In Defence of
Marxism


Tunisia: rifiutare la farsa dell'unità nazionale – continuare la rivoluzione fino alla vittoria

Scritto da Jorge Martín Martedì, 18 gennaio 2011 

 

Venerdì 14 gennaio, appena Ben Alí era sull'aereo per l'Arabia Saudita, spodestato dal movimento rivoluzionario di massa dei lavoratori e dei giovani tunisini, la classe dominante tunisina ed i suoi burattinai imperialisti cominciavano a manovrare per assicurarsi di restare al controllo della situazione.

Erano decisi a non permettere che il potere sfuggisse dai corridoi del parlamento e del palazzo presidenziale alle strade dove le masse celebravano la fuga dell'odiato dittatore. Per loro era soprattutto decisivo garantire il mantenimento dell'"ordine costituzionale". Venivano invocati gli articoli 56 e 57 della Costituzione e sono state messe in carica con la velocità del tuono diversi personaggi, cercando di formare al più presto possibile un nuovo governo. Il primo è stato il primo ministro di Ben Alí, Mohamed Ghannouchi, rapidamente sostituito dal presidente del parlamento, Fouad Mebazaa, che quindi, a sua volta, ha proceduto a chiedere a Ghannouchi di tenere dei colloqui con tutte le forze politiche allo scopo di formare un governo di unità nazionale incaricato di indire delle elezioni.

I colloqui sono stati frenetici durante l'intero fine settimana. Dal punto di vista della classe dominante questo governo doveva soddisfare due scopi: 1) assicurare la continuità del vecchio regime, 2) farlo fingendo che fosse "nuovo", allo scopo di ottenere qualche legittimazione nelle strade dove il popolo tunisino aveva attuato il rovesciamento rivoluzionario di Ben Alí. A questo scopo, sono state incluse come foglia di fico molte personalità dell'"opposizione leale".

Nel frattempo, i resti delle odiate forze di polizia e dei servizi segreti di Ben Alí vagavano nelle strade in automobili non segnate, sparando ai civili, organizzando saccheggi e generalmente tentando di creare un umore di caos, violenza e paura dei quali speravano di beneficiare. Un numero sbalorditivo di 120.000 persone sono state impiegate dalla polizia in un paese di appena sopra 10 milioni di abitanti, controllando tutti gli aspetti della vita di tutti i giorni e spiando sulla popolazione su scala massiccia. Molti di quelli sono ancora leali al dittatore, armati e che combattono per la loro sopravvivenza.

Cominciando venerdì notte, il popolo tunisino ha iniziato a organizzare la resistenza contro di loro. Nei quartieri per il paese gruppi di uomini, donne e bambini si sono armati di bastoni, pietre, coltelli e qualsiasi altra cosa sulla quale potevano mettere le mani e hanno eretto barricate e blocchi stradali per proteggersi, rivelando un marcato istinto rivoluzionario.

Un testimone oculare ha descritto la situazione: "Ogni singolo angolo aveva un gruppo di uomini, ragazzini e anche alcune donne che brandivano tutti i generi di armi (eccetto armi da fuoco). Avevano costruito delle barricate da ciarpame a caso per bloccare il traffico e stavano attorno a loro". Questi comitati del popolo hanno combattuto, e in molte occasioni sconfitto, le forze del ministero dell'interno che terrorizzavano la popolazione: "Questi terroristi erano armati con armi automatiche e andavano in giro in automobile e noi eravamo tutti a piedi armati soltanto di manici di ascia, coltelli e barricate malamente costruite", ha spiegato lo stesso testimone oculare.

Alcuni di questi comitati hanno pure iniziato a intraprendere compiti di assicurare l'approvvigionamento di alimentari come anche il mantenimento dell'ordine pubblico. Sono cominciati a emergere elementi di doppio potere. A Biserta, uno degli epicentri della rivoluzione, l'esercito è andato dai comitati di quartiere e ha detto loro che stava prendendo il controllo, ma i comitati hanno affermato che restavano e che l'esercito non aveva nessuna altra alternativa che accettare. Lo stesso si è avverato per tutto il paese, mentre i soldati dell'esercito collaboravano con i comitati per mantenere l'ordine e per combattere la polizia e le forze del ministero dell'interno.

La scorsa settimana, durante gli eventi rivoluzionari che hanno portato alla cacciata di Ben Alí, vi erano già molti rapporti sulla fraternizzazione tra soldati e ufficiali di basso grado e i lavoratori e i giovani nelle strade. Effettivamente, Ben Alí è stato costretto a ritirare l'esercito dalle strade della capitale e rimpiazzarlo con la polizia per paura che i soldati si unissero al popolo.

