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2 febbraio 2017
(Tony Cartalucci - NEO) - La piena portata dell'inganno in corso
che viene perpetrato sia contro il popolo americano che contro il resto
del mondo sotto la presidenza di
Donald Trump ed il presunto "respingere" dei "media liberali" viene rivelata in pieno tra
il dispiegarsi della politica dell'immigrazione del presidente Trump.
Bloomberg,
in due articoli, rivela per
esteso come la guerra per procura degli USA contro la Siria, cui
presiedeva il presidente USA
Barack Obama, preparata sotto il presidente
USA
George Bush Jr. e tramata sin dagli anni '90
quando era in carica il padre del presidente Bush, continua sul serio sotto il
presidente Trump. Gli articoli inoltre rivelano come il cosiddetto
"respingere" dei "media liberali" contro il presidente Trump ometta
intenzionalmente questo fatto evidente e distolga l'attenzione del
pubblico verso spiegazioni più partigiane per quella che è in modo
manifesto la continuità dell'agenda.
Il primo articolo di
Bloomberg, intitolato
"Trump congela il programma dei rifugiati,
ordina nuovi controlli
per l'ingresso",
sostiene:
Venerdì il
presidente
Donald Trump ha firmato un
ordine esecutivo che vieta indefinitamente l'ammissione di persone che
fuggono dalla Siria, congelando temporaneamente l'ingresso di altri
rifugiati e che proibisce per 90 giorni l'ingresso alle persone da sette
paesi a maggioranza musulmana.
Trump ha dichiarato che la misura impedirebbe che nel paese vengano
ammessi dei terroristi. I democratici hanno etichettato l'ordine un
"bando dei musulmani" e lo criticato come disumano. Era assente
dall'ordine un provvedimento della bozza del documento, ottenuta da
Bloomberg,
che richiederebbe
al Dipartimento della Difesa di produrre un piano per creare in Siria e
nei paesi vicini delle "zone sicure"
per le persone che fuggono dalla guerra civile in quel paese.
L'articolo afferma inoltre:
L'ammissione di rifugiati sarebbe sospesa per 120 giorni. Ai
cittadini di Siria, Iraq, Iran, Sudan, Somalia, Yemen e Libia sarebbe
proibito entrare negli USA per 90 giorni, mentre il governo determina di
quali informazioni da altri paesi ha bisogno per ammettere gli ospiti in
modo sicuro. L'ordine non elenca i paesi ma indica delle leggi che
riguardano quei paesi, che sono state stabilite dalla Casa Bianca.
Bloomberg ed altre piattaforme dei media presumibilmente
"liberali" hanno tentato di collegare le politiche del presidente Trump
ai propri interessi d'affari,
deflettendo l'attenzione del pubblico lontano dal fatto che i sette
paesi presi di mira dal nuovo ordine esecutivo sono precisamente gli
stessi paesi presi di mira dagli anni '90 da interessi speciali di
Wall Street
e Washington.
i media USA ed europei fanno
anche leva sulla loro fabbricata "crisi dei migranti" per vendere il
concetto di "zone sicure" in Siria, una politica impostata e perseguita
sotto il presidente Obama quando l'iniziale cambio di regime appoggiato
dagli USA non è riuscito a materializzarsi. La politica viene
ora continuata senza interruzione sotto il presidente Trump.
Il secondo articolo di
Bloomberg, intitolato
"Il bando all'immigrazione di Trump
esclude paesi con legami d'affari",
afferma:
Secondo la Casa Bianca, il presidente Trump ha
firmato un ordine esecutivo che proibisce per 90 giorni ai cittadini di
sette paesi del Medio Oriente a maggioranza musulmana di entrare negli
Stati Uniti. Il suo proposto elenco non comprende i paesi a maggioranza
musulmana dove la sua Organizzazione Trump ha fatto affari o persegue
potenziali accordi. Le proprietà includono campi da golf negli Emirati
Arabi Uniti e due torri di lusso che operano in Turchia.
In realtà, i paesi risparmiati dall'ordine
esecutivo del presidente Trump sono quei paesi con i quali gli Stati
Uniti fanno coppia da decenni, inclusi i principali stati sponsor del
terrorismo.
