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New Eastern Outlook

 

 

23.11.2015 Autore: Ulson Gunnar

Le tracce dell'ISIS portano a Washington

 

Il problema della "coalizione anti-ISIS" dell'America non è una questione di scadente pianificazione o di mancanza di risorse. Non è una questione di mancanza di leadership o di potenza militare. Il problema della "coalizione anti-ISIS" dell'America è innanzitutto che non è mai esistita. Non vi è nessuna guerra guidata dagli USA all'ISIS e, quello che è peggio, pare che gli USA, attraverso tutti i loro alleati, da una parte all'altra del Golfo Persico all'Europa Orientale ed anche dentro la stessa Washington, sono coinvolti nell'alimentare l'ISIS, non nel combatterla.

Andando fuori dalla stessa Siria secondo la prossimità geografica, possiamo tracciare il sostegno dell'ISIS per tutto il tragitto fino alla stessa Washington. E mentre compiamo dei tentativi come i "colloqui" di Vienna e tutte le non soluzioni proposte dagli USA e dai loro alleati, pare sempre più assurdo mentre gli stessi USA vengono scoperti non come una forza stabilizzante in un mondo caotico, ma piuttosto proprio la fonte di tutto questo caos.

In Siria

All'interno della Siria stessa, non è affatto un segreto che la CIA USA stia armando, finanziando ed equipaggiando i gruppi militanti, gruppi che gli USA ora pretendono la Russia stia bombardando al posto dell'"ISIS". Tuttavia, subito dopo aver letto attentamente ogni rapporto di giornale negli USA o nei suoi alleati diventa chiaro che questi "ribelli" sembrano sempre essere entro portata di mano di organizzazioni terroriste elencate come terroriste, compresa Jabhat al Nusra.

Al Nusra è letteralmente al Qaeda in Siria. Non soltanto questo, è l'organizzazione terrorista dalla quale si è separato l'ISIS. E mentre gli USA hanno cercato di aggiungere uno strato extra di occultamento di informazioni alla loro storia sostenendo che Nusra ed ISIS sono in contrasto l'una con l'altro, il fatto è che Nusra ed ISIS combattano ancora insieme sullo stesso campo di battaglia verso gli stessi obiettivi.

E mentre arriveremo a chi appoggia questi due gruppi terroristi oltre le frontiere della Siria, si dovrebbe osservare che gli stessi media USA ed europei hanno riportato un flusso stabile di armi e combattenti dai loro gruppi "ribelli" appoggiati e nelle fila di Nusra ed ISIS.

Articoli come U.S.-trained Syrian rebels gave equipment to Nusra: U.S. military della Reuters forniscono almeno una spiegazione riguardo a dove prendono tutti i loro furgoni Toyota nuovi di zecca:

I ribelli siriani addestrati dagli Stati Uniti hanno dato diverso del loro equipaggiamento al Fronte Nusra collegato ad al Qaeda in cambio di un corridoio sicuro, ha dichiarato venerdì un portavoce militare USA, l'ultimo colpo all'agitato sforzo degli USA per addestrare partner locali per combattere i militanti dello Stato Islamico.

I ribelli il 21-22 settembre hanno consegnato sei furgoni pick-up ed alcune munizioni, ovvero un quarto del loro equipaggiamento distribuito, ad un intermediario sospetto di Nusra in cambio di un corridoio sicuro, ha dichiarato in una dichiarazione il colonnello Patrick Ryder, un portavoce del Comando Centrale USA.

