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LA GIORNATA Nazionale di Riconoscimento degli Insegnanti,
tradizionalmente l'intera prima settimana di maggio, quest'anno è
passata senza nemmeno una dichiarazione simbolica di
Barack Obama. Invece, la Casa Bianca ha
emesso una proclamazione presidenziale che onorava lo stesso
periodo lungo una settimana come...Settimana Nazionale delle Scuole
Charter.
Si, avete letto bene.
Barack Obama--che lo scorso novembre ha ricevuto i voti di milioni
di insegnanti
ed il cui partito dipende da centinaia di milioni di dollari in
spesa politica da parte dei sindacati degli insegnanti e dal resto
del lavoro organizzato--non soltanto non ha potuto essere seccato
per proferire una simbolica buona parola sugli insegnanti. Ha fatto
di tutto per celebrare un'iniziativa dell'amministrazione
repubblicana di Bush che mette in luce un vanto del programma
di deformazione della scuola anti-insegnanti.
Se siete un lettore regolare di
SocialistWorker.org, saprete che vi è una lunga storia dei
democratici che parlano populista quando chiedono i voti
della loro base di sostegno della classe lavoratrice e liberal--ma
agiscono piuttosto diversamente quando "il partito del popolo" è in
carica.
Ma
Obama and Co. sembrano quasi
zelanti nel far sentire peggio per questo i loro sostenitori.
Gli insegnanti non sono l'unico esempio. Nel periodo
elettorale, uno degli appelli più affidabili per votare democratico
è di sollevare lo spettro dei repubblicani che tolgono alle donne il
diritto di scegliere. Nel 2008 e nel 2012 le suppliche pressanti dei
sostenitori della scelta di votare per Obama erano in aspro
contrasto con la negligenza della sua amministrazione per questa
questione.
Comunque, questa settimana l'amministrazione Obama ha agito sui
diritti di riproduzione, appellandosi in tribunale per...restrizioni
continue. In aprile, un giudice federale ha dichiarato nulla una
norma dell'era Obama che esclude le donne più giovani di 17 anni
dall'ottenere la pillola "del giorno dopo" del Piano B senza
prescrizione. Questo lunedì, il Dipartimento della Giustizia di un
presidente democratico pro-scelta ha chiesto a un tribunale
superiore di capovolgere quella decisione.
Il suo ragionamento per fermare l'ordine del giudice
dall'entrare in vigore--che le donne diventerebbero "confuse" se
ottenessero l'accesso senza limitazioni al Piano B, soltanto per per
averlo tolto più tardi se l'amministrazione Obama avesse successo
nell'appello--è stata un'esposizione vistosa ed esasperante di
disprezzo per le donne ed i loro diritti.
Vi è un gran numero di altri esempi. La propensione di Obama e
dei democratici a cedere ai repubblicani su questione dopo questione
mentre calciano sui denti la loro base questa primavera si è vista
in modo particolarmente netto. Vale la pena notare che questi sono
anche i mesi d'apertura del secondo mandato di Obama, durante i
quali si supponeva che il presidente, secondo alcuni commentatori
liberal che scrivevano prima delle elezioni dello scorso anno,
provasse che dopo tutto era un vero progressista.
Questa non è una nuova comprensione della natura del Partito
Democratico, in nessun modo. Ma l'importanza della lezione che da
ciò deriva--chiunque voglia vedere il cambiamento non deve contare
su alleati nelle alte sfere, ma sulla forza collettiva delle nostre
lotte e dei nostri movimenti--è a maggior ragione cruciale da
ricordare mentre gli attivisti si mobilitano intorno alle questioni
urgenti che oggi affrontiamo, dai diritti degli immigrati alla
giustizia climatica ed altro.
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IL PARTITO Repubblicano ed il Partito Democratico non sono
identici. Se lo fossero, non vi sarebbe nessuna ragione di averne
due.
Il più delle volte, la maggior parte dei democratici sta a
sinistra della maggior parte dei repubblicani. E' gran parte
del perché i democratici sono efficaci nell'attuare un programma che
serve lo status quo politico e sociale. Possono ottenere i voti ed
il sostegno politico di masse di gente comune ben alla loro sinistra
che temono anche peggio dagli altri tipi.
