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L'economia mainstream ha sempre privilegiato un dibattito sopra
tutti gli altri come il suo più centrale di tutti. La produzione e la
distribuzione di beni e servizi dovrebbero essere private o pubbliche,
compiute da individui o dallo stato? In modo analogo gli economisti
mainstream continuano aggressivamente a
proiettare questa questione come il dibattito
centrale della politica e dei politici. Tale arrogante sicurezza di se è
l'altra parte del gretto egoismo che caratterizza tanta della
"disciplina" economica
mainstream.
Riprodurre il capitalismo è continuare l'esistenza di
questo particolare sistema economico.
Da una parte del dibattito ci sono i devoti della
(1) proprietà privata delle forze
produttive e degli
(2) scambi di mercato per connettere l'uno con l'altro i
proprietari privati e tutti gli altri. Credono che la proprietà privata
ed i mercati servano meglio tutti gli interessi economici della società
- crescita,
efficienza, equità e crescente consumo di massa. Dall'altra parte
ci sono i fedeli dell'intervento economico del governo per correggere,
moderare o bilanciare i molti difetti e debolezze che trovano nella
proprietà privata e nei mercati. Ritengono che i migliori interessi
economici della società possano essere serviti soltanto attraverso tale
intervento. La maggior parte delle persone interessate all'economia ed
alla politica hanno da lungo tempo accettato (intrappolati entro?)
queste posizioni
mainstream come
i limiti del pensiero economico, della ricerca e della politica.
Tuttavia, esiste un livello molto più profondo di discussione
sull'intersezione di politica ed economia. Riguarda delle questioni
economiche ignorate dal
mainstream e questioni non sollevate ma piuttosto
spazzate sotto tappeti ideologici. I dibattiti
mainstream di economia politica nascondono più di quanto
spieghino. Non esplorano mai il complesso rapporto tra la politica
contemporanea e la riproduzione del
sistema economico capitalista contro la transizione verso delle
alternative.
Riprodurre il capitalismo è continuare l'esistenza di questo
particolare sistema economico. Per sistema capitalista, intendiamo
principalmente l'organizzazione del lavoro attorno alla relazione da
datore di lavoro a dipendente (una relazione diversa da quella di
padrone a schiavo o di signore a servo nei sistemi schiavistici e
feudali che hanno spesso preceduto il capitalismo moderno).
Gli effetti del
sistema bipartitico
Per la riproduzione del capitalismo, per qualche tempo la struttura
bipartitica che domina la politica si è dimostrata molto efficace nella
maggior parte dei paesi. Mentre i nomi di partito variano, non varia la
loro comune relazione alla riproduzione del capitalismo. Gli esempi
includono i Repubblicani ed i Democratici negli Stati Uniti, i
conservatori ed i Laburisti nel Regno Unito, i Cristiano Democratici ed
i Socialisti in Germania e così via. Tutti questi partiti appoggiano e
sostengono implicitamente la riproduzione del capitalismo e la maggior
parte lo fa anche esplicitamente. Il primo di ciascuna coppia differisce
dal secondo soltanto su quale variante del capitalismo preferisce.
Non importa quale
partito prevalga, fabbriche, uffici e
magazzini continuano ad esibire la stessa fondamentale
organizzazione datore di lavoro-dipendente.
Solitamente, un partito pende verso una variante più inclusiva e
meno disuguale, difende l'intervento dello stato per assicurare questa
variante. L'altro partito pende di più verso i mercati e le esistenti
distribuzioni della proprietà privata che funzionino con interventi
economici dello stato limitati rigorosamente. Il partito vincente adatta
gli interventi economici statali di conseguenza per alterare la miscela
sociale di imprese private e statali, ridistribuire il reddito e la
ricchezza verso più o meno uguaglianza economica e sociale e così via.
Non importa quale partito prevalga, fabbriche, uffici e magazzini - sia
imprese private che statali, sia più o meno tassate e regolamentate -
continuano ad esibire la stessa fondamentale organizzazione datore di
lavoro-dipendente.
L'evitare ogni discussione, dibattito o focalizzazione esplicita su
organizzazioni d'impresa alternative serve a nascondere come entrambe i
partiti sostengano la forma di organizzazione dell'impresa capitalista.
Nelle leggi che approvano, nelle norme amministrative fanno rispettare,
nei significati culturali che presumono, appoggiano e rinforzano
costantemente per i mass media, le scuole ecc., entrambe i partiti
cementano il dominio sociale della relazione
datore di lavoro-dipendente che struttura l'impresa capitalista.
Funzionano come se questa relazione fosse la migliore umanamente
possibile, concordata universalmente per essere tale e quindi oltre il
dibattito.
Questa sistemazione di due maggiori partiti permette sia disaccordi
ma tuttavia mantiene limitato il dissenso dai comuni impegni per
riprodurre il capitalismo. La disaffezione popolare dal dominio di un
partito solitamente scorre senza difficoltà nel sostegno per l'altro. Il
passaggio del governo avanti e indietro tra i partiti costringe a che il
duraturo sistema capitalista sembri essere sopra la mischia, oltre la
disputa politica, per sempre. Nel frattempo, ideologi, accademici ed
altrimenti, riconfermano incessantemente il capitalismo come il miglior
sistema economico possibile per gli esseri umani, qualcosa che soltanto
l'ignoranza o il male contesterebbero o persino metterebbero in
discussione. Quando quindi la politica si concentra su altre questioni
sociali (per esempio i tassi d'imposta, i diritti civili,
l'immigrazione, l'uguaglianza del matrimonio, le politiche di austerità,
il cambiamento climatico, i curriculum scolastici e così via), la
connessione intima ai bisogni ed alle pressioni di un sistema economico
capitalista viene perduta o minimizzata. Come una struttura d'impresa
alternativa possa aiutare ad affrontare queste questioni sociali in
altre e migliori maniere viene escluso dal dibattito e dalla lotta
politica.
