Quello che la TV non ci racconta di Haiti

30 01 2010

di Claudio Testa
Socialismo o Barbarie

 

La TV del mondo mostra, come ci si poteva aspettare, un quadro falso della realtà. Nel caso di Haiti, date le circostanze questo è a maggior ragione atroce. Con razzismo appena camuffato dipingono il quadro di un popolo che sta soffrendo ma "ignorante" e "barbaro", incapace di "mantenere l'ordine" da se stesso dopo il terremoto, che richiede una rinnovata occupazione coloniale, con una ulteriore invasione USA.

Naturalmente, nessuno menziona il periodo di duecento anni di capitalismo ed imperialismo imposto al popolo haitiano per avere attuato l'unica rivoluzione sociale di schiavi riuscita nella storia. Ancora meno ci raccontano degli eventi recenti, come delle significative lotte di lavoratori, studenti e contadini contro l'occupazione coloniale ed il governo fantoccio di Preval che nel 2009 sono incrementate.

Una nuova classe lavoratrice supersfruttata

La "globalizzazione" del capitalismo, iniziata negli anni '80 e trionfante nei '90, in primo luogo ha significato carte blanche per trovare regioni in tutto il mondo per determinare il più feroce sfruttamento della classe lavoratrice, senza limiti. La Cina, con i suoi salari miseri ed il brutale supersfruttamento, è l'esempio migliore, ma non l'unico.

A Haiti, su scala molto più modesta, ha avuto luogo qualcosa di simile. Nello scorso decennio il governo USA ha costretto Haiti a creare "zone di libero scambio" dove ha impiantato stabilimenti dell'ultima generazione, che producono principalmente tessili. Queste fabbriche tessili oggi impiegano quasi 30.000 operai e, nonostante la crisi mondiale, non sembrano spegnersi. Il segreto è pagare i salari più bassi al mondo (persino meno che nelle fabbriche in Cina o in America Latina) ed imporre un ritmo di lavoro ancora più infernale.

Ma il capitalismo, facendo questo, ha creato ciò che prima non esisteva nella società haitiana: una nuova classe lavoratrice, giovane e "moderna", in mezzo ad un paese che rimane indietro con elementi di barbarie e soggetto ad un regime politico di occupazione coloniale.

Lotte significative della classe lavoratrice e degli studenti

Nel 2009 questo ha iniziato ad esprimersi in importanti lotte dei lavoratori. In aggiunta a questa miscela esplosiva vi è stato il fattore importante del movimento degli studenti radicalizzato, che ha appoggiato le mobilitazioni dei lavoratori ed ha anche richiesto la fine dell'occupazione. Alcuni strati degli studenti erano in conflitto da aprile.

Nel maggio 2009 è là iniziata una lotta della classe operaia con delle conseguenze politiche quasi immediate, risultanti in un assalto diretto al governo ed alle truppe del MINUSTAH (Nazioni Unite), che è durata, con alcune interruzioni, quasi fino alla fine dell'anno. Mentre reprimevano queste lotte, le truppe d'occupazione, comandate dalle forze del presidente "progressista" brasiliano Lula, hanno ucciso e ferito centinaia di operai e studenti.

La lotta è cominciata con la richiesta di un aumento del salario minimo da 75 gourdes ($1,80) a 200 ($4,80) gourdes al giorno. Contemporaneamente a scioperi parziali e generali, che sono durati fino a due settimane, migliaia di lavoratori hanno tenuto manifestazioni quotidiane nelle strade Port-au-Prince assieme agli studenti.

Per luglio queste pressioni hanno obbligato il Congresso a concedere un aumento del salario minimo, fino a 200 gourdes. Ma il "governo" Preval ha opposto il veto a questo incremento nell'industria tessile, il settore maggiore, mantenendolo a 125 gourdes ($3) al giorno. Il 17 agosto il Congresso ha accettato questo veto.

Abbastanza logicamente, tutto ciò ha politicizzato la lotta, risultante in un confronto diretto con l'occupazione coloniale ed il suo governo fantoccio, che è durata fino ad agosto. Quindi il MINUSTAH si è impegnato in una brutale repressione del movimento, vietando le dimostrazioni. Numerosi combattenti della classe lavoratrice e studentesca sono stati imprigionati. Molti altri attivisti sono "spariti".

Le "sparizioni" sono state una grave sconfitta per il nuovo movimento dei lavoratori. Ma non ha significato la fine della lotta contro l'occupazione ed il governo fantoccio.

Il 18 novembre è stata commemorata la battaglia di Vertières, dove nel 1803 gli haitiani sconfissero decisivamente le truppe francesi. Quel giorno gli studenti sono scesi in strada, provocando nuovi scontri con la polizia e le truppe del MINUSTAH.

Per riassumere: ad Haiti la situazione prima del terremoto non era "pace sociale", né accettazione rassegnata del dominio coloniale. Ora, agendo in propria autodifesa, l'imperialismo USA vuole mettere altre catene alla popolazione haitiana ed ai suoi lavoratori.

Non dobbiamo permetterglielo!