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Il problema della "coalizione anti-ISIS" dell'America non è una
questione di scadente pianificazione o di mancanza di risorse. Non è una
questione di mancanza di leadership o di potenza militare. Il problema
della
"coalizione anti-ISIS" dell'America è innanzitutto che non è mai
esistita. Non vi è nessuna guerra guidata dagli USA all'ISIS e, quello
che è peggio, pare che gli USA, attraverso tutti i loro alleati, da una
parte all'altra del Golfo Persico all'Europa Orientale ed anche dentro
la stessa
Washington, sono coinvolti
nell'alimentare l'ISIS,
non nel combatterla.
Andando fuori dalla stessa Siria secondo la prossimità geografica,
possiamo tracciare il sostegno dell'ISIS per tutto il tragitto fino alla
stessa
Washington. E mentre compiamo dei
tentativi come i "colloqui" di Vienna e tutte le non soluzioni proposte
dagli USA e dai loro alleati, pare sempre più assurdo mentre gli stessi
USA
vengono scoperti non come una forza stabilizzante in un mondo
caotico, ma piuttosto proprio la fonte di tutto questo caos.
In
Siria
All'interno della Siria stessa, non è affatto un segreto che la CIA
USA stia armando, finanziando ed equipaggiando i gruppi militanti,
gruppi che gli USA ora pretendono la Russia stia bombardando al posto
dell'"ISIS". Tuttavia, subito dopo aver letto attentamente ogni rapporto
di giornale negli USA o nei suoi alleati diventa chiaro che questi
"ribelli" sembrano sempre essere entro portata di mano di organizzazioni
terroriste elencate come terroriste, compresa
Jabhat
al Nusra.
Al Nusra è
letteralmente
al Qaeda in Siria.
Non soltanto questo, è l'organizzazione terrorista dalla quale si è
separato l'ISIS. E mentre gli USA hanno cercato di aggiungere uno strato
extra di occultamento di informazioni alla loro storia sostenendo che
Nusra ed ISIS sono in contrasto l'una con l'altro, il fatto è che Nusra
ed ISIS combattano ancora insieme sullo stesso campo di battaglia verso
gli stessi obiettivi.
E mentre arriveremo a chi appoggia questi due gruppi terroristi
oltre le frontiere della Siria, si dovrebbe osservare che gli stessi
media USA ed europei hanno riportato un flusso stabile di armi e
combattenti dai loro gruppi "ribelli" appoggiati e nelle fila di Nusra
ed ISIS.
Articoli come
“U.S.-trained
Syrian rebels gave equipment to Nusra: U.S. military”
della Reuters forniscono almeno una spiegazione
riguardo a dove prendono tutti i loro furgoni Toyota nuovi di
zecca:
I ribelli siriani addestrati dagli Stati Uniti hanno dato diverso
del loro equipaggiamento al Fronte Nusra collegato ad al Qaeda in cambio
di un corridoio sicuro, ha dichiarato venerdì un portavoce militare USA,
l'ultimo colpo all'agitato sforzo degli USA per addestrare partner
locali per combattere i militanti dello Stato Islamico.
I ribelli il 21-22 settembre hanno consegnato sei furgoni
pick-up ed alcune munizioni, ovvero un quarto
del loro equipaggiamento distribuito, ad un intermediario sospetto
di Nusra in cambio di un corridoio sicuro, ha dichiarato in una
dichiarazione il colonnello
Patrick Ryder,
un portavoce del Comando Centrale USA.
Prima di questo, erano state riportate diserzioni di fino a 3.000
cosiddetti "ribelli" dell'"Esercito Libero Siriano" (FSA), persino dal
Guardian di Londra, che nel suo articolo
“Free Syrian Army rebels defect to Islamist group Jabhat
al-Nusra”
sosteneva che:
Abu Ahmed
ed altri affermano che l'FSA ha
perduto combattenti per al Nusra a
Aleppo, Hama, Idlib, Deir al-Zor
e nella regione di Damasco.