Prima di questo, erano state riportate diserzioni di fino a 3.000 cosiddetti "ribelli" dell'"Esercito Libero Siriano" (FSA), persino dal Guardian di Londra, che nel suo articolo Free Syrian Army rebels defect to Islamist group Jabhat al-Nusra sosteneva che:

Abu Ahmed ed altri affermano che l'FSA ha perduto combattenti per al Nusra a Aleppo, Hama, Idlib, Deir al-Zor e nella regione di Damasco. Ala’a al-Basha, comandante della brigata Sayyida Aisha, ha avvertito il mese scorso della questione il capo di stato maggiore dell'FSA, generale Salim Idriss. Basha ha dichiarato che negli ultimi mesi 3.000 uomini dell'FSA si sono uniti ad al Nusra, principalmente a causa della mancanza di armi e munizioni. Ha dichiarato che i combattenti dell'FSA nella zona di Banias minacciavano di andarsene perché non avevano la potenza di fuoco per fermare il massacro a Bayda

La brigata Ahrar al-Shimal dell'FSA si è unita in massa ad al Nusra mentre la brigata Sufiyan al-Thawri a Idlib ha perduto 65 dei suoi combattenti per al Nusra alcuni mesi fa per mancanza di armi. Secondo una stima l'FSA ha perduto un quarto di tutti i suoi combattenti.

Secondo Abu Hassan della brigata dei leoni di al Tawhid dell'FSA, al Nusra ha dei membri che servono sotto copertura nelle unità dell'FSA di modo che possano individuare potenziali reclute.

Presa insieme, è chiaro a tutti che anche dalle apparenze la strategia degli USA di armare dei "ribelli moderati" è un completo fallimento e che continuare a proporre una simile fallita strategia è fondamentalmente un'ammissione che (di fatto) gli USA cercano di mettere armi e combattenti addestrati direttamente nelle fila di al Nusra e di altri gruppi terroristici intransigenti. Naturalmente, in realtà, fin dal principio il piano era questo. Così, anche prima che il nostro viaggio lasci la Siria, vediamo come gli USA alimentino, non combattano, il terrorismo, completamente ed intenzionalmente.

Turchia

E, naturalmente, prima che molti dei combattenti persino raggiungano il campo di battaglia in Siria, hanno passato del tempo ad addestrarsi, armarsi ed organizzarsi in Turchia e Giordania. Vi sono stati molti colloqui a Washington, Londra e Bruxelles sull'istituzione di corridoi sicuri nella stessa Siria per questo esercito di terroristi-ribelli ma, in realtà, la Turchia e la Giordania sono servite a questo scopo da quando nel 2011 è iniziata la guerra. Tutto ciò che ora vogliono fare gli USA ed i loro alleati è di estendere questi rifugi sicuri più in profondità in territorio siriano.

Ma, prima di questo, un flusso costante di rifornimenti, armi e combattenti affluisce dall'altra parte della frontiera, fornito dalle monarchie del Golfo Persico (in particolare Arabia Saudita e Qatar) e con la complicità esplicita del governo turco.

L'ente televisivo tedesco Deutsche Welle come parte della sua storia L'ISIS e le porose frontiere turche” (qui il video)  ha ripreso centinaia di camion che affluivano dall'altra parte del confine turco, designati ad arrivare all'ISIS in Siria. Non era una scena che si descriverebbe come "contrabbando" alle spalle delle autorità turche, ma piuttosto una scena reminiscente della Guerra dell'Iraq dove delle flotte di camion sostenevano apertamente l'invasione su vasta scala dell'Iraq da parte delle forze armate americane.

Le frontiere della Turchia non sono semplicemente porose, sono spalancate, con il governo turco stesso chiaramente impegnato a riempire su base giornaliera le flotte di camion di rifornimenti diretti all'ISIS.

Negli ultimi giorni, la Russia ha iniziato a decimare le flotte di questi camion e, in particolare, le autocisterne che, invece di portare rifornimenti in Siria, stanno rubando petrolio per l'esportazione oltre i confini della Siria, vi sono state voci proprio su a chi venga venduto questo petrolio. Il nome della Turchia spunta di nuovo.