Talvolta singoli e gruppi sviluppano posizioni pubbliche che
intraprendono dei passo sperimentali verso la messa in discussione della
riproduzione del capitalismo. Ciò accade solitamente quando le sue
instabilità (cioè cicli economici), disuguaglianze (nella ricchezza, nei
redditi, nel potere politico, nell'accesso culturale) e/o le ingiustizie
sociali concentrano l'attenzione sulle politiche sociali tra le
condizioni economiche in peggioramento. Negli ultimi tempi, il crollo
del 2008, i salvataggi d'imprese, le politiche d'austerità (o, più
ampiamente, il neoliberalismo) ed i divari in allargamento tra ricchi e
poveri hanno provocato opposizione a simili politiche e condizioni.
Alcuni all'interno di quelle posizioni ragionano nel loro modo
identificando il capitalismo come il problema sistemico da risolversi.
Ma il "socialismo" che talvolta promuovono come alternativa al
capitalismo solitamente non risulta riguardare nessun cambiamento
fondamentale nell'organizzazione delle imprese. Rimangono intrappolati
nel vecchio dibattito tra più o meno intervento statale, imprese private
contro statali ecc.
La soppressione degli sfidanti di partiti terzi
Quando nessuno dei due partiti maggiori affronta adeguatamente una
questione importante per comunità significative, crescono dei partiti
addizionali e/o quasi emergono di importanza politica. Esempi recenti
comprendono partiti verdi, partiti antiausterità, partiti regionali
(per esempio in Scozia, California ecc.) e nuovi o risorgenti
partiti nazionalisti, anti-immigrazione e quasi fascisti ((per
esempio in Francia ed Europa Centrale). Mentre attaccano il sistema
bipartitico attorno alle loro questioni di interesse principale, tali
partiti raramente riconoscono, mettono in discussione o criticano quel
sostegno del sistema per la riproduzione del capitalismo (nonostante
un'occasionale retorica anticapitalista).
Le procedure dei due partiti per marginalizzare o sopprimere
singoli, gruppi e nuovi piccoli partiti d'opposizione sono spesso - ma
non sempre - riuscite. Recentemente, sono avvenuti degli insuccessi in
Grecia, Portogallo e Spagna. I due partiti mainstream a lungo dominanti
hanno subito perdite considerevoli. I l governo non è più stato
trasferito tra loro ma invece a partiti o coalizioni diverse in
precedenza marginalizzati o appena emergenti. In Francia, è quasi
avvenuto lo stesso risultato nel 2015 e potrebbe essere ancora
raggiunto.
Il dominio elettorale perduto dal sistema politico bipartitico
tradizionale è seguito in ciascun caso dalla montante opposizione di
massa alle politiche di austerità ed alle disuguaglianze. Ora re grandi
questioni sono di fronte a partiti e coalizioni da poco investiti del
potere: (1) Manterranno la loro opposizione all'austerità ed alle
disuguaglianze in aggravamento? (2) La loro opposizione avrà successo? e
(3) Se l'austerità e le disuguaglianze persistono, cosa accadrà? I
membri ed i leader del partito andranno oltre quella opposizione?
Diventeranno un partito che si oppone alla riproduzione del capitalismo
e che difende la causa di un sistema economico alternativo che includa
organizzazioni di impresa non capitaliste?
Sono diventati visibili dei movimenti sperimentali in questa
direzione. Negli Stati Uniti,
Occupy Wall Street
e poi Bernie Sanders
hanno appoggiato esplicitamente le cooperative di lavoratori.
Tuttavia, vago e non sviluppato, tale sostegno programmatico per le
cooperative è una critica implicita delle organizzazioni d'impresa
capitaliste ed il patrocinio per un'alternativa. Lo stesso si applica,
per esempio, per il crescente interesse globale nella Società Mondragon
posseduta cooperativamente in Spagna, per il grande e vibrante sistema
di cooperative in Italia, per le occupazioni di fabbriche in Argentina e
per la crescente comunità di cooperative negli Stati Uniti. Marxisti,
socialisti ed altri gruppi di sinistra lentamente riconoscono che le
cooperative rappresentano un'alternativa gravemente sottovalutata alle
organizzazioni d'impresa capitaliste. Questo riconoscimento
permette un ripensamento delle strategie per il cambiamento sociale con
nuove alleanze e programmi politici.
L'economia della nostra politica è in approfondimento. Non è più
totalmente intrappolata nel vecchio noioso dibattito su proprietà
privata contro pubblica e di mercati contro pianificazione. Il 20°
secolo è stato ossessionato con quelle che erano due forme parallele di
quel dibattito: (1) "capitalismo contro socialismo" e (2) economia
neoclassica contro keynesiana. Nel 21° secolo quella ossessione si sta
dissolvendo.
Invece, la questione economica che ora emerge è sulle relazioni che
vogliamo tra di noi al lavoro, nelle imprese dove passiamo una così
enorme parte della nostra vita di adulti. Rimarranno le relazioni
gerarchiche, non democratiche del capitalismo di padrone e subalterni in
fabbriche, uffici e magazzini? Oppure trasferiremo la politica ad un
dibattito sociale ed alla lotta per democratizzare le nostre imprese e
quindi la nostra economia? I luoghi di lavoro di cooperative organizzate
democraticamente collaboreranno con comunità residenziali similmente
organizzate per muovere la società verso la libertà, l'uguaglianza e la
fraternità che il capitalismo ha sempre promesso ma non ha mai
consegnato?
Visiate il progetto di movimento sociale del
Professor Wolff, democracyatwork.info.
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