Durante tutti i veri movimenti rivoluzionari appaiono delle crepe all'interno dell'apparato statale e particolarmente nell'esercito che è un esercito di coscritti tratti dal popolo. Alcuni generali al vertice dell'esercito tunisino probabilmente si sono resi conto che non potevano utilizzare i soldati contro il popolo e perciò hanno compreso che Ben Alí era finito e hanno deciso di cambiare all'improvviso obbedienza. Viene riportato che il generale Rachid Ammar abbia rifiutato l'ordine per i soldati di sparare sui dimostranti ed è stato rimosso dal suo comando da Ben Alí. Questo si è sommato alla popolarità dell'esercito tra la popolazione.

Non è senza precedenti che gli ufficiali dell'esercito rivestano un ruolo nelle rivoluzioni, particolarmente in assenza di un partito rivoluzionario con forti radici tra la classe lavoratrice. E' stato questo il caso durante la rivoluzione portoghese del 1974. Per un breve periodo di tempo il generale Spinola prese il controllo della situazione, fingendo di essere un amico della rivoluzione, soltanto per essere rimosso mentre la rivoluzione si muoveva ulteriormente a sinistra. Lo stesso Spinola stava per tentare un colpo di stato proprio contro la rivoluzione della quale aveva fatto finta di essere parte.1

I lavoratori e i giovani della Tunisia dovrebbero essere molto diffidenti di qualunque simile falso amico della rivoluzione. Questi falsi amici si comportano in questo modo soltanto perché l'equilibrio delle forze è oscillato in maniera massiccia a favore della gente comune che lavora. Penderanno verso le masse allo scopo di conquistare la loro fiducia, soltanto per tradirle più tardi.

In Tunisia, come in qualunque paese capitalista, l'esercito come istituzione è un corpo capitalista, creato allo scopo di difendere gli interessi della classe dominante, comunque spesso tenta di presentarsi come difensore del popolo e della nazione. I lavoratori e i giovani non dovrebbero avere nessuna fiducia nei generali dell'esercito. Comunque, i ranghi più bassi sono molto più vicini alle masse nella composizione e nell'ambiente sociale. Con questi strati soldati comuni e ufficiali di basso grado le masse dovrebbero costruire e rafforzare i loro collegamenti. Soldati e ufficiali rivoluzionari dovrebbero formare i loro comitati e questi dovrebbero essere collegati ai comitati nei posti di lavoro e nei quartieri. Dovrebbero denunciare quegli ufficiali coinvolti nella corruzione e nella repressione sotto Ben Alí e rimuoverli dall'istituzione.

Mentre cominciava ad affiorare la notizia del nuovo governo di "unità nazionale", i lavoratori e i giovani erano tornati nelle strade. Sabato a Biserta, a Sfax e in altri luoghi vi sono state manifestazioni, alcune di queste che marciavano nella direzione del quartier generale dell'odiato partito di governo RCD e le incendiavano. A Biserta il popolo ha sconfitto le milizie di Ben Alí e incendiato le loro motociclette. Vi era la crescente sensazione che le  venisse rubata la rivoluzione.

Anche prima dell'effettiva composizione del nuovo governo era stato annunciato che per lunedì erano state proclamate delle dimostrazioni nella capitale e nella maggior parte delle capitali regionali. A Tunisi una folla militante di migliaia di persone si è concentrata al di fuori degli uffici del sindacato UGTT e ha poi marciato verso il Ministero dell'Interno (Video). Manifestazioni simili hanno avuto luogo a Sfax (Video 1 e Video 2, Video 3), Kasserine, Monastir (Video), Biserta (Video 1 e Video 2), Jendouba ecc. In molti casi queste manifestazioni sono state organizzate e radunate dal quartier generale regionale del sindacato UGTT. "La rivoluzione continua, abbasso l'RCD" era lo slogan comune. "Non possono rubarci la rivoluzione", ha dichiarato Abdel Haq Kharshouni, uno dei dimostranti citati dal Financial Times, “non vogliamo più essere governati dai tiranni". Nella capitale, i manifestanti si sono scontrati con la polizia antisommossa con cannoni ad acqua e sono stati dispersi. (Video).

Infine, lunedì 18 tardi, è stata annunciata la composizione del nuovo governo. I ministri del vecchio governo di Ben Alí mantenevano tutte le posizioni chiave, compresi il primo ministro e i ministeri della difesa, degli interni, dell'economia e degli affari esteri. Ad alcuni personaggi dell'opposizione legale sono stati assegnati dei ministeri simbolici: Moustapha Ben Jaafar, del socialdemocratico “Forum démocratique pour le travail et la liberté” (FDTL) ha ottenuto il ministero della sanità, ad Ahmed Ibrahim, dell'ex Partito Comunista Ettajdid è stato assegnato il ministero dell'istruzione superiore e il capo del liberale PDP Najib Chebbi è stato nominato ministro per lo sviluppo regionale.

