The B u l l e t

Socialist Project • E-Bulletin No. 625
27 aprile 2012

 

La rivolta studentesca che scuote lo stato del Quebec affascina gli attivisti da una parte all'altra del Canada e del mondo. La Coalition large de l’association pour une solidarité syndicale étudiante (CLASSE) è la componente principale della coalizione dei sindacati studenteschi che guidano lo sciopero di all'incirca 180.000 studenti fuori in sciopero. Dicono che rappresenti circa la metà della coalizione. Il governo liberale del primo ministro del Quebec Jean Charest si è rifiutato di negoziare sul corso dello sciopero; negli ultimi giorni sta offrendo di introdurre gradualmente l'incremento delle tasse scolastiche durante un periodo di tempo più lungo. Sta offrendo anche il pugno di ferro dello stato con l'accresciuto utilizzo dell'intimidazione poliziesca, della detenzione, delle molestie e della violenza della sicurezza. Gli studenti hanno affrontato la violenza, sia delle politiche neoliberiste che dello stato, con tattiche sempre più innovative, impegno più furioso ed impressionanti manifestazioni notturne.

La CLASSE ed il più ampio movimento studentesco ora invitano ad un più vasto sciopero sociale. Questo sfida, in particolare, il movimento sindacale del Quebec (e canadese), come pure altri movimenti e settori, ad unirsi nel rifiuto del neoliberismo ed a muoversi verso uno 'sciopero sociale' contro il governo Charest.

Qui presentata è la dichiarazione di CLASSE per uno sciopero sociale tradotta da Richard Fidler.

 

Verso uno sciopero sociale

E' uno sciopero studentesco, una lotta del popolo

 

L'aumento del prezzo degli studi è parte della "rivoluzione culturale"

Ora da diverse settimane una rivolta studentesca scuote il consenso neoliberista imposto da molti anni dai governi del Quebec e del Canada. E' stata scatenata dall'annuncio di un nuovo incremento del 75% delle tasse universitarie.

Dal suo annuncio nel bilancio del 2010 del Quebec, i lacchè dei mass media del governo liberale hanno tentato di presentare questa misura come inevitabile. Ma dietro questa pretesa inevitabilità troviamo una decisione politica eminentemente espressa in quella che il ministro delle finanze definisce una "rivoluzione culturale" ed alla quale le autorità economiche internazionali si riferiscono come ad un "bilancio di austerità". Qualunque sia il nome datovi dai governi, chiaramente e definitivamente comporta lo smantellamento dei servizi pubblici mirato a privatizzare ciò che rimane dei beni comuni.

Il movimento studentesco si è concentrato sul problema del tasse universitarie e della mercificazione delle università. Comunque, non è inconsapevole che questa misura è integralmente collegata ad un più grande progetto che riguarda l'istruzione elementare e secondaria, il settore dell'assistenza sanitaria e lo sviluppo senza impedimenti delle risorse naturali. La nostra resistenza alle misure neoliberiste del governo del Quebec deve prendere in considerazione tutti questi settori, costituendo un collegamento sociale che ci permetta di parlare di una comunità.

Il governo sta cercando di compartimentalizzare il nostro sciopero sostenendo che l'aumento delle tasse scolastiche è progettato per fare pagare agli studenti la loro "giusta quota". Comunque, dall'inizio dello sciopero gli studenti hanno tentato di dire che i loro obiettivi di politica andavano oltre la struttura di una severa contabilità e di esercizio aziendalista del governo. Naturalmente vogliamo vedere il governo cancellare questo aumento del prezzo degli studi, ma allo stesso tempo vogliamo mettere in discussione l'imperativo economico che informa le politiche dei nostri governi.

Se questo è da farsi, il movimento studentesco non può restare solo e deve essere unito da tutte le forze che formano la nostra società e che la rendono viva - sia i lavoratori della sanità, dell'istruzione e dei servizi sociali; sia i lavoratori vittime della serrata della Rio Tinto e quelli licenziati dalla Aveos, vittime di un capitalismo senza impedimenti; i dipendenti precari dei magazzini di convenienza Couche-Tard ai quali viene negato il diritto di associazione; sia le donne minacciate dalle minacce dei conservatori ai loro diritti; sia gli anziani costretti a lavorare più a lungo; sia i popoli indigeni che vedono una nuova colonizzazione che saccheggia il territorio che loro rimane.

Dallo sciopero studentesco allo sciopero sociale

Gli studenti in sciopero sono consapevoli della loro incapacità da soli di costringere il governo a retrocedere da queste diverse misure. Quindi la necessità per il movimento studentesco di essere unito da tutte le forze sociali nella nostra lotta contro la rivoluzione culturale del ministro delle finanze Bachand. Qui non facciamo appello per qualche appoggio superficiale, con alcuni impiegati sindacali a tempo pieno che scrive un comunicato stampa che ripete per l'infinitesima volta il loro appoggio alla lotta studentesca. Al contrario, domandiamo la convergenza del popolo del Quebec nel complesso in opposizione ai tagli ed alla mercificazione dei servizi sociali e dei nostri diritti collettivi. Soltanto una generalizzazione dello sciopero studentesco ai luoghi di lavoro può rendere efficace questa convergenza. E' perciò un appello ad uno sciopero sociale che emettiamo alla popolazione nell'insieme!

La risposta del governo agli studenti è di imbavagliarli attraverso i tribunali ed i manganelli della polizia. Il ministro dell'istruzione pone in atto tentativi quotidiani di stroncare lo sciopero per il quale gli studenti hanno votato democraticamente. La nostra migliore risposta all'indurimento della gestione dello sciopero da parte dello stato è di ampliarlo, di rendere impossibile qualsiasi repressione isolata. Smettiamola di temere le leggi che ostacolano il nostro malcontento, disobbediamo collettivamente ed andiamo assieme nelle strade del Quebec. Da soli, questa disobbedienza sarà marginalizzata e repressa dal governo. Ma se tutti i settori della società del Quebec agiscono assieme il governo non sarà in grado di contare sui tribunali.

Dobbiamo costruire questo sciopero sociale dalla base in su, iniziando una discussione nei luoghi di lavoro su come lasciare le nostre occupazioni giornaliere. Richiediamo riunioni generali nei nostri sindacati locali per discutere la possibilità di intraprendere tale sciopero.

Contattiamo i gruppi della comunità nei nostri quartieri, per tenere assemblee di cittadini sullo sciopero sociale. Queste assemblee sono l'espressione della nostra capacità di deliberare assieme e di costruire un movimento che vada oltre i limiti istituiti dall'elite.

Possano le strade, ora occupate da due mesi, diventare l'espressione del nostro rifiuto collettivo.

Il governo ora è impaurito, è pronto a cedere. Afferriamo il momento per inserire una chiave negli ingranaggi della rivoluzione culturale e difendiamo una società che metta le persone prima del profitto. •