Professor Richard D. Wolff

 

 

Come i sistemi politici bipartitici sostengono il capitalismo

di Richard Wolff.

PUBBLICATO IL 26 GENNAIO 2016

Questo articolo è stato originariamente pubblicatoTruthout.org.

 

L'economia mainstream ha sempre privilegiato un dibattito sopra tutti gli altri come il suo più centrale di tutti. La produzione e la distribuzione di beni e servizi dovrebbero essere private o pubbliche, compiute da individui o dallo stato? In modo analogo gli economisti mainstream continuano aggressivamente a proiettare questa questione come il dibattito centrale della politica e dei politici. Tale arrogante sicurezza di se è l'altra parte del gretto egoismo che caratterizza tanta della "disciplina" economica mainstream.

Riprodurre il capitalismo è continuare l'esistenza di questo particolare sistema economico.

Da una parte del dibattito ci sono i devoti della (1) proprietà privata delle forze produttive e degli (2) scambi di mercato per connettere l'uno con l'altro i proprietari privati e tutti gli altri. Credono che la proprietà privata ed i mercati servano meglio tutti gli interessi economici della società - crescita, efficienza, equità e crescente consumo di massa. Dall'altra parte ci sono i fedeli dell'intervento economico del governo per correggere, moderare o bilanciare i molti difetti e debolezze che trovano nella proprietà privata e nei mercati. Ritengono che i migliori interessi economici della società possano essere serviti soltanto attraverso tale intervento. La maggior parte delle persone interessate all'economia ed alla politica hanno da lungo tempo accettato (intrappolati entro?) queste posizioni mainstream come i limiti del pensiero economico, della ricerca e della politica.

Tuttavia, esiste un livello molto più profondo di discussione sull'intersezione di politica ed economia. Riguarda delle questioni economiche ignorate dal mainstream e questioni non sollevate ma piuttosto spazzate sotto tappeti ideologici. I dibattiti mainstream di economia politica nascondono più di quanto spieghino. Non esplorano mai il complesso rapporto tra la politica contemporanea e la riproduzione del sistema economico capitalista contro la transizione verso delle alternative.

Riprodurre il capitalismo è continuare l'esistenza di questo particolare sistema economico. Per sistema capitalista, intendiamo principalmente l'organizzazione del lavoro attorno alla relazione da datore di lavoro a dipendente (una relazione diversa da quella di padrone a schiavo o di signore a servo nei sistemi schiavistici e feudali che hanno spesso preceduto il capitalismo moderno).

Gli effetti del sistema bipartitico

Per la riproduzione del capitalismo, per qualche tempo la struttura bipartitica che domina la politica si è dimostrata molto efficace nella maggior parte dei paesi. Mentre i nomi di partito variano, non varia la loro comune relazione alla riproduzione del capitalismo. Gli esempi includono i Repubblicani ed i Democratici negli Stati Uniti, i conservatori ed i Laburisti nel Regno Unito, i Cristiano Democratici ed i Socialisti in Germania e così via. Tutti questi partiti appoggiano e sostengono implicitamente la riproduzione del capitalismo e la maggior parte lo fa anche esplicitamente. Il primo di ciascuna coppia differisce dal secondo soltanto su quale variante del capitalismo preferisce.

Non importa quale partito prevalga, fabbriche, uffici e magazzini continuano ad esibire la stessa fondamentale organizzazione datore di lavoro-dipendente.

Solitamente, un partito pende verso una variante più inclusiva e meno disuguale, difende l'intervento dello stato per assicurare questa variante. L'altro partito pende di più verso i mercati e le esistenti distribuzioni della proprietà privata che funzionino con interventi economici dello stato limitati rigorosamente. Il partito vincente adatta gli interventi economici statali di conseguenza per alterare la miscela sociale di imprese private e statali, ridistribuire il reddito e la ricchezza verso più o meno uguaglianza economica e sociale e così via. Non importa quale partito prevalga, fabbriche, uffici e magazzini - sia imprese private che statali, sia più o meno tassate e regolamentate - continuano ad esibire la stessa fondamentale organizzazione datore di lavoro-dipendente.

L'evitare ogni discussione, dibattito o focalizzazione esplicita su organizzazioni d'impresa alternative serve a nascondere come entrambe i partiti sostengano la forma di organizzazione dell'impresa capitalista. Nelle leggi che approvano, nelle norme amministrative fanno rispettare, nei significati culturali che presumono, appoggiano e rinforzano costantemente per i mass media, le scuole ecc., entrambe i partiti cementano il dominio sociale della relazione datore di lavoro-dipendente che struttura l'impresa capitalista. Funzionano come se questa relazione fosse la migliore umanamente possibile, concordata universalmente per essere tale e quindi oltre il dibattito.

Questa sistemazione di due maggiori partiti permette sia disaccordi ma tuttavia mantiene limitato il dissenso dai comuni impegni per riprodurre il capitalismo. La disaffezione popolare dal dominio di un partito solitamente scorre senza difficoltà nel sostegno per l'altro. Il passaggio del governo avanti e indietro tra i partiti costringe a che il duraturo sistema capitalista sembri essere sopra la mischia, oltre la disputa politica, per sempre. Nel frattempo, ideologi, accademici ed altrimenti, riconfermano incessantemente il capitalismo come il miglior sistema economico possibile per gli esseri umani, qualcosa che soltanto l'ignoranza o il male contesterebbero o persino metterebbero in discussione. Quando quindi la politica si concentra su altre questioni sociali (per esempio i tassi d'imposta, i diritti civili, l'immigrazione, l'uguaglianza del matrimonio, le politiche di austerità, il cambiamento climatico, i curriculum scolastici e così via), la connessione intima ai bisogni ed alle pressioni di un sistema economico capitalista viene perduta o minimizzata. Come una struttura d'impresa alternativa possa aiutare ad affrontare queste questioni sociali in altre e migliori maniere viene escluso dal dibattito e dalla lotta politica.

