
Lo Stato del terrore
Tutti gli stati hanno un fondamentale
nemico: il loro popolo
30 marzo 2006
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Nel giugno 2004 addirittura la Merryll Lynch pubblicò un rapporto che documentava la disparità nel reddito della gente da una parte all’altra di questo sofferente pianeta. Il documento dichiara, riconosce e documenta che l’1% della popolazione mondiale possiede e guadagna più del totale combinato del restante 60%. Ma quello che è particolarmente istruttivo riguardo questo, è che il reddito medio di questo 1% di privilegiati è di 24.000 $ l’anno. Per la vera elite ed oligarchia dominante di questo pianeta 24.000 $ sono spiccioli. Ma quello di cui qui si parla veramente è una esagerazione multipla della reale disparità, ‘una situazione di crisi terminale per la vasta maggioranza della popolazione’. Non è l’1%, è 1/1.000%, perché il vero reddito dei pochi che controllano è in miliardi, e non 24.000 $ l’anno, spiccioli che spendono in un weekend o in una settimana per il loro giardino. La crisi del sistema è combinata con la situazione che viene ancora descritta dalla Merryll Lynch, nella quale è il deficit che finanzia la struttura del debito del capitalismo americano e, dato che la valuta potrebbe crollare in ogni momento, il debito potrebbe essere richiesto causando crisi sistemiche equivalenti a quelle della grande depressione. Questo è il vero contesto, il vero significato sottostante all’espediente del terrore come fondamento di una guerra di classe repressiva contro la popolazione dalla quale non ci si aspetta più che tolleri disparità di tale magnitudine.
Secondo la ruling class degli Stati Uniti, ma non soltanto degli Stati Uniti, il capitalismo si trova di fronte a minacce e sfide globali. "I ‘perdenti della globalizzazione’ sono i troppo poveri e non istruiti, malgovernati, largamente svantaggiati per raccogliere i benefici dell’apertura politica ed economica. La condizione nella quale vivono, è ulteriore terreno per estremismo politico, etnico, ideologico e religioso e la loro frustrazione è sempre più diretta verso gli Stati Uniti e l’occidente. Nel mondo globalizzato li ignoriamo, a nostro pericolo … dobbiamo prepararci alla difesa". “I valori ed i concetti del controllo politico ed economico portati avanti con la marea della globalizzazione alla più alta velocità e con poche restrizioni vengono messi in discussione. La globalizzazione viene ora uguagliata all’americanizzazione e gli USA sono visti come i principali architetti ed i principali beneficiari di questo ordine. Gli USA vengono incolpati di ciò che è sbagliato nel mondo tra stati, gruppi ed individui e grandi movimenti che si preoccupano dell’egemonia USA e sono ora scontenti del presente e del futuro percepito. Questi useranno la globalizzazione contro di noi. Gli attentati dell’11/9 (nei discorsi pubblici si utilizza la retorica del blowback ndr) riguardano i disoccupati, i giovani, quelli che non accettano più standard di vita in declino, infrastrutture decadenti, che adottano un messaggio estremista ed attaccano la nostra globalizzazione ed il nostro controllo. E per questo che mirano alla nostra patria, per colpire la globalizzazione ed il controllo globale. Questi estremisti ed i loro alleati, sia qui che all’estero, capiscono che il mondo che vogliono non può coesistere con il nostro controllo”.
Niente di più chiaro ed esplicito: questa è una dichiarazione per il controllo permanente da parte della classe dominante USA su un mondo in crisi e contro la crescente resistenza da parte di tutta la popolazione sia in America che all’estero, è la vera genesi della minaccia globale e delle sfide globali. La prospettiva del terrore è una copertura per la repressione di classe. Questo è il significato del suono di tamburi. Il suono di tamburi su terrore, terrore, terrore. Il costante allarme per attacchi fasulli inventati dai servizi segreti stessi per rintronare la gente e farla accondiscendere al controllo permanente di una classe dominante decadente. E' dunque manifesto l'intento dei governanti USA. Il periodo post guerra fredda è terminato l’11 settembre, il prossimo decennio sarà definito come la lotta per la globalizzazione. ‘Globalizzazione’ è la frase fatta, lo slogan, sia per neolib che per neocon, del controllo da parte della classe dirigente capitalista delle risorse e della manodopera mondiali, la spinta al ribasso dei salari, l’ottenimento di risorse e di materie prime direttamente con il controllo militare. Questa è la globalizzazione che K. Marx e F. Engels descrissero così eloquentemente nel ‘Manifesto’ del 1848.
