REDFLAG | A VOICE OF RESISTANCE

 

 

 

Gli usi ed abusi della democrazia

Mick Armstrong

4 giugno 2016

 

Il primo sciopero generale della storia avvenne giusto 170 anni fa. Fu uno sciopero di proporzioni insurrezionali guidato da un movimento di massa rivoluzionario i Cartisti.

Coinvolgendo milioni di lavoratori, lo sciopero dilagò nelle regioni industriali dell'Inghilterra mentre dei picchetti di massa marciavano di città in città chiudendo fabbrica dopo fabbrica. Si sparse presto in Galles e Scozia, mentre in Irlanda i Cartisti formarono un'alleanza con i nazionalisti rivoluzionari irlandesi che avevano sotto le armi migliaia di combattenti.

La richiesta centrale di questo movimento rivoluzionario era il diritto di voto. Era una richiesta che i rivoluzionari pensavano avrebbe trasformato drammaticamente l'ordine sociale ed introdotto la classe lavoratrice al potere ed alla prosperità. Karl Marx condivideva l'entusiasmo dei Cartisti, mentre la classe capitalista era terrificata, scatenando una massiccia forza militare per schiacciare brutalmente il movimento.

Appena più di un decennio dopo, nel 1854, alcuni degli ex Cartisti ed i loro alleati rivoluzionari irlandesi giocarono nuovamente un ruolo di comando in una sollevazione armata, questa volta nei giacimenti auriferi dell'Australia. anche l'Eureka Stockade di Ballarat fu soppressa militarmente. Tuttavia, in questa occasione i rivoluzionari riuscirono ad ottenere le loro principali richieste. La colonia di Victoria divenne la prima parte dell'Impero Britannico ad ottenere il suffragio universale maschile.

Nel corso dei decenni successivi il diritto di voto venne esteso gradualmente ed a malincuore attraverso gran parte dell'Impero Britannico ed in altri paesi, tuttavia né le speranze dei rivoluzionari degli anni 1840 né i timori dei capitalisti furono realizzati. Mentre i lavoratori ottennero alcune limitate riforme, l'ordine sociale capitalista rimase trincerato ed i profitti e la ricchezza dei datori di lavoro crebbero enormemente.

La democrazia parlamentare  – la "frode democratica" come giunse a riferirvisi Karl Marx non trasforma fondamentalmente la relazione tra lavoratori e padroni. Non ha consegnato una autentica democrazia.

Piuttosto, ha fornito alla massa delle persone l'illusione di partecipare agli affari dello stato presumibilmente prendendo delle decisioni su come il paese veniva diretto. In realtà, dietro la maschera della sciarada parlamentare, i capitalisti, i giudici, i generali, i capi della polizia ed i massimi burocrati del servizio pubblico continuano a fare il loro lavoro di usare la loro ricchezza, la loro forza economica, i loro poteri statali e la potenza militare per determinare fondamentalmente la direzione della società licenziare lavoratori, fomentare il razzismo, inquinare l'ambiente, incarcerare gli scioperanti e fare le guerre.

Ma perché il diritto di voto non ha mantenuto le promesse? Perché il parlamento non può garantire un'autentica democrazia? Per rispondere alla domanda abbiamo bisogno di cominciare a cercare di definire la democrazia stessa. Deve essere il termine più abusato nella lingua inglese.

Ogni tiranno, opportunista politico e ciarlatano cerca di posare da "democratico". Il partito dei proprietari di schiavi del Sud degli USA si chiamava il Partito Democratico, mentre i brutali regimi stalinisti della vecchia Europa Orientale di chiamavano "Democrazie Popolari". Nel corso degli ultimi due decenni, gli USA e l'Australia hanno fatto delle guerre devastanti in Medio Oriente presumibilmente per "portare la democrazia".

L'originale termine greco per democrazia viene solitamente tradotto come significante "governo del popolo". Questo è ingannevole. In realtà esso significa "governo dei poveri" in confronto a "oligarchia", il governo dei ricchi.

