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In
Tailandia
e
Kyrgyzstan stanno avvenendo delle rivoluzioni? O sono
invece delle "rivolte"? Ciò importa? La distinzione è importante per
quanto contribuisce ad educare altri ispirati da altri eventi
recenti, che sperano di cambiare radicalmente i loro sistemi
politici ed economici.
A questo scopo, la parola "rivoluzione" sarà definita come: un
periodo prolungato di attività di massa da parte degli oppressi
normalmente in silenzio, con forti intenzioni di cambiare
drasticamente la società per soddisfare i bisogni della maggioranza.
Se riuscita, i rappresentanti della maggioranza oppressa prendono il
controllo del governo e rimpiazzano la precedente classe dominante.
Questa attività rovescia l'equilibrio sociale, dal momento che il
capitalismo richiede l'obbedienza totale dei lavoratori e dei
contadini, di modo che le aziende possano fare profitti
indisturbate. Una volta che questa dinamica del potere viene
infranta, segue una lotta prolungata per il potere statale, tra
coloro che lo esercitavano in precedenza
—
i ricchi
—
e la maggioranza del popolo che tenta di imporsi
politicamente-economicamente.
Le rivoluzioni non sono dei drammi in un unico atto, ma in una serie
di atti
— alcuni più drammatici di altri
— che hanno come base la sottostante struttura del potere della società: i
ricchi proprietari delle corporations
— e lo stato che li sostiene
— contro la classe lavoratrice ed i disoccupati (più i contadini poveri
nei paesi sottosviluppati). La lotta per il potere politico è alla
base di tutte le rivoluzioni, tra queste due principali forze
sociali contendenti. Una volta che la classe lavoratrice inizia la
lotta rivoluzionaria, deve alla fine prendere il potere statale o
permettere che ritorni alle grandi società ed ai ricchi. Una
situazione di mutamento permanente è impossibile, dal momento che
alla fine una parte eserciterà il suo dominio e consoliderà il suo
potere.
I periodi rivoluzionari sono dei momenti eccezionali nella
storia. Sono l'esplosione di tensioni sociali che una volta erano
sepolte nel profondo della coscienza di uomini e donne dopo essersi
accumulate per molti anni a causa delle condizioni economiche e
sociali in aggravamento per la vasta maggioranza del popolo
lavoratore. Di conseguenza, le vecchie opinioni ed abitudini sono
improvvisamente messe da parte, come lo è l'obbedienza silenziosa.
Queste caratteristiche uniche sono presenti in
Tailandia e Kyrgyzstan?
Il
New York Times favorevole alle corporations recentemente ha
scritto un articolo non comune sulla Tailandia, rivelando una
perspicacia che contribuisce a provare che vi è proprio una
rivoluzione in svolgimento. I seguenti estratti elencano i
cambiamenti nella coscienza del lavoratore e del contadino thai
medio, cambiamenti che sono evidenti in tutte le rivoluzioni:
"...più che mai i diseredati della Tailandia sono meno inclini
ad accettare tranquillamente la loro condizione sociale nella vita
come le passate generazioni ed esprimono rabbia sulle ampie
disparità di ricchezza...La deferenza, la finezza e la gentilezza
che hanno contribuito a fissare per secoli la gerarchia sociale in
Tailandia si stanno logorando, affermano gli analisti, mentre i thai
più poveri diventano più assertivi, scartando tabù a lungo detenuti
che scoraggiavano lo scontro".
E:
"Questa è una nuova coscienza di una parte in precedenza
trascurata della società thai...Le tradizioni culturali una volta
profondamente radicati che scoraggiavano il mostrare rabbia, che
apprezzavano la cortesia e giustificavano i diritti garantiti della
famiglia reale e dell'elite sono state erose dalla tecnologia e
dalla mobilità...Le limitazioni tradizionali al comportamento
aggressivo e polemico
— tra gli altri fattori, il clero buddista e l'un tempo profondamente
temuto cattivo karma
— sono state indebolite…” (31 marzo 2010).
Questa crescita nella consapevolezza più la recente attività di
massa uguagliano una rivoluzione sia in Tailandia che in
Kyrgyzstan.
Migliaia di dimostranti hanno scacciato l'esercito thai quando i militari
hanno tentato di sfrattarli dalle strade del "distretto degli
acquisti" occupato
— 21 persone sono state uccise prima che l'esercito si ritirasse.