La controffensiva della ruling elite contro i popoli in rivolta contro la globalizzazione capitalista viene camuffata sotto il nome di "guerra al terrorismo", cioè la guerra al dissenso, condotta attraverso gli strumenti classici dello Stato gangster: repressione ed operazioni clandestine. La categoria del terrorismo è anche il modo nel quale qualsiasi resistenza al dominio coloniale è stata ascritta. La resistenza di per se viene designata come terrorismo, ma le operazioni terroristiche sono la manipolazione da parte dell’apparato dello Stato degli eventi per indebolire la resistenza attaccandovi l’etichetta di terroristi. Infatti, le guerre di liberazione nazionale sono direttamente collegate al movimento contro la guerra, al movimento per la giustizia sociale ed anche a quelli popolari che reclamano una maggiore partecipazione democratica dei cittadini: unendo questi movimenti si minano le basi stesse del sistema.
Mentre assistiamo all'introduzione progressiva di leggi repressive e liberticide in tutti i paesi occidentali, le operazioni clandestine, black ops, continuano ad essere la firma dello Stato gangster. Per le operazioni terroristiche organizzate dallo Stato, il modello è quello delle operazioni terroristiche della CIA: assassini, attacchi ai dissidenti, attentati, eventi simulati che in realtà sono operazioni di Stato (es. Operazione Northwoods). Gli eventi del passato proseguono proprio fino a questo momento, proprio fino ad oggi, perché l’apparato che riesce a procedere a destabilizzare governi, ad organizzare colpi di stato e ad eseguire assassini è in effetti il terrore di Stato, è in posizione dal 1945 e persino da prima e si è dispiegato specificamente anche in Italia attraverso l’operazione Gladio, l’attentato alla stazione di Bologna e con tutti quegli elementi presenti nel 911. L’intero movimento dei lavoratori e della sinistra in generale è stato sotto attacco. La stessa società italiana è stata soggetta alla costante imposizione del terrore, rapimenti, assassini. Le esplosioni in importanti luoghi pubblici sono il segno caratteristico di quasi mezzo secolo di attività della CIA e dei servizi segreti che da questa dipendono.
Non è questione di squadre segrete, non è questione di talpe o di operazioni di "servizi deviati", ma è una modalità centrale di dominio da parte della classe capitalista, che è una piccola classe dominante (per es., negli USA meno dell’1% della popolazione controlla il 95% della ricchezza nazionale), Questa è una classe dominante che si è impadronita dello Stato per sovvenzionare i suoi profitti ed utilizza lo Stato come strumento coercitivo per sopprimere le aspirazioni democratiche della grande maggioranza del popolo. La comprensione politica della natura del capitalismo e del ruolo dell’apparato del terrorismo di Stato nel sostenere il dominio capitalista deve permettere di preparare il popolo a resistere e contrattaccare, il che può basarsi solamente sulla mobilitazione della gente attorno alle sue espressioni politiche, ai suoi strumenti politici indipendenti e costanti nell’esporre le dinamiche basilari del terrore di Stato destinato a fare guerra al proprio popolo ed a tutti i popoli del mondo, non ai soliti partiti che qualunque nome abbiano fanno parte dello stesso apparato di potere. Infatti, in occidente, in ogni singola operazione i partiti al potere hanno amministrato quelle funzioni. Dal 1945 non hanno mai mancato di farlo.
I meri fatti che documentano la presenza dell’intelligence in queste operazioni, i dati e le prove esistenti, sono solamente parte della storia complessiva. Deve essere acquisita una comprensione politica della natura del capitalismo, della composizione profonda dello stato capitalista, della criminalizzazione della ruling class, di un capitalismo in avanzata decomposizione che non va più incontro alle necessità ed aspirazioni elementari della vasta maggioranza del genere umano. Il ventesimo secolo è stato caratterizzato da tre sviluppi di grande importanza politica: la crescita della democrazia, la crescita del potere capitalista e la crescita della propaganda capitalista come un mezzo per proteggere il potere capitalista contro la democrazia. Il sistema si regge quindi soltanto sui due pilastri della propaganda e sul terrorismo.