Misurato contro questa definizione, un sistema politico nel quale andate a votare ogni tre anni per dei rappresentanti parlamentari, chi nel mezzo è a disposizione dei grandi affari, chi infrange tutte le sue promesse e chi gli elettori non possono in nessun modo punire o rimuovere dalla carica fino ad anni più tardi, non è per nulla democratico. In un simile impianto non vi è nessun governo dei poveri.

Questo fatto fu ben compreso 2.500 anni fa nell'antica Atene, la prima democrazia. Lì i poveri imposero dei controlli democratici molto maggiori di qualsiasi cosa che abbiamo sotto il capitalismo moderno.

Nell'antica Atene non c'era nessun parlamento. C'era invece la democrazia diretta le leggi venivano fatte da assemblee di massa dei cittadini. I poveri erano pagati per partecipare alle assemblee di modo che potessero permettersi di smettere di lavorare.

Mentre alcuni funzionari pubblici erano eletti, le masse ateniesi riconoscevano le limitazioni delle elezioni. I ricchi potevano sempre utilizzare la loro ricchezza per influenzare i risultati elettorali, per corrompere gli elettori e così via. Per aggirare ciò, i poveri insistevano che la maggior parte degli uffici pubblici fossero riempiti secondo il destino il tiro dei dadi. Questo avvicendava le posizioni di potere, assicurando che anche i cittadini più poveri potessero detenere un'alta carica ed indeboliva il potere dei ricchi.

Questa vibrante, democratica società portò nel mondo greco ad una fioritura culturale e ad un avanzamento sociale enormemente rapido. E' per questo che l'arte e la letteratura dell'antica Atene hanno ancora risonanza.

Naturalmente, l'antica Atene non era affatto una società socialista ideale. Il potere dei ricchi veniva ridotto dagli avanzamenti democratici per i quali i poveri avevano combattuto, non abolito. Una minoranza della popolazione rimaneva in schiavitù ed alle donne era negata la cittadinanza. Nondimeno, stabilì degli standard di controllo democratico ai quali non si è mai neppure arrivati vicino ad essere eguagliati nel mondo capitalista moderno. E' per questo che i ricchi sono odiavano tanto la democrazia ateniese ed alla fine appoggiarono degli invasori stranieri per distruggerla.

Un gran numero di persone può riconoscere alcune delle limitazioni del sistema parlamentare attuale ma ancora resta fedele all'idea che se noi soltanto eleggiamo alla carica delle persone migliori, dei politici meno corrotti o più di sinistra o sviluppiamo un'alternativa indipendente ai partiti della corrente principale potremo allora far funzionare il parlamento per la gente comune.

Queste opinioni tralasciano di comprendere le reali relazioni di potere nella società. I pochi minuti di democrazia che voi ed io riceviamo ogni tre anni nella cabina elettorale al massimo un paio d'ore nella vita non sono in nessun modo paragonabili al costante potere, pressione ed influenza che il grande capitale esercita sul governo ogni giorno della settimana.  Non è il voto di Gina Reinhart, ma la sua capacità di mobilitare enormi risorse finanziarie che le da influenza.

In pratica, il parlamento viene aggirato continuamente e la maggior parte delle decisioni più importanti che impattano la nostra vita licenziamenti, tagli salariali, affitti e prezzi degli alloggi sono prese al di fuori di esso.

Inoltre, il potere è riflesso scorrettamente nel sistema parlamentare. Secondo le norme elettorali, la rappresentanza è determinata geograficamente: andiamo a votare nel nostro elettorato locale. ma il vero potere, per entrambe capitalisti e lavoratori, non risiede nelle aree suburbane con la votazione individuale. Esso risiede nei luoghi di lavoro e nei centri della ricchezza finanziaria. E' nei luoghi di lavoro che i capitalisti generano profitti la fonte del loro potere ed è nei luoghi di lavoro che i lavoratori collettivamente possono esercitare un potere controbilanciante chiudendo il flusso dei profitti tramite azioni di sciopero.

Questa separazione del potere politico dalle sue fonti reali rende il sistema parlamentare una falsità ed una farsa. Combinata con l'incredibile elitarismo del parlamento, questo serve a privare il popolo lavoratore di ogni reale e continuo intervento nella democrazia e significa che è confinato ad un ruolo passivo in politica.

