
Stuart Munckton
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"In un'altra epoca, l'alleanza tra un burlone ricco di petrolio in Venezuela, un dittatore cubano in invecchiamento ed un capo contadino boliviano che indossa lo scialle difficilmente sarebbe valsa l'attenzione di una superpotenza, ma lo spostamento a sinistra dell'America Latina prospetta agli USA una delle sue maggiori emicranie politiche e di sicurezza". Così affermava un articolo del 20 febbraio di Sarah Baxter sull'Australian di Murdoch, intitolato “Joker Chavez no laughing matter for Bush". L'articolo è un attacco al presidente socialista del Venezuela Hugo Chavez ed al rafforzamento dell'alleanza antiimperialista guidata da Cuba e dal Venezuela alla quale il nuovo presidente boliviano Evo Morales si è impegnato ad unirsi. L'articolo gronda di arroganza imperialista poiché la Baxter deride Morales e Chavez, entrambe di pelle scura e di umili origini. Chavez, il cui movimento politico ora ha vinto 10 elezioni in appena sette anni, viene chiamato "pagliaccio" e "buffone", mentre la Baxter si beffa del gusto nel vestire dell'"ex pastore di lama" Morales. Ma, dietro le derisioni dozzinali vi è una serie di velenose accuse che mirano a giustificare la crescente aggressività dell'amministrazione Bush verso il Venezuela. La Baxter scrive che il "Pentagono e la CIA non hanno affrontato l'Unione sovietica durante la crisi dei missili di Cuba del 1962 soltanto per permettere il formarsi di una nuova alleanza di quelli che odiano l'America potenzialmente con armi atomiche ad appena 145 km dalla costa della Florida". Non vi è nessuna prova che il Venezuela cerchi armi nucleari e tanto meno abbia piani di vendere tali armi a Cuba. Infatti, mentre sostiene il diritto dell'Iran di sviluppare l'energia atomica per scopi pacifici, il Venezuela ha invocato l'eliminazione globale delle armi nucleari. L'articolo ripete pure la pretesa diffamatoria che Chavez abbia fatto alla fine dello scorso anno delle osservazioni antisemite, una calunnia che è circolata nei media USA basata su citazioni selettive e che è stata respinta da gruppi ebraici sia all'interno che fuori del Venezuela. Costretta a riconoscere le ripetute vittorie elettorali di Chavez, nondimeno la Baxter lo etichetta come un "populista autoritario", nonostante il fatto che il governo di Chavez non abbia trattato più severamente l'opposizione, chiuso i media od imprigionato qualcuno semplicemente per essersi opposto al governo. Piuttosto, Chavez ha lavorato per espandere la democrazia per mezzo di tentativi per coinvolgere direttamente i poveri stessi nel governo. La Baxter inizia a rivelare la vera ragione dell'ostilità, scegliendo la critica violenta al rifiuto da parte del Venezuela di sostenere la campagna degli USA contro l'Iran e l'invito del governo di Chavez ai rappresentanti di Hamas, che recentemente ha vinto le elezioni palestinesi, a visitare il Venezuela. Questa politica estera antiimperialista spiega la ragione per la quale, come riferisce la Baxter, gli USA sono disperati per impedire al Venezuela di prendere un seggio al Consiglio di Sicurezza dell'ONU. L'attacco della Baxter non è isolato, ma segue una prolungata campagna di menzogne e di disinformazione nei media USA. Un articolo del 21 febbraio di Venezuelanalysis.com sulle notizie sul Venezuela nel LA Times fece notare: "Dal 1998 sono stati pubblicati ben 28 editoriali dedicati al presidente Chavez. Con una sola eccezione, ogni pezzo è stato decisamente negativo". L'attacco dei media coincide con la crescente ostilità verso il Venezuela dell'amministrazione Bush, la quale pare determinata ad operare per fare fallire ogni mossa verso lo sviluppo di migliori relazioni con il governo Chavez. Il 10 febbraio Chavez ha espresso il desiderio di migliori relazioni con gli USA, a condizione che gli "USA ci dimostrino maggiore rispetto", secondo un rapporto di Venezuelanalysis.com dell'11 febbraio. Il giorno precedente, il portavoce del Dipartimento di Stato USA Sean McCormack aveva dichiarato che gli USA erano disposti a sviluppare migliori relazioni con il Venezuela. Il 17 febbraio Venezuelanalysis.com riportò che "Quasi immediatamente dopo quello che appariva come un disgelo nelle relazioni tra il Venezuela e gli Stati Uniti, la relazione subì un grave arresto. Soltanto un giorno dopo che Bernardo Alvarez, ambasciatore del Venezuela negli USA, aveva avuto un incontro con l'assistente segretario di Stato Thomas Shannon, nel quale si disse che le relazioni dovevano cambiare in meglio, il Segretario di Stato USA Condoleezza Rice disse che l'amministrazione Bush sta