Ora, il più importante generale thai raccomanda che la
principale richiesta dei dimostranti
— lo scioglimento del parlamento
— sia soddisfatta. Il generale thai non è improvvisamente un pacifista, ma
preoccupato che i suoi soldati non siano sufficientemente affidabili
per schiacciare i manifestanti e possano invece rivolgere i loro
fucili contro ufficiali e generali. Con preoccupazione, la rivista
dell'elite Economist scrive:
"I leader delle Camicie Rosse [del movimento di protesta] si
sono vantati di crepe da alleati all'interno del quartier generale
militare. Vi è persino un nome per i soldati scontenti, pendenti
verso i rossi: "angurie", cioè verdi fuori e rossi dentro. Quattro
anni di sconvolgimenti politici hanno lasciato la Tailandia divisa e
disorientata. Una spaccatura nell'esercito non dovrebbe arrivare
come una sorpresa. Comunque, è sempre spaventosa".
(15 aprile 2010).
Spesso le rivoluzioni sono una vetrina di questo fenomeno
unico: i militari vengono utilizzati per schiacciare i dimostranti
finché i soldati cominciano a schierarsi con il popolo. Dal momento
che i militari sono il cane da guardia di ultima risorsa della
classe dominante, il loro crollo segna lo sgretolamento del sistema
politico-economico esistente, che apre le porte alla lotta
rivoluzionaria.
Anche il popolo del
Kyrgyzstan ha sconfitto un sanguinoso intervento militare, con almeno 85 persone
uccise e centinaia ferite. Il massacro non ha avuto l'effetto voluto
ed i responsabili delle uccisioni vengono inseguiti dal nuovo
governo, con l'aiuto di truppe radicalizzate che hanno servito il
precedente governo.
Ma il nuovo governo del
Kyrgyzstan non è il termine della lotta rivoluzionaria. In effetti, molti di coloro
che lo guidano appartenevano al precedente screditato governo.
Comunque, la classe lavoratrice ha le sue richieste, per le quali
continuerà a combattere, perciò la lotta è lungi dall'essere finita.
Per esempio, due maggiori richieste della rivoluzione sono:
1)
Chiudere la base aerea USA che fornisce centinaia di migliaia
di truppe alla guerra in
Afghanistan.
2)
Rinazionalizzare le industrie che sono state privatizzate dopo
la caduta dell'URSS, segnando la transizione del
Kyrgyzstan al
capitalismo.
Queste richieste, ed altre, costituiranno la base della
rivoluzione in corso
in Kyrgyzstan, finché non verrà installato un legittimo
governo dei lavoratori o finché il movimento non sarà schiacciato
con la violenza.
In modo analogo in
Tailandia, se il movimento rivoluzionario ha successo
— e non sarà affogato nel sangue come nel 1976 e nel 1992
— e sono imposte nuove elezioni, la lotta dei lavoratori thai continuerà.
Il leader politico più associato con le "Camicie Rosse" è un
miliardario thai esiliato,
Thaksin Shinawatra,
che non può essere scambiato per un rivoluzionario.
Sebbene in Tailandia il movimento rivoluzionario a questo punto
stia sollevando richieste principalmente politiche
— il ritorno di Thaksin e lo scioglimento del parlamento e della monarchia
thai
— le richieste economiche sono appena sotto la superficie: Thaksin ha
avviato alcune politiche economiche che assistevano i poveri urbani
e rurali ed a questo riguardo è in opposizione alla monarchia thai,
che viene giustamente considerata come il perno della classe
dominante/corporativa thai.
Per realizzare le richieste economiche dei movimenti
rivoluzionari di
Kyrgyzstan
e Tailandia, le economie di entrambe i paesi devono essere
trasformate radicalmente: via da un'economia dominata dal governo
corporativo di una minoranza molto ridotta e verso un'economia che è
diretta come un servizio di pubblica utilità, controllata
democraticamente dalla maggioranza del popolo (in contrasto al
dominio totalitario della ex URSS).
Se i movimenti rivoluzionari in
Tailandia e Kyrgyzstan
non vengono temporaneamente fermati dalla repressione di stato,
possono battersi per obiettivi maggiori. I recenti successi di
entrambe i movimenti hanno mostrato al popolo l'enorme potere che
possiede, un sentimento che non se ne va da solo. Queste
realizzazioni hanno una loro logica, spingendo le masse a lavorare
per vittorie ancora maggiori, ancora a spese delle classi dominanti.
Shamus Cooke è un operatore dei servizi sociali, sindacalista e
giornalista per Workers Action.
Può contattarsi
a
portland@workerscompass.org
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