Nella migliore delle ipotesi, i lavoratori sono mobilitati ogni tre anni per votare per qualche leader laburista che promette di capovolgere alcuni dei peggiori eccessi dei liberali. E' questa passività della massa dell'elettorato che permette all'ALP di imporre teli politiche di destra quando è al governo.

Ma supponiamo che, in risposta ad una radicalizzazione di massa nella società, venga eletto in carica un governo autenticamente di sinistra. Cosa accadrebbe?

Il fatto che il reale potere economico e politico sia al di fuori del parlamento significa che qualsiasi governo radicale parlamentare verrebbe immediatamente sotto tremenda pressione per non sgarrare con la classe capitalista.

Massicce somme di denaro sarebbero trasferite fuori del paese. Sarebbero minacciati uno sciopero degli investimenti e licenziamenti su vasta scala. I giudici asserirebbero la loro preziosa indipendenza e dichiarerebbero incostituzionale riformare la legislazione. I massimi burocrati saboterebbero le decisioni. I generali dell'esercito e delle forze di sicurezza farebbero rumori minacciosi

O il governo radicale capitola a queste pressioni e tradisce i suoi sostenitori, come ha fatto il governo di Syriza in Grecia, oppure verrà buttato fuori dalla carica da qualche stratagemma costituzionale come il colpo di stato Kerr del 1975 che licenziò il governo laburista Whitlam. Naturalmente, la massima sanzione della classe dominante è il genere di sanguinoso colpo di stato militare che rovesciò il governo di sinistra di Allende in Cile negli anni 1970.

Ma se il parlamento è una tale frode, perché darsi affatto il fastidio di votare? Perché non adottare l'approccio anarchico, riassunto nel loro slogan "Per chiunque votiate, vince ancora il governo", e boicottare le elezioni?

Il cinismo sulle elezioni è comprendibile. La realtà è che chiunque vinca le attuali elezioni implementerà delle politiche largamente similari nell'interesse del grande capitale e non della massa del popolo.

La vera democrazia viene espressa nelle strade e nelle file di picchetto con manifestazioni, scioperi, occupazioni, marce ed alla fine attraverso la rivoluzione. L'azione di massa dal basso ha realizzato le poche libertà democratiche che possediamo. Il livello di democrazia nella società p vitalmente dipendente dal livello di pressione dal basso sul potere costituito.

Ma se votare è una questione di terz'ordine, è ancora una libertà limitata che vale la pena preservare. Inoltre, tende ad esserci una connessione tra le più importanti libertà democratiche il diritto a manifestare, il diritto ad appartenere ad un sindacato o ad un'associazione studentesca, il nostro limitato diritto di scioperare, il diritto di tenere assemblee e di pubblicare letteratura di sinistra e la democrazia parlamentare.

I colpi di stato militare e le dittature fasciste tendono ad abolire sia il parlamento che tutte queste libertà democratiche. Così, mentre la chiave per difendere i nostri diritti è l'azione di massa, dobbiamo anche combattere per difenderli nella limitata misura possibile tramite il processo parlamentare.

Il cambiamento fondamentale non può determinarsi attraverso l'azione parlamentare. Ma poiché la maggior parte dei lavoratori ancora vede il parlamento come il centro della vita politica, esso sarà una tribuna importante per l'intervento di ogni reale partito socialista.

Dove ci lascia ciò con le attuali elezioni? Un governo laburista o di coalizione laburisti-verdi non capovolgerà il ruolo degli attacchi neo liberali che abbiamo subito nel corso degli ultimi tre decenni. Tuttavia al momento non esiste nessun dimensionabile partito di sinistra che possa sfidare seriamente il laburisti ed i verdi sul fronte elettorale.

Il compito chiave è di costruire un partito di massa della classe lavoratrice alla sinistra dei laburisti e dei verdi, che difenderà gli interessi dei lavoratori e degli oppressi in tutte le sfere della vita nei luoghi di lavoro, nelle strade, nelle università ed in parlamento.