lavorando per creare un 'fronte unito' di paesi contro il Venezuela". Parlando alle udienze sul bilancio del Senato USA, la Rice dichiarò che "uno dei maggiori problemi che abbiamo di fronte ... sono le politiche del Venezuela", scegliendo come problema chiave l'alleanza del Venezuela con la socialista Cuba. La Rice disse che gli USA stavano lavorando con altre nazioni, comprese Brasile, Cile, Spagna ed Austria, per tentare di formare un 'fronte unito' per isolare il Venezuela". Dietro la retorica sulla "democrazia", ciò che preoccupa l'amministrazione Bush è la minaccia agli interessi affaristici USA da parte della rivoluzione "bolivariana" popolare del Venezuela. Guidato da Chavez, questo processo sta prendendo crescente controllo delle risorse del Venezuela per affrontare i problemi della povertà e del sottosviluppo, con lo scopo di creare un "nuovo socialismo del 21° secolo". Dal momento che il Venezuela afferma di avere le maggiori riserve petrolifere mondiali, questa non è una piccola questione. Le corporations — sempre più strette da restrizioni sul loro "diritto" di fare un profitto senza impedimenti e dal crescente sviluppo del settore statale -- non sono felici. Comunque, secondo un sondaggio della North American Research Inc. pubblicato il 16 febbraio, il 66% dei venezuelani dice che voterà per Chavez alle prossime elezioni. Assieme, il Venezuela e Cuba operano per diffondere le missioni sociali che hanno avuto così tanto successo in Venezuela al resto del continente. Una è Missione Miracolo, un accordo che mira a mandare centinaia di migliaia di persone con problemi alla vista gratuitamente a Cuba per operazioni per ristabilire la vista. Il Venezuela fornisce i fondi per far viaggiare le persone, compresi cittadini USA, mentre il rinomato sistema sanitario gratuito di Cuba provvede alle operazioni. Un esempio di come il Venezuela praticamente sfidi le politiche neoliberiste spinte dagli USA è l'accordo del Venezuela con 13 nazioni caraibiche per garantire loro petrolio a prezzo ribassato. Il Venezuela permette a questi paesi di differire i pagamenti ed assiste per costi di trasporto e con l'istituzione di strutture di deposito e distribuzione statali. L'affare è soltanto tra la società petrolifera statale venezuelana PDVSA ed altre società statali, il che significa che incoraggia la "deprivatizzazione", aiutando a costruire il settore statale a spese del settore privato. Le grandi società petrolifere, marginalizzate dall'accordo, devono subire. La PDVSA ha anche un accordo tramite la sua sussidiaria USA CITGO per fornire una varietà di prodotti petroliferi da riscaldamento scontati e gratuiti a migliaia di cittadini poveri in sei stati degli USA, per aiutarli a far fronte con gli stellari aumenti di prezzo del petrolio durante l'inverno. In un altro esempio di solidarietà internazionale, il quotidiano venezuelano El Universal il 18 febbraio ha riferito di una campagna lanciata dalle donne rivoluzionarie deputate dell'Assemblea Nazionale (AN) per raccogliere firme di solidarietà con le madri dei soldati USA uccisi in Iraq, con l'obiettivo di raccogliere un milione di firme da inviare all'ambasciata USA ad una manifestazione di massa l'8 marzo, Giornata Internazionale delle Donne. La deputata dell'AN Cilia Flores ha spiegato: "Non vogliamo altri figli morti per il petrolio, non vogliamo che le madri crescano i loro figli per farli andare a morie ed uccidere ". E' facile capire che l'accusa della Baxter che il governo Venezuelano è "antiamericano" è assurda. Il grande pericolo per la classe dirigente USA è che il Venezuela rivoluzionario mostra una preoccupazione per i lavoratori USA molto maggiore di quella del governo USA. Tali atti di solidarietà espongono la crudeltà ed i fallimenti del sistema capitalista all'interno della nazione più ricca della terra. La Baxter ha ragione a far notare che la rivoluzione venezuelana è una cosa seria per l'amministrazione Bush. Ma la minaccia che il Venezuela pone è la minaccia di un buon esempio. Rompendo con la logica del capitalismo e sfidando gli interessi imperialisti, la rivoluzione venezuelana sta distruggendo il mito che non vi è nessuna alternativa allo status quo. Questo da speranza ai poveri della regione e mette pressione sugli altri governi dell'America Latina perché affrontino l'imperialismo. La classe dirigente USA non è disposta a starsene a guardare e permettere a questo processo di continuare, per tema che sempre più gente venga infettata dalla pericolosa idea che un mondo migliore è possibile.
Da Green
Left Weekly, 1° marzo 2006. |
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