Business Insider, nel suo articolo Here’s How ISIS Keeps Selling So Much Oil Even While Being Bombed And Banned By The West, rivela:

La maggior parte del petrolio viene acquistata da commercianti locali e copre i bisogni domestici delle zone tenute dai ribelli nella Siria settentrionale. Ma del greggio di bassa qualità viene contrabbandato in Turchia dove il prezzo di $350 al barile che viene chiesto, tre volte la tariffa locale, ha alimentato un lucroso traffico transfrontaliero.

E se alcuni lettori non trovano interamente convincente l'argomento che l'ISIS si sostenga da se all'interno del territorio turco, forse l'ammissione diretta del Dipartimento di Stato USA stesso potrebbe contribuire. Recentemente la sua rete di media Voice of America in un articolo intitolato US, Turkey Poised for Joint Anti-ISIS Operation, Despite Differences ha riferito che:

Alcuni hanno persino sospettato il governo turco di cooperare con l'IS, facendo accuse che variano dal trasferimento di armi al supporto logistico all'assistenza finanziaria ed alla fornitura di servizi medici. Questa settimana il quotidiano Cumhuriyet ha pubblicato delle storie che presumevano che i servizi segreti turchi stiano operando fianco a fianco con l'IS. Un ex capo spia dell'IS ha raccontato al giornale che durante l'assedio della città siriana di Kobane lo scorso anno, i servizi segreti turchi hanno servito ai combattenti dell'IS hamburger McDonald’s portati dalla Turchia.

Alcuni analisti affermano che l'operazione in corso al confine potrà aiutare a far tacere alcune critiche.

Che gli USA operino ancora apertamente con la Turchia nonostante le prove crescenti che la Turchia stessa sostiene l'ISIS in Siria indica che anche gli stessi USA sono interessati a perpetuare le attività del gruppo terrorista finché possibile possibile/plausibile.

Europa Orientale

Anche quei paesi dell'Europa Orientale che sono entrati a far parte della NATO o che aspirano a farlo sembrano essere direttamente coinvolti. Il grande torrente di armi necessario a sostenere il terrorismo dell'ISIS all'interno della Siria non può, come questione di gestione della percezione del pubblico, sembrare essere proveniente interamente dagli arsenali degli USA stessi (sebbene centinaia di sistemi missilistici TOW e di M16 compaiano regolarmente nelle mani di Nusra, ISIS e di altre organizzazioni terroriste). Invece, sono necessarie armi del blocco sovietico e per ottenerle gli USA le hanno chiesto a membri della NATO come la Croazia ed a aspiranti membri della NATO come l'Ucraina di contribuire ad armare le loro legioni dell'ISIS.

Nel 2013 è stato rivelato dal New York Times nel suo articolo Arms Airlift to Syria Rebels Expands, With Aid From C.I.A. che:

Sebbene i comandanti ribelli ed i dati indichino che dagli inizi e dalla fine del 2012 rispettivamente il Qatar e l'Arabia Saudita spedivano materiali militari tramite la Turchia alla fine dell'autunno scorso è stato rimosso un maggiore ostacolo dopo che il governo turco ha accettato di permettere che il ritmo delle spedizioni aeree accelerasse, hanno dichiarato dei funzionari.

Simultaneamente sono stati acquistati dall'Arabia Saudita in Croazia armi ed equipaggiamento e spediti in Giordania su aerei da carico giordani per i ribelli che operano nella Siria meridionale e per il ritrasferimento in Turchia per gruppi ribelli che operano da lì, hanno dichiarato diversi funzionari.

Ci si domanda quante di queste armi siano finite "per coincidenza" nelle mani di Nusra e dell'ISIS.

Più di recente, la giunta istallata dalla NATO in Ucraina è stata implicata non nel fornire armi all'ISIS per procura, ma rifornendo l'ISIS molto più direttamente dopo che in Kuwait è stato fatto un colpo di alto profilo che implica Kiev.

