza tecnica ha liberato l'uomo dalla tirannia dei vecchi elementi terra, acqua, fuoco ed aria  soltanto per sottometterlo alla sua tirannia. L'uomo ha cessato di essere uno schiavo della natura per diventare uno schiavo della macchina e, ancora peggio, uno schiavo della domanda e dell'offerta.

"La crisi del mondo attuale testimonia in maniera specialmente tragica come gli uomini, che si tuffano al fondo dell'oceano, che si sollevano alla stratosfera, che conversano su onde invisibili dagli antipodi, come questo fiero ed audace dominante della natura resti uno schiavo delle forze cieche della propria economia.

"Il compito storico della nostra epoca consiste nel sostituire il ruolo incontrollato del mercato con la pianificazione ragionevole, nel disciplinare le forze della produzione, costringendole a lavorare insieme in armonia ed a servire obbedientemente i bisogni dell'umanità.

"Soltanto su questa nuova base sociale l'uomo sarà in grado di distendere i suoi stanchi arti ogni uomo ed ogni donna, non soltanto pochi selezionati  di diventare un cittadino con pieno potere nel regno del pensiero...

"Una volta che ha finito con le forze anarchiche della sua società l'uomo si metterò al lavoro su se stesso, nel pestello e rimbecco del chimico. Per la prima volta l'umanità considererà se stessa come materiale greggio o, nella migliore delle ipotesi, come un prodotto fisico e psichico semi-finito. Il socialismo significherà un salto dal regno della necessità al regno della libertà anche nel senso che l'uomo, con tutte le sue contraddizioni e la mancanza di armonia, aprirà la strada per una razza nuova e più felice".