La criminalizzazione dello Stato e la delegittimazione dei governanti si realizzano attraverso l'indebolimento e lo smantellamento della propaganda che passa attraverso l'esposizione, a tutti i livelli, delle menzogne dei governi occidentali sulla natura del terrorismo e sulle motivazioni vere delle guerre di aggressione precedenti e di quelle ancora in corso ma è pure, del tutto decisivo come premessa assolutamente necessaria, smascherare i falsi "pacifisti" ed i falsi "oppositori", che in realtà fanno il gioco del potere tenendo nascosti gli argomenti fondamentali e mistificando i fatti. Attualmente, il mezzo principale per arrivare a questo obiettivo è principalmente lo smascheramento della menzogna che è servita a giustificare la "guerra al terrorismo" prima e la "lunga guerra" ora: l'operazione "false flag" dell'11/9/2001 negli USA e quelle a questa conseguenti. L'attentato dell'11/9 è infatti il catalizzatore della rinnovata spinta egemonica degli Stati Uniti e della repressione del dissenso e dell'opposizione alla globalizzazione capitalista a guida americana. Non riconoscere questa semplice verità, evidente a chiunque conosca i fatti e non sia in malafede, e proclamarsi "pacifisti", significa essere dei "fake", dei "left gatekeepers", in sostanza dei custodi del sistema sotto copertura. Tutte le prove riguardanti le stragi dell'11/9, di Madrid, di Londra, che contrastano con lo scenario governativo, del sistema, sono l'ultima cosa che i media controllati vogliano pubblicare o trasmettere. I media possono anche criticare la guerra in Iraq, o quella in Afghanistan, ma non possono dire che il pretesto per la guerra non è soltanto stato una strage ma bensì una strage di stato, e nemmeno possono accennare alla vera natura delle "guerre civili", del terrorismo e simili nei paesi aggrediti.
E' facile immaginare quello che accadrebbe quando la verità dovesse essere rivelata. A quel punto la linea sarebbe tratta. Non si possono rivelare degli eventi preparati di questa magnitudine. Non nei media ufficiali. La fiducia nel sistema e la passività verso lo stesso svanirebbero ed il governo, i governi, crollerebbero. L'intero gioco finirebbe. Tali rivelazioni capovolgerebbero il significato che i media danno alla parola cospirazione sul loro stesso capo. Tutti coloro che irridono ai "fanatici delle cospirazioni" avvizzirebbero in tre secondi. Psicologicamente, economicamente e politicamente, l'intera macchina dei media è costruita sulla premessa che le regole di discussione su ogni argomento importante siano confinate entro certe mura, certi spazi. Vi sono le differenze destra-sinistra. Vi sono i liberali ed i conservatori. Vi sono i sostenitori ed i critici del governo. Vi sono l'Unione e la Casa delle libertà. Vi sono i democratici ed i repubblicani. Si può giocare a ping pong avanti e indietro, ma è proibito far esplodere quelle mura.
Senza bisogno di fare nomi, persino nei media "alternativi" vi è gente che rifiuta assolutamente, per principio, di considerare delle prove che abbattano e frantumino queste preziose mura. A parte le ovvie ragioni del perché, vi è anche la questione della distruzione della realtà del consenso. Fuori da quei cancelli potrebbe accadere di tutto. Buttare giù le mura che circoscrivono il dibattito politico è solamente l'inizio di ciò che si comincerebbe ad esplorare in un nuovo mondo. Vi è un processo collettivo. Quando si passa oltre quelle mura si prova la sensazione del potere, di un potere che si estende, spostando per un attimo il centro dell'attenzione dal politico, in tutte le direzioni ed in tutte le dimensioni. Ci si accorge che non ci hanno mentito soltanto sulla struttura politica, ma su tutto, sul modo di vivere, e si comprende che un altro mondo è possibile.
Freebooter 2006 |
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