Talvolta singoli e gruppi sviluppano posizioni pubbliche che intraprendono dei passo sperimentali verso la messa in discussione della riproduzione del capitalismo. Ciò accade solitamente quando le sue instabilità (cioè cicli economici), disuguaglianze (nella ricchezza, nei redditi, nel potere politico, nell'accesso culturale) e/o le ingiustizie sociali concentrano l'attenzione sulle politiche sociali tra le condizioni economiche in peggioramento. Negli ultimi tempi, il crollo del 2008, i salvataggi d'imprese, le politiche d'austerità (o, più ampiamente, il neoliberalismo) ed i divari in allargamento tra ricchi e poveri hanno provocato opposizione a simili politiche e condizioni. Alcuni all'interno di quelle posizioni ragionano nel loro modo identificando il capitalismo come il problema sistemico da risolversi. Ma il "socialismo" che talvolta promuovono come alternativa al capitalismo solitamente non risulta riguardare nessun cambiamento fondamentale nell'organizzazione delle imprese. Rimangono intrappolati nel vecchio dibattito tra più o meno intervento statale, imprese private contro statali ecc.

La soppressione degli sfidanti di partiti terzi

Quando nessuno dei due partiti maggiori affronta adeguatamente una questione importante per comunità significative, crescono dei partiti addizionali e/o quasi emergono di importanza politica. Esempi recenti comprendono partiti verdi, partiti antiausterità, partiti regionali (per esempio in Scozia, California ecc.) e nuovi o risorgenti partiti nazionalisti, anti-immigrazione e quasi fascisti ((per esempio in Francia ed Europa Centrale). Mentre attaccano il sistema bipartitico attorno alle loro questioni di interesse principale, tali partiti raramente riconoscono, mettono in discussione o criticano quel sostegno del sistema per la riproduzione del capitalismo (nonostante un'occasionale retorica anticapitalista).

Le procedure dei due partiti per marginalizzare o sopprimere singoli, gruppi e nuovi piccoli partiti d'opposizione sono spesso - ma non sempre - riuscite. Recentemente, sono avvenuti degli insuccessi in Grecia, Portogallo e Spagna. I due partiti mainstream a lungo dominanti hanno subito perdite considerevoli. I l governo non è più stato trasferito tra loro ma invece a partiti o coalizioni diverse in precedenza marginalizzati o appena emergenti. In Francia, è quasi avvenuto lo stesso risultato nel 2015 e potrebbe essere ancora raggiunto.

Il dominio elettorale perduto dal sistema politico bipartitico tradizionale è seguito in ciascun caso dalla montante opposizione di massa alle politiche di austerità ed alle disuguaglianze. Ora re grandi questioni sono di fronte a partiti e coalizioni da poco investiti del potere: (1) Manterranno la loro opposizione all'austerità ed alle disuguaglianze in aggravamento? (2) La loro opposizione avrà successo? e (3) Se l'austerità e le disuguaglianze persistono, cosa accadrà? I membri ed i leader del partito andranno oltre quella opposizione? Diventeranno un partito che si oppone alla riproduzione del capitalismo e che difende la causa di un sistema economico alternativo che includa organizzazioni di impresa non capitaliste?

Sono diventati visibili dei movimenti sperimentali in questa direzione. Negli Stati Uniti, Occupy Wall Street e poi Bernie Sanders hanno appoggiato esplicitamente le cooperative di lavoratori. Tuttavia, vago e non sviluppato, tale sostegno programmatico per le cooperative è una critica implicita delle organizzazioni d'impresa capitaliste ed il patrocinio per un'alternativa. Lo stesso si applica, per esempio, per il crescente interesse globale nella Società Mondragon posseduta cooperativamente in Spagna, per il grande e vibrante sistema di cooperative in Italia, per le occupazioni di fabbriche in Argentina e per la crescente comunità di cooperative negli Stati Uniti. Marxisti, socialisti ed altri gruppi di sinistra lentamente riconoscono che le cooperative rappresentano un'alternativa gravemente sottovalutata alle organizzazioni d'impresa capitaliste. Questo riconoscimento permette un ripensamento delle strategie per il cambiamento sociale con nuove alleanze e programmi politici.

L'economia della nostra politica è in approfondimento. Non è più totalmente intrappolata nel vecchio noioso dibattito su proprietà privata contro pubblica e di mercati contro pianificazione. Il 20° secolo è stato ossessionato con quelle che erano due forme parallele di quel dibattito: (1) "capitalismo contro socialismo" e (2) economia neoclassica contro keynesiana. Nel 21° secolo quella ossessione si sta dissolvendo.

Invece, la questione economica che ora emerge è sulle relazioni che vogliamo tra di noi al lavoro, nelle imprese dove passiamo una così enorme parte della nostra vita di adulti. Rimarranno le relazioni gerarchiche, non democratiche del capitalismo di padrone e subalterni in fabbriche, uffici e magazzini? Oppure trasferiremo la politica ad un dibattito sociale ed alla lotta per democratizzare le nostre imprese e quindi la nostra economia? I luoghi di lavoro di cooperative organizzate democraticamente collaboreranno con comunità residenziali similmente organizzate per muovere la società verso la libertà, l'uguaglianza e la fraternità che il capitalismo ha sempre promesso ma non ha mai consegnato?



Visi
ate il progetto di movimento sociale del Professor Wolff, democracyatwork.info.