Come al solito, i leader ex stalinisti e riformisti giocano il ruolo peggiore di tutti. Questi sono tutti partiti che sotto Ben Alí erano legali; alcuni avevano rappresentanza in parlamento e non hanno giocato nessun ruolo durante l'insurrezione. Significativamente, quando Ghannouchi ha annunciato il nuovo governo, era fiancheggiato da Abdallah Kallel, ex ministro dell'interno, ben noto per avere compiuto una brutale repressione e direttamente responsabile della tortura di migliaia di oppositori politici. Numerosi personaggi della "società civile" sono stati aggiunti come extra per cercare di aumentare l'autorità del nuovo governo tra le masse, compreso un blogger che era stato arrestato, un avvocato, personaggi dei diritti umani, un regista cinematografico ecc. Sono stati anche inclusi nel nuovo governo tre rappresentanti del sindacato UGTT, in riconoscimento del bisogno per la classe dominante di ottenere qualche appoggio tra i lavoratori.

Il Partito Comunista dei Lavoratori (PCOT), finora illegale, ha correttamente denunciato questo governo come una manovra per mantenere il regime di Ben Alí senza Ben Alí. Il PCOT ha anche richiesto la diffusione dei comitati e la riunione di un'Assemblea Costituente.

L'unico altro partito a non essere stato invitato a questo "nuovo" governo è l'islamista En Nahda, illegale anche sotto Ben Alí. comunque, i suoi leader hanno dichiarato che sarebbero stati pronti ad entrare in tale governo. Allo stesso tempo, è stato riportato che uno dei capi di En Nahda, appena rilasciato dalla prigione, era presente alla manifestazione antigovernativa a Tunisi questa mattina. Gli islamisti, che non giocano nessun ruolo nell'attuale rivoluzione, ora tentano di ottenere sostegno presentandosi come più coerenti democratici. Questi non sono amici della rivoluzione, ma cercano soltanto cinicamente di trarre vantaggio da essa per promuovere le loro vedute reazionarie.

Questo nuovo governo non ha il sostegno delle masse rivoluzionarie. Alquanto giustamente vedono che hanno fatto la rivoluzione e ora viene formato un governo che è composto principalmente di quelli contro cui hanno combattuto, gente che ha fatto parte del governo di Ben Alí proprio fino alla fine, che è corresponsabile delle 80 persone che sono state uccise dal regime durante l'insurrezione. Il fatto che alcuni "oppositori" che non hanno giocato nessun ruolo significativo durante il movimento vengano inclusi non cambia nulla. Le promesse di libertà per tutti i prigionieri politici, la libertà di espressione e le elezioni democratiche non cambiano nulla. Il popolo teme che la sua vittoria di venerdì venga rubata di fronte ai suoi occhi. Un giovane lavoratore disoccupato ha riassunto i sentimenti del popolo: "E' come se Ben Alí fosse ancora qui. Le persone di questo governo non avevano mai avuto il coraggio di dire 'basta' a Ben Alí. Vogliono rubare la nostra rivoluzione. Non hanno fatto nulla per deporlo. Dovrebbero andarsene"!

Si accumula dal basso una nuova e potente ondata di rabbia. Questa mattina (martedì 18 gennaio), hanno luogo nuove manifestazioni, compresa una di qualche migliaio di persone nella capitale, 10.000 a Sfax (dove è stato proclamato per domani uno sciopero generale), migliaia a Sidi Bouzid, 1.000 a Regueb (popolazione 7.000), migliaia a Kairouan, 3.000 a Kelibia e anche 500 a Kasserine. A Tataouine i dimostranti hanno saccheggiato il quartier generale della RCD. Vi sono state anche dimostrazioni, che contavano migliaia di persone, a Beja, a Gabes, a Mahdia, Hamma, Gafsa, Feriana, Kairouan, Zarzis, Kelibia ecc. Molte di queste dimostrazioni sono state organizzate o radunate al quartier generale regionale e locale del sindacato UGTT. Un osservatore si è espresso in questo modo: "la popolazione tunisina sente che la Rivoluzione sta venendo allontanata dai suoi ideali. Il principale punto di vista dell'opposizione è che il popolo che ha fatto la rivoluzione non è rappresentato e che mantenendo a bordo l'RCD e persino al volante, il passato regime si stia perpetuando". Questo ha obbligato oggi la leadership nazionale dell'UGTT ad annunciare che non riconosce il nuovo governo e che si ritira da esso, questo meno di 24 ore dalla sua formazione!