Ma alcune volte, non vi è nemmeno la proverbiale moneta da
dieci centesimi di differenza tra democratici e repubblicani.
L'agenda deformata delle charter school e delle scuole private è un
esempio fondamentale.
La mania delle prove standardizzate, fare degli insegnanti dei
capri espiatori e l'invasione di interessi privati nell'istruzione
pubblica sono iniziati sul serio sotto
George W. Bush con la sua legge No Child Left Behind. Ma Obama ha assunto la
direzione del programma Bush per le scuole pubbliche e lo ha spinto
al massimo. Tra le altre misure, il programma Race to the Top della
sua amministrazione ha ciondolato miliardi di dollari davanti ai
governi degli stati, in cambio per approvare leggi di "riforma" che
legavano la valutazione dell'insegnante ai risultati delle prove e
ha aperto la strada per altre charter school.
Obama ed il suo segretario all'istruzione
Arne Duncan
parlavano appassionatamente delle charter molto tempo prima
della
Settimana Nazionale delle Scuole Charter. Il linguaggio della
proclamazione di Obama è tipico: "questi laboratori
dell'apprendimento danno agli educatori la possibilità di provare
nuovi modelli e metodi che possano incoraggiare l'eccellenza in
classe e preparare di più i nostri ragazzi per il college e le
carriere".
Ogni parte di quella dichiarazione disdegna i fatti. Le charter
school preparano meno i nostri ragazzi per qualunque cosa
affatto, perché gli operatori privati che gestiscono le scuole con
fondi pubblici arrivano ad escludere gli studenti che non vogliono.
Per esempio, uno studio del 2011 su 114 distretti scolastici
della Florida ha scoperto che più dell'86% delle
charter school non aveva un singolo studente con una disabilità grave,
paragonato a più della metà delle scuole pubbliche dei distretti ne
aveva. Il modello è simile per gli studenti senzatetto.
Come ha riferito ad un'udienza del 2010 l'esperta
dell'educazione
Diane Ravitch, "New York City ha 50,000 studenti senzatetto, ma soltanto 100 sono
iscritti in una
charter school. Se un numero proporzionato fosse nelle charter, sarebbero
1.500, non 100.
In altre parole, nel complesso le
charter school
prendono dalle scuole pubbliche gli studenti che
vogliono--preferibilmente quelli senza bisogni speciali che costano
più denaro--e lasciano il resto indietro in un sistema che soffre
sempre più per mancanza di risorse finanziarie, grazie alle
sovvenzioni alle charter.
E, tuttavia, le charter school non riescono a dimostrare di
fare meglio nell'educare gli studenti che prendono. Al contrario,
uno studio del 2009 della
RAND Corporation, per esempio, analizza le scuole
charter
in cinque grandi città e tre stati e scopre che in tutti i
posti gli studenti delle scuole charter nella migliore delle ipotesi
non hanno realizzato meglio ed al peggio in modo dimostrabile più
scadente.
Così perché lo zelante incoraggiamento per le
charter school? La risposta: seguite il denaro.
Seguite il denaro
in senso diretto--secondo la
National Alliance for Public Charter Schools,
a partire dal 2010 più di un terzo delle scuole charter erano
dirette da società per il profitto. La privatizzazione delle scuole
pubbliche si sta dimostrando essere un filone d'oro persino maggiore
in altre aree--società come la News Corp. di Rupert Murdoch si affannano per mettere le mani sui miliardi di
dollari
da guadagnare dal filone d'oro delle prove standardizzate.
Ma potete seguire il denaro anche in senso indiretto. La
crociata delle scuole charter è mirata in pieno al potere dei
sindacati degli insegnanti--secondo
Diane Ravitch, il 90% delle charter non sono sindacalizzate. La
charterizzazione è diventata un modo
affidabile per sbarazzarsi di insegnanti ben pagati, veterani e
sindacalazzati--e sostituirli con educatori che lavorano sotto le
condizioni descritte da un insegnante dell'Ohio in un commento nel
sito web di Ravitch:
Sono un educatore a
Columbus, Ohio, dall'università. Nel mio ottavo anno, attualmente guadagno
$34.000 lorde in una charter school 9-12. Posso essere licenziato in
qualsiasi momento. Non ho nessun ruolo, nessun sindacato e scarse
risorse per insegnare. La mia famiglia ha bisogno del denaro che
guadagno, così devo insegnare, ma prego soltanto che una scuola
pubblica mi dia una possibilità.