L'International Business Times ha riportato nel suo articolo Ukraine Weapons To ISIS? Kiev Denies Charge After Islamic State Terrorists Caught In Kuwait che:

I militari ucraini hanno negato la conoscenza di come le loro armi siano finite nelle mani dei terroristi del gruppo dello Stato Islamico. Il cittadino libanese Osama Khayat, che è stato arrestato questa settimana con altri sospetti in Kuwait, ha affermato di avere acquistato in Ucraina delle armi che era inteso venissero consegnate al gruppo militante in Siria tramite le rotte del contrabbando in Turchia.

Forse i lettori notano un modello. Washington utilizza la sua vasta rete globale e gli alleati per armare e finanziare i terroristi in Siria, sostenuti da massicce reti logistiche che scorrono attraverso la Turchia e, ad una minore portata, la Giordania. Tutti, dagli alleati dell'America a Kiev e Zagabria, a Riyad e Doha, ad Ankara ed Amman, sono coinvolti in quello che va lontano nello spiegare proprio come l'ISIS sia diventato così potente e perché rimanga ancora così potente, nonostante la sua guerra in ampliamento in ciò che sembra essere il mondo intero.

Gli Stati Uniti 

E tutto ciò ci riporta a Washington stessa. Certamente Washington si accorge che ognuno dei suoi alleati è coinvolto nell'alimentare, non nel combattere, l'ISIS. Quando ognuno dei suoi alleati, da Kiev ad Ankara, è coinvolto nell'armare e rifornire l'ISIS, non soltanto Washington lo sa, è probabile che anzitutto lo stia orchestrando.

E provare questo non è questione di deduzione o di semplici implicazioni. Provare questo richiede semplicemente leggere un rapporto del Department of Intelligence Agency (DIA) (.pdf) che ammetteva apertamente:

Se lì la situazione si disfa c'è la possibilità di costituire un dichiarato o non dichiarato principato salafita nella Siria orientale (Hasaka e Der Zor) e questo è esattamente quello che le potenze che sostengono l'opposizione vogliono, allo scopo di isolare il regime siriano, che viene considerato la profondità strategica dell'espansione sciita (Iraq ed Iran). 

Se, a questo punto, si sia non chiari proprio su cosa siano queste "potenze che sostengono l'opposizione", lo stesso rapporto della DIA rivela che sono l'Occidente, la NATO (Turchia compresa) ed i loro alleati del Golfo Persico.

Questo principato (stato) salafita (islamico), oppure in breve ISIS, non è stato una conseguenza indiretta della politica estera USA, è stato (e lo è ancora moltissimo) una cospirazione concertata che coinvolge molteplici stati che attraversano il Nord America, l'Europa ed il Medio oriente. Altrimenti non potrebbe esistere.

Mentre la Russia tenta di prendere contatto con l'ovest per mettere insieme una coalizione inclusiva per mettere definitivamente fine all'ISIS, è chiaro che lo fa inutilmente. Washington, Bruxelles ed i loro alleati regionali in Medio oriente non hanno nessuna intenzione di porre fine all'ISIS. Persino oggi, proprio in questo momento, gli USA ed i loro alleati stanno facendo ogni cosa in loro potere per assicurare la sopravvivenza dei loro eserciti terroristi all'interno della Siria per quanto a lungo possibile prima che venga concordato ogni cessate il fuoco. Ed anche se viene raggiunto un accordo di pace di qualche genere, tutto ciò che farà è di far guadagnare tempo alla Siria. Non importa quanti danni la Russia e la sua genuina coalizione composta da Iran, Iraq e Libano diano all'ISIS all'interno della Siria, le reti de lo hanno alimentato, dalla Turchia, Giordania, Golfo Persico, Europa Orientale e dalla stessa Washington resteranno intatte.

si spera che queste reti possano essere ridotte attraverso i principi del multipolarismo entro il tempo che viene guadagnato per la Siria grazie al sangue, al sacrificio ed agli sforzi dei soldati siriani e degli aviatori russi.

Ulson Gunnar, analista geopolitico e scrittore con sede a New York specialmente per la rivista online “New Eastern Outlook”.