Ala’a al-Basha, comandante della brigata Sayyida Aisha, ha avvertito il mese scorso
della questione il capo di stato maggiore dell'FSA, generale
Salim Idriss. Basha ha dichiarato che negli
ultimi mesi 3.000 uomini dell'FSA si sono uniti ad al Nusra,
principalmente a causa della mancanza di armi e munizioni. Ha dichiarato
che i combattenti dell'FSA nella zona di Banias minacciavano di
andarsene perché non avevano la potenza di fuoco per fermare il massacro
a Bayda
La brigata
Ahrar al-Shimal dell'FSA si è unita in massa ad al Nusra mentre
la brigata
Sufiyan al-Thawri
a Idlib ha perduto 65 dei suoi combattenti per al
Nusra alcuni mesi fa per mancanza di armi. Secondo una stima l'FSA ha
perduto un quarto di tutti i suoi combattenti.
Secondo
Abu Hassan della brigata dei leoni di al Tawhid dell'FSA, al
Nusra ha dei membri che servono sotto copertura nelle unità dell'FSA di
modo che possano individuare potenziali reclute.
Presa insieme, è chiaro a tutti che anche dalle apparenze la
strategia degli USA di armare dei "ribelli moderati" è un completo
fallimento e che continuare a proporre una simile fallita strategia è
fondamentalmente un'ammissione che (di fatto) gli USA cercano di mettere
armi e combattenti addestrati direttamente nelle fila di al Nusra e di
altri gruppi terroristici intransigenti. Naturalmente, in realtà, fin
dal principio il piano era questo. Così, anche prima che il nostro
viaggio lasci la Siria, vediamo come gli USA alimentino, non combattano,
il terrorismo, completamente ed intenzionalmente.
Turchia
E, naturalmente, prima che molti dei combattenti persino
raggiungano il campo di battaglia in Siria, hanno passato del tempo ad
addestrarsi, armarsi ed organizzarsi in Turchia e Giordania. Vi sono
stati molti colloqui a
Washington,
Londra e Bruxelles
sull'istituzione di corridoi sicuri nella stessa Siria per questo
esercito di terroristi-ribelli ma, in realtà, la Turchia e la Giordania
sono servite a questo scopo da quando nel 2011 è iniziata la guerra.
Tutto ciò che ora vogliono fare gli USA ed i loro alleati
è di estendere questi rifugi sicuri più in profondità in territorio
siriano.
Ma, prima di questo, un flusso costante di rifornimenti, armi e
combattenti affluisce dall'altra parte della frontiera, fornito dalle
monarchie del Golfo Persico (in particolare Arabia Saudita e Qatar) e
con la complicità esplicita del governo turco.
L'ente televisivo tedesco
Deutsche Welle come
parte della sua storia
“L'ISIS e le porose frontiere turche” (qui il video)
ha ripreso centinaia di
camion che affluivano dall'altra parte del confine turco,
designati ad arrivare all'ISIS in Siria. Non era una scena che si
descriverebbe come "contrabbando" alle spalle delle autorità turche, ma
piuttosto una scena reminiscente della Guerra dell'Iraq dove delle
flotte di camion sostenevano apertamente l'invasione su vasta scala
dell'Iraq da parte delle forze armate americane.
Le frontiere della Turchia non sono semplicemente porose, sono
spalancate, con il governo turco stesso chiaramente impegnato a riempire
su base giornaliera le flotte di camion di rifornimenti diretti
all'ISIS.
Negli ultimi giorni, la Russia ha iniziato a decimare le flotte di
questi camion e, in particolare, le autocisterne che, invece di portare
rifornimenti in Siria, stanno rubando petrolio per l'esportazione oltre
i confini della Siria, vi sono state voci proprio su a chi venga venduto
questo petrolio. Il nome della Turchia spunta di nuovo.
Business Insider, nel suo articolo
“Here’s How ISIS Keeps Selling So Much Oil Even While
Being Bombed And Banned By The West”, rivela:
La maggior parte del petrolio viene acquistata da commercianti
locali e copre i bisogni domestici delle zone tenute dai ribelli nella
Siria settentrionale. Ma del greggio di bassa qualità viene
contrabbandato in Turchia dove il prezzo di $350 al
barile che viene chiesto, tre volte la tariffa locale, ha
alimentato un lucroso traffico transfrontaliero.