Gli insegnanti ed i lavoratori dell'istruzione sono una delle
ultime rimanenti roccaforti del movimento sindacale--negli USA circa
tre su 10 tessere sindacali sono detenute dai membri dell'American Federation of Teachers o della
National Education Association.
Un torto a quei sindacati attraverso la charterizzazione è un
torto inflitto all'intera classe lavoratrice, a vantaggio dei
padroni.
In aggiunta, vi è un interesse ideologico. Le scuole charter
sono promosse dai fautori del libero mercato, in egual misure
liberal e conservatori, che sostengono che il settore privato fa
sempre un lavoro migliore del dispendioso, corrotto, eccessivo
grande governo.
In realtà, è chiarissimo che il settore privato è un
pozzo nero di spreco, corruzione, sproporzione e peggio--è per
questo che le charter hanno bisogno di una vigorosa campagna di
pubbliche relazioni di distrazione, con il presidente degli Stati
Uniti usato come capo della tifoseria locale.
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AI REPUBBLICANI ed ai loro portavoce come
Fox News piace ancora ritrarre i democratici come strumenti del
lavoro organizzato, ma è difficile credere che qualcuno la beva
ancora.
Il potere politico dei lavoratori da decenni si riduce con il
numero dei suoi iscritti, mentre la superiorità di spesa delle
imprese nelle elezioni ingrandisce ad ogni ciclo. Ma, più
pertinente, la leadership del Partito Democratico si è modellata
così completamente nel suolo di servitori della
Corporate America che non si infastidisce più nemmeno con i vecchi gesti
simbolici.
Come scrisse lo storico
Van Gosse dopo le elezioni dello scorso anno, "Il partito di massa del
centro,
originato 20 anni fa da
Bill Clinton rendendo triangolare la sua strada nella versione
'socialmente liberal' di neoliberismo (o ciò che era abituato ad
essere 'repubblicanesimo liberal' nei giorni di
Nelson Rockefeller e
George Romney), è stato portato a realizzazione dagli
arguti
apparatchik di Chicago di
Barack Obama".
Così non dovrebbe essere di nessuna sorpresa che le politiche
dell'amministrazione Obama siano dirette e volte a qualunque modo
sia necessario per servire gli interessi della
Corporate America, a spese della gente che
costituisce la base principale di sostegno dei democratici.
Ma anche mentre Obama ed i democratici ringraziano i loro
sostenitori più devoti con tradimenti ed insulti, non tollereranno
la minima critica dalla loro base.
Su questo conto, la Casa Bianca di Obama è in tutto e per tutto
tanto bellicosa quanto le amministrazioni democratiche che sono
venute prima di essa--forse di più. Così,
Joe Biden ha raccontato a chiunque insoddisfatto del salvataggio
multitrilionario di
Wall Street di "smettere di piagnucolare"; lo stesso Obama
ha deriso i critici liberal della sua legge sull'assistenza
sanitaria per "vedere il bicchiere mezzo vuoto" ed il portavoce
della Casa Bianca
Robert Gibbs ha parlato sonoramente contro la "sinistra
professionista" che soltanto "sarebbe soddisfatta se avessimo
un'assistenza sanitaria canadese ed eliminato il Pentagono".
In duro contrasto con il loro timido atteggiamento nei
confronti con i repubblicani, i democratici conservano il loro vero
livore per chiunque alla loro sinistra osi ritenerli responsabili
per le politiche ed i principi che pretendono, solitamente in tempo
elettorale, di rappresentare.
Non si deve andare lontano su Internet per trovare un
commentatore liberal che esali per questo comportamento ipocrita.
Ma, fin troppo spesso, anche le voci critiche accettano che la sola
rotta "realistica" in un sistema a due partiti sia di cercare
l'influenza dei loro "alleati" democratici.
Ma è realistico aspettarsi che la gente che lavora ottenga
udienza da un partito che è così intento ad ascoltare soltanto le
richieste ed i dettati della
Corporate America?
Oppure è più realistico contare--come nella storia le più
importanti lotte per il cambiamento hanno sempre fatto--sul potere
della mobilitazione di massa e sull'azione contro la
Corporate America?
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