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Il rapporto Perruchot svela i legami dei sindacati francesi alla classe dominante

di Anthony Torres
5
marzo 2012

 

La pubblicazione il 12 febbraio di un rapporto del legislatore Nicolas Perruchot del partito Nuovo Centro (vicino al partito UMP di governo) sul finanziamento dei sindacati e delle organizzazioni dei datori di lavoro svela il meccanismo anti-lavoratori del "dialogo sociale" in Francia ed in Europa.

Sebbene abbiano sottolineato l'alta qualità del rapporto, i delegati dell'Assemblea Nazionale hanno declinato di pubblicarlo il 30 novembre 2011. Questa è la prima volta nella storia dell'Assemblea Nazionale. Il governo ha chiesto ai deputati di destra dell'UMP (Unione Movimento Popolare) di astenersi dal voto, lasciando al Partito Socialista (PS) ed ai suoi partiti satelliti seppellire il rapporto. Diversi mesi più tardi, Le Point ha pubblicato il rapporto completo.

Nicolas Perruchot ha dichiarato alla Revue Parlementaire: “Il presidente della commissione Richard Maille il giorno prima mi ha raccontato che probabilmente avrebbe votato a favore del rapporto. Nel mezzo deve essere stato contattato da Christophe Jacob”, il presidente del gruppo parlamentare dell'UMP.

Ciò che temono i rappresentanti della borghesia francese è che il rapporto che dimostra la dipendenza finanziaria dei sindacati dallo stato e dalle imprese li screditi agli occhi dei lavoratori. Votando per sopprimere il rapporto, i delegati miravano a proteggere i sindacati dall'irreversibile ostilità tra i lavoratori verso la CGT (Confederazione Generale del Lavoro) e gli altri sindacati francesi.

"La non pubblicazione di questo documento ha moltiplicato le accuse ed i sospetti riguardo ai sindacati", ha spiegato il segretario generale della CGT Bernard Thibault. I leader della CGT, come pure degli altri sindacati, non ha contestato né le cifre né il contenuto del rapporto.

A pagina 165, il rapporto spiega: "Vediamo quasi €4 miliardi [$5,3 miliardi] che sono dedicati annualmente all'attività sindacale in Francia. La maggior parte di questi fondi (90%) deriva dall'esercizio del diritto all'attività sindacale nelle imprese e nella pubblica amministrazione, mentre i contributi diretti delle quote d'iscrizione dei membri del sindacato contano soltanto, dopo gli sgravi fiscali, dal 3 al 4%".

Queste sovvenzioni dalle imprese e dallo stato significano che i sindacati francesi non hanno bisogno di organizzare un numero significativo di lavoratori per sopravvivere. Soltanto l'8% dei lavoratori francesi sono membri del sindacato e le gonfiate burocrazie sindacali si mantengono con l'assistenza e la connivenza della classe dominante.

Queste cifre rivelano la profonda integrazione dei sindacati nelle strutture dello stato e delle imprese. Non si può più parlare di organizzazioni dei lavoratori; sono dei gusci vuoti, diretti da carrieristi burocratici a livello nazionale in linea con i bisogni dello stato e della classe dominante.

Secondo il rapporto, la maggior parte delle risorse sindacali deriva dai datori di lavoroche pagano all'incirca €3,5 miliardi per i rappresentanti sindacali attraverso sovvenzioni o commissioni di lavoro o pausa dal lavoro per attività sindacale. Questa somma viene divisa quasi uniformemente tra il settore privato e quello pubblico.

I sindacati partecipano anche alla gestione di enti amministrativi pubblicicommissioni di parità che gestiscono le finanze del sistema di sicurezza sociale, anche se il rapporto osserva che "[i sindacati] non forniscono direttamente, concretamente, servizi di questa natura". Questo ha fruttato loro almeno €80 milioni, in aggiunta alle sovvenzioni pubbliche ed alle deduzioni fiscali che valgono circa €175 milioni.

