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Ritorna il complotto dei colonialisti

I ministri della U.E. comunicano

lo schieramento di truppe in Congo

di Abayomi Azikiwe
Direttore di Pan-African News Wire

9 novembre 2008

Nonostante le pretese di interesse umanitario, la U.E., la Gran Bretagna e gli Stati Uniti hanno tutti considerevoli interessi economici nella Repubblica Democratica del Congo.

 

Ci sono state richieste dell'Unione Europea di un maggiore coinvolgimento per il "mantenimento della pace" delle Nazioni Unite nella Repubblica Democratica del Congo (DRC) dal crollo del controllo governativo a Goma, una città strategica situata nella regione orientale del paese.

Il 30 ottobre, il comando dell'esercito congolese a Goma si è disintegrato, provocando il caos all'interno della città e causando l'evacuazione di decine di migliaia di civili, che hanno cercato rifugio nelle vicine città e villaggi. Dopo l'abbandono di Goma da parte dell'esercito congolese, la Missione delle Nazioni Unite in Congo (MONUC) ha mandato rinforzi per circondare la città.

Circa 800 truppe dell'ONU hanno tentato di bloccare l'ingresso in città dei ribelli del Congresso per la Difesa del Popolo (CNDP), guidato dal generale rinnegato Laurent Nkunda. Il 31 ottobre, il CNDP ha dichiarato un cessate il fuoco unilaterale e ha offerto di negoziare con il governo centrale del Presidente Joseph Kabila, basato nella capitale Kinshasa.

Questi sviluppi a ed attorno a Goma hanno ricevuto una risposta immediata delle nazioni europee di Gran Bretagna e Francia. Sono apparsi rapporti che entrambe questi stati imperialisti erano pronti ad impegnare truppe nella DRC orientale sotto gli auspici dell'Unione Europea, apparentemente per stabilizzare la regione.

Vi è stata una raffica di manovre diplomatiche di Gran Bretagna, Unione Europea e Stati Uniti. Il Ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner il 1° novembre ha visitato Goma per offrire "assistenza" in ogni negoziato rivolto a terminare il conflitto.

Il Ministro per gli Affari Africani della Gran Bretagna, Mark Malloch-Brown, ha annunciato che il suo paese era disposto a schierare forze militari come parte di una missione della U.E. nella DRC. "Dobbiamo certamente avere questa come un'opzione", ha detto Brown alla BBC il 2 novembre.

Per non essere superato, il Dipartimento di Stato U.S.A., attraverso l'Assistente Segretario di Stato per gli Affari Africani Jendayi Frazer, ha contribuito con la sua voce al coro delle nazioni imperialiste chiedendo altre forze militari nella DRC orientale.

Louis Michel, il Commissario per l'Aiuto umanitario della U.E., ha proposto un summit organizzato dall'ONU riguardante la DRC, il Ruanda e gli altri stati confinanti della regione. Michel ha avanzato l'opinione che un tale summit potrebbe creare le condizioni per una "soluzione permanente" al conflitto in corso nella DRC orientale.

L'intensificazione dei combattimenti nella DRC orientale ha aggravato la crisi umanitaria nell'area. Decine di migliaia di persone sono attualmente in movimento, in fuga dalla guerra.

Gli interessi economici degli stati imperialisti

Nonostante le pretese di interesse umanitario, la U.E., la Gran Bretagna e gli Stati Uniti hanno tutti considerevoli interessi economici nella Repubblica Democratica del Congo (DRC). In articoli precedenti, abbiamo messo in evidenza che la DRC contiene vaste riserve di minerali strategici che sono estremamente importanti per diverse ditte minerarie transnazionali.

Con il suo stato e forze militari deboli, la DRC rimane alquanto vulnerabile alle incursioni dei ribelli come pure all'intervento di stati limitrofi.

Il regime sostenuto dagli USA in Ruanda è intervenuto nella DRC in numerose occasioni. Vi sono stati ripetuti rapporti che i ribelli del CNDP agiscono per conto del governo ruandese. Nkunda ha combattuto con il Fronte Patriottico Ruandese (RPF) quando ha preso il potere a Kigali nel 1994.

Un rapporto del 29 indicava che i militari ruandesi erano pesantemente coinvolti in attacchi all'esercito congolese. La South African Press Association (SAPA) e la Associated Press hanno scritto che "Bombe, razzi e colpi di mortaio sono esplosi mercoledì nel Congo orientale e l'esercito congolese ha sostenuto di essere stato oggetto di attacchi da parte delle truppe del vicino Ruanda".