La leadership nazionale dell'UGTT non è nota per il suo radicalismo. La scorsa settimana si è incontrata con Ben Alí ed ha accolto le promesse che ha fatto in un ultimo disperato tentativo di salvarsi la pelle. Domenica è andata alla TV per distanziarsi dagli appelli per manifestazioni il lunedì e si è rivolta ai lavoratori per annunciare il ritorno al lavoro e per "ristabilire la normalità". Se ora è stata costretta a fare una simile dichiarazione significa che le pressioni che vengono dalla base dei sindacati e dai sindacati regionali devono essere molto forti e teme di perdere le sue posizioni. Persino l'ex partito comunista Ettajdid, che è entrato nel nuovo governo, ha emesso una dichiarazione affermando che la sua partecipazione ad esso era condizionata a numerose richieste, compresa la rimozione dei ministri dell'RCD!

Come parte dei compiti incompiuti della rivoluzione, i lavoratori e i membri comuni del sindacato dovrebbero organizzarsi per la democratizzazione del movimento sindacale e la pulizia dell'UGTT da tutti coloro che hanno collaborato con il regime di Ben Alí. I lavoratori necessitano di sindacati che siano espressione genuina dei loro interessi. Ciò significa che devono aver luogo elezioni nei posti di lavoro e che deve essere pronta a prendere il controllo una nuova leadership.

Le prossime poche ore e giorni saranno cruciali. I lavoratori e i giovani della Tunisia hanno dimostrato grande coraggio e determinazione rivoluzionaria. Non devono permettere che la rivoluzione venga loro portata via. Dovrebbero contare soltanto sulle loro forze, le forze che hanno portato giù Ben Alí. I comitati che esistono nei quartieri dovrebbero essere mantenuti e dovrebbero collegarsi attraverso rappresentanti eletti a livello locale, regionale e nazionale. Comitati simili dovrebbero essere istituiti nei luoghi di lavoro, all'interno dei ranghi dell'esercito, tra gli studenti ecc. Queste sono le uniche entità che sono rappresentanti legittimi del popolo rivoluzionario e che dovrebbero essere incaricate di convocare l'Assemblea Costituente. Come correttamente le masse comprendono, non ci si può fidare di nessuno dei politici del vecchio regime.

Gli slogan del giorno dovrebbero essere: Abbasso il governo di unità nazionale! Per un'assemblea costituente rivoluzionaria basata sui comitati! Fraternizzazione con i ranghi dell'esercito e istituzione di comitati dei soldati! L'UGTT dovrebbe proclamare lo sciopero generale per far rispettare la volontà del popolo! Processo e punizione per i responsabili della repressione sotto il regime di Ben Alí! Espropriazione della ricchezza del clan Trabelsi! La rivoluzione continua, i lavoratori e i giovani devono rimanere vigili!

Il regime di Ben Alí non era soltanto una dittatura, ma una dittatura capitalista. E' questo il motivo per cui Francia, Italia, Stati Uniti e il resto delle potenze imperialiste hanno appoggiato Ben Alí proprio fino all'ultimo minuto. Osserviamo pure che l'Internazionale Socialista ha deciso di rimuovere la RCD dalle sue fila, una decisione imbarazzante che dimostra che quando si tratta di imperialismo i leader socialdemocratici suonano sempre la stessa melodia imperialista.

Se la rivoluzione deve essere portata alla sua logica conclusione e le richieste di lavoro e dignità devono essere soddisfatte, la ricchezza della classe capitalista tunisina, le banche, le industrie e le società che hanno sostenuto, appoggiato, finanziato e beneficiato della dittatura devono essere espropriate. Soltanto in questo modo, la ricchezza del paese creata dai lavoratori può essere posta sono il controllo di questi stessi lavoratori allo scopo di soddisfare i bisogni della popolazione. Le aspirazioni delle masse tunisine possono essere genuinamente soddisfatte soltanto attraverso un rivoluzione sociale come anche politica: una rivoluzione socialista.

Note:

1 Vedi The Portuguese Revolution, di Alan Woods, giugno, 1974; The Revolution in Portugal, di Ted Grant, maggio 1975; e Worker's History - Portuguese Revolution 1974, di Phil Mitichinson, maggio 1994 per un'analisi dettagliata della rivoluzione portoghese del 1974 ed il ruolo giocato da tali figure.