Mentre intascano questa manna dallo stato, i sindacati trattano tagli alle pensioni con lo stato e le imprese e più generalmente la distruzione delle conquiste sociali dei lavoratori.

Tutte le burocrazie sindacali nazionali in Europa giocano fondamentalmente lo stesso ruolo. Tuttavia, se paragonata alle altre burocrazie sindacali europee, la burocrazia sindacale francese si distingue per la debolezza del proprio sostegno finanziario tra i lavoratori e la pesante dipendenza dallo stato.

I pagamenti delle quote giocano un ruolo maggiore nel finanziare i sindacati nei paesi vicini, con €1.300 milioni che derivano dalle quote in Germania e €1 miliardo nel Regno Unito, contro da €110 milioni a €160 milioni per la Francia. La Danimarca e la Svezia hanno rispettivamente il 70% e l'80% dei lavoratori sindacalizzati, all'incirca 10 volte la percentuale in Francia.

L'elezione di Nicolas Sarkozy a presidente della repubblica ha segnato uno sviluppo significativo nella trasformazione della burocrazia sindacale in un braccio dello stato. Ha compreso che poteva lavorare strettamente e pubblicamente con i sindacati per trattare ed imporre tagli sociali utilizzando le confederazioni sindacali nazionali come guardie della classe lavoratrice.

Nel 2008, la CGT e la CFDT (Confederazione del Lavoro Democratica Francese) ha firmato con il governo la "Posizione comune". Lo stato ha aumentato le sovvenzioni ai sindacati maggiori di modo che avrebbero messo la camicia di forza alla classe lavoratrice e costretto ad accettare una politica di regressione sociale.

La riforma delle pensioni attuata nel 2010 dal governo ha incontrato profonda ostilità nella classe lavoratrice. La Francia era minacciata dalla carenza di benzina poiché i lavoratori bloccavano le raffinerie del nord ed i depositi di petrolio nel sud della Francia. Il governo ha mandato la polizia antisommossa CRS per stroncare lo sciopero e riprendere le raffinerie ed i depositi di petrolio.

Nonostante la repressione fisica e le intimidazioni distribuite ai lavoratori delle raffinerie per costringerli a tornare al lavoro, questi non hanno ricevuto nessun appoggio dalla CGT al fine di proclamare una più ampia lotta dei lavoratori. I sindacati hanno votato la fine dello sciopero, obbligando i lavoratori a tornare al lavoro. Questa è stata una scandalosa dimostrazione dell'ostilità dei sindacati ad una lotta politica della classe lavoratrice contro la classe dominante.

Questa sconfitta dei lavoratori avrà serie conseguenze per i sindacati, che avranno una sempre maggiore difficoltà nel controllare i movimenti sociali della classe lavoratrice.

Il rapporto Perruchot sottolinea il divario in ampliamento tra i lavoratori ed i sindacati: "L'opinione pubblica vede i sindacati alquanto come delle burocrazie guidate da padroni che come delle organizzazioni che si curano degli interessi dei propri membri... Talvolta anche questa situazione è rafforzata dal sospetto di collusione con il datore di lavoro, persino di corruzione. Questa evoluzione può avvenire particolarmente nel caso in cui la direzione dell'impresa in questione la incoraggi, attraverso il servire i propri interessi".

Il rapporto smaschera anche che i cosiddetti partiti di "estrema sinistra", come l'NPA (Nuovo Partito Anticapitalista) e Lutte Ouvrière (Lotta dei lavoratori), che insistono che soltanto i sindacati possono guidare le lotte dei lavoratori. Ciò equivale a sostenere che la lotta di classe deve sempre essere controllata da agenzie dello stato borghese.

La classe lavoratrice deve intraprendere una lotta politica contro la borghesia e per questo dovrà sempre entrare in conflitto con la burocrazia sindacale, che contrasterà qualsiasi vera lotta dei lavoratori.