Al valore facciale
Persino una rapida occhiata all'ultimo ordine esecutivo sfida
l'asserito scopo dietro di esso - combattere il terrorismo. L'esclusione
dall'elenco dei paesi limitati di Arabia Saudita e Qatar implora
convinzione.
L'Arabia Saudita ed il
Qatar sono i centri ideologici e finanziari delle organizzazioni
terrorista, compresi al Qaeda e l'auto-proclamato Stato Islamico (ISIS).
Questi paesi hanno fornito esteso sostegno materiale ad entrambe i
gruppi terroristi, non soltanto secondo il consigliere per la sicurezza
nazionale del presidente Trump, il tenente generale dell'esercito USA a
riposo
Michael Flynn,
ma anche secondo l'avversaria
del presidente Trump alle elezioni presidenziali del 2016 ed ex
segretario di stato
Hillary Clinton.
Flynn era direttore della
Defense Intelligence Agency
(DIA)
USA quando, nel 2012, è
trapelato un promemoria che rivelava "l'occidente, le monarchie del
Golfo e la Turchia" dietro l'ascesa di quello che all'epoca veniva
chiamato un "principato salafita".
Il
rapporto del
2012
trapelato (.pdf) specifica
(enfasi aggiunta):
Se la situazione si disfa vi è la possibilità di istituire
un principato salafita dichiarato o non dichiarato in Siria orientale
(Hasaka
e Der Zor) e questo è esattamente quello vogliono che le potenze di sostegno
all'opposizione, allo scopo di isolare il
regime siriano, che viene considerata la profondità strategica
dell'espansione sciita (Iraq ed Iran).
Per chiarire precisamente chi fossero questo
"potenze di sostegno" che cercavano la creazione di un "principato
(stato) salafita (islamico)", il rapporto della DIA spiega:
L'occidente, i paesi del Golfo e la Turchia sostengono
l'opposizione, mentre Russia, Cina ed Iran sostengono il regime.
In altre parole, gli USA, i loro alleati europei ed i loro più
stretti alleati in Medio Oriente, hanno perseguito il sorgere di un
"principato" (stato) "salafita" (islamico) nella Siria orientale,
precisamente dove ora è centrato l'ISIS. L'immensità delle forze
dell'ISIS, i possedimenti territoriali e la sua capacità di fare
continuamente guerra contro le forze militari combinate di Siria, Iraq,
Hezbollah del Libano, Iran e Russia non lasciano dubbio che
l'organizzazione terrorista gode non soltanto della
sponsorizzazione statale dall'estero, ma che sia destinataria di
una sponsorizzazione statale multinazionale.
Nel 2014, in una e-mail tra il consigliere del
presidente USA
John Podesta
e l'ex segretario di stato USA
Hillary Clinton,
sarebbe stato ammesso che due dei più stretti alleati regionali
dell'America - Arabia Saudita e Qatar - stavano fornendo appoggio
logistico e finanziario all'ISIS.
L'e-mail,
fatta
trapelare al pubblico attraverso
Wikileaks durante
la campagna per le elezioni presidenziali USA del 2016, specificava:
...dobbiamo usare tutte le nostre risorse diplomatiche e quelle
più tradizionali dell'intelligence per fare pressione sui governi di
Qatar ed Arabia Saudita, che forniscono appoggio finanziario e logistico
clandestino all'ISIS e ad altri gruppi radicali sunniti nella regione.
Allora come evita uno stato
sponsorizzatore del terrorismo come l'Arabia Saudita il presunto ordine
esecutivo antiterrorismo del presidente Trump che esclude
convenientemente - ancora una volta - il maggiore colpevole e minaccia
alla sicurezza del popolo americano e dell'intero mondo?