E se alcuni lettori non trovano interamente convincente l'argomento
che l'ISIS si sostenga da se all'interno del territorio turco, forse
l'ammissione diretta del Dipartimento di Stato USA stesso potrebbe
contribuire. Recentemente la sua rete di media
Voice of America in
un articolo intitolato
“US, Turkey Poised for Joint Anti-ISIS Operation,
Despite Differences” ha riferito che:
Alcuni hanno persino sospettato
il governo turco di cooperare con l'IS, facendo accuse che variano dal
trasferimento di armi al supporto logistico all'assistenza finanziaria
ed alla fornitura di servizi medici. Questa settimana il quotidiano
Cumhuriyet ha pubblicato delle storie che
presumevano che i servizi segreti turchi stiano operando fianco a fianco
con l'IS. Un ex capo spia dell'IS ha raccontato al giornale che durante
l'assedio della città siriana di Kobane lo scorso anno, i servizi
segreti turchi hanno servito ai combattenti dell'IS
hamburger
McDonald’s portati dalla Turchia.
Alcuni analisti affermano che l'operazione in corso al confine
potrà aiutare a far tacere alcune critiche.
Che gli USA operino ancora apertamente con la Turchia nonostante le
prove crescenti che la Turchia stessa sostiene l'ISIS in Siria indica
che anche gli stessi USA sono interessati a perpetuare le attività del
gruppo terrorista finché possibile possibile/plausibile.
Europa
Orientale
Anche quei paesi dell'Europa Orientale che sono entrati a far parte
della NATO o che aspirano a farlo sembrano essere direttamente
coinvolti. Il grande torrente di armi necessario a sostenere il
terrorismo dell'ISIS all'interno della Siria non può, come questione di
gestione della percezione del pubblico, sembrare essere proveniente
interamente dagli arsenali degli USA stessi (sebbene centinaia di
sistemi missilistici TOW e di M16 compaiano regolarmente nelle mani di
Nusra, ISIS
e di altre organizzazioni
terroriste). Invece, sono necessarie armi del blocco sovietico e per
ottenerle
gli USA le hanno chiesto a membri della NATO come la Croazia ed a
aspiranti membri della NATO come l'Ucraina di contribuire ad armare le
loro legioni dell'ISIS.
Nel 2013 è stato rivelato dal
New York Times
nel suo articolo
Arms Airlift to Syria Rebels Expands, With Aid From
C.I.A. che:
Sebbene i comandanti ribelli ed
i dati indichino che dagli inizi e dalla fine del 2012 rispettivamente
il Qatar e l'Arabia Saudita spedivano materiali militari tramite la
Turchia alla fine dell'autunno scorso è stato rimosso un maggiore
ostacolo dopo che il governo turco ha accettato di permettere che il ritmo
delle spedizioni aeree accelerasse, hanno dichiarato dei funzionari.
Simultaneamente sono stati acquistati dall'Arabia Saudita in
Croazia armi ed equipaggiamento e spediti in Giordania su aerei da
carico giordani per i ribelli che operano nella Siria meridionale e per
il ritrasferimento in Turchia per gruppi ribelli che operano da lì,
hanno dichiarato diversi funzionari.
Ci si domanda quante di queste armi siano finite "per coincidenza"
nelle mani di Nusra e dell'ISIS.
Più di recente, la giunta istallata dalla NATO in Ucraina è stata
implicata non nel fornire armi all'ISIS per procura, ma rifornendo
l'ISIS molto più direttamente dopo che in Kuwait è stato fatto un colpo
di alto profilo che implica Kiev.
L'International Business Times ha riportato nel suo articolo
“Ukraine Weapons To ISIS? Kiev Denies Charge After
Islamic State Terrorists Caught In Kuwait”
che:
I militari ucraini hanno negato la conoscenza di come le loro armi
siano finite nelle mani dei terroristi del gruppo dello Stato Islamico.