Un altro Ruanda?

I leader europei hanno cercato di trarre paralleli tra l'attuale situazione nella DRC orientale e nella violenza genocida che ha travolto il Ruanda durante il 1994. Il Primo Ministro britannico Gordon Brown ha raccontato al pubblico britannico che il paese non poteva stare ad aspettare e permettere che avesse luogo un altro "Ruanda" all'interno della DRC orientale. Nondimeno è stato riportato che è il governo ruandese che ha fornito armi e supporto logistico ai ribelli del CNDP di Laurent Nkunda.

Le nazioni di Ruanda e Burundi furono colonizzate dalla Germania e più tardi dal Belgio durante il corso del tardo 19° secolo e all'inizio della metà del 20° secolo. Le nazionalità Hutu e Tutsi furono divise e messe l'una contro l'altra dalle potenze coloniali.

In Ruanda, all'epoca dell'indipendenza, la politica coloniale di dividi e domina è stata riflessa nelle divisioni di classe entro la società. I Tutsi erano eccessivamente rappresentati nel servizio civile ed in altri settori professionali. Gli Hutu, che formavano la vasta maggioranza, erano relegati al lavoro agricolo ed al servizio militare.

Entrambe i belgi ed i francesi avevano truppe all'interno del Ruanda durante il genocidio del 1994, sotto il vessillo delle Nazioni Unite. Tuttavia non vi fu nessun tentativo di nessuna di queste due forze militari di intervenire per fermare lo spargimento di sangue che durò per diversi mesi.

Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna finanziarono il Fronte Patriottico Ruandese (RPF), che nell'agosto del 1994 prese il controllo del paese. Gli U.S.A. hanno continuato a fornire assistenza militare ed incoraggiato i ruandesi, assieme all'Uganda, perché invadessero la DRC nel 1998, una decisione che portò ad una guerra regionale di cinque anni che risultò in milioni di congolesi morti denunciati tra il 1998 ed il 2003.

Questa guerra (1998-2003) portò dalla parte del governo congolese di Laurent Kabila gli stati progressisti di Angola, Zimbabwe e Namibia. Il Ruanda, l'Uganda e ad un grado minore il Burundi, le cui forze armate sono dominate dai Tutsi, erano dalla parte dei ribelli dell'Unione Democratica Congolese (RCD), che in realtà era una facciata per gli interessi appoggiati dagli U.S.A.

Quale ruolo per gli anti-imperialisti?

L'eredità del colonialismo ed il continuo intervento imperialista hanno alimentato le attuali divisioni dentro la regione orientale della DRC. Le forze anti-imperialiste per tutta l'Africa ed il mondo devono esaminare molto attentamente le vere motivazioni dietro le minacce occidentali di intervento militare nella DRC.

L'Unione Africana, l'organizzazione continentale che esprime la rappresentanza di tutti gli stati indipendenti, deve essere incoraggiata a prendere la guida nel risolvere l'attuale crisi all'interno della regione orientale della DRC. Qualsiasi coinvolgimento britannico, francese, U.S.A. ed anche delle Nazioni Unite servirà soltanto come un meccanismo per mantenere gli interessi strategici delle società minerarie transnazionali che fanno miliardi ogni anno estraendo risorse dalla DRC.

All'inizio di ottobre, il Pentagono ha formalmente varato il suo Comando Africa (AFRICOM). Nel continente ha incontrato un diffuso scetticismo e rigetto. Come risultato di questa percezione negativa delle motivazioni degli U.S.A. in Africa, gli stati membri dell'Unione Europea sembrano prendere la guida del proposto più ampio intervento nella DRC orientale.

Comunque, qualsiasi dispiegamento militare della U.E. sotto la maschera di aumentare l'efficacia della MONUC prenderà sicuramente in considerazione gli interessi strategici della classe dominante degli U.S.A. Se la U.E. non è in grado di prendere una ferma decisione sul carattere del proprio coinvolgimento diplomatico e militare all'interno della DRC, gli imperialisti U.S.A. potrebbero prendere un ruolo più diretto nel mantenere i loro interessi economici in questa nazione africana ricca di minerali.

Abayomi Azikiwe segue molto attentamente l'attuale situazione all'interno della Repubblica Democratica del Congo.