Scavando più a fondo - I
"sette paesi" del generale Wesley Clark
Nel 2007, il generale a
riposo dell'esercito USA
Wesley Clark,
durante un colloquio a Flora TV intitolato
"Un tempo per condurre",
ha rivelato un'agenda simile che risale fino al 1991, a lui riferita
dall'allora sottosegretario della difesa per la politica degli USA
Paul Wolfowitz. Clark
ha affermato (enfasi aggiunta):
Dissi al sig. segretario che doveva essere alquanto felice
della prestazione delle truppe
in Desert Storm. E lui disse, si bene, ma, disse ma non veramente, disse
perché la verità è che dovevamo sbarazzarci di
Saddam Hussein e non lo abbiamo fatto. E questo è stato soltanto dopo
la rivolta sciita del marzo del '91 che avevamo provocato ed allora
abbiamo tenuto le nostre truppe sulle linee laterali e non siamo
intervenuti. E disse, ma una cosa abbiamo imparato, disse,
abbiamo imparato che possiamo usare le nostre forze armate nella regione
del Medio Oriente e che i sovietici non ci fermano. Disse che abbiamo
circa cinque o dieci anni per fare pulizia di tutti quei regimi clienti
dei sovietici; Siria, Iran, Iraq, - prima che la prossima grande
superpotenza arrivi a sfidarci.
Clark andò avanti veloce alle conseguenze degli attacchi
terroristici dell'11 settembre 2001 ed all'invasione USA dell'Afghanistan.
Affermò che (enfasi aggiunta):
...abbiamo attaccato l'Afghanistan.
Ne fui alquanto felice, avremmo dovuto. E quindi circa sei settimane più
tardi ritornai al Pentagono. Vidi lo stesso funzionario, dissi perché,
perché non abbiamo attaccato l'Iraq? Attaccheremo anche l'Iraq, disse,
oh signore dice, è peggio di questo. Disse che aveva tirato fuori un
pezzo di carta dalla sua scrivania, disse, ho avuto questo promemoria
proprio dall'ufficio del segretario alla difesa, dice
attaccheremo e distruggeremo i governi di, di sette paesi in cinque
anni. Cominceremo con l'Iraq e quindi ci muoveremo a Siria, Libano,
Libia, Somalia, Sudan ed Iran, sette, sette paesi in cinque anni.
Non è affatto una coincidenza che tanti anni dopo e trascendendo da
entrambe le amministrazioni del presidente Obama ed ora del presidente
Trump, gli stessi sette paesi vengano ancora presi di mira, mentre i
centri globali ammessi del terrorismo -
Riyadh
e
Doha - restano protetti - allevati, armati
pesantemente e difesi - dagli Stati Uniti e dai loro alleati europei.
Quello che si sta svolgendo è una continuità lunga decenni di un programma - semplicemente mascherata
nell'ultima e presunta essere la più efficace narrativa partigiana che
Wall Street
e Washington possano sceneggiare - una nel quale il presidente Trump sta perseguendo
politiche dell'immigrazione "razziste" e "discriminatorie" mentre
difende ipocritamente i propri personali interessi d'affari.
E mentre non
è affatto una coincidenza, ma piuttosto una cospirazione documentata -
evidentemente le organizzazioni dei media come Bloomberg si aspettano
che il pubblico creda che sia soltanto una coincidenza, che la
ripugnante retorica e la trasparente ipocrisia del presidente Trump
capita proprio che servano così diversi decenni di politica - perpetuata
senza riguardo di chi sia alla Casa Bianca e senza riguardo a come vari
presidenti abbiano raccontato il loro ruolo nell'avanzare questa
singolare politica non partigiana per tutti quei decenni.
tuttavia, gli scrittori del copione a
Wall Street
ed a Washington hanno ancora una volta manipolato abilmente il popolo americano - non ad un
livello intellettuale - ma ad un livello molto elementare, emozionale.
L'odio o il sostegno per il presidente Trump e la sua crassa retorica
accecano entrambe le parti sul fatto che tutto quello che il presidente
Trump sta facendo, è precisamente quello che hanno fatto prima di lui il
presidente Obama, il presidente Bush, il presidente Clinton ed il
presidente Bush Sr. - esattamente ciò che desiderano gli interessi
speciali di corporation/finanzieri - niente di più e niente di meno.
Tony Cartalucci, ricercatore
e scrittore geopolitico con sede a Bangkok,
specialmente per la rivista online “New Eastern Outlook”.
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