Il cittadino libanese
Osama Khayat, che è stato arrestato questa
settimana con altri sospetti in Kuwait, ha affermato di avere acquistato
in Ucraina delle armi che era inteso venissero consegnate al gruppo
militante in Siria tramite le rotte del contrabbando in Turchia.
Forse i lettori notano un modello.
Washington utilizza la sua vasta rete
globale e gli alleati per armare e finanziare i terroristi in Siria,
sostenuti da massicce reti logistiche che scorrono
attraverso la Turchia e, ad una minore portata, la Giordania. Tutti,
dagli alleati dell'America a Kiev e Zagabria, a
Riyad
e Doha,
ad Ankara
ed Amman, sono coinvolti in quello che
va lontano nello spiegare proprio come l'ISIS sia diventato così potente
e perché rimanga ancora così potente, nonostante la sua guerra in
ampliamento in ciò che sembra essere il mondo intero.
Gli
Stati Uniti
E tutto ciò ci riporta a
Washington stessa.
Certamente
Washington si accorge che ognuno dei suoi
alleati è coinvolto nell'alimentare, non nel combattere, l'ISIS. Quando
ognuno dei suoi alleati, da Kiev ad Ankara, è coinvolto nell'armare e
rifornire l'ISIS, non soltanto
Washington lo sa, è probabile che
anzitutto lo stia orchestrando.
E provare questo non è questione di deduzione o di semplici
implicazioni. Provare questo richiede semplicemente leggere un
rapporto del
Department of Intelligence Agency (DIA) (.pdf) che
ammetteva apertamente:
Se lì la situazione si disfa c'è la possibilità di costituire un
dichiarato o non dichiarato principato salafita nella Siria orientale
(Hasaka
e Der Zor) e
questo è esattamente quello che le potenze che sostengono l'opposizione
vogliono, allo scopo di isolare il regime siriano, che viene considerato
la profondità strategica dell'espansione sciita
(Iraq
ed Iran).
Se, a questo punto, si sia non chiari proprio su cosa siano queste
"potenze che sostengono l'opposizione", lo stesso rapporto della DIA
rivela che sono l'Occidente, la NATO (Turchia compresa) ed i loro
alleati del Golfo Persico.
Questo principato (stato) salafita (islamico), oppure in breve
ISIS, non è stato una conseguenza indiretta della politica estera USA, è
stato (e lo è ancora moltissimo) una cospirazione concertata che
coinvolge molteplici stati che attraversano il Nord America, l'Europa ed
il Medio oriente. Altrimenti non potrebbe esistere.
Mentre la Russia tenta di prendere contatto con l'ovest per mettere
insieme una coalizione inclusiva per mettere definitivamente fine
all'ISIS, è chiaro che lo fa inutilmente.
Washington,
Bruxelles ed i loro alleati
regionali in Medio oriente non hanno nessuna intenzione di porre fine
all'ISIS. Persino oggi, proprio in questo momento, gli USA ed i loro
alleati stanno facendo ogni cosa in loro potere per assicurare la
sopravvivenza dei loro eserciti terroristi all'interno della Siria per
quanto a lungo possibile prima che venga concordato ogni
cessate il fuoco. Ed anche se viene raggiunto un accordo di pace di
qualche genere, tutto ciò che farà è di far guadagnare tempo alla Siria.
Non importa quanti danni la Russia e la sua genuina coalizione composta
da Iran, Iraq e Libano diano all'ISIS all'interno della Siria, le reti
de lo hanno alimentato, dalla Turchia, Giordania, Golfo Persico, Europa
Orientale e dalla stessa
Washington resteranno intatte.
si spera che queste reti possano essere ridotte attraverso i
principi del multipolarismo entro il tempo che viene guadagnato per la
Siria grazie al sangue, al sacrificio ed agli sforzi dei soldati siriani
e degli aviatori russi.
Ulson Gunnar, analista geopolitico e scrittore con sede a New York specialmente per la rivista online “New